Prime parole da ct, una storia che si ripete?

John Kirwan, il giorno del suo insediamento
“Voglio vincere il Sei Nazioni, e se non avessi questa volontà potrei tranquillamente cercarmi un altro lavoro. Si deve sempre puntare al meglio: io voglio vincere tutte le partite e il torneo”.

Pierre Berbizier, alla sua presentazione ufficiale
“Cosa mi ha convinto nel progetto che il Presidente Dondi mi ha proposto? In particolar modo il desiderio di competere alla pari con le migliori Nazionali del mondo. Credo che l’Italia abbia un potenziale che sarà compito mio e dello staff far divenire grande in prospettiva Coppa del Mondo. Per quanto riguarda la Nazionale vista nell’ultimo 6 Nazioni posso dire che il pacchetto di mischia mi sembra in grado di competere con chiunque, mentre i trequarti dovranno migliorare e colmare il gap con il reparto avanzato. Inoltre, dovremo riuscire ad individuare un valido specialista dei calci piazzati”.

Nick Mallet, il giorno che divenne ct
“Ho scelto l’Italia perché è una Nazionale in crescita, che arriva da un 6 Nazioni 2007 positivo e che ha mancato per un calcio di punizione sbagliato la qualificazione ai quarti di finale dei Mondiali francesi lo scorso settembre. Sono basi importanti per iniziare il nostro lavoro.  L’obiettivo a lungo termine? Portare l’Italia tra le prime otto alla prossima Coppa del Mondo”.

Jacques Brunel, 3 novembre 2011
“Nel giro di qualche anno dobbiamo essere in grado di trovarci nella possibilità di essere in corsa per vincere il Sei Nazioni e l’ambizione è quella di essere tra le sei migliori squadre al mondo nel 2015”.

Non nascondo un vago senso di straniamento. Ma sono convinto che prima o poi succederà. Forza Jacques!

 

Brunel si presenta e punta alto: Italia tra le migliori sei nazioni al mondo nel 2015

L’italiano, per quanto stentato, è già buono. Avrà anche detto qualche frase che si è preparato, ma di certo già lo capisce. E dietro quell’aspetto un po’ austero da pirenaico quale è , c’è un uomo decisamente simpatico.
Questa l’immagine che il nuovo ct azzurro ha dato di sé alla sua presentazione ufficiale di giovedì mattina a Bologna. Un allenatore che non si tira indietro a domande potenzialmente scomode e che sembra avere le idee già piuttosto chiare. E pone l’asticella a un livello piuttosto alto.
“La squadra ha un forte potenziale che spero aumenti. L’Italia aveva le carte in regola per entrare nei quarti di finale del Mondiale, bisogna capire perché non ce l’ha fatta. Nel giro di qualche anno dobbiamo essere in grado di trovarci nella possibilità di essere in corsa per vincere il Sei Nazioni e l’ambizione è quella di essere tra le sei migliori squadre al mondo nel 2015. Certo c’è da lavorare molto, ma ce la possiamo fare. Come giocheremo? Difesa e attacco sono completamente legate tra loro, è necessario avere equilibrio. Un buon attaccante deve essere un ottimo difensore e viceversa. E l’equilibrio è la prima cosa su cui intervenire”.

Il Sei Nazioni è alle porte ormai: “Partiremo con l’ossatura del gruppo che ha giocato il Mondiale in Nuova Zelanda, è necessario perché non c’è tempo per fare grandi interventi. Da giugno ci sarà la possibilità di sperimentare di più. Partiremo da Parigi. Non sarà facile, per nulla: sono i terzi al mondo nel ranking e vogliono una rivincita del ko dello scorso anno rimediato al Flaminio”. Poi i rapporti con le franchigie, nodo cruciale del movimento italiano: “C’è una buona struttura in Italia, che la FIR segue molto bene. Credo sia necessaria una maggiore collaborazione, una ottimizzazione del rapporto con le franchigie in primo luogo, ma non solo. Dobbiamo cercare i giovani anche nelle serie al di sotto delle franchigie celtiche. E dobbiamo ricordarci che la nazionale è la vetrina del rugby italiano, i risultati sono e saranno determinanti. Lo sottolineo, i risultati saranno importanti domani ma soprattutto dopodomani”.

Quindi il problema-staff tecnico (almeno fino al termine del Sei Nazioni con lui ci saranno gli uomini che hanno lavorato con Mallet: Orlandi e Troncon) e l’ormai atavico problema mediano d’apertura: “Ho sempre lavorato con persone che appartenevano all’ambiente in cui mi trovavo. L’ho sempre fatto, sono le persone che conoscono al meglio l’ambiente. Per quanto riguarda i numeri 10: è un problema non solo italiano, ma in Italia forse è più pressante. Ci sono giocatori che magari giocano poco nel loro club. Bisogna cercare tra i giovani e lavorare, molto. C’è sicuramente un potenziale, bisogna avere fiducia. Per il ruolo di mediano di mischia invece siamo abbastanza coperti, ci sono almeno 3-4 giocatori di livello”.

Jacques Brunel, impressioni a distanza – o quasi – di un ct

Nella tarda mattinata di giovedì a Bologna verrà presentato a tutta la stampa il nuovo ct azzurro Jacques Brunel. L’uomo più volte inseguito dal presidente Dondi che dopo anni di rincorsa (lo voleva già nel 2003) riesce a portarlo sulla panchina italiana. Inutile dire che ci si aspetta molto da lui e ci si augura che possa avere quella libertà di movimento che Mallett non ha avuto, non si sa se per paletti altrui o demeriti propri.
Di Brunel ormai sappiamo tanto, della sua carriera, delle sue caratteristiche. Abbastanza anche delle sue idee. A me sembra una fortunata sintesi tra la fantasia tipicamente transalpina e la compattezza e la tignosità basco-pirenaica. Magari mi sbaglio, ma spero di no, ma potrebbe davvero essere l’uomo giusto al posto giusto.
Il debutto a inizio febbraio al Sei Nazioni, ma la prima vera Nazionale targata Brunel la vedremo probabilmente nel tour estivo di giugno. Il massimo torneo continentale è infatti troppo a ridosso del Mondiale, troppo poco il tempo a disposizione del nuovo ct per avere a che fare con i giocatori. Un Sei Nazioni di transizione quindi, anche se tra la prima partita con la Francia e l’ultima con la Scozia potremmo vedere due squadre azzurre piuttosto diverse.
Ma le impressioni di cui parlo nel titolo del post non hanno a che fare con la carriera del nuovo allenatore. Sono proprio impressioni epidermiche dovute a due momenti molto diversi tra loro. Il primo, un fortuito incontro vis-a-vis in quel di Rovigo a metà giugno, dove si stava giocando il Mondiale Juniores. Brunel era in fondo alla tribuna, in disparte, con un collaboratore e sembrava un tifoso qualunque. Cosa ha detto? Assolutamente nulla, ma ha accettato una fetta di torta offertagli da alcuni amici (era una Sbrisolona), dimostrandosi molto più affabile di quanto l’aspetto un po’ austero lasci presagire.
Impressione confermata anche dal secondo momento, questo solo televisivo. Sky infatti da qualche settimana sta passando una breve intervista rilasciata da Brunel a Diego Dominguez. Una intervista in cui il nuovo ct racconta intenzioni e desideri. E devo dire che quello che ne esce mi piace parecchio. Certo, trattasi di giudizio legato a 15 minuti di tv e a un paio passati su una tribuna del “Battaglini”. Valgono oggettivamente poco. Però, se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo tranquillamente dire che l’alba non è stata delle peggiori. Anche se la giornata è ancora davvero lunga.

BergaMirco, il recupero prosegue

ricevo e pubblico

Operato pochi giorni fa alla spalla sinistra, l’ala del Racing Parigi e della Nazionale italiana di rugby Mirco Bergamasco è di buon umore, nonostante sia costretto a stare più o meno chiuso in casa per evitare movimenti di troppo. “Cosa volete che faccia? Ho un braccio in meno…”, scherza dai microfoni di Radio Manà Sport. “Non riesco a dormire tanto, purtroppo per mia moglie, di notte mi alzo, cambio il ghiaccio, vado in cucina. Fino a due giorni fa mi svegliavo alle 5 e andavo a vedere la tv, adesso riesco a tirare fino alle 7. Non posso lavare i piatti, quindi fa tutto lei, non posso darle una grossa mano, ma tiene duro, fra due settimane potrò fare più cose e potrò aiutarla di nuovo. Cosa faccio? Mi riposo, lo devo fare per 3 settimane. Esco per qualche passeggiatina e basta, non devo muovere la spalla”. L’intervento alla spalla sinistra è andato bene. “Bisognava farlo, c’erano un po’ di cose da metere in ordine. Fra due settimane, l’8 novembre, vedrò se potrò togliere il tutore e poi potrò iniziare la riabilitazione. Ma sto già meglio, c’é un buon progresso”. Il problema, reso noto dopo il ritorno al club in seguito all’eliminiazione dell’Italia ai Mondiali neozelandesi, tiene a ribadire l’azzurro, non è legato al suo impiego durante la rassegna iridata: “Non mi sono fatto male in Nuova Zelanda, la spalla aveva già alcuni problemi, ma non me ne aveva mai dati come dopo il Mondiale. Quindi abbiamo fatto un controllo ed è emerso che non era stabile ed era meglio operare. E c’erano altre cose intorno che mi avrebbero creato problemi più avanti. Quindi fortunatamente abbiamo fatto tutto e in 3 mesi dovrei tornare in campo”. Magari in tempo per l’inizio del 6 Nazioni, per la partita del 4 febbraio, proprio in Francia? “Se tutto procede bene, se non ho altri problemi e riesco a fare una riabilitazione senza infiammazioni o altro, penso che in 3 mesi, magari 3 e mezzo, ce la faccio”, dice Bergamasco. “Mi auguro di essere disponibile dall’inizio del 6 Nazioni, lavorerò, i tempi sono quelli. Spero di rientrare prima per dare una mano al club, poi al momento si deciderà, anche perché non è detto che io sarò certamente convocato. C’é un nuovo staff con un nuovo allenatore, una nuova gestione, ci sarà da rimboccarsi le maniche soprattutto perché arriverò da 3 mesi di inattività”. Mirco non ha ancora avuto modo di parlare con il nuovo c.t. Jacques Brunel. “Mi ha chiamato Gino Troiani, il team manager. Più avanti ci sarà l’occasione di incontrare anche Brunel. Ovviamente tutto lo staff medico mi ha seguito e si è informato. E’ normale che ci si interessi alle condizioni delle truppe”.

3 novembre: inizia l’era Brunel

Jacques Brunel, il nuovo ct della nazionale azzurra verrà presentato alla stampa giovedì 3 novembre alle ore 11.30, presso l’NH Hotel de la Gare di Bologna. Inizierà quindi ufficialmente una nuova avventura azzurra. Speriamo positiva.