Tacchi 12 o 13 tacchetti? Meglio i secondi…

Un bell’articolo pubblicato su Rugbryca

Mischia sotto la pioggia, di Elisa Mastroianni

. Il tema è quello della “invasione” delle donne-fotografe intorno ai campi da rugby. Peccato non sia firmato… Comunque, chiunque tu sia, un “brava” non te lo leva nessuno

Sempre di tacchi si parla. O meglio di tacchetti. Perché dopo che rischi di perdere la sensibilità alle dita dei piedi, oppure di slogarti una caviglia, o nella migliore delle ipotesi di ritrovarti ricoperta di fango fino al ginocchio, anche la più femminile delle donne, la paladina del tacco sempre e comunque deve arrendersi nel nome di una passione più grande. Il Rugby. Ma non quello giocato. Quello vissuto di lato, appena dietro la linea di meta. Vissuto attraverso una lente, quella dell’obiettivo.
Negli ultimi anni il numero delle donne a bordo campo è aumentato esponenzialmente, se senti alcune, le più “anziane”, le precorritrici (parola abominevole) del movimento fotografico rosa, ti rispondono tutte con un: FINALMENTE.
E che finalmente sia detto. Le fotografe donna, soprattutto nel rugby, non sono mai state viste con occhio benevolo. Sempre in un uomo si insinua il dubbio che la donna  “invada il campo” più per un’attrazione verso il rugbysta che per la passione della fotografia.
Chi scrive è una che in nome di quella passione sono anni che si prende acqua, neve, caldo asfissiante, afa e fango. Una di quelle fotografe fortunate, perché ha trovato chi, al di la dei preconcetti, ha creduto in lei e le ha permesso di crescere e di togliersi le proprie soddisfazioni. Una donna che adesso nei weekend se non può fotografare il rugby lo guarda in tv, lo cerca, lo respira e lo vive. Non è descrivibile la sensazione che si prova. Il profumo dell’erba del campo, il tacchettio delle scarpette negli spogliatoi, il brillare del sudore sulla pelle dei giocatori che risplende sotto il sole, le nuvole di fiato che riempiono le inquadrature in inverno, il calore dei terzi tempi. Il gruppo di fotografi a bordo campo, che prima di tutto è una famiglia, ci si aiuta, si scherza, ci si diverte. Il rugby è un mondo a sé. A discapito di denaro, fama, popolarità è pieno di sentimenti veri, di rapporti indissolubili. Non sempre si riesce a descriverlo, per questo ci sono le fotografie. Catturano attimi irripetibili.
Benvenute “colleghe” donne. Prima o poi anche voi, come me, cadrete dai vostri tacchi e infilerete le vostre scarpette con i 13 tacchetti. Io l’ho fatto ed è la sensazione più bella del mondo.
A questo link una gallery di scatti “femminili” sul rugby

Digitale, parabole e il futuro del rugby in tv

Una interessante analisi della questione tv a firma di Duccio Fumero su Rugby 1823

Telecom Italia ha chiesto alla Corte di giustizia Ue di annullare la decisione con cui, il 20 luglio scorso, la Commissione europea ha autorizzato Sky a partecipare alla prossima gara per l’assegnazione delle frequenze per il digitale terrestre. Lo segnala la stessa Corte, come riportano le Agenzie di stampa, precisando che la causa è stata introdotta presso il Tribunale Ue. Una battaglia digitale che riguarda anche il rugby.

Abbiamo parlato nei giorni scorsi della profonda crisi che sta attraversando Dahlia e i rischi che l’emittente digitale sparisca, perdendo così i diritti di trasmettere la Celtic League. E Dahlia ha tra i suoi azionisti proprio Telecom Italia, con TI Media, colei che ora vuole impedire a Sky di partecipare alla gara per l’assegnazione dei nuovi multiplex, una gara che potrebbe risultare decisiva per il futuro anche di Dahlia. In teoria Sky non potrebbe approdare sul digitale terrestre fino alla fine del 2011, ma la Commissione Europea ha cambiato le carte in tavola, pur obbligando Sky, nel caso vincesse la gara, a trasmettere esclusivamente in chiaro per cinque anni.
Ma non si ferma qui il sottile filo ovale che collega Dahlia a Sky. I rumors, infatti, parlano della possibilità che l’emittente satellitare di Rupert Murdoch possa subentrare a quella digitale nell’acquisizione dei diritti della Celtic League nel caso che la società italo-svedese dovesse fallire, o ridimensionarsi. Insomma, il futuro televisivo celtico passa dalla battaglia tra Sky e Dahlia. Chi vincerà?

Oh, è giovedì. Stasera c’è “Quelli che… il rugby”!

Puntuale l’appuntamento con Marco Ermocida (che questa sera leggerà una letterina a Babbo Natale un po’ particolare), Davide Libertucci e Christian Marchetti. Ecco come quest’ultimo dalle pagine di Solorugby ci fa sapere quali argomenti verranno trattati  stasera:

Quanto inciderà la crisi di Dahlia tv sul palinsesto ovale? Quali ragioni dietro al brutto ko del Petrarca in Spagna? Ma soprattutto: cosa dobbiamo aspettarci da Benetton Treviso-Aironi, primo storico derby italiano in Celtic League? Sarà come al solito ricco il piatto domani sera a “Quelli che… il rugby”, la trasmissione radiofonica in onda tutti i giovedì alle 23 sull’emittente Centro Suono Sport.
Ospiti di Davide Libertucci, Marco Ermocida e al proprietario di questo blog, Christian Marchetti, saranno il giornalista di La7 e Dahlia tv Daniele Piervincenzi e l’addetto stampa nonché volto noto di Sky Sport Federico Fusetti.
“Quelli che… il rugby” potrà essere seguita sulle frequenze di Centro Suono Sport a Roma (101.500), Frosinone (101.200), Latina (96.00) e Subiaco (102.00) oppure in webstreaming sul sito http://www.centrosuonosport.com

E’ più facile che una palla ovale entri nel regno dei cieli…

Nonostante il mio ghibellinismo… dal sito di Sky Italia

Un prete in abito talare bianco e stola rossa corre in mezzo a uno stadio con un pallone da rugby sotto al braccio. Uno slogan dice: “Per Natale, segnate una meta. Correte alla messa di mezzanotte”. E’ la nuova campagna della Chiesa cattolica francese per invogliare i fedeli a seguire le funzioni durante le feste natalizie, puntando sulla popolarità del pallone ovale dall’altra parte delle Alpi.

Lo spot a sfondo sportivo viene da un’idea di padre Thierry Ebersohl di Narbonne, nel sud della Francia. I manifesti tappezzano la città e sono affissi in tutte le stazioni degli  autobus. “Questo manifesto non cambierà le mentalità, ma  speriamo almeno che faccia sorridere e risvegliare certe  convinzioni”, spiega il sacerdote al giornale Le Parisien, che  oggi pubblica il manifesto. Per lo scatto è stato scelto un prete vero, padre Thibault, 30 anni, di Carcassonne, poco distante da Narbonne, noto nella comunita’ per essere un appassionato di sport.

La pubblicità "incriminata"

Cose che succedono nel dicembre 2010

Un bella analisi da Right Rugby

Potremmo metterla giù in questo modo: “It’s the end of the game as we know it?”. I tempi cambiano, la gente si adegua e gli indizi non mancano. Basta dare un’occhiata ad alcuni gesti di alcune partite dello scorso week end: giocatori che parlano troppo, giocatori che dopo il fischio arbitrale continuano nell’azione, ma non per inerzia quanto piuttosto per dispetto, allontanando il pallone una volta arrestata la corsa con un pedata gratuita, giocatori che si sbracciano per sottolineare un fallo o un comportamento poco sportivo. Le telecamere a bordo campo evidenziano il tutto, la stampa ne parla e le querelle tengono banco per qualche ora: per fortuna non per tutta la settimana, come ci insegna tristemente il calcio.
Il rugby, appunto, starà mica diventando come il football? No, tendiamo a tranquillizzare gli animi perché comunque siamo di fronte a due mentalità e tipi di gioco molto diversi tra di loro. Certo rimane il fatto che negli ultimi dieci anni abbiamo assistito alla stesura di nuovi capitoli della palla ovale. E non c’entrano le trovare di marketing del proprietario dello Stade Francais, quel Max Guazzini che mostra estro e genialità dal momento che lui quello deve fare, vendere il prodotto nel quale investe denaro e tempo. Sarebbe strano non lo facesse. Più che altro c’è un’altra squadra della quale abbiamo già parlato e sulla quale ritorniamo, i London Saracens, che hanno nel loro coach, il sudafricano Brendan Venter, un marchio da esportazione.
Evitando accuratamente di tirare in ballo Josè Mourinho, Venter ha sfrontatezza e un dna politicamente scorretto che lo hanno messo nei guai “giudiziari” più volte. A maggio non poteva essere a Twickenham per la finale della Premiership tra Sarries e Leicester Tigers a causa di uno scazzo in tribuna contro i Northampton Saints nei riguardi di una spettatrice. Settimana scorsa ha protestato a suo modo contro la European Rugby Cup per le scelte arbitrali – un malumore diffuso in tutto l’ambiente europeo, mica solo nel club londinese. E così, nella perfida Albione, hanno provato a trovare un paragone e lo hanno pescato in Graham Taylor, ex manager dell’Inghilterra di calcio tra il 1990 e il 1993, uno che con i media ingaggiò battaglia da subito, a causa dei risultati della sua nazionale. Taylor è figlio di un cronista sportivo per lo Scunthorpe Evening Standard ed è cresciuto guardando le partite dalla tribuna stampa: lì ha capito come gira il mondo dell’informazione. E in particolare come ragionano i giornalisti. Per fare un esempio dei giorni nostri, Ivan Zazzaroni commenta la scomparsa del ct Enzo Bearzot scrivendo su Libero che il friulano badava sì alle marcature e alla difesa, ma affidava a Gaetano Scirea e Antonio Cabrini il compito di lanciarsi in avanti. Chiunque ne capisca un 5% di balun, intuisce che a un qualsiasi libero e terzino tocca fare anche quello in campo. Dicesi: alzare il baricentro della squadra.
Ecco, Taylor aveva imparato questo genere di cose, frequentando alcuni pennivendoli. Tornando a Venter, il suo boss è tale Ed Griffiths, che in Sud Africa ha lavorato per quotidiani, magazine e televisioni, seguendo la World Cup del 1995. Sorge allora non un dubbio, ma una conclusione logica: il caro Venter può contare su uno spin doctor, quelli che nella politica si muovono dietro le quinte per rendere il più cool possibile l’immagine dei candidati per i quali lavorano.
La coppia Venter-Griffiths sa come gira il mondo della stampa e ne approfitta. Anche questa cosa è un segno dei tempi che sono radicalmente cambiati. Se in Nuova Zelanda la federazione chiede ai cronisti di collaborare con gli All Blacks, evitando di sottoporli ad inutili pressioni alla vigilia di un anno cruciale, nell’Emisfero Nord i Saracens sono gli ambasciatori di un nuovo atteggiamento che contrasta con la compostezza delle Unions di quassù.
E’ pur sempre una questione di immagine, anche quando si tratta di fare gli scontrosi, i fastidiosi, gli antipatici. Sotto sotto, Venter alza il sopracciglio e apre parole per dare forma alle lamentele di molti addetti ai lavori e non è un caso che nella maggior parte dei casi, sia alle prese con polemiche sui metri di giudizio arbitrarli, una costante delle ultime competizioni. Tanto che quando arrivano i Test Match o i Mondiali, l’argomento si trasforma nella big issue di turno: Sud contro Nord, gente nei raggruppamenti e mischie disordinate, uomini che non si levano dopo aver placcato e mani a caccia di palloni nelle ruck già formate. E la linea del fuorigioco che non si sa mai in che punto venga tracciata.
Chiedetelo al coach degli Springboks Peter de Villiers. Ne sa qualcosa anche lui.