Wilko, un punto per riprendersi la Storia

La montagna è alta 1.188 punti. Ma è una cima che Wilko conosce bene, visto che fino a inizio dicembre lassù in alto c’era lui, però 10 punti sotto. Poi quel bravissimo rompiscatole di Dan Carter lo ha superato. Ma Jonny è uno un po’ così: parla poco, e quando lo fa difficilmente se ne esce a sproposito. Ha vinto tutto quello che c’era da vincere. detiene una serie impressionante di record. Ha vissuto una carriera sportiva fatta di saliscendi degni delle più spettacolari montagne russe, tra vittorie incredibili e infortuni che avrebbero stroncato chiunque. Lui invece no, sempre in silenzio, sempre pronto a ripartire, a non fare mai polemiche con nessuno, ad aspettare la sua (ennesima) chance. Che arriva puntuale. E ora è di nuovo lì, pronto a (ri)conquistare il record di punti mai segnati. Ora si trova a 1.187, solo un punto meno del neozelandese Carter. Sabato, con la Francia, giocherà? Improbabile vederlo nel XV iniziale, aspettiamo le scelte di Martin Johnson. Quello che è certo è che anche questa volta non sentiremo mugugni, e che qualcosa combinerà nel momento in cui entra in campo. Uno che non ce la fa più a reggere 80′ minuti? Non direi, stiamo parlando di un giocatore nominato poche settimane fa miglior giocatore del Top 14 2010…

Per capire di che pasta è fatta Jonny basta guardare il video sotto, un video che ci riguarda da vicino e che ha appena due settimane scarse di vita sulle spalle. Inghilterra-Italia, Twickenham. Il minuti è il 78 abbondante e il risultato è su quel 59-13 che di lì a poco sarà consegnato agli annali. L’Italia spinge e lungo l’out destro trova un varco con Masi, che però a pochi metri dalla linea di meta viene fermato da un placcaggio perfetto. A farlo non una terza linea o un giovane smanioso di farsi notare dal ct Johnson. No, è Wilkinson. Entrato da pochi minuti, visto che il ct gli preferisce – ora – il più giovane e fortissimo Flood. Wilko potrebbe farsi sentire negli spogliatoi, battere i pugni, insomma, potrebbe ben rompere le palle visto il suo status. Invece no. Se ne sta in panca e quando lo chiamano si fa trovare pronto. Sempre. Dio che giocatore…

Jonah Lomu va al Museo (del Rugby)

Jonah Lomu è stato in Italia a novembre, in occasione del test-match di Firenze con l’Australia. Ora uno dei campioni più conosciuti a mati di sempre torna dalle nostre parti, e lo fa per un dono davvero particolare: l’ex ala degli all-blacks regalerà due maglie al Museo del Rugby di Colleferro, alle porte di Roma. Si tratta di una magli della nazionale neozelandese e di una del Marsiglia.
Lomu effettuerà la consegna venerdì 11 marzo, nel corso di una serata-evento che inizierà alle 19 e 30.
Jonah sarà però i Italia tra il 10 e il 13 di marzo, nei prossimi giorni verranno annunciati appuntamenti ed eventi che lo vedranno protagonista.
Questo il sito ufficiale del Museo del Rugby

Aironi, la “sfiga” vi vede benissimo: stagione finita per Benettin

Gli infortuni non sono mai un alibi, però Viadana è stata particolarmente colpita quest’anno…
Dall’ufficio stampa Aironi

Niente allenamento questa mattina al Lavadera Village di Viadana per Alberto Benettin. Il giovane utility back si è nuovamente infortunato alla spalla durante il riscaldamento prepartita di domenica scorsa, gara in cui doveva accomodarsiin panchina agli ordini di coach Phillips. Nei prossimi giorni verrà operato a Lione dal professor Gilles Walch, considerato tra i migliori al mondo nella chirurgia della spalla. Per lui, però, la stagione è già finita.

 

Il Barone o La Machine? semplicemente Andrea Lo Cicero

Andrea Lo Cicero ha concesso un’intervista a Sicilia on Line. Questo ne è un estratto…

Nipote d’arte, quando e come ti sei avvicinato al mondo della palla ovale?
Furono proprio mio zio Michele (giocatore dell’Amatori Catania, n.d.r.) e un mio insegnante, Nino Puglisi, a spingermi dalla canoa e dalla pallanuoto, che praticavo allora, al rugby. Avevo 15 anni ed ero già grandicello per questo sport. Avrei dovuto cominciare prima, in effetti. Anche se, una volta cominciato, non ho più smesso.

Hai giocato in tante squadre: Catania, Bologna, Rovigo, Roma, Tolosa, Aquila e Parigi. Quali sono le differenze tra tutti questi team?
Beh, innanzitutto, le differenza sono tra le varie città. Se c’è una cosa che ho imparato, in tutti questi anni, è che quello che offriamo noi al sud, sia nel bene che nel male, è unico. In nessun’altra città ho mai trovato le stesse cose. Di positivo, c’è che abbiamo smesso di distruggere i nostri centri storici: questa è una cosa che, adesso, fanno al nord, purtroppo. Di negativo c’è che non abbiamo mai cominciato a rispettare le nostre strutture sportive, costate fior di milioni e poi abbandonate totalmente a se stesse. Questo al nord non succede, invece.

Al tuo rientro nella nazionale italiana, dopo due anni di assenza, durante il primo dei test match di novembre, allo stadio ti aspettava uno striscione con su scritto “Dio c’è, Lo Cicero…pure”: chi sei, dunque? Il Barone, La Machine o Dio?
Ah, ah, ah…Nessuno dei tre. Io sono un giocatore che ha un profondo rispetto del suo ruolo e che, in campo, dà tutto se stesso. Inoltre, mi sforzo di dare il buon esempio anche quando sono fuori dallo stadio. E questo la gente lo sa. Tutto qui.

La stessa gente che ama l’Italia del Rugby nonostante collezioni più sconfitte che vittorie: perchè?
Bella domanda: è un mistero anche per me e per i miei compagni. Immagino che alla gente piaccia l’atmosfera che si respira durante l’incontro e anche (e soprattutto, magari) il terzo tempo delle partite. Ciò nonostante, noi dobbiamo assolutamente cambiare rotta e cominciare a vincere. Non possiamo mica fare di nuovo la stessa figura che abbiamo fatto sabato scorso (il 12 febbraio, n.d.r.) contro l’Inghilterra.

Living in Aotearoa: un giorno tristissimo

Una nuova “puntata” della rubrica tenuta da Marco Martinelli, rugbista pesarese in Nuova Zelanda con un amico. oggi però – purtroppo – non ci occupiamo di cose allegre e spensierate. Ma di un terremoto. Al solito: palla a Marco Martinelli

Ciao a tutti,
Oggi purtroppo vi aggiorno su una catastrofe avvenuta a Christchurch, una delle principali cittadine dell’isola Sud della Nuova Zelanda, situata a circa 1000km da Auckland dove risediamo io e Mattia. Qui noi non abbiamo sentito niente, ma nell’epicentro e zone limitrofe è un disastro. Come sicuramente già saprete si è verifiato un tremendo terremoto di magnitudo 6.3 che ha causato centinaia di dispersi 65 morti e quasi il 50% delle costruzioni distrutte.
Io resto aggiornato gurdando articoli, foto e video sul sito del principale giornale neozelandese “The Herald” ( sito internet “nzherald.co.nz” per chi vuole informarsi un po’ di più). In Auckland ripeto non si è avvertito niente di quello successo praticamente dall’altra parte della Nuova Zelanda ma in giro per le strade per i centri commerciali non ci sono i soliti visi sorridenti che incontravo tutti i giorni. Sicuramente i neozelandesi sono considerati da tutti un popolo con un animo forte combattiero che non molla mai. Decine di volontari sono già partiti dalle altre città del paese alla volta di Christchurch. L’80% della popolazione è senza elettricità e l’acqua ha inondato la maggior parte delle strade.  La situazione resta drammatica; tutt’ora all’una di notte si sta scavando sotto le macerie nella speranza di trovare anime vive. Su Facebook sulla pagina della città stanno arrivando un sacco di preghiere e messaggi incoraggianti a non mollare da tutta la Nuova Zelanda e del resto del mondo. Posso solo unirmi a queste persone e sperare che la situazioni migliori.

a presto
Marco