Tensioni in casa Aironi, i parmigiani si difendono

Dall’Ufficio Stampa Aironi

«Crediamo sempre nel progetto Montepaschi Aironi e vorremmo contribuire di più alla sua realizzazione. Ma la situazione economica è difficile. Stiamo facendo il possibile». E’ il succo della risposta data quasi all’unisono dai soci parmigiani della franchigia accusati apertamente, eccettuato il Colorno, da Silvano Melegari  di scarso impegno.

«Il Rugby Parma ha sempre collaborato – attacca il presidente Bernardo Borri – e ha sempre creduto nel progetto. Confesso che abbiamo avuto difficoltà nel portare sponsor, ma il discorso vale anche per noi come squadra: io sono arrivato da poco e ho trovato una situazione difficile, con l’abbandono dei vecchi sponsor. Ma aderiamo in toto agli Aironi, per noi sono una priorità. E’ un momento generale molto difficile e, come altri, fatichiamo a trovare risorse ma ci siamo sempre rimboccati le maniche e faremo il possibile. E’ vero – conclude – . L’unico a portare sponsor è stato il Colorno».

«Io sono favorevolissimo al progetto – afferma Gabriele Ruffolo, rappresentante del Noceto nel cda – . Abbiamo una piccola quota e facciamo il possibile. A Parma il rugby ha grossi problemi: con 4 squadre ci sono sovrapposizioni di sponsor, la situazione è difficile. Ma noi negli Aironi ci resteremo. Non so Parma città».

«Come Gran Rugby siamo stati tra i fondatori degli Aironi – dice il presidente Andrea Bandini – e siamo tuttora molto in linea col progetto. Stiamo cercando sponsor ma trovarne a Parma non è facile. E non giocare a Parma di certo non aiuta».

Articolo di Leonardo Bottani per la Gazzetta di Mantova del 1 Marzo 2011

Aironi, acque agitate in società

La Gazzetta di Mantova, di Leonardo Bottani

Il commento alla partita passa in secondo piano rispetto a quanto ha da dire il presidente Silvano Melegari sulla situazione societaria della franchigia: «Avevo dato come termine
febbraio ai parmigiani per darmi delle risposte. E finora non ne sono venute. Il Colorno
sta facendo ampiamente la sua parte insieme ai mantovani. I parmigiani invece no. Ci sono dei parmigiani che collaborano e parmigiani detrattori. Attendo risposte definitive riguardo
l’impegno finanziario. Faccio presente che, eccetto Rolli, tutti gli sponsor sulla maglia
non sono parmigiani. Parma deve decidere se continuare a sostenere il progetto o esserne contro».

Semenzato, come è sbocciato un fiore

Ivan Malfatto per Il Gazzettino

“From zero to hero”, da niente a eroe. E’ la schizofrenia di cui è preda la Nazionale italiana, esemplificata dalla parabola di Fabio Semenzato. Mediano di mischia 24 enne del Benetton. Sette anni nel vivaio di Paese prima di  approdare a Treviso. Diplomato al liceo scientifico, “ma poi ho appeso la penna al chiodo  per il rugby” confida. Fino a  tre settimane l’Italia l’ha ignorato. Semenzato era solo un soprannome, Mozzarella, affibiatogli da piccolo per la carnagione  chiara. Un numero 9 buono  per vincere due scudetti. Fornire prove convincenti in Heineken e Celtic (“Ha impressionato in Magners”, scrive perfino il bollettino del Sei Nazioni). Farsi la trafila  azzurra minore. Ma indegno di una maglia con la maggiore, o di finire nelle lista giocatori di  interesse nazionale stilata dal settore Alto livello Fir. Da  sabato Semenzato è l’eroe della patria. Uomo del match nella sconfitta dell’Italia 24-16 con il Galles nel 3° turno del torneo (6 voti a 4 rispetto a Sergio Parisse). Consacrato nell’olimpo che in 58 partite di Sei Nazioni ha visto inseriti solo Dominguez, Troncon, Castrogiovanni, Parisse e pochi altri. Osannato da tutti, compreso il ct Nick Mallet: “La chiave di ogni attacco azzurro è stata la sua velocità nel fare uscire palla -dice in inglese – Al 70′ l’ho sostituito solo perchè ha corso più di tutti e confidavo nell’impatto di Canavosio fresco”. E’ lo stesso Mallett che l’aveva ignorato. Preferendogli dopo la giubilazione di Tito Tebaldi (schizofrenia opposta, “From hero to zero”) Edoardo Gori. Compagno di franchigia dal luminoso avvenire ma dallo sfortunato  presente. Zero minuti giocati causa il lungo infortunio alla spalla dal quale doveva ricostruirsi muscolarmente. Quarta scelta al Benetton dopo Botes, Semenzato e Picone non per scarsa fiducia nel suo talento (“Altrimenti perchè  saremmo anda ti a prendercelo a Prato?” è da mesi la litania del dg Vittorio Munari, in rigoroso dialetto), ma  per la necessità di procedere a tappe graduali al suo  recupero. Mozzarella è diventato Semenzato  per il ct solo dopo il secondo grave infortunio alla spalla di Gori (con l’Irlanda) e l’incapacità fisica di reggere 80′ di Pablo Canavosio (fuori XV con  l’Inghilterra solo 24 ore prima). Si è così scoperto che, toh, Semenzato sa giocare dietro una mischia. Tira fuori palloni rapidi. Passa con timing e altezza giusti. Attacca la linea e pilota la regia. Difende addirittura contro Michael Phillips, mediano dei Lions che gli  rende 13 centimetri, 15 chili e 47 cap (spettacolare il placcaggio dove l’ha buttato indietro dimostrandosi  tutt’altro che… mozzarella). Perché Mallett ha scoperto tutto ciò solo ora? Tre i possibili motivi. Non si è accorto del valore di Semenzato, pur avendolo sott’occhio da anni. L’ha valutato male e si è  ricreduto. Si è fatto condizionare perchè il giocatore non esce dall’Accademia federale e non è di interesse azzurro. Qualunque sia il motivo, non lo esime dalle sue responsabilità. Nella povertà di opzioni azzurre, Semenzato è la dimostrazione della schizofrenia nelle scelte. Un altro esempio dopo il disastro in touche con Inghilterra (8 rubate) e Galles (5, ma tanti lanci non contestati) è la seconda linea. Perchè si ignora un  reparto che fa bene in Celtic come quello composto da Corneil Van Zyl (eleggibile) e Antonio Pavanello a Treviso? Oppure non si richiama Marco Bortolami (Aironi), che le  touche le  sapeva organizzare? A Mallett, se mai vorrà farlo, non  resta più tanto tempo  prima della fine.

Aironi, un nuovo stop. Stavolta tocca a Laharrague

Dall’ufficio stampa Aironi

Doppio allenamento odierno per gli Aironi, anche se la sfortuna continua a perseguitare il Montepaschi. Durante la sessione in palestra Julien Laharrague, in un incidente fortuito, ha riportato la frattura della mano destra come evidenziato dagli esami radiografici effettuati allo Studio Pasta di Parma. Da valutare il periodo dello stop forzato a cui l’estremo francese sarà costretto.

L’incidente a Laharrague ha costretto lo staff tecnico del Montepaschi a rimescolare in parte le carte nella linea dei trequarti. Domani il Captain’s run guidato da Marco Bortolami scioglierà le ultime riserve e verrà annunciata la formazione che domenica alle 14 allo Zaffanella affronterà il Munster capoclassifica di Magners League.

BergaMirco, compleanno in radio

Oggi Mirco Bergamasco è stato ospite di “Buongiorno Calcio”, su Radio Manà Manà, a Roma. Una lunga chiaccherata a 360 gradi. Ecco come la racconta Il Corriere dello Sport

«I primi ad essere stanchi di perdere siamo noi». Queste le parole di Mirco Bergamasco ospite in studio a “Buongiorno Calcio”, Radio Manà Manà, dove il rugbista padovano ha festeggiato il suo ventottesimo compleanno. «La cosa più frustrante per noi è farci un mazzo così e poi non raccogliere i frutti del nostro lavoro. Anche se siamo consapevoli che, visto che spesso facciamo degli errori individuali che alla fine ci costano le partite come quella con l’Inghilterra, possiamo solo imparare dai nostri errori ed aggiungere esperienza al nostro bagaglio.

LA SITUAZIONE AZZURRA – Sul campo la situazione non è poi così negativa, vista la sfortunata sconfitta iniziale con l’Irlanda al Flaminio: «Io credo che ci sono più ricambi di qualche anno fa. Contro il Galles ci sono tante incognite: anche ce non ci saranno Williams e Roberts, sulla trequarti hanno dei bei giocatori come Stephen Jones, e in più tutti i componenti della rosa conferiscono alla nazionale un prestigio internazionale. Fosse Williams il problema! Anche noi comunque non siamo messi male con giocatori importanti come Canale, Masi, Sgarbi che possono fare la differenza. C’è un ottimo clima, il gruppo è unito: anche ieri abbiamo fatto un bel barbecue cucinato da Lo Cicero e Castrogiovanni. Ci siamo ritrovati domenica e abbiamo lavorato bene cercando di migliorare le due fasi».

IL PARAGONE CON IL CALCIO – L’accostamento con il calcio, comunque, è sempre più improbabile: «Un Totti nel rugby? Non credo esista, perché magari c’è il fenomeno, ma non è nulla senza la squadra. Da noi significherebbe che fa tutto da solo e, per quanto bravo, non potrebbe mai vincere una partita da solo con una giocata singola. Sputi in faccia agli avversari? Non mi è mai capitato in carriera, ma se qualcuno dovesse farlo, pagherebbe con molte settimane di sospensione».