Sui sentieri del rugby tricolore: uno sguardo sul 2011

Alessandro Fusco ha scritto questo bell’articolo su Il Tempo

Se ne va il 2010 che ha visto l’ingresso – storico – di due squadre di club italiane in Magners Celtic League e arriva il 2011 recante nientemeno che la Rugby World Cup da giocare in Nuova Zelanda a settembre e ottobre quando l’Italrugby lotterà per il traguardo dei quarti di finale, falliti nel 2007 per un soffio.
Tra questi due eventi, così cruciali da segnare per sempre la storia del rugby italiano, c’è il destino di uno sport giunto al bivio. O decolla definitivamente o rischia di esaurire l’onda lunga di simpatia che ne ha fatto un fenomeno da studiare. Non si è mai vista in Italia una squadra così popolare nonostante le sconfitte siano decisamente più numerose delle vittorie. In realtà l’anno che sta finendo manda in archivio due vittorie su dieci impegni, quella sulla Scozia nel Sei Nazioni (16-12 sull’erba del Flaminio) e quella sulle Isole Fiji (24-16 a Modena) nell’ultimo Test Match. Il traguardo minimo. In mezzo tre brutte disfatte – due nel Sei Nazioni contro Francia e Galles e una a giugno contro il Sudafrica – e una serie di prestazioni da collocare nella zona grigia delle «onorevoli sconfitte» che saturano l’almanacco azzurro. Ricordato che il calendario stabilito dall’International Rugby Board riserva per Parisse e soci solo match contro le prime dieci del mondo (l’Italia è 12°), il ct Mallett e la FIR sono finiti nel mirino della critica perché la gestione del movimento, tanto tecnica che politica, non ha saputo garantire il salto di qualità in grado di recare in dote le vittorie contro Argentina e, magari, Irlanda se proprio non si vuol pensare all’Inghilterra. Il rugby italiano ha ritenuto di concentrare il livello professionistico in Benetton Treviso e Aironi, i due club che partecipano alla Celtic League, ma il campionato nazionale (Eccellenza) ha perduto contenuti tecnici. Solleva perplessità la gestione dei talenti in questo momento a disposizione di Mallett, come dimostra l’altalena per la maglia numero 9 tra Tebaldi, ora caduto in disgrazia, e Gori, in forza alla Benetton Treviso che finora lo ha utilizzato pochissimo, e il problema è proprio qui. Aironi, che non fanno giocare Bocchino, e Treviso, che ha lanciato Benvenuti ma ha preferito De Jager, Vilk e Maddok a Sepe e Andrea Pratichetti, dovrebbero rispondere nella gestione dei giocatori di interesse nazionale ad una etero-direzione federale. Per questo si è andati in Celtic League, con questo potremmo presentarci al Sei Nazioni e alla prossima World Cup con una speranza di crescita. Il presidente Dondi ha l’occasione per lasciare davvero il segno, non la getti via.


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