Mirco e Mauro: “Noi di nuovo in Italia? Non è in cima ai nostri pensieri”

Lancio Ansa delle 18.09 di ieri

– Le voci sulla possibile sostituzione dell’attuale tecnico della Nazionale di rugby, Nick Mallett, sono state ridimensionate da uno dei simboli della squadra, Mirco Bergamasco: ”E’ scritto sui giornali, ma non c’e’ niente di concreto”, ha detto questo pomeriggio durante la presentazione a Milano del libro ‘Andare avanti guardando indietro’, scritto con il fratello Mauro e con Matteo Rampin.
Alcuni giorni fa Jacques Brunel, tecnico del Perpignan, aveva detto che avrebbe lasciato il club francese a fine stagione per allenare gli azzurri.
Bergamasco ha spiegato che l’Italia deve affrontare ”il 6 Nazioni e la Coppa del mondo. Per adesso c’e’ Mallett, dobbiamo preparare il Mondiale e fare il possibile per andare la’.
Dobbiamo restare concentrati”. All’incontro era presente anche il fratello Mauro, che ha sottolineato come un possibile ritorno in Italia dei due fratelli non e’ al momento un’ipotesi presa in considerazione: ”Mirco ha un contratto a Parigi – ha spiegato Mauro – e lo rispettera’. Io se potessi vorrei fare qualche anno all’estero. Tornare a giocare in Italia non e’ in cima ai miei pensieri”.
Mauro ha poi ricordato la partita giocata a San Siro contro gli All Blacks neozelandesi nel 2009: ”E’ stata una parentesi positiva per il rugby italiano – ha detto il giocatore -. Milano rappresenta oggi un ottimo vivaio e vedere lo stadio di San Siro pieno e’ stato bello. Quando siamo entrati in campo siamo stati investiti da un boato”.

I Bergamasco, tra nuovo libro, il rugby e… Ruby

Roberto Rizzo per le pagine milanesi de Il Corriere della Sera di oggi

Il rugby non è (solo) uno sport, ma è soprattutto «uno stile di vita». I fratelli Mauro e Mirco Bergamasco non sono (solo) i rugbisti italiani più famosi, ma sono anche: sex symbol, icone gay (vedere il calendario «Dieux du Stade»), testimonial pubblicitari e di iniziative benefiche, imprenditori e ora filosofi. Della palla ovale s’intende. Filosofia applicata al vivere quotidiano e messa nero su bianco in «Andare avanti guardando indietro » (Ponte alle Grazie), libro che i due atleti padovani (Mauro, classe 1979, Mirco 1983) presentano oggi
alla Libreria del Viaggiatore, il bookstore interno a Cargo (via Meucd 39, ore 16.30, ingresso libero). Scritto con Matteo Rampin, psichiatra e psicoterapeuta, il volumetto
spiega come e perché dentro un campo da rugby «si riflettono la lotta che anima la vita e i nostri impulsi più ancestrali».
Tradotto, significa?
«Il rugby insegna alcuni concetti fondamentali che aiutano a vivere meglio la quotidianità», risponde Mauro Bergamasco da Parigi (dal 2003, i fratelli, nazionali azzurri, giocano in Francia: Mauro nello Stade Francais, Mirco nel Racing Metro, ndr). «Insegnamenti che
noi rugbisti diamo per scontati, ma che tali non sono».
Un esempio?
«Il rispetto delle regole, degli avversari e dei compagni di squadra. Un comportamento che dovrebbe valere per tutti, non solo nello sport».
Come è nato il libro?
«Abbiamo iniziato a pensarci un anno fa. L’idea nasce da un progetto che ci sta a cuore, una serie di seminari per giovani sportivi. Vogliamo mettere a disposizione di tutti la nostra esperienza».
Voi siete personaggi che esulano dai mondo dello sport: il rugby vi va stretto?
«No, dobbiamo tutto al rugby che ci ha dato un’immagine oggi consolidata e che ci permette di fare tante altre cose. Ma, se domani mattina smettessimo di giocare, molti dei nostri progetti non vedrebbero la luce».
Com’è l’Italia vista dalla Francia?
«In questi giorni è dura a causa della vicenda Ruby, i francesi ci prendono in giro, lasciamo perdere… A Parigi viviamo bene, ma l’Italia rimane il nostro Paese».
E Milano?
«Abbiamo tanti amici e siamo spesso a Milano per lavoro. Personalmente la trovo una città dai tanti volti, nel complesso mi piace. Ho consumato le scarpe facendo le “vasche” in Montenapoleone e per sei mesi ho vissuto in corso Como».
Nonostante gli sforzi il rugby a Milano stenta a fare il salto di qualità.
«Club come l’Amatori e Grande Milano ci provano, sarebbe importante perché questa città potrebbe diventare una bella vetrina per tutto il rugby italiano».
Mancano gli impianti, non solo per la palla ovale ma per tutti gli sport.
«Lo sappiamo e speriamo che l’Expo sia l’occasione per costruire gli impianti che Milano merita».

Mallett? “Un rugbista asettico”…

Da Rovigooggi.it

Che Nick Mallett non sia un grande diplomatico è assodato. E l’etimologia del cognome che in inglese significa “maglio” gli si attaglia perfettamente. Mallett usa metaforicamente questo attrezzo senza guardare in faccia a nessuno. Stesso metro anche nei confronti del capo, Dondi, che non dovrebbe essere oggetto di critiche, specie da parte di chi mangia sullo stesso piatto. A maggior ragione che il Ct non è un vincente, visto che chi l’ha preceduto ha fatto meglio.
Ma il Mallet che abbiamo conosciuto ieri, è lo stesso di oggi? La domanda è rivolta all’arch. rodigino Pietro Reale, terza linea e suo compagno di squadra nel lontano 1982.
“Anche se le immagini sono sfuocate dal tempo, lo ricordo molto freddo, suppergiù come Naas Botha che non brillava certo di simpatia. Non aveva nulla di Sckalk Burger (l’aveva preceduto di un anno), che amava stare assieme e fare baldoria sempre e dovunque. Quello di Mallett, invece, era un comportamento particolare, strano per un rugbista, un asettico sudafricano con il quale era impossibile socializzare, nemmeno provarci. Era arrivato a Rovigo con la fidanzata e stava sempre in disparte. Mai una volta in discoteca assieme alla squadra, un tipo molto british e poco loquace, per nulla portato ad aprirsi. Tutto il contrario di un altro sudafricano, Gert Small, per me quasi un fratello. Mallett era diverso, si allenava, giocava e poi si isolava e non lo si vedeva per giorni interi. Io che di natura sono aperto ai contatti e che allora a 19 anni avevo tanti amici, lo ricordo con meno simpatia rispetto ai miei compagni di squadra: non c’era feeling. Ottimo professionista, disputava buone gare (19 presenze, sei mete, ndr), ma non ha mai legato con nessuno. E quando c’era bagarre in campo si defilava lasciando agli altri il compito di dirimere la querelle. Devo riconoscere che ha lasciato molto poco a Rovigo, nessuna traccia. Uno snob per certi versi ».
Pietro è un fiume di parole e quando gli si accenna alle “tante onorevoli sconfitte” della nazionale, sbotta ridere: «Per allenare una squadra bisogna dare di più. Non so come Mallett intrattenga i rapporti con la squadra, ma per via del carattere gli sarebbe stato difficile se non impossibile allenare ai miei tempi. Sarà cambiato, non lo so. Ma un buon giocatore non è detto sia anche un valido tecnico. Secondo me si vede che trasmette poco in campo. L’Italia ha una grande mischia, una delle migliori, ma di risultati non ne fa. Vedo Mallett molto freddo a livello personale, direi quasi distaccato, uno che delega molto. Chi lo ha preceduto gli ha lasciato una buona eredità e chi verrà dopo di lui dovrà solo riattaccare la spina ed entrare in sintonia con i giocatori».
Al momento però Mallett resta per i quattro anni di contratto e fino a scadenza nessuno lo caccerà, indipendentemente dal Wooden Spoon.
E adesso, se tanto mi dà tanto, il francese Jacques Brunel è pronto in attesa della chiamata di Dondi: Lo hanno preceduto Villepreux, Fourcade, Coste e Berbizier che hanno tentato di fare grande l’Italia. Adesso potrebbe riuscirvi lui, un coach di grande personalità assistant coach dei Coqs, un Bouclier de Brennus col Perpignan. Con lui la nazionale, è un grande specialista del pack, potrebbe cominciare a correre di più rispetto al passato. “ Alla mia età (57 anni) era difficile dire di no – ha spiegato Brunel – guidare una nazionale era un mio sogno”.
Non c’è ancora nero su bianco, ma i rumors sono oramai una realtà. Lo vedremo per quattro anni, dai mondiali 20111 a quelli 2015.

Melegari: “Gli Aironi con l’Ulster saranno all’altezza”

Da la Gazzetta di Mantova di oggi, a firma di Leonardo Bottani

Per l’ultimo turno della fase a gironi dell’Heineken cup le sfide di ogni Pool andranno in scena in contenporanea. Montepaschi Aironi-Ulster e Biarritz-Bath prenderanno il via alle ore 14.30 di sabato. La sfida conclusiva del Benetton Treviso si terrà invece domenica con inizio alle ore 14 a Leicester nella tana dei Tigers che guidano la Pool 5 insieme ai francesi del Perpignan con 17 punti. Terzi sono gli Scarlet con 15 quindi mentre i veneti sono a quota 1. Pool 4: Biarritz Olympique (Fra) e Ulster (Irl) 17; Bath (Ing) 13; Montepaschi Aironi 4. «Il nostro obiettivo — continua il patron della franchigia — è fare bella figura e anche qualcosa di più». Melegari non pronuncia, forse per scaramanzia, la parola ‘vittoria’. Ma, dopo aver steso il Biarritz, la squadra di Rowland Phillips può anche battere l’Ulster, saldando un conto aperto l’il settembre in occasione dell’esordio casalingo di Magners proprio contro gli irlandesi. La squadra allora in mano a Franco Bernini fallì per poco la meta con Williams che, in caso di trasformazione, poteva valere il pareggio. E invece fu sconfitta per 15-22, ancorché col primo punto celtico. «Certo — riprende Melegari —, è pesante aver perso due terze linee di peso quali Favaro e Krause. Ma il resto della rosa è a disposizione quindi contiamo di fare una partita all’altezza. Confido anche nel grande supporto del nostro caloroso pubblico che spero sia numeroso anche grazie alla bella giornata, pur se fredda, che è annunciata per sabato». Spot con la Regione. L’altro giorno Melegari è stato ospite del vice presidente della Lombardia, Andrea Gibelli, per la presentazione di una collaborazione tra la franchigia e la Regione. Uno spot televisivo di 30″ girato nel piazzale antistante il nuovo palazzo della Regione nel quale i giocatori dell’Mps Aironi sono testimonial dell’Ente a sostegno delle imprese lombarde. «Siamo onorati che la Regione ci abbia scelti per una campagna rivolta al mondo economico lombardo» ha commentato durante la conferenza stampa Silvano Melegari.

Tra passerelle, mischie e sogni azzurri: parla Toniolatti

da Rugby 1823