Da Il Messaggero, di Paolo Ricci Bitti
Avesse la cortesia di attendere – un po’, mica tanto – il futuro ancora più luccicante è lì, pronto per essere afferrato dal rugby italiano alla vigilia della dodicesima edizione del Sei Nazioni. È il paradosso della palla ovale italica che continuerà ad allargarsi nell’anno dei campionati del mondo in autunno in Nuova Zelanda: il 2011, conti alla mano (ovvero tesserati, fra iquali frotte di bambini e bambine, club e sponsor) non potrebbe annunciarsi più florido nonostante negli ultimi quattro anni la nazionale, locomotiva di tutto il movimento, abbia vinto appena 5 partite su 31. Sì, gli stadi sono sempre stati esauriti e il et non è stato rimosso: è tuttora il sudafricano Nick Mallett che potrebbe pure arrivare ala fine del contratto post-mondiali prima dell’arrivo del francese Jacques Brunel. Di più, sempre per restare nel paradosso: in primavera non verrà assegnato lo Scudetto come avveniva dal 1929. Sacrilegio? In verità il tricolore finirà sul petto di chi vincerà il Top 10-Eccellenza nel quale però non battagliano quest’anno le squadre più forti, il Benetton Treviso e gli Aironi di Viadana, le franchigie spedite all’avventura anglosassone dela Celtic League ed europea del’Heineken Cup. Una scelta coraggiosa e futuribile, nonché inedita, non solo per il rugby, ma per tutto lo sport italiano: la Federazione si è accordata con i due superclub che hanno assorbito in pratica tutti gli azzurri e gli azzurrabili, ad eccezione di quelli restati all’estero. È insomma la Fir che contribuisce a una quota consistente (attorno al 40%) del bilancio dele franchigie che così hanno mandato in campo contro i migliori avversari del continente i nazionali non più costretti a trotterelare nel Top 10, il “campionato di massima divisione” che per adesso prova a resistere al prevedibile calo di tensione. Così nei 24 convocati ieri da Mallett per il debutto contro l’Irlanda al Flaminio il 5 febbraio (restano 3mila biglietti, su 34mila: http://www.listicket.it) ce ne sono 16 che giocano nele due franchigie, 7 in Francia e uno in Inghilterra. Ma perché alora il futuro luccicante deve attendere un po’? Perché sul piano pratico il progetto che lega franchigie e nazionale non è decolato come previsto: non tanto per i risultati tecnici (6 vittorie su 12 per il Treviso e nessuna per il Viadana in Celtic; una sola vittoria in Heineken, del Viadana), ma perché i due superclub non sempre hanno pensato a far crescere i giocatori del giro azzurro, scartati a favore di non sempre irresistibili stranieri. Vedi il ventenne Edoardo Gori, di Prato, che in novembre ha debuttato in Nazionale senza essere mai stato schierato dal Treviso. O del viterbese Riccardo Bocchino, 22 anni, con ben pochi minuti nel Viadana. Il primo è mediano di mischia, il secondo di apertura: guardacaso la “cerniera” che turba da anni i sogni dei ct dopo il ritiro di Dominguez e Troncon.
