Cavalieri-L’Aquila: un racconto da Scudieri

Raccontare una partita di rugby in maniera divertente senza prendersi per nulla sul serio. Lo fanno gli Scudieri, il gruppo di tifo organizzato dei Cavalieri Prato

Di tecnico, questa volta c’è poco, ve lo diciamo subito: mischia ordinata che soffre in varie occasioni; troppi “due-contro-uno” in attacco sprecati laddove avrebbero dovuto portare a segnature; qualche ingenuità difensiva dovuta a distrazione più che a inferiorità nei confronti dell’avversario. Una squadra è innanzitutto il suo spirito, e questa volta, almeno all’inizio, la squadra è apparsa troppo “farfallona”. E allora, sarà che inizialmente, per come si era messa la partita, si è rischiato per qualche attimo di fare la figura “dei polli”, e di finire in pasto alle “aquile”, ma il tema di questa settimana è animali (domestici e selvatici).
Predatori – L’Aquila ghermisce i primi punti dopo due minuti appena: istinto predatorio, voglia di sopravvivenza per una squadra che rappresenta un pezzo di storia del rugby italiano (e un simbolo di identità per una città che ha subito una ferita profondissima). Ma il fatto è anche che, forse complice il pomeriggio quasi primaverile (almeno come temperature), i nostri son sembrati come quei felini della savana che, sazi del pasto consumato, sonnecchiano sornioni, lasciando passare indenni le prede che si avvicinano al luogo del loro riposo. Vero leopardo è stato il giocatore neroverde Di Massimo autore di due scatti notevoli che hanno lasciato il segno: il primo ha portato alla meta a inizio del primo tempo, il secondo, nella ripresa, ha visto il leone Tempestini mancare solo la zampata finale nell’inseguimento a Di Massimo e il buon Mafi trasformarsi in una sorta di Wile E. Coyote poiché proprio nel momento in cui pareva aver salvato la situazione, il suo maldestro calcio di liberazione è stato intercettato per la seconda meta abruzzese.
L’arca di Noa – Al pubblico più attento non sfugge fin dall’inizio che Soqeta appare più incisivo del solito: capiamoci bene, la pantera fijana si era sempre impegnato, finora, ma non era ancora ai livelli migliori. Ma in questa partita è evidente fin dall’inizio che Noa, rientrato in forma e ormai inserito nei meccanismi della squadra, lascerà il segno sulla partita: Cavaliere del match per noi Scudieri, il ruolo di migliore in campo gli viene riservato anche ufficialmente. E infatti sono parecchie sue incursioni come ball carrier a indebolire la difesa aquilana e a portare anche alla seconda meta dei Cavalieri, a inizio secondo tempo, che ha rilanciato l’impeto della squadra verso la ricerca della vittoria e del punto bonus.
I giganti delle pianure – Qualcosa da dire sugli avanti: se in campo aperto, nelle maul e nelle rimesse laterali, il gioco dei nostri lascia il segno in attacco (la meta della giraffa Moore, che vola sempre più in alto, la meta dell’antilope gigante Petillo) e in difesa (da ricordare un placcaggio sonoro del rinoceronte Bocca), i nostri “grandi erbivori” vengono in più casi “portati a pascolare” dal convinto pack aquilano… È anche vero che l’arbitraggio della mischia e dei punti d’incontro è stato all’inizio piuttosto confuso e ha sfavorito il gioco dei nostri (ma ciò non giustifica certi eccessi verbali che il pubblico, peraltro sempre fedelmente numeroso, ha riservato al direttore di gara); in ogni caso, però, certi problemi in mischia ordinata si sono evidenziati anche nel secondo tempo, quando l’arbitro aveva già cominciato a punire i falli della prima linea neroverde. Un altro aspetto da mettere a punto.

Che dire? Forse domenica scorsa già in troppi erano con la testa alla partita di coppa. Tutto è bene quel che finisce bene, comunque. E ora occorre onorare al meglio gli incontri con Harlequins e Connacht. Per poi ributtarsi nel campionato di Eccellenza (pur con le pause per la finestra internazionale del 6 Nazioni) e cercare di far bene a questo livello, visto che la squadra c’è e ha un gioco.