I più e i meno, con tanto di voti, a una intera annata di palla ovale. Dagli All Blacks a Nick Mallett. Il giudice di turno è Davide Bighiani di Eurosport
Il 2010 del rugby è stato un anno chiaramente a tinte neozelandesi: a qualche mese dal Mondiale gli All Blacks sono ampiamente la squadra favorita e lo hanno dimostrato. L’Italia di Nick Mallett? Si merita un 6–
Il 2010 è stato un anno di attesa per il rugby mondiale. Attesa trepidante per il 2011, l’anno della Coppa del Mondo in terra neozelandese: un’edizione che gli All Blacks vogliono assolutamente conquistare, dopo le delusioni archiviate nelle ultime uscite iridate. E nell’anno appena passato, i Tuttineri hanno di fatto dimostrato di essere la squadra che a livello globale può vantare il miglior stato di forma e ha le carte in regola per fare sua la Coppa, per la seconda volta dopo il 1987; allora si trattava della prima edizione, l’unica vinta dalla Nuova Zelanda, e anche allora si giocava a casa loro. Per quanto riguarda l’Italia, beh, ci sono più chiari che scuri. Ma, andiamo con ordine.
IL TOP DEI TOP, LA NUOVA ZELANDA – All Blacks pigliatutto negli oscar del rugby 2010. Per la terza volta in carriera Richie McCaw è stato eletto miglior giocatore dell’anno dall’International Rugby Board. Il capitano della Nuova Zelanda, già vincitore del riconoscimento nel 2006 e nel 2009, ha superato la concorrenza del compagno di nazionale Mils Muliaina, del capitano del Sudafrica Victor Matfield e del numero 8 francese Imanol Harinordoquy. Il premio di miglior allenatore dell’anno è andato per la quarta volta al Ct neozelandese Graham Henry, mentre gli All Blacks hanno ottenuto il riconoscimento di squadra migliore del 2010.
SEI NAZIONI: VOTO 6- ALL’ITALIA – Nei nostri commenti lo abbiamo chiamato il “Sei Nazioni delle umiliazioni evitate”, perché l’Italia di Mallett è una squadra che prima di attaccare difende, che raramente fa il passo più lungo della gamba, che, appunto, cerca di evitare delle scoppole esorbitanti ma prova a rimanere in partita con chiunque. A volte ci riesce, mettendo in mostra prestazioni all’altezza (11-29 in Irlanda, 12-17 contro l’Inghilterra), altre volte un po’ meno (20-46 in Francia, 10-33 in Galles), in un’occasione vincono (16-12 con la solita Scozia). Il Cucchiaio di Legno che va all’ultima classificata non è evitato, ma almeno il Whitewash (zero vittorie) sì. Si cerca sempre un mediano d’apertura all’altezza, ma i segnali sono buoni. VOTO 9 ALLA FRANCIA – Marc Lievremont e la sua Francia si prendono le loro rivincite dopo qualche stagione in chiaroscuro. I Bleus ripetono le imprese del 2002 e del 2004, inquadrando il Grande Slam tanto ambito (il nono della storia), facendo loro il Sei Nazioni per la 17a volta. VOTO 7 ALLA SCOZIA – Squadra più migliorata. E’ la formazione di Andy Robinson, che dopo aver balbettato contro la Francia, ha fatto prendere un bello spavento al Galles (17-0 poi rimontato solamente nei 10′ finali), ha perso (un po’ inspiegabilmente) contro l’Italia, ha pareggiato contro l’Inghilterra e, soprattutto, è passata a Dublino dopo 12 anni.
CHE ANNO PER LA FRANCIA! – L’annata 2010 è stata una vera e propria manna dal cielo per il rugby francese. Dopo il Grande Slam ottenuto nel Sei Nazioni, la palla ovale transalpina è sovrana anche a livello di club: a dimostrarlo è la finale di Heineken Cup, tutta a tinte Bleus, e metà di quella di Challenge Cup che ha visto protagonista un’altra francese. Tolosa (per la quarta volta campione d’Europa), Biarritz e Tolone hanno dimostrato che il rugby francese è una spanna sopra tutti gli altri, almeno in questo momento.
TRI NATIONS TOTALMENTE ALL BLACKS – Quello di quest’estate è stato un Tri-Nations straordinario, che ha restituito al grande pubblico un rugby d’attacco e votato allo spettacolo: la Nuova Zelanda alza la voce nei confronti delle dirette avversarie, a meno di un anno dall’appuntamento più importante e lo fa, come al solito con grandi numeri, chiudendo il Tri-Nations 2010 con il Grande Slam: sei vittorie in altrettante partite, mai nessuno vi era riuscito. Ma il 23-22 in rimonta vuol dire anche record di punti realizzati (184) oltre che di mete (aggiornato a 22). Basta o serve altro?
L’AUTUNNO DELLE CONFERME – Sempre e solo Nuova Zelanda, grazie al terzo grande slam in cinque anni, dopo quelli del 2005 e del 2008. gli uomini di Graham Henry tornano a casa dopo avere sconfitto tutte e quattro le rappresentanti delle home unions europee: nell’ordine Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles. Oltre agli All Blacks le altre grandi del Sud, inteso come emisfero hanno un po’ balbettato: l’Australia ha superato Galles e Italia senza mai convincere del tutto, ha primo perso con l’Inghilterra e poi vinto facile con la Francia (che subisce la sconfitta più cocente della sua storia, 59-16), mentre le tre partite su quattro vinte dal Sudafrica (che perde dalla Scozia) sono sempre state di misura. Tra le top europee, segnali postivi solo per Inghilterra e Scozia, mentre Galles e Francia chiudono in pauroso down.
L’ITALIA: MALLETT SALVA LA PANCHINA – Il successo sulle Fiji ha di fatto salvato in extremis la panchina di Nick Mallett: il ct anglosudafricano era stato scelto dalla Federazione Italiana Rugby per fare il “salto di qualità” dopo il lavoro svolto da Pierre Brebizier. Ebbene, dal 2007 i numeri dicono che la nuova nazionale non ha saputo fare meglio di quello vecchia, anzi. L’autunno rugbistico serviva anche e soprattutto come prova d’appello per Mallett: 16-22 contro l’Argentina, 14-32 con l’Australia e finalmente ecco il 26-16 con le Fiji. Si volevano due vittorie sulle tre partite ne è arrivata una: panchina salva, ma i problemi di fondo restano. I 24 punti realizzati contro i fijiani sono frutto dell’ottimo piede di Mirco Bergamasco (otto su otto dai piazzati) il gioco invece non c’è mai stato: Gori è una buona scoperta nel ruolo di mediano di mischia (anche se in Celtic League è poco più che un’apparizione), ma quello di mediano d’apertura è ancora in attesa di un titolare. In generale l’atteggiamento di squadra difensiva va bene, ma non è abbastanza se si vuole vincere. L’impegno di due squadre italiane (Benetton Treviso e Aironi) in Celtic League ha solo in parte ripagato le scelte della federazione. L’ottavo posto nel ranking mondiale, obiettivo prefissato da tempo è lontanissimo; forse per un altro di qualità è necessario un cambio in panchina. Per il post-mondiale già si fa il nome di Jacques Brunel. Solo un fantasma o una realtà?
I RECORD BATTUTI – Il 27 novembre scorso il mediano d’apertura della Nuova Zelanda, Dan Carter, è diventato il miglior marcatore di tutti i tempi nei test match di rugby; il penalty siglato contro il Galles permette a Dan the man di superare il record di Jonny Wilkinson, che si era fermato a quota 1178 punti. Al momento Carter ha segnato 1188 punti nei test, arrivati da 29 mete, 208 conversioni, 207 piazzati e due drop in 79 partite, per una media di 15.0 punti (la più alta, ovviamente). La Nuova Zelanda, tra i suoi svariati record, si è avvicinata tantissimo anche a quello delle partite vinte consecutive: il primato di 17 appartiene agli stessi All Blacks degli anni ’60 (imbattuti dal 1965 fino al 1970, sconfitti dal Sudafrica a Pretoria) e al Sudafrica targato Nick Mallett degli anni ’90 (dal 1997-98 prima di perdere a Twickenham contro gli inglesi). Impresa sfiorata, perché i Tuttineri si fermano a 15, a causa del ko i Hong Kong contro l’Australia (in rimonta grazie al calcio nel finale del giovane O’Connor). In realtà il record l’avrebbe fissato la Lituania lo scorso aprile. Ungheria, Norvegia, Bulgaria, Austria, Lettonia, Andorra, Svizzera, Serbia, Olanda: queste le squadre affrontate dalla Lituana nella sua striscia vincente. Le nazioni affrontate non sono certo le Top del ranking mondiale, ma un record è sempre un record…
LE COSE PEGGIORI DEL 2010 – Tra i flop stagionali occupano un posto di rilievo le svariate testate rifilate anche da atleti di un certo livello in partite di interesse internazionale. Episodi che fanno parlare soprattutto, perché per la maggior parte frutto di una reazione a falli precedenti. “Il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie. Il football è uno sport bestiale giocato da bestie”. Questa una delle citazioni che voi utenti avete utilizzato per commentare la testata assestata Bakkies Botha sul prato di Auckland in occasione dell’incontro di apertura del Tri Nations 2010. Il sudafricano colpì volontariamente il neozelandese Jimmy Cowan, facendosi giustizia da solo: nove settimane di squalifica per lui. Da luglio a ottobre, per assistere a un episodio simile: protagonista questa volta Dimitri Szarzewski, tallonatore della Francia e dello Stade Français nei confronti del suo omologo del Tolone, Jean-Philippe Genevois. A novembre altro giro, altro episodio: con l’All Black Kevin Mealamu, reo di aver rifilato una testata all’inglese Lewis Moody nel corso dell’incontro di Twickenham. Giusto o non giusto, questo non è il punto: di sicuro è meglio non vederle più nell’anno che verrà.
