La rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero su Il gazzettino
Quiz all’apparenza facile. C’è una squadra con mischia forte, molto forte. Una buona difesa. Però fatica a costruire il gioco. Non sa sfruttare le situazioni favorevoli e concretizzare. Il suo allenatore recentemente ha ammesso: «Giochiamo troppo davanti alla linea difensiva». Di che squadra si tratta? L’Italia, verrebbe da rispondere. Invece no. E’ il Perpignan. E l’allenatore in questione è proprio quel Jacques Brunel indicato come il probabile successore di Mallett sulla panchina azzurra. La seconda domanda non è quella classica: comprereste da quest’uomo un’auto usata? Ma al contrario: affidereste la vostra zoppicante utilitaria a questo meccanico? Dubbi legittimi. Il Perpignan dopo due finali consecutive e un titolo conquistato, è solo decimo nel campionato francese. In Heineken Cup si è rilanciato nel secondo tempo a Treviso. E ora deve ripetersi con gli Scarlets per essere sicuro di accedere ai quarti. Si potrebbe osservare che se Brunel non ha la cura per il Perpignan, allora difficilmente saprà trovare la medicina giusta per l’Italia. Può darsi che con lui dovremo fare l’abitudine a un gioco un po’ povero, senza troppe soluzioni sull’asse laterale e con un salto di qualità perennemente in ritardo. Perchè le crisi in certi movimenti a volte si cronicizzano, il materiale a disposizione è quello che è. Però il ragionamento sul meccanico Brunel si può anche ribaltare. Proprio perchè è abituato a un motore con limiti in parte simili a quelli dell’Italia può essere il più indicato. L’uomo che ne conosce già i guasti, sa come renderlo più brillante, magari “truccandolo” in qualche circostanza, quali percorsi è meglio fargli fare. Se i suoi ammortizzatori sopportano le buche. Come rimetterlo in strada. In fondo al nuovo tecnico Dondi non potrà chiedere la luna. Ma piuttosto di ricavare il massimo delle risorse dalla mischia chiusa, di costruire attorno ad essa situazioni offensive non belle ma efficaci, di utilizzarla come piattaforma per qualche sequenza un po’ più ariosa. Si chiederà di rispolverare il maul per avanzare e trovare la meta. Di sfruttare la difesa non solo come barriera per non prenderle, ma come strumento di recupero della palla e di offesa, per marcature su intercetto. A zero passaggi andranno benissimo. Garantito. Il gioco al piede non mancherà, a condizione che ci sia qualche buon piede. Se poi l’Italia gli darà non dico un regista ma almeno un decision maker decente allora si potrà fare qualcosa in più. Mi è piaciuto il modo in cui Brunel si è tolto dalla melma a Treviso. Visto che il volume di gioco non c’era ha infine mosso il maul. Poi ha raccolto dalla mischia chiusa. Ha trovato la prodezza individuale di Laharrague. Il resto è venuto da solo. Cinque mete e bonus. E non dimentichiamo che l’hanno scorso il Perpignan era il meglio del rugby francese. L’anno prima anche. E a dire il vero le squadre non sono proprio macchine. A volte accusano cali mentali, perdono la fiducia, certi umori evaporano. Allora non conta più il fattore tecnico. Ma quello umano.
