Una leggenda springbok al Museo del Rugby

Chester Williams, simbolo del rugby sudafricano, primo uomo di colore a vestire la maglia degli Springboks nel dopo apartheid, evento raccontato anche da Clint Eastwood nel suo “Invictus”, visiterà domenica prossima, 5 giugno, il Museo del Rugby di Colleferro.

Giunto nella Capitale mercoledì scorso, invitato dagli organizzatori del “Roma Seven” in qualità di testimonial, Chester ha promesso di essere a Colleferro nella mattinata di domenica prima di ripartire per la sua Cape Town.

Museo del Rugby: arriva anche la maglia di Modenesi

Corrado Mattoccia, curatore di “Fango e Sudore, il Museo del Rugby”  ha incontrato a Brescia una gloria del rugby azzurro: Luciano Modonesi, estremo della Nazionale Azzurra negli Anni fra il ’66 ed il ‘75.

Modonesi che ha esordito il 30 ottobre del 1966 a Berlino contro la Germania in Coppa Europa (3-3), ha collezionato in totale 17 presenze, l’ultima nel 1975 contro la Cecoslovacchia (Reggio Calabria, 10 maggio, 49 – 9 per l’Italia).

Nei suoi dieci anni di carriera azzurra ha affrontato la Francia (“B”) in tre occasioni: la prima nel 1967 a Tolone, la seconda nel 1971 a Nizza ed infine nel 1975 a Roma (15 febbraio, 16 a 9 per i cugine d’Oltralpe). Di quest’ultima partita Modonesi ha donato la sua maglia n.15 assieme a quella indossata in occasione dei due test disputati nel tour in Madagascar del 1970 entrambi ad appannaggio dell’Italia.

Luciano, figlio d’arte, il papà giocò il primo match ufficiale dell’Italia contro la Spagna a Barcellona il 20 maggio del 1929 di fronte a 100mila spettatori, conserva l’unica maglia azzurra esistente di quel match, la numero 9 indossata da Alberto Modonesi. “La maglia” – racconta Luciano –  “non ha le maniche poiché in tempo di guerra la mamma le tagliò per farne dei calzettini per me…”

Lutto in casa Ongaro: se ne va papà Bruno

Un risveglio velato di profonda tristezza, questa mattina, per la Nazionale Italiana Rugby da ieri in raduno a Cesena. Nella notte è infatti improvvisamente venuto a mancare Bruno Ongaro, padre del tallonatore azzurro Fabio. Il giocatore ha immediatamente lasciato il raduno di Cesena per riunirsi alla famiglia a Venezia.
A Fabio ed alla famiglia tutte le mie più sentite condoglianze…

Giorno di reclutamento per il Potenza Rugby

Ricevo e pubblico:

Se sei uno sportivo, un appassionato o un semplice curioso vieni a trovarci presso il campo Ex-Enaoli (vicino tribunale di Potenza, via nazario sauro) tutti i MARTEDI’ e i VENERDI’ dalle ore 20 alle ore 22, oppure contattaci alla mail potenzarugby@gmail.com. Ti aspettiamo…non esitare…entra nella grande famiglia del rugby!!!!

QUI TUTTE LE INFO

Parliamo di arbitri: il tutor, questo sconosciuto

Mafalda “la contestatrice” questa volta scrive di un paio di episodi da lei vissuti in prima persona. Si parla di fischietti, regolamenti e preparazione che a volte latita. Un po’ come un briciolo di buona educazione. Buona lettura

DA:  MANUALE “TUTOR REGIONALI” a cura del Centro Studi della Commissione Nazionale Arbitri della FIR

L’obiettivo di questa pubblicazione è quello di fornire, alla struttura arbitrale, uno strumento che consenta di  “tecnici” che avranno il compito di assistere e CORRETTAMENTE INDIRIZZARE, verso un percorso formativo finalizzato, i nuovi arbitri che iniziano la loro carriera dovendo affrontare non solo problematiche tecniche inerenti alla conduzione, pura e semplice, di una partita di rugby, ma anche quelli che sono i contesti di preparazione della gara e del rapporto del pre/post-gara con squadre dirigenti e allenatori. DOVRANNO infine ESSERE IN GRADO di far si che l’arbitro analizzi criticamente il suo operato per poter correggerne gli aspetti negativi e/o non conformi alle aspettative tecniche del ruolo.

Questi  “tecnici” dovranno svolgere quindi non un’azione di pura e semplice valutazione, ma dovranno in via ASSOLUTAMENTE PRIVILEGIATA operare come analizzatori dei problemi manifesti dall’arbitro, a qualsiasi livello: tecnico, fisico e relazionale, ed ESSERE IN GRADO DI SUGGERIRE strategie od atteggiamenti utili all’eliminazione, o quanto meno di sensibile riduzione, dei problemi e, nello stesso tempo, valorizzare le abilità che l’arbitro mette in mostra naturalmente…

Da: MANUALE “TUTOR REGIONALI” COMPETENZE ARBITRALI – Problemi & Soluzioni –

…di supportare i Tutor nel loro lavoro di impostazione e “sgrezzatura” dei nuovi arbitri, fornendo nel contempo agli arbitri uno strumento di auto-riflessione sul loro livello di capacità, colmando quel vuoto che in moltissimi casi “circonda” un giovane che affronta la carriera arbitrale e che in moltissimi casi è causa di abbandoni e/o premature rinunce alla continuazione di tale attività.


QUANTO SEGUIRA’ NON E’ GENERALIZZATO ALLA CATEGORIA, MA RIFERITO AD UN UNICO ELEMENTO


Dopo questa lunga introduzione avrete capito che andrò ad affrontare un argomento molto delicato e che ogni tanto vivo personalmente, visto che generalmente passo  le mie domeniche sui campi delle giovanili, dove si può vedere come combattono, ma  soprattutto come  “credono” ancora questi giovani rugbisti nei valori che vengono loro insegnati sin da piccoli. E meno male!
Bene, allora, tenendo conto di quello riportato nella prima parte cercherò di  raccontarvi situazioni alle quali ho assistito in alcune gare (due, per la precisione), dove un neoarbitro era “assistito” da un tutor; riporterò le PAROLACCE, dette da questo “educatore”,  punteggiandole sì, ma in modo che la vostra lettura non venga disturbata, ma resti  scorrevolissima.

Gara 1: il Tutor ritira e controlla i cartellini  delle due squadre (compito dell’arbitro o neo-tale, come in questo caso), manca però il documento di un giocatore della squadra ospite e il padre del ragazzo si offre per un’autocertificazione nella quale certifica, appunto, che il ragazzo è “PINCO PALLINO”. A questo punto il Tutor, non il neoarbitro, se ne esce, giustamente, dicendo che i regolamenti FIR non prevedono in casi simili l’autocertificazione concludendo con SONO UN UOMO FIR E QUI RAPPRESENTO LA FIR!!!!!!!!!! Arriva il documento e inizia la gara (io in campo).
Il Tutor entra nel perimetro di gioco e segue non l’incontro, ma quello che dicono i ragazzi e il suo primo intervento ad alta voce al neoarbitro che prepara una mischia è: “lasciali perdere questi che non capiscono un c…o”. Dopo un po’ un ragazzino dice al neo che secondo lui c’è stato un fallo e il Tutor interviene dicendo “taci testa di c…o!!!!!!!!!”.
Si va avanti così fino alla fine del primo tempo quando io decido di abbandonare il campo perché avrei potuto sgonfiare una palla e infilargliela su per il “naso”. Seguo il secondo tempo dalla tribuna e il giorno dopo “chiacchierando” con addetti ai lavori racconto l’accaduto, senza pensare che l’avremmo potuto incontrare di nuovo. Come in effetti accadde.

Gara 2:  gli addetti ai lavori di cui sopra, nelle settimane precedenti alle gare invitano il Tutor a comunicare con il neoarbitro durante l’intervallo dell’incontro o a fine gara. Arrivato al campo il Tutor chiama il nostro allenatore dicendogli che terrà d’occhio i ragazzi e che alla prima che andranno a fare saranno c…i. Questa volta il Tutor va a posizionarsi in tribuna, prima seduto di fianco ad uno spettatore poi in piedi, più tardi vicino alla rete che separa gli spettatori dal campo. Agitatissimo, è tutto un avanti e indietro, inizia a comunicare con il neoarbitro alzando il tono della voce. Fine primo tempo porta l’acqua al neo e parla e si agita, ma non sento. Inizia il secondo tempo sempre vicino alla rete il Tutor ad un certo punto, non so cosa sia successo, DURANTE L’INCONTRO, chiama a sé il neo che si avvicina alla rete dove parlottano lasciando i ragazzi, che stavano preparando una touche, lì a far nulla. A questo punto non ho fatto altro che prendere in mano la macchina fotografica ed immortalare la scena dove si vedono in primo piano i ragazzi, increduli, e in secondo piano sfuocate le figure di Tutor e neoarbitro a colloquio INTERROMPENDO UNA GARA. La legge 196 sulla privacy non mi permette di pubblicare l’immagine che comunque metto a disposizione di chi di dovere.