verso Italia-Inghilterra: Corbisiero, chi era costui?

La Gazzetta dello Sport, articolo di Simone Battaggia

Se Martin Johnson dovesse decidere di schierarlo, sabato a Twickenham, gli azzurri dovranno stare attenti a chiamare le giocate in italiano. Perché per quanto sia cresciuto in
Inghilterra, Alex Corbisiero conosce bene la nostra lingua. Pilone di 23 anni, titolare dei London Irish in Premiership, Corbisiero è figlio di padre italiano e madre inglese ed è cresciuto a Wimbledon. Ma è nato a New York, dove il nonno Riccardo arrivò negli anni Cinquanta per gestire un ristorante. «Sogno di segnare contro l’Italia, quel Paese fa parte delle mie origini — ha detto, dopo la convocazione in prima squadra —. A fine partita scambierò la maglia con un azzurro, per poterla dare a mio nonno».
In realtà, i legami di Corbisiero con l’Italia non vanno al di là del sangue. «È un po’ l’opposto di Paul Derbyshire — racconta Gianluca Guidi, tecnico dell’Italia A che l’ha affrontato due settimane fa contro gli England Saxons —. Ha il cognome italiano, ma si sente in tutto e per tutto inglese, essendo cresciuto a Londra. Da quanto mi risulta, non sono stati fatti dei tentativi per portarlo in Italia: d’altronde Alex fa parte del sistema accademico inglese da quando era in under 16».
Pilone destro, ma all’occorrenza anche sinistro, Corbisiero ha giocato il Mondiale under 19 con l’Inghilterra; l’anno successivo è stato titolare in tutte le partite del Sei Nazioni under 20, segnando anche due mete, una delle quali all’Italia. Al 2008-09 risalgono le sue prime
apparizioni in prima squadra con i London Irish, venti partite giocate e tre mete segnate;
nella scorsa Premiership ha giocato otto volte, quest’anno è già a 13 presenze. Nel frattempo, questo ragazzo che ama le bistecche, ha come idoli sportivi Hulk Hogan e il
compagno di squadra Tonga Lea’aetoa, conosce a memoria tutti i film della saga di Rocky
e sogna la Florida, ha percorso tutta la trafila della nazionali della Rosa, e ora è pronto a debuttare a Twickenham. Se non da titolare — meglio l’esperienza di Sheridan e Cole,
per due come Castrogiovanni e Perugini —, almeno dalla panchina. «È uno dei prospetti
europei più interessanti — chiude Guidi —, deve crescere in mischia chiusa, come tutti i
giovani, ma nel gioco aperto è già scafato. Palla in mano, e in difesa, vale un terza linea».