Fiocco rosa in casa Zanni: è nata Greta!

Lieto evento in casa Zanni. E’ nata oggi alle 10:35, presso l’Ospedale di Montebelluna, la piccola Greta, figlia di Alessandro, terza linea del Benetton Treviso, e Francesca.
Il parto è andato nel migliore dei modi e sia bimba che mamma stanno bene. La piccola pesa 2,9 Kg.
Ad Alessandro, Francesca e Greta i complimenti e gli auguri di ogni bene da parte del Grillotalpa

Tre nuovi arrivi al Museo del Rugby

Dal sito de Il Museo del Rugby

Pierluigi Camiscioni, il “gigante buono”, Serafino Ghizzoni, “L’Aquila che incuteva timore”, due pagine di storia del rugby italiano e de L’Aquila Rugby, due grandi rugbisti ma soprattutto due amici.
“Dal rugby non ho avuto un lavoro, ma qualcosa di molto più importante: tanti amici veri. Vengo al mare a San Benedetto del Tronto perché questo stabilimento è di un mio ex compagno di squadra, Pierluigi Camiscioni». Sono le parole di Serafino Ghizzoni, 60 caps in Azzurro, 387 incontri nella massima divisione  italiana, tre scudetti: nel 1981, nel 1982 e quello indimenticabile del 1994 contro i primi “professionisti” del Rugby, il XV del Mediolanum Milano.
Serafino e Pierluigi sono entrati a far parte del Museo del Rugby donando alla collezione due maglie: la n.15 della Francia, uno dei tredici match disputati da Ghizzoni contro il XV d’Oltralpe, e la n.4 dell’Italia. Le foto ed i racconti dei due giocatori azzurri sono pubblicati su www.ilmuseoderugby.it nella sezione “La Collezione” (rispettivamente fra i “Tre Quarti/La Maglia n.15” e fra “Glia Avanti/La Maglia n.4”).

Alessandro Zanni ha mantenuto fede alla promessa fatta lo scorso 29 gennaio, in occasione della sua visita al Museo del Rugby. Mancavano pochi giorni all’avvio del 6 Nazioni e promise di donare alla collezione una delle maglie del Torneo.
E così qualche settimana dopo la maglia n.7 di Inghilterra – Italia è stata recapitata al 121 di Corso Filippo Turati a Colleferro.
Le foto della maglia sono disponibili on line nella sezione “La Collezione/Gli Avanti/Il numero7

Il mondo ovale si mette in mostra a Padova

Raccontare i valori, la storia, i campioni e le tecniche del rugby attraverso le immagini. E’ l’obiettivo della prima grande mostra in Italia dedicata al mondo della palla ovale, che aprirà i battenti al Centro Culturale San Gaetano venerdì prossimo, 25 marzo. “Il Petrarca e il rugby. Un mondo di passioni e di valori” è un progetto articolato che si propone di consolidare,nei molti appassionati, il loro senso di appartenenza a questo straordinario universo di valori, ma soprattutto di incuriosire e di affascinare quantiancora non lo conoscono.La mostra si inserisce in un momento di grande espansione per il rugby italiano, una crescita iniziata con l’ammissione della nazionale azzurra al torneo del Sei Nazioni. Per dare un’idea di questa trasformazione, basti pensare che i tesserati della Federazione Italiana Rugby sono passati, in quattro anni, da 44mila a 76mila. Sulle dinamiche di questo sport, passato dal rango di “minore” a fenomeno mediatico, sono stati scritti i questi anni numerosi saggi scientifici. Si indaga sul rapporto fra la tecnica di gioco e la capacità di fidarsi dei compagni, di lavorare in gruppo, di dominare la propria aggressività. E di seguire i capricci di una palla imprevedibile. Forse per questo, i rugbisti, più degli altri sportivi, servono da esempio a manager e a formatori. Nel panorama nazionale, il rugby vanta a Padova radici particolarmente profonde. Inevitabile quindi, parlando di palla ovale a Padova, ripercorrere le vicende del Petrarca Rugby, la società che più di ogni altra ha intrecciato la propria storia con quella della città. Lo testimoniano – tra le altre cose – gli undici scudetti e i numerosi campioni dati alla nazionale italiana e alle squadre internazionali. Ma al San Gaetano saranno presenti anche le altre squadre padovane –Cus Padova, Selvazzano Rugby, Rubano Rugby e Valsugana Rugby – e gli avversari storici del Petrarca: Benetton e Rovigo. Perché l’obiettivo della mostra non è quello di celebrare una squadra, ma di aprire una finestra sul rugby e sui valori che rappresenta: lealtà, rispetto, coraggio, generosità, condivisione. Il progetto nasce da un lavoro di raccolta dell’archivio storico di Padova e delle Società di rugby, che ha coinvolto esperti sportivi e di comunicazione. Le immagino sono state selezionate tra migliaia di foto messe a disposizione da Piero Rinaldi e da Elena Barbini e Federico Fusetti ha realizzato il nuovo video. Tutto il materiale è stato rielaborato e riadattato con le migliori tecniche per dare un’immagine moderna e coerente dell’evoluzione del rugby e della città. In mostra ci saranno anche oggetti d’epoca e materiali tecnici. La mostra è strutturata in diversi filoni: “Padova, il rugby ed il Petrarca dal 1928 ad oggi”, “Le glorie e gli stranieri a Padova”, “Le compagini padovane e le grandi venete”, “La Nazionale: Sei Nazioni e Mondiali”, “Il futuro e la giovanile”. La mostra è realizzata in collaborazione con il Comune di Padova e ha il patrocinio della Regione Veneto, della Federazione Italiana Rugby e del Coni. L’organizzazione è della Alberto Sichel sas Comunicazione& Marketing, con la collaborazione tecnica di Federico Fusetti. L’allestimento è curato dagli Architetti Enrica Campaci e Luca Ferigo e l’aspetto grafico da Andrea Martinis. La mostra rimarrà aperta dal 25 marzo al 25 aprile, dalle 10.00 alle 19.00

L’ingresso è gratuito. Per ulteriori informazioni info@albertosichel.it

SA Rugby Academy: date e info per i giovani rugbisti

Una esperienza unica per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni, appassionati di palla ovale: dieci giorni a Stellenbosch – Sudafrica – a “imparare” il rugby nella patria dei Maties Rugby Club, con 53 squadre e piú di 1.300 tesserati che partecipano al campionato interno, certamente uno dei piú grandi e competitivi club del mondo. Fino ad oggi ha fornito agli Springboks 169 giocatori.

PER TUTTE LE INFO CLICCATE QUI

Il Grillotalpa vs Il sole 24 Ore: puntata numero 2

“Qualche amico rugbista starà forse aspettando al varco questa rubrica per un’altra spremuta di bile, da vomitare poi eventualmente nei commenti qui sotto. Come, con fin troppa grazia, la scorsa settimana. Spiacenti se resteranno delusi, ma abbiamo una mezza idea di parlare d’altro: un conto è dire cose dopo una vittoria storica come quella sulla Francia, altro è dopo una sconfitta che vale l’ennesimo mestolo della collezione. Torneremo eventualmente sull’argomento ovale quando si vincerà, quindi, a occhio e croce, alla metaforica scomparsa del prossimo pontefice. Ci limitiamo ad osservare sommessamente che il “bravi tutti, sempre e lo stesso”, vale solo dalle nostre parti: in paesi un po’ più evoluti con la palla ovale, i risultati contano eccome. Dare un’occhiata alla stampa inglese della domenica, dopo la sconfitta della Rosa in Irlanda che pure non ha impedito la vittoria del torneo”.

Così Carlo Genta, giornalista di Radio 24, torna sull’argomento-rugby dopo un articolo che la scorsa settimana aveva fatto un certo rumore nel mondo degli appasionati di palla ovale.
Mi sono anche scaricato i podcast delle ultime due puntate della sua trasmissione “A tempo di sport” (scusa Carlo, ma non sempre riesco a sentirti in diretta. Vale uguale, no?).
Ed ascoltando quanto detto davanti ai microfoni e quanto scritto su il sito de Il Sole 24 Ore rimango della mia opinione. E cioè che tu, Carlo, abbia di questo mondo una idea piuttosto limitata. Niente di male, ognuno si sceglie i suoi ambiti e le sue passioni. Ci mancherebbe. Però bisognerebbe mantenere quella freddezza che ci rende consci dei nostri “limiti”. Un esempio: io mi posso fare una idea di dove stia andando il movimento cestistico italiano. Ma seguo poco, non conosco quel mondo, so che le mie sarebbero opinioni in qualche modo molto parziali. Agisco quindi di conseguenza.
Il tuo errore, se si può definire così (comunque è la cosa che a me fa arrabbiare), è quello di fare cadere dall’alto sentenze che hanno un brutto retrogusto di arroganza. Del genere “adesso vi spiego io come vanno le cose”. Ora capisco che per chi fa il nostro lavoro questo sia un rischio piuttosto diffuso. Però basta fare un po’ di attenzione. E rendersi conto – scusa se mi ripeto – dei propri limiti. Il punto non è quello che dici, ma soprattutto il “come”. Quei silenzi, quei sorrisetti malcelati sono veramente fastidiosi e fanno leggere le tue critiche sotto una luce diversa. Quella della maleducazione. Dire le stesse cose ma con un tono meno saccente ti risparmierebbe un sacco di critiche. E non sarebbe nemmeno brutto.
Continui a battere il chiodo sul rapporto inversamente proporzionale tra successi economici e successi agonistici del rugby. La cosa è ovviamente stupefacente se si applicano i comuni schemi. Lo diventa molto meno se uno si prendesse un briciolo la briga di conoscere un po’ di più un mondo “altro” (magari facendosi accompagnare da un bravissimo giornalista come Giacomo Bagnasco). O almeno di farlo se lo si vuole criticare in maniera così poco elegante ed educata (aggiungerei alla tua equazione di sorpresa anche un altro elemento: le 35-40mila persone che puntualmente corrono a riempire gli spalti quando gioca la nazionale. Chiamale poche).
Infine vorrei segnalarti una cosa: nel 2010 la nazionale di calcio ha incontrato nell’ordine Camerun, Messico, Svizzera, Paraguay, Nuova Zelanda, Slovacchia, Costa d’Avorio, Estonia, Isole Far Oer, Irlanda del Nord, Serbia, Romania e Germania (nel 2011). A parte l’ultima nessuna – ripeto, nessuna – delle altre squadre ci è davanti nel ranking mondiale. La più vicina è la Slovacchia (22a), a fronte del nostro 11° posto. Bene, solo tra novembre e questo mese di marzo l’Italrugby ha incontrato 8 squadre (Argentina, Australia, Fiji, Irlanda, Inghilterra, Galles, Francia, Scozia) e tutte le erano davanti nella classifica mondiale.  Due vittorie e 6 ko, vero, ma a giocare con i migliori succede.
L’Italia del calcio ha vinto solo con Serbia (a tavolino), Far Oer ed Estonia. La mia domanda è molto semplice: se avesse giocato con squadre più avanti nel ranking quali credi che sarebbero stati i risultati? E pensi che avresti usato lo stesso sarcasmo un po’ sguaiato che usi per altre discipline? Io scommetto di no.

Ps: mi auguro tu non voglia considerare questo mio scritto come “un’altra spremuta di bile da vomitare”. Mi basterebbe quello. Figuriamoci avere una qualche risposta…
Ciao