Sei Nazioni: quasi sold-out e un pizzico di amarezza

Roberto Parretta, sulle pagine romane de La Gazzetta dello Sport di oggi

A poco più di una settimana dal lancio ufficiale del 6 Nazioni, con la presentazione del Torneo in programma giovedì 27 al Salone d’Onore del Coni, a meno di due settimane
dall’esordio dell’Italia contro l’Irlanda (sabato 5 febbraio alle ore 15.30), lo stadio Flaminio
è diretto verso il tutto esaurito. Sono solo 3.000 (circa) i biglietti rimasti ancora a disposizione (aquistabili su http://www.listicket.it. e http://www.federugby.it) per la sfida a O’Driscoll
e compagni, stessa cifra, più o meno, per i tagliandi delle altre due partite interne, quelle contro Galles (26 febbraio) e Francia (5 marzo).
Stadio Flaminio che sarà in settimana oggetto di una riunione fra il Comune di Roma e la Federazione, visto che si potrebbero finalmente forse definire i tempi per la riconsegna
dell’impianto da parte del Coni all’amministrazione e quindi alla Fir. Passaggio necessario
per poter parlare di ampliamento (ricordando che si è sempre in attesa dei pareri delle
sopraintendenze dei beni archeologici e culturali).
II Comune ha intanto approvato il progetto e bandito la gara per la ristrutturazione
dell’interno dello stadio, zona hospitality e uffici federali. Si confida che i lavori (a carico
dell’amministrazione cittadina per la somma di quasi 3 milioni di euro) possano cominciare
subito dopo la fine del 6 Nazioni, per poterli vedere conclusi prima del Torneo del 2012. Intanto ieri il ct Nick Mallett ha reso nota la lista dei 24 giocatori convocati in vista del raduno del 27: fra gli azzurri non c’è nessun romano, nessun rappresentante delle squadre romane. Come mai accaduto prima in undici anni di 6 Nazioni. Pesa l’esclusione di Roma dal circuito della Celtic League a vantaggio di Treviso e Viadana, con la Futura Park e la Mantovani Lazio protagoniste «solo» del campionato d’Eccellenza. Ma anche la gestione
dei tanti romani presenti nelle rose delle due franchigie di Celtic: a Treviso, Nitoglia
gioca tantissimo, ma lui, come noto, alla Nazionale ha rinunciato da tempo; Bernabò
gioca abbastanza, ma in seconda linea la concorrenza in azzurro è fortissima; a Picone
(ora infortunato) vengono preferiti come mediani di mischia Botes e Semenzato (poi
in Nazionale a giocare va Gori, una sola presenza da titolare al Benetton…); Sepe ha
messo assieme meno di 80 minuti; Andrea Pratichetti qualche briciola in più. Agli Aironi,
invece, giocano tanto Toniolatti (che però ha saltato le ultime 3 settimane per squalifica)
e Matteo Pratichetti, mentre non gioca (praticamente) mai Bocchino.
Il discorso cambia completamente quando si leggono le convocazioni della Nazionale A del ct Gianluca Guidi, che in tour in Gran Bretagna affronterà gli England Saxons (la nazionale inglese «di scorta») il 29 gennaio e la Scozia «A» il 4 febbraio: nella lista riemergono infatti Bernabò, Bocchino, i Pratichetti, Sepe e Toniolatti. Oltre alla bella sorpresa di D’Apice, il tallonatore campano della Rugby Roma. Un piccolo senso di amaro però resta, visto che la prima storica meta dell’Italia nel 6 Nazioni, nel vittorioso esordio contro la Scozia il 5 febbraio del 2000, fu segnata dal romano Giampiero De Carli.

Caso Brunel: una “lettura” della vicenda

Da Right rugby

E’ ufficiale, almeno dal lato del prestatore d’opera se non ancora da quello del datore di lavoro: Jacques Brunel ieri ha approfittato di un impegno pubblicitario del suo Perpignan a Barcellona coi campioni di calcio allenati da Guardiola, per annunciare ai giocatori e poi ai giornalisti presenti che lascerà la squadra a fine stagione, confermando inoltre la sua nuova destinazione, la Nazionale Azzurra post Mondiale al termine della gestione Mallett. Il tecnico s’è “giustificato” così coi giornalisti conterranei: “Ci ho riflettuto a lungo, ma era difficile lasciar passare una opportunità come questa. Guidare una équipe nazionale è sempre stato il mio sogno. Con la Francia (durante la gestione Laporte, ndr) non ero che un aiutante“.
Era noto da tempo che Brunel volesse lasciare Perpignan a fine anno; s’era parlato di contatti col Biarritz poi, rivelava a suo tempo Midi Olympique, in un blitz coi Federali italiani a novembre veniva trovato un accordo in linea di principio. L’annuncio di ieri, dopo il rientro da Treviso dove s’era significativamente negato a ogni intervista, indica che il tecnico ha sistemato le cose lato datore di lavoro uscente (il contratto che lo legava alla squadra franco catalana si prolungava fino a 2012 inoltrato); lato “entrante”, per salvare la forma – Mallett ha un contratto in corso con scadenza a ottobre – ha ribadito che non ci sarebbe ancora nulla di scritto con la Fir, solo un gentleman’s agreement per un quadriennale traguardato ai Mondiali di Londra 2015. E noi ai gentiluomini crediamo sempre.
Se l’uscita di Barcellona chiude una querelle, rischia però di aprirne subito un’altra. Vedremo infatti come reagirà la Federazione Italiana, quella che secondo alcuni commentatori starebbe gestendo la fine Mallett con piglio decisionista. Ora che Brunel novello Napoleòn s’è nominato da solo – esattamente come Mallett s’era chiamato fuori per primo e in modo”netto”, per usare un eufemismo – ora i vertici Fir si trovano a decidere tra due opzioni, entrambe fastidiosamente reattive: o negare l’esistenza di ogni formalizzazione, derubricando tutto a mero pour parler come fatto sinora, trovandosi a dover reggere un imbarazzante segreto di Pulcinella fino ai Mondiali; oppure confermare l’annuncio, magari asserendo che trattasi di impavido e spavaldo coming out concordato …. alle porte del Sei Nazioni e non alla sua fine, magari poco gloriosa – com’era nei piani, se conosciamo i “nostri polli”.

Jacques Brunel è nato il 14 gennaio 1956 nel dipartimento del Gers che ha Auch capoluogo, nella regione del Midi-Pyrenèes (un tempo si diceva Guascogna); ha giocato a Grenoble, Carcassonne e Auch stessa per dodici anni dal 1988 al 1995, prima di diventare allenatore del Colomiers per tre stagioni, poi del Pau e allenatore degli avanti della nazionale francese gestita da Laporte fino al 2007. A Perpignan dopo il Mondiale come direttore tecnico, ha portato il team a due finali e a un titolo Top14 (2009) che mancava da decenni. E’ un tostissimo Capricorno Guascone poco loquace e attento ai dettagli che prende tutto maledettamente sul serio: sempre installato a bordo campo, braccia incrociate, mai sorridente; esperto di avanti ma ha giocato trequarti. A giudicare dal suo Perpinyà, la sua squadra ideale è impostata su una prima linea devastante ma anche dinamica (Freshwater-Guirado-Mas) supportata dal resto del pack, su un calciatore precisissimo in fondo (Porical) e trequarti guizzanti e potenti (Marty, Mermoz, Fritz, Candelon), senza “primedonne” alla Parra in mediana ma con la capacità all’occorrenza di gestire e inserire talenti come Dan Carter. Una squadra attenta in difesa, chiusa, a volte reattiva ma sempre pronta alle ripartenze. Sulla carta, mancanza di phisque du role e carattere chiuso a parte, sembrerebbe quanto serve per far sognare i tifosi; ma l’allenatore non gioca, può solo aggiungere valore a un potenziale di base che dev’essere messo a disposizione dal cosiddetto “movimento”. E a tal proposito forse ne vedremo delle belle, tra Accademici Federali e … Celtic League, che si avvia a divenire un ingombrante lascito, a questo punto forse non troppo gradito, di Nick Mallett.

Brunel, la “confessione” francese

Christian Marchetti di Solorugby riporta le parole che il tecnico del Perpignan ha detto ai suoi giocatori e riportate da L’Equipe.
A questo link potete leggere l’articolo sul sito del quotidiano francese

Prima i “rumors”, poi le timide conferme del presidente federale Dondi, infine dalla Francia il Sì del diretto interessato. Jacques Brunel sarà il ct dell’Italrugby dopo la prossima Coppa del Mondo. Lo ha annunciato lo stesso 57enne tecnico francese alla sua squadra, il Perpignan, nel corso della seduta fotografica tenuta lunedì presso il Camp Nou, a Barcellona.
“Era tempo che decidessi sul da farsi – le parole di Brunel riportate dall”Equipe’ – Dovevo riflettere sull’eventualità di allenare l’Italia”. E ancora: “Ho già un’età avanzata e l’occasione di dirigere una nazionale, preparare un Sei Nazioni o una Coppa del Mondo di certo non si ripresenterà”.
Il Perpignan occupa attualmente la decima posizione in Top 14, con sette vittorie, tre pareggi e sei sconfitte ma Brunel promette: “Sono comunque intenzionato a chiudere bene la stagione (dopo di lui arriverà Delmas, ndr). Domenica abbiamo già un impegno importante, quello contro gli Scarlets per centrare la qualificazione ai quarti di Heineken Cup”.

Italia “schiava di Roma”? Non al Sei Nazioni…

Chiara Zucchelli su Il Romanista di oggi

La sensazione c’era già da tempo, ieri è arrivata l’ennesima conferma, stavolta ufficiale: il rugby romano, al momento, è tagliato fuori dalla Nazionale. Per la prima volta in 11 anni di Sei Nazioni infatti, nessun rappresentante della Capitale (o, al massimo della regione) è stato inserito nella lista dei convocati per il torneo continentale che scatterà il 5 febbraio, con la sfida all’Irlanda al Flaminio, che si annuncia già tutto esaurito. Una notizia, come detto, già nell’aria, ma che certo non può fare piacere ai rappresentanti del rugby capitolino, nostalgici magari di quella meta di Ciccio De Carli nel 2000 alla Scozia che bagnò l’ingresso azzurro nel Sei Nazioni. Il motivo di questa assenza ha essenzialmente un solo nome: Celtic League. Il perché è presto detto: le due franchigie che disputano il torneo si trovano lontano, a Treviso e Viadana, e le due formazioni romane disputano il campionato chiamato Eccellenza ma che, a conti fatti, viene considerato di serie B. Inoltre, i romani inseriti nel Benetton e a Viadana giocano col contagocce: l’unica eccezione è Ludovico Nitoglia, che però da tempo ha preferito rinunciare alla Nazionale. Per gli altri poche apparizioni: Sepe a Treviso e Bocchino a Viadana vedono la maggior parte delle partite dalla tribuna così come Andrea Pratichetti, al contrario magari di Toniolatti (ora squalificato per tre settimane) e l’altro Pratichetti, Matteo, ma che Mallett ha preferito non chiamare. Picone, ora infortunato, da mesi non viene più convocato, così come Bernabò, che con l’Italia da tempo mette insieme solo apparizioni sporadiche. Diverso è invece il quadro se dalla Nazionale maggiore si passa alla “A”, che affronterà un mini tour in Gran Bretagna affrontando gli England Saxons (la seconda selezione inglese) il 29 gennaio e la Scozia “A” il 4 febbraio: nella lista riemergono compaiono i nomi appena citati e cioè Bernabò, Bocchino, i due Pratichetti, Sepe e Toniolatti. Con loro anche Tommaso D’Apice, il tallonatore della Rugby Roma.

Tocca a Brunel: “Vado ad allenare l’Italia”

Antonio Liviero su Il Gazzettino di oggi

Brunel ha rotto il silenzio. L’allenatore del Perpignan ha annunciato ieri ai suoi giocatori che lascerà il club a giugno per assumere la guida dell’Italia. Le rivelazioni del Gazzettino sul suo “sì” alle proposte della Fir per il dopo Mallett, erano rimbalzate tra sabato e domenica sui siti e sui notiziari televisivi francesi. Prima e dopo la partita di Treviso in Heineken Cup, vinta dal Perpignan 44-9, Brunel si era trincerato dietro una barriera di indispettiti “no comment”. Solo qualche frase al quotidiano sportivo “L’Equipe”: «Ci sono stati dei contatti, non posso impedire ai giornalisti italiani di scrivere ciò che vogliono. La federazione prenderà una decisione dopo il Sei Nazioni». Ma tornato in Francia non ha retto più di 24 ore alle pressioni dei media, alla ridda di voci che rischiavano di turbare il Perpignan alla ricerca della qualificazione in Heineken Cup e impegnata in una difficile rimonta in campionato. Così ieri nella calma del primo mattino (erano le 7!) ha approfittato di un set fotografico congiunto con la squadra di calcio del Barcellona, per mettere al corrente i suoi della scelta che lo legherà all’Italia quattro anni fino alla Coppa del mondo 2015. «Ho riflettuto a lungo – ha detto Brunel col solito tono di voce basso -. Ma era difficile lasciarsi sfuggire una simile opportunità. Assumere la guida di una squadra nazionale è sempre stato il mio sogno. Nella Francia non ero che l’aggiunto di Laporte». L’allenatore, legato ancora una stagione al club catalano, ha negoziato col presidente Paul Goze la partenza anticipata: nessun indennizzo andrà all’allenatore per l’anno di contratto non rispettato. Goze ha rassicurato ieri i tifosi: «Ho già una lista di sostituti». Il più accreditato è Jacques Delmas, in passato a sua volta in corsa per la panchina azzurra. Brunel, 57 anni compiuti venerdì scorso a Treviso, dopo un passato da giocatore a Grenoble, Carcassonne e Auch, ha iniziato nell’88 la carriera di allenatore proprio ad Auch, prima di guidare il Colomiers (dal ’95 al ’99) e il Pau. Dal 2001 al 2007 è stato l’aggiunto di Bernard Laporte alla guida della Francia con l’incarico di allenatore degli avanti. In tale veste ha ideato il sistema d’attacco “a blocchi” dei Bleus, sulla scia della rivoluzione tattica di Australia e Inghilterra che pianifica la distribuzione offensiva degli avanti lungo l’intera linea del vantaggio suddivisa in zone. Durante i sei anni nella Francia ha vinto quattro volte il Sei Nazioni realizzando due Grandi Slam nel 2002 e nel 2004. Dopo la Coppa del mondo, l’approdo alla panchina del Perpignan che ha portato alla conquista del campionato nel 2009 e in finale la scorsa stagione. Il suo annuncio se da un lato mette fine ai “rumors” in Francia, potrebbe creare invece qualche imbarazzo all’Italia che inizia tra 19 giorni un insidioso Sei Nazioni a sette mesi dalla Coppa del Mondo. Dovrebbe essere Mallett a gestire l’avventura in Nuova Zelanda. Ma nel caso di un Torneo disastroso, Brunel potrebbe essere chiamato a prendere le redini della squadra azzurra prima del mondiale con Serge Milhas, attuale tecnico a La Rochelle, come aggiunto e responsabile della mischia.