-6 a Galles-Inghilterra, fischio d’inizio del Sei Nazioni

Da Right Rugby

Ultimo week end di tregua apparente perché da venerdì si scende in campo e allora si vedranno i veri valori all’opera. Tra l’altro, quello tra Galles eInghilterra al Millennium Stadium sarà l’ultima volta di un match di Six Nations in programma il venerdì sera, dall’anno prossimo si torna all’antico. Nel frattempo, siccome quello sarà “l’incontro” per i gallesi in particolar modo, accade che il loro coach Warren Gatland prenda parola e dopo aver punzecchiato il tallonatore della nazionale di Martin JohnsonDylan Hartley, riveli che la Rugby Football Union contattò anche lui per un ruolo nella futura Inghilterra. Gatland dice che gli avrebbero offerto il posto didirector of elite rugby e di national coach.
L’incontro con un emissario delle federazione londinese è avvenuto a Sydney, come ha raccontato al quotidiano The Guardian, dove l’ambasciatore era all’opera già con un paio di candidati australiani al posto di Rob Andrews. Di fronte all’offerta, Gatland ha risposto pressappoco nello stesso modo di Nick Mallett, il ct azzurro, pure lui nella lista dei papapili: “Ho detto che preferivo mettere mano nell’attività di coaching e che non ero pronto per un ruolo amministrativo“.
Pare che il management inglese lo abbia ricontattato, assicurandogli che in seguito ad un sì gli sarebbe stato garantito di modificare la sua posizione, il suo ruolo in ciò che più preferiva. “Ma ho ribattuto che non faceva per me“, ha aggiunto l’allenatore neozelandese.
A conti fatti, la disfida a poca distanza tra Gatland e Johnson aggiunge pepe alla partita di venerdì sera. Dall’altra parte della barricata, Martin Johnson non si fa prendere dalla voglia di controbattere, non ha alzato il tiro nemmeno quando Gatland ha parlato di Hartley e non ha alcun interesse a cambiare strategia: lui è il coach dell’Inghilterra che può vincere il torneo e che porterà alla World Cup in Nuova Zelanda.
Diverso il discorso per Gatland, che comunque ha un contratto che salvo disastri dovrebbe legarlo ai dragoni rossi anche dopo il Mondiale di settembre. I suoi uomini sono contati, non ha quel parterre al quale attingere per sperare di procedere nel 6 Nazioni con calma, anzi la pressione è tanta dopo le opache prove dei test match di novembre. L’attenzione agonistica è tutta per la partita con gli inglesi, poi si vedrà quello che accadrà. Sensazioni diverse rispetto alle puntate precedenti, quando la vittoria sull’Inghilterra in un derby giocato alla prima giornata poteva dare il via o meno ad una cavalcata verso il primo posto finale.

Pepe e cacio sul Sei Nazioni

Marco Ermocida di Rugby Union Times ci racconta la presentazione romana del Sei Nazioni

Pochi convenevoli e tante dichiarazioni importanti in una conferenza istituzionale  (condotta da Francesco Pierantozzi e Tania Zamparo di Sky Sport) ma rivelatasi gradevolmente pepata per aver ufficializzato l’obbligo di vincere per l’Italrugby, rispolverato la grana Stadio Flaminio , sottolineato i problemi dell’attuale gestione Celtica e  chiarito sull’affaire Brunel.

ItalRugby. Obbligo: vincere

Il primo ad esporsi, dopo una piccola intro di accoglienza, è stato il padrone di casa, il presidente del Coni Gianni Petricci: “Devo dare atto della crescita della FIR: c’è grande rilevanza mediatica ogni qual volta giocano gli azzurri, i tesserati aumentano ogni anno ed è una delle poche federazioni che ha sempre un gran numero di sostenitori anche all’estero. L’Italia nel 6 Nazioni migliora ogni volta di più. Ma stavolta non dico possiamo vincere: dobbiamo vincere.

Chiaro e diretto per un diktat ovviamente condiviso da Giancarlo Dondi che, con lo sguardo alla platea ma rivolgendosi direttamente a Nick Mallett, ha dichiarato: “Il periodo del ben figurare è finito. l’Italia è forte, è composta da tutti giocatori professionisti che giocano in Celtic League, in Inghilterra e in Francia.  Bisogna mettercela tutta e a tutti i costi. Mallett, tu sei il responsabile. Ma chiunque scenderà in campo deve sentirsi tale – le parole del presidente FIR – . Non possiamo più parlare al futuro. Dobbiamo far vedere chi siamo e dare soddisfazione ai tifosi e chi ci segue. Dobbiamo metterci il 20% in più di squadre che per storia e tradizione sono più forti di noi.

Lo sapevamo.

Un 6Nazioni senza favorita

Quest’anno non c’è una squadra più forte delle altre – ha dichiarato Nick Mallett – . Incontreremo nella partita d’esordio l’irlanda: è vero che ha molti infortunati (su tutti Trimble e Bowe, ndr), ma ha una rosa di giocatori di alto livello più ampia della nostra: dovremo fare del nostro meglio per vincere”.

Sapevamo pure questo.

L’Impegno di Sky

30 persone completamente dedicate all’evento, 15 partite trasmesse in diretta in HD, 60 ore di programmazione tra telecronache e magazines, l’utilizzo per la prima volta della Ipermotion Cam (un “mostro” in grado di catturare 2000 frame al secondo, contro i 25 delle normali telecamere, per offrire ai telespettatori rallenties ad alta definizione): questo l’impegno di Sky Sport, sempre più dedita alla palla ovale.

Grande novità quest’anno la 3a voce per le telecronache delle partite degli Azzurri. L’ex capitano Alessandro Moscardi farà compagnia a Antonio Raimondi e Vittorio Munari: avrà il compito di spiegare le azioni grazie all’ausilio di “Libero vision” una lavagna interattiva su cui indicare in diretta i movimenti e le giocate.

Bene così. Senza dimenticare anche La7 che, con la solita squadra di qualità, garantirà l’importantissima trasmissione in chiaro del Torneo.

La grana Flaminio

Assente il sindaco di Roma Gianni Alemanno (impegnato nelle manifestazioni per la Giornata della Memoria),  stavolta è toccato al Presidente della Commissione Sport e Cultura di Roma Capitale On. Federico Mollicone rispondere sulla situazione attuale dello Stadio Flaminio. “Si sta lavorando affiinchè i lavori finiscano nei tempi dovuti. Martedì avremo una riunione con le soprintendenze. E’ importante per noi dimostrare la valenza di Roma Capitale nello scenario olimpico(Roma si appresta a candidarsi per le Olimpiadi 2020, ndr), garantendo alla città lo stadio che merita e in grado di ospitare 48000 (!!) spettatori.

Parole, parole, e parole, che seguono altre parole e parole di esattamente un anno fa durante la conferenza stampa in Campidoglio di presentazione del 6N 2010 quando Alemanno presentò addirittura le slides del nuovo progetto.

Peccato che da allora non sia stato mosso alcun mattone. Anzi, stando alle stesse parole di Mollicone, per almeno un anno ancora non si farà nulla; infatti, “se la riunione  del 1° Febbraio andrà bene, i lavori partiranno tra 1 anno.”

Pensa un pò. Peccato che il 2013 scada la proroga del Board data all’Italia per l’adeguamento del Flaminio: dunque  si dovrebbero completare in 1 anno soltanto le ristrutturazioni richieste. Utopia insomma, considerando i tempi italici.

Tanto che Dondi ha messo subito le mani avanti: “Noi non abbiamo voglia di andare via da Roma; ma se si verificheranno spiacevoli condizioni che ci porterebbero a farlo, dovremo avere altre soluzioni. Petrucci (intervenuto a riguardo poco prima, ndr) ci  ha messo a disposizione lo Stadio Olimpico eventualmente. Noi comunque ci guardiamo intorno.

Appunto. Ci si dia una mossa, altrimenti altro che Olimpico…Roma rischia di perderlo davvero il 6N.

Poca sinergia tra FIR e Aironi/Treviso

Presentarsi al 6 Nazioni con una nazionale imbottita di giocatori che nel club sono strautilizzati (per esempio Perugini, Zanni, Geldenhuys) o quasi mai impiegati (per esempio Gori, Canavosio) non è certo un bel viatico per Mallett. “Gli allenatori di Treviso e Aironi hanno le loro esigenze per il bene della propria squadra – ha spiegato il c.t. – . Sicuramente però serve un lavoro più ravvicinato tra il direttore Rugby d’alto livello dell’Italia (Checchianto, ndr) e quelli delle 2 Franchigie”

“Siamo partiti tardi – la giustificazione di Dondi – . Comunque siamo decisi che per il prossimo anno le cose devono andare meglio con un maggior controllo sui nostri giocatori. Sistemeremo poi ciò che quest’anno è andato male e faremo di tutto affinchè non si verificano più certe situazioni. Ci dovrà essere una comunione d’intenti, una riduzione del numero di stranieri e un rapporto più stretto tra i tecnici FIR e quelli di Benetton e Aironi”.

Non aspettiamo altro da tempo Presidente.

Brunel quando dove come

Jaques Brunel: lui sarà il successore di Nick Mallett sulla panchina azzurra. Doveva essere una mossa di mercato silenziosa e discreta: invece prima si trasformato nel segreto di Pulcinella, poi è diventato un tormentone sulla bocca di tutti; un tormentone che ha creato un ripetersi di domande – di stampo calcistico e poco consone alle abitudini di ovalia –  assillanti e spesso banali che non certo producono tranquillità in una stagione chiave per il rugby italiano.

A saziare gli affamati di toto-c.t. ci ha pensato Dondi: “Abbiamo un contratto con Mallett fino alla fine della RWC 2011. Abbiamo però fatto dei sondaggi circa la disponibilità di allenare l’Italia su alcuni allenatori che riteniano adeguati; a questi abbiamo anche detto che parleremo con  Mallett dopo il 6 Nazioni. La Fir ha il dovere di muoversi, chiaramente sempre con il rispetto dell’attuale c.t. Il signor Brunel ci ha solo ribadito che lui sarebbe disponibile anche dopo il 6N”.

Sipario.

 

Sei Nazioni: iniziato il raduno azzurro a Roma

La Nazionale Italiana Rugby si è radunata questa sera a Roma, presso il Park Hotel “La Borghesiana”, in vista delle prime due giornate dell’RBS 6 Nazioni 2011 che opporranno gli Azzurri all’Irlanda sabato 5 febbraio a Roma ed all’Inghilterra sabato 12 febbraio a Twickenham.

Ventiquattro gli atleti convocati dal Commissario Tecnico Nick Mallett per le prime due giornate del Torneo, con il capitano Sergio Parisse ed il mediano d’apertura Luciano Orquera che si aggregheranno alla squadra nella giornata di domani perché impegnati in serata con i rispettivi club di appartenenza nel Top14 francese.

Il programma di lunedì 28 gennaio, prima giornata di preparazione al test del Flaminio contro l’Irlanda, prevede palestra in mattinata ed un primo allenamento sul campo nel pomeriggio.

Questi i ventiquattro atleti convocati per le partite con Irlanda ed Inghilterra:

Piloni

Martin CASTROGIOVANNI (Leicester Tigers, 71 caps)

Andrea LO CICERO (Racing-Metro Paris, 81 caps)

Salvatore PERUGINI (MPS Aironi, 75 caps)

Ignacio FERNANDEZ-ROUYET (Benetton Treviso, 7 caps)

Tallonatori

Leonardo GHIRALDINI (Benetton Treviso, 31 caps)

Fabio ONGARO (MPS Aironi, 74 caps)

Seconde linee

Santiago DELLAPE’ (Racing-Metro Paris, 60 caps)

Carlo Antonio DEL FAVA (MPS Aironi, 48 caps)

Quintin GELDENHUYS (MPS Aironi, 16 caps)

Flanker/n.8

Robert BARBIERI (Benetton Treviso, 10 caps)

Paul DERBYSHIRE  (Benetton Treviso, 8 caps)

Sergio PARISSE (Stade Francais, 72 caps) – capitano

Alessandro ZANNI (Benetton Treviso, 47 caps)

Mediani di mischia

Pablo CANAVOSIO (MPS Aironi, 32 caps)

Edoardo GORI (Benetton Treviso, 2 caps)*

Mediani d’apertura/Estremi

Kristopher BURTON (Benetton Treviso, 4 caps)

Luke MCLEAN (Benetton Treviso, 24 caps)

Luciano ORQUERA (Brive, 17 caps)

Centri/ali

Tommaso BENVENUTI (Benetton Treviso, 3 caps)*

Mirco BERGAMASCO (Racing-Metro Paris, 76 caps)

Gonzalo CANALE (Clermont-Auvergne, 61 caps)

Gonzalo GARCIA (Benetton Treviso, 18 caps)

Andrea MASI (Racing-Metro Paris, 55 caps)

Alberto SGARBI (Benetton Treviso, 8 caps)

*è/è stato membro dell’Accademia FIR “Ivan Francescato”



Presentato il Sei Nazioni 2011: il racconto di Solorugby

Dondi? Non male nei panni del generale. “Mallett, tu sei il responsabile. Ma chiunque scenderà in campo deve sentirsi tale. Noi abbiamo bisogno di vittorie”. Insomma è febbre Sei Nazioni. C’è l’Irlanda per iniziare, poi il resto di un torneo che anche quest’anno non farà sconti. E’ il Championship 2011, il dodicesimo nella storia degli azzurri. Un torneo che, a differenza degli altri, inizia con qualcosa più di un semplice appello del presidente federale. Di questi tempi, visto anche il sempre più probabile addio alla panchina di Nick Mallett, suona come una resa dei conti, una prova d’appello per concludere in bellezza un quadriennio tra lacrime (poche di gioia) e sangue.
Per il resto la vernice italiana del Sei Nazioni tenuta al Salone d’Onore del Coni, a Roma, è una sagra di déjà vu. C’è anche il presidente del Coni Petrucci che ricorda la crescita del rugby e si complimenta con Dondi. Ripete che “nel DNA di una federazione vincente ci sono i risultati da raggiungere. E il presidente della Fir li ha raggiunti arrivando al Sei Nazioni e segnando un clamoroso successo mediatico. Gli 80.000 di San Siro non sono arrivati per caso”. E ancora: “Il sindaco di Roma Alemanno continua ad impegnarsi per il Flaminio. La dimostrazione di quanto noi teniamo al rugby”.
NUOVO FLAMINIO, I TEMPI Nulla di nuovo insomma. Compreso il presidente Dondi che accoglie entusiasticamente la notizia del prossimo “sold out” per il debutto del 5 febbraio. E, a proposito di Flaminio, ecco la solita domanda da rivolgere ad un rappresentante del Comune di Roma (in questo caso i “malcapitati” sono il presidente della Commissione Sport in Campidoglio Federico Mollicone ed il dirigente del Dipartimento per la Gestione degli impianti sportivi Bruno Campanile): quando sarà pronto lo stadio romano? Risposta: “Di fatto siamo già in fase ‘Lavori in corso’. Tra marzo e aprile prossimi inizieremo i lavori di completamento per gli uffici federali e l’area ospitalità sotto la tribuna coperta dal costo di 40.800 Euro. Poi saranno investiti i famosi 4 milioni per i lavori di ampliamento che partiranno tra la fine del Sei Nazioni 2012 e il dicembre dello stesso anno”.
Poi tocca a Dondi: “Ribadisco che non abbiamo alcuna volontà di lasciare Roma. Il presidente
Petrucci ha parlato anche della disponibilità dell’Olimpico. Vedremo. Certo è che se la
risposta della sovrintendenza dovesse essere negativa i lavori non partiranno”.
BRUNEL? POSSIBILE Nuovo argomento, quest’anno, il caso Brunel. Tocca ancora al presidente federale fare chiarezza: “Con Mallett abbiamo un contratto di quattro anni che si concluderà al termine della Coppa del Mondo. Noi abbiamo semplicemente effettuato sondaggi per vedere se certi allenatori fossero disponibili o meno ma non abbiamo ancora parlato con Mallett. A Brunel abbiamo dato la nostra disponibilità nel caso non procedesse il nostro rapporto con l’attuale ct. Decideremo alla fine del Sei Nazioni”.
PROGRESSI CELTICI Infine la Celtic. Dondi e Mallett non si nascondono e ammettono che qualcosa poteva essere fatto meglio soprattutto sul fronte del rapporto tra i tecnici federali e quelli delle due franchigie. “Siamo partiti in ritardo – il pensiero del numero uno del rugby italiano – perché abbiamo ricevuto l’ok soltanto nell’aprile scorso. In questo primo anno ci aspettavamo che non tutto funzionasse per il meglio, ma siamo intenzionati per l’anno prossimo a migliorare. Dovremo ridurre ulteriormente il numero di stranieri e cercare di migliorare il rapporto tra gli allenatori per ottenetere quello che ci siamo prefissati”.
QUANT’E’ BELLA SKY Chiudiamo con la tv italiana che detiene i diritti per il Sei Nazioni: Sky. Che in inglese significa cielo e il cielo non ha limiti. Ma nemmeno Sky tv ha limiti. Due presentatori della mattinata, altrettanti relatori seduti al tavolo, video, promo… Insomma, come monopolizzare una conferenza stampa parlando di tecniche di ripresa, telecamere speciali, trasmissioni dedicate. Bene, bravi, bis ma che palle!

Sei Nazioni: Petrucci mira in alto. Troppo?

Da repubblica.it

“Io ci credo, possiamo vincere”. Gianni Petrucci, presidente del Coni, apre così la presentazione del Sei Nazioni di rugby. La Nazionale italiana esordirà il 5 febbraio ospitando l’Irlanda al Flaminio di Roma. “Devo dare atto alla federugby e al presidente Dondi dei progressi compiuti negli ultimi anni. Ha raggiunto risultati entrando nel Sei Nazioni – dice Petrucci nel Salone d’Onore del Coni – e portando migliaia di persone a seguire la Nazionale. I tesserati si sono triplicati, gli azzurri hanno attirato 80.000 spettatori a San Siro e sono seguiti da tanti tifosi anche nelle gare in trasferta. Questa Nazionale migliora costantemente. Possiamo vincere, ci dobbiamo credere e io ci credo. La casa del rugby è qui a Roma. Il Flaminio è la casa del rugby e in futuro, se dovesse servire, c’è anche l’Olimpico”.