Franchigie-Fir: è caos?

Un duro corsivo sulla Gazzetta dello Sport di oggi

Siamo all’autolesionismo. Il rapporto tra federazione e club (anche stranieri) è al punto più basso. La guerra è sporca e combattuta senza classe. E dire che nella prima stagione di Celtic, operazione dalla quale il movimento avrebbe solo da guadagnarci (almeno nel medio-lungo periodo), la collaborazione dovrebbe essere totale. Da un lato la Fir che, non avendo imposto regole chiare, pretende la massima disponibilità. Ma Treviso domani, per esempio, sfida il Munster con 11 (!) giocatori in azzurro, quattro dei quali (Burton, Semenzaio, Barbieri e Rouyet) non di interesse nazionale e quindi non «pagati». E meno male che Benvenuti e lo stesso Rouyet, esclusi dai 22 anti-Inghilterra, a Monigo saranno almeno in panchina. Dall’altro i club stessi. Si arriva al paradosso: Festuccia, arrivato alla Borghesiana mercoledì sera, giovedì è volato a Londra con la squadra, ieri pomeriggio s’è allenato a Twickenham e poi, poiché oggi sarebbe rimasto in tribuna, è tornato a Parigi: il Racing di Berbizier alle 14 affronta il Castres nel Top 14 e, data la situazione, lo ha rivoluto con sé. E poi c’è Mallett che anche ieri ha tuonato: «Il capo sono io e sono io a decidere che gli azzurri di Benetton e Aironi nei ventidue dell’attuale rosa, il prossimo weekend non giocheranno in Celtic League. Ho chiesto a Checchinato, responsabile dell’alto livello, di scrivere lettere inequivocabili». Per non dire dei giocatori utilizzati in un ruolo con le franchigie e in un altro in Nazionale. Urgono rimedi immediati: ne va della credibilità dell’ovale tricolore.

Atleti di formazione, una sentenza che provocherà una valanga?

Umberto Nalio, per Il Resto del Carlino – Rovigo

L’ALTA CORTE di Giustizia Sportiva ha finalmente emesso la sentenza in merito ai ricorsi presentati, dall’avvocato Mariano Protto del foro di Torino, per conto dei giocatori italoargentini Santiago Monteagudo e Paolo José Pitavino relativamente alle disposizioni Fir in merito al numero degli atleti di formazione da iscrivere nei fogli gara. Come si ricorderà, il numero, rispetto ai campionato 2009/10, era salito da 14 a 17 (o 18 in caso di foglio gara con 23 giocatori), con non pochi disagi per tutte le squadre e non solo neli’Eccelenza, per non parlare poi del consistente numero di giocatori oriundi che nel giro di pochi mesi si sono trovati senza squadra, scaricati da una Federazione che pochi anni prima era ricorsa a loro per far quadrare i numeri dei vari campionati e della Nazionale. Monteagudo e Pitavino, che giocavano in categorie inferiori, hanno raccolto tutte le lamentele della categoria, trovando i fondi necessari per farsi assistere legalmente e ottenendo parziale soddisfazione con una sentenza che recita testualmente: «L’Alta Corte di Giustizia Sportiva (…) accoglie parzialmente i ricorsi e per l’effetto annulla in parte, nei sensi di cui in motivazione, la sentenza della Corte d’appello federale Fir del 5 ottobre 2010, n. 1 – s.s. 2010/2011. Dichiara altresì illegittima e per l’effetto annulla la delibera del Consiglio Federale Fir del 10 aprile 2010, resa nota mediante Comunicato Federale Fir del 12 maggio 2010, n. 4, nella parte in cui stabilisce in 17 (18 in caso di foglio gara di 23 giocatori) il numero minimo dei giocatori di formazione italiana da inserire per gli incontri dei campionati nazionali di Eccellenza, anziché in una misura inferiore, anche intermedia, eventualmente, fra quella oggi prescelta e quella a suo tempo determinata per la Stagione 2009-2010».
QUESTO COSA SIGNIFICA? Che l’Aita Corte ha valutato restrittive e censurabili le decisioni delia Federazione Italiana Rugby in materia di giocatori di formazione, annullando di fatto la delibera dell’aprile dello scorso anno e rimettendo tutto in discussione. Cosa può accadere ora? Se domani invece del VI Nazioni fosse in programma il campionato di Eccellenza, si potrebbe, per assurdo, aspettarsi che qualche squadra arrivi a scendere in campo anche con 15 oriundi, perché la sentenza, annullando la delibera Fir, riporta a zero la numerazione, stato di fatto che in ogni caso persisterà fino a quando una delibera Fir non rideterminerà i nuovi criteri di schieramento, con la speranza che almeno questa volta vengano fatte salve le regole del Coni. Sarà interessante leggere le motivazioni della sentenza e valutare perché non siano state prese in considerazione le possibili discriminazioni messe in atto nei confronti di giocatori che per passaporto, quindi per legge, sono considerati italiani a tutti gli effetti. Ed altrettanto interessante sarà vedere come questa volta la Fir sistemerà la questione, anche se, sulla base delle esperienze precedenti, non abbiamo assolutamente dubbi sul fatto che a Roma spunterà l’ennesimo coniglio bianco dal cilindro federale.

Sei Nazioni: Firenze non vuole mollare

Paolo Mugnai per La Nazione

FIRENZE sta alla finestra, in attesa delle mosse di Roma e delle decisioni della Federazione Rugby. Intanto, però, il consigliere comunale fiorentino Stefano Di Puccio presenta una mozione per promuovere la candidatura di Firenze per il Sei Nazioni 2012. «Un’iniziativa
molto utile, appropriata e tempestiva» — commenta il vicesindaco ed assessore allo sport Dario Nardella – e mi auguro che il consiglio comunale discuta al più presto questa mozione, sarebbe una spinta decisiva al lavoro che con il sindaco Renzi già stiamo svolgendo con la Fir».
Dal 2000 le partite interne della Nazionale Italiana durante il torneo del Sei Nazioni sono ospitate allo Stadio Flaminio, un impianto sportivo polivalente con una capienza originaria
di 24000 posti (di cui 8000 coperti). L’intenzione della Federazione, e , del Comune di Roma, è trovare una soluzione definitiva. Da qui il progetto di un ampliamento, da realizzarsi nel 2012, per incrementare la capienza a 42000 posti. Ecco così Firenze rilanciare la candidatura del Franchi. «Pensiamo che Roma abbia molti problemi per ospitare il Sei Nazioni – aggiunge Nardella – visto che la capienza del Flaminio non è sufficiente per eventi internazionali di questo tipo». Il test match del 20 novembre in cui la Nazionale ha affrontato l’Australia è stato un successo su vari fronti. «Primo, per il pubblico, vedere lo stadio Franchi gremito da 33.000 spettatori è stato entusiasmante. Secondo, il campo ha reagito benissimo, dopo tre giorni era già pronto, smentendo i gufi. Terzo, l’accoglienza della città verso la Nazionale è stata positiva». Quali vantaggi
offrirebbe Firenze rispetto ad altre candidature? «Firenze e Prato sono un polo rugbistico, quindi a livello di club tra i più alti con un grande bacino di spettatori. Firenze poi con l’alta velocità è la città più baricentrica, essendo equidistante da Milano e Roma». Ora che
succede? «Il presidente federale Giancarlo Dondi conosce la situazione. Noi ci siamo».

Presidenza ERC: Lux in carica per altri tre anni

Jean-Pierre Lux è stato rieletto per altri tre anni alla Presidenza dell’ERC, organizzatore dei tornei della Heineken Cup e dell’Amlin Challenge Cup.

Lux, a capo dell’organizzazione dal 1999, è stato rieletto durante una riunione del Comitato Direttivo tenuta oggi (Mercoledi 9 febbraio 2011) a Dublino mediante una votazione da parte dei direttori dell’ERC provenienti dall’Inghilterra, Francia, Irlanda, Italia, Scozia e Galles.

Lux – che conta 47 selezioni con la Nazionale francese tra il 1967 e il 1975 – e uno dei direttori dell’ERC, Peter Wheeler,  erano candidati alla Presidenza.

Prosegue a distanza il dibattito Flaminio-Franchi

Paolo Mugnai per La Nazione

FIRENZE al posto di Roma per il prossimo Sei Nazioni? Lo aveva già detto ad ottobre il sindaco Renzi nella Sala di Clemente VII di Palazzo Vecchio durante l’incontro con il ct azzurro del rugby Nick Mallett: «La prima scelta della Federazione è logicamente il Flaminio ma se la Fir e la città di Roma dovessero litigare, Firenze sarebbe prontissima ad ospitare le gare del Sei Nazioni». Ora Stefano Di Puccio, consigliere e Capogruppo del Gruppo Misto in Comune ma soprattutto autentico rugbista, rilancia la candidatura del Franchi ad ospitare grandi eventi internazionali di rugby. Lo fa con una mozione, approvata
all’unanimità dalla commissione sport, che invita sindaco e giunta a “promuovere la candidatura di Firenze per il Sei Nazioni 2012 di rugby”. Come sede “quanto meno provvisoria” – spiega Di Puccio – considerata l’indisponibilità dello Stadio Flaminio che dovrebbe essere pronto soltanto verso la fine del 2012. Giocano, a favore di Firenze, i numeri del test match del 20 novembre in cui la Nazionale Italiana ha affrontato gli Wallabies dell’Australia nel secondo dei tre test autunnali. Lo stadio Franchi gremito
da circa 33000 spettatori è un dato eloquente del successo di pubblico in quello che fu il vero e proprio ‘battesimo’ del grande rugby a Firenze. Nonostante la sconfitta, messa in preventivo contro i due volte campioni del mondo, fu una giornata di festa. Dalla mattina ci fu una serie di iniziative che coinvolsero la cittadinanza. Un lungo Terzo Tempo in anticipo sulla partita, proseguito sugli spalti con cori, striscioni ed ola e dopo il fischio finale con
birra e balli. Il «Franchi», che ne ha viste tante nella sua lunga storia, si prestò volentieri ai rugbisti, dimostrandosi perfetto per un evento di tale importanza.
DA CONSIDERARE, poi, come a Firenze il rugby sia uno sport in costante crescita per praticanti e, di conseguenza con l’incremento delle squadre giovanili, per spettatori.
Soggetto interessato a questa ‘apertura’ del Comune di Firenze è, oltre naturalmente alla F.I.R. (Federazione Italiana Rugby) con il presidente federale Giancarlo Dondi, la Fiorentina per ottenere la disponibilità dello stadio Franchi.
Motivi culturali e logistici farebbero, inoltre, di Firenze una sede ideale in alternativa a Roma. Gli appassionati aspettano buone notizie. In un momento in cui il calcio non richiama più gli spettatori di una volta sarebbe bello vederlo ancora, il Franchi, pieno e festoso come nello scorso novembre.
Dopo un’amichevole, una partita del Sei Nazioni richiamerebbe ancora più entusiasmo. E,
come la Firenze del rugby, anche la Nazionale Italiana di Mallett è in crescita, sconfitta soltanto nel finale dall’Irlanda. La nostra città ha voglia di misurarsi con un appuntamento così prestigioso ed è pronta. Quale sarà la risposta?