Franchigia romana in Celtic? L’apertura di Dondi

Il presidente federale Dondi ha “aperto” ad una franchigia romana in Celtic League, ma i tempi dovrebbero essere medio-lunghi. Ecco uno stralcio delle dichiarazioni del numero uno della FIR così some sono riportate da Christian Marchetti di Solorugby

“Si parla sempre più insistentemente di franchigia romana? Sì, ed è importante che se ne parli. Vedremo, se in futuro dovesse verificarsi l’allargamento della partecipazione italiana in Celtic League la Capitale potrebbe partire avvantaggiata”.
(…) “Sì, c’è la possibilità di un allargamento delle partecipanti italiane (che potrebbero passare da due a tre, ndr), ma l’ipotesi sarà percorribile soltanto tra qualche anno. Non nell’immediato”.

PER LEGGERE TUTTO L’ARTICOLO CLICCATE QUI

Mallett, franchigie e mondiali: Dondi a 360°

Michele Ceparano su La Gazzetta di Parma

Giancarlo Dondi non corre. Domani c’è Italia-Francia e sabato prossimo, 19 marzo, Scozia-Italia, il «redde rationem». In ballo non c’è solo il temuto «cucchiaio di legno», ma anche il futuro di Mallett. La domanda è scontata: il ct azzurro, in caso di «cucchiaio», andrà via subito o dopo i Mondiali? E, soprattutto, sarà il francese Jacques Brunel, come si sostiene da più parti, a sostituirlo? Dondi non si sbilancia e aspetta. Meno diplomatico, invece, lo è su come Aironi e Benetton stanno gestendo la loro avventura in Magners League. Alle due realtà la Fir chiede infatti maggiore collaborazione.
Ancora una volta l’Italia si giocherà tutto contro la Scozia…
In questo Sei Nazioni abbiamo regalato la prima contro l’Irlanda, giocato male contro l’Inghilterra e contro il Galles, se avessimo  avuto un calciatore, avremmo potuto raccogliere un risultato positivo. Adesso c’è la Francia che credo sia fuori dalla nostra portata. E poi, nell’ultimo turno, affronteremo la Scozia proprio a Edimburgo. A casa
loro è sempre molto dura.
Mallett ha le valigie già pronte?
Se perderemo tutte le partite di questo Sei Nazioni dovremo chiederci il perché visto che
stiamo investendo molto.
Quindi?
Non mi piace parlare prima del tempo. E poi il contratto di Mallett scade dopo i prossimi Mondiali.
In caso di cucchiaio di legno, si parla di Brunel subito. Inoltre, il tecnico francese starebbe cercando casa a Parma…
Brunel è tra i papabili per sostituire Mallett. Ripeto: tra i papabili. Smentisco comunque
che stia cercando casa a Parma. Almeno, se la sta cercando, io non lo so.
Tebaldi, unico parmigiano doc dei giro azzurro, è caduto in disgrazia?
Tito in questo momento non è al massimo della forma. Deve crescere e può riuscirci.
Voi ai Mondiali in Nuova Zelanda dovrete esordire a Christchurch che è stata duramente colpita dal recente terremoto.
L’albergo dove doveva alloggiare la nostra nazionale è crollato. Ci hanno comunque assicurato che il nostro girone verrà giocato in Nuova Zelanda e non, come qualcuno aveva ventilato, in Australia. Attendiamo notizie.
Passiamo alla Magners League. Lei non sempre è apparso in sintonia con Aironi e Benetton.
Quando abbiamo deciso di partecipare con due squadre alla Magners League l’abbiamo fatto per avere un controllo diretto sui giocatori di interesse nazionale e per far rientrare dall’estero più giocatori possibili. Inoltre, per far sì che i nostri giovani migliori trovassero una collocazione professionistica in Italia. Purtroppo nel rapporto tra Fir da una parte e Aironi e Benetton Treviso dall’altra ci sono state incomprensioni e molte volte è venuta a mancare, a causa di personalismi vari, quella comunione di intenti tecnica che potesse permettere alla nostra nazionale di avere quei vantaggi ottenuti invece da irlandesi, gallesi e scozzesi, nostri partner nella Magners. Ritengo che tra Fir e franchigie ci debba essere maggiore integrazione a livello tecnico.
Gli Aironi non stanno raccogliendo risultati, ma fanno quadrato attorno al loro staff tecnico.
L’allenatore, il preparatore atletico, il manager e il medico devono essere concordati con la
Federazione. Finora invece sono stati esclusivamente scelti da loro. Voglio ricordare a chi
se ne fosse dimenticato che la Fir si sobbarca il 60 per cento degli ingaggi. In quanto ai giocatori, poi, vorrei che si giocasse con meno stranieri, ma di migliore qualità

Movimento: tutti i dubbi sul ritorno dell’Under 23

Umberto Nalio su Il Resto del Carlino

ALCUNI giorni fa si è parlato di ufficialità per l’ennesima operazione di restyling delle categorie giovanili, ma ancora non è giunta nessuna comunicazione ufficiale da parte della Fir, esclusion fatta per la circolare di ottobre 2010.
Dovrebbe scomparire l’Under 18 e ricomparire nuovamente l’Under 23, che in passato si chiamava squadra Riserve, insomma l’ennesimo cambiamento che questa volta non ha come scopo la necessità di uniformarsi al modo di lavorare delle altre realtà del rugby europeo, ma semplicemente una forma elegante per mascherare la mancanza di numeri atti a mantenere vive le attuali categorie. Parlare di Under 20 schierando dei ’94 e ’95 vuol dire raccontarsi delle bugie, in quanto a scendere in campo saranno dei ragazzini di 16 e 17 anni, anche se è pur vero che ci sarà la possibilità di far giocare fino ad otto rientranti del
’93, ma allora perché non chiamarla Under 19?
L’altra novità sarà il ritorno dell’Under 23 formata dai nati dal ’93 all’89, con possibilità di inserire nella lista cinque fuori quota, fatto questo positivo perché permetterebbe alle prime squadre di graduare il rientro degli infortunati e tenere sotto osservazione gli elementi più interessanti. Ma anche qui i dubbi non sono certo pochi in quanto la partecipazione a questo campionato non sarà obbligatoria con concrete possibilità
che si disputi a livello regionale.
Ed ecco allora sorgere i primi dubbi: con quale criterio verranno composti i gironi? saranno messe assieme formazioni di Eccellenza con A, B e C? e se così sarà quale potrà essere il livello del torneo Under 23? Pensare che un campionato di questo genere possa
contribuire a far crescere i giovani, in prospettiva prima squadra sembra quasi utopistico, sempre ragionando in funzione dell’Eccellenza, oltre all’inevitabile disagio che ne deriverebbe per tutto il movimento minore, basti pensare alla situazione del Polesine che vive da sempre grazie ad un processo di osmosi tra le poche realtà esistenti.
E’ vero che le società satelliti non sfornano da tempo validi ricambi per i bersaglieri, ma è altrettanto vero che le iniezioni di Under 18 da Villadose hanno salvato al Rovigo la stagione in corso e che a Badia, nei momenti cruciali, la prima squadra dei rosso blu ha tratto in più occasioni benefici per la disponibilità di uno sparring partner di qualità. Ma come
potrebbero stare in campo realtà come queste se non ricevessero linfa vitale, alias giocatori, da via Alfieri? Atleti per altro che molto spesso non hanno le qualità per restare a quel livello, mentre con l’adesione al progetto Under 23 diventerebbero indispensabili per
formare una rosa di 30/35 giocatori, numero indispensabile per fare un campionato. Il dubbio è che con questo passaggio si possano creare i presupposti per un ulteriore
impoverimento numerico e qualitativo del nostro rugby.

Contratti e oriundi, quanti guai per il movimento

Ivan Malfatto perIl Gazzettino

Settanta giocatori sono in contenzioso con le proprie società di Eccellenza, A e B per
spettanze arretrate. L’Alta corte di giustizia del Coni ha annullato la delibera del consiglio
federale sul numero di atleti di formazioni italiana in Eccellenza (17 su 22), accogliendo
il ricorso di due oriundi argentini. Sotto il cielo azzurro dell’Italia al Sei Nazioni, ricco di sponsor, entusiasmo, pubblico, e popolarità (pensa se ci fossero anche i risultati), arranca nel grigiore un movimento in difficoltà, non solo economica. Queste due vicende sono gli esempi più recenti.
«I circa 70 contenziosi aperti dai giocatori nei confronti dei propri club sono destinati ad aumentare» spiega Stefano Di Salvatore, avvocato e presidente dell’Air (Associazione
italiana rugbisti) che cerca di tutelare gli atleti. L’estate scorsa con la crisi economica
imperante e il ridisegno del professionismo e del rugby di vertice italiano, l’Air aveva
previsto un centinaio di contenziosi nel corso della stagione. Ci è andata vicino. «Ci
arriveremo, purtroppo – continua – I contratti depositati in Fir sono solo il 40% di quelli
in essere. Il problema riguarda sia la stagione vecchia, che quella in corso». Fra i club più
in difficoltà con i pagamenti figurerebbero l’Aquila, Venezia, Crociati e Roma. A posto le altre venete di Eccellenza. In tale clima il 9 febbraio è piombata la decisione dell’Alta
corte del Coni che ha «accolto parzialmente» i ricorsi contro la Fir di Santiago Monteagudo
e José Pitavino, oriundi militanti in serie A e C. Tale sentenza dichiara «illegittima e annulla la delibera del consiglio federale del 10 aprile, nella parte in cui stabilisce in 17 il numero minimo di giocatori di formazione italiana da inserire nel foglio gara in Eccellenza». Una bomba, in teoria, che potrebbe ridisegnare squadre, campionato e regole di utilizzo degli oriundi. In realtà secondo Di Salvatore non avrà effetti pratici. «La Fir dal giorno della
sentenza aveva tempo 30 giorni per adempiere, convocando il consiglio federale e modificando la delibera del 10 aprile – spiega – Mancano pochi giorni alla scadenza e una convocazione appare improbabile. Si può fare ricorso per mettere in mora la Fir. Ma con i tempi tecnici il nuovo giudizio non arriverà prima di maggio, a campionato praticamente finito. Gli eventuali effetti non potranno ricadere nemmeno sul futuro. Infatti il Coni non contesta il tetto dei 17 giocatori, ma il principio di omogeneità nell’averlo portato di colpo da
12 a 17 rispetto ai campionati minori, dove l’aumento è stato minore. Quindi al massimo si
potrà ottenere di ridurre il tetto a 14-15 per una stagione, ma quella successiva sarà di
nuovo alzato».
Quindi i tanti oriundi che a seguito della delibera Fir hanno perso il posto hanno scarse
possibilità di ritrovarlo. A meno che la federazione non torni sui propri passi, cosa improbabile. «Anche perchè – conclude Di Salvatore – la direttiva di tutelare i vivai,
quindi i giocatori di formazione italiana, viene proprio dal Coni. Dal 2004 riguarda tutti
gli sport di squadra, non solo il rugby».

Altri giocatori in libertà grazie al “permit player”. L’asse è quello Treviso-Padova

Dalla pagina Facebook del Petrarca Padova

Il Petrarca Rugby, in virtù del “Permit Player”, una norma stabilita all’inizio della stagione per consentire il prestito dei giocatori di interesse Nazionale alle franchigie che partecipano alla Celtic League, ha ceduto fino alla ripresa del campionato di Eccellenza tre giocatori al Benetton.

Si tratta di Alberto Chillon, Marco Neethling e Michele Sutto. Il primo viene dal vivaio del Petrarca, gli altri due sono arrivati proprio da Treviso a inizio stagione.

“La regola è chiara”, spiega il presidente Enrico Toffano. “La Federazione può richiamare i giocatori inseriti nella lista di interesse nazionale stilata a inizio stagione, e trasferirli nelle due franchigie per il periodo del Sei Nazioni in caso di necessità.Un gentleman agreement, ma anche una regola che ha pochi mesi di vita, e che quindi dovrà essere migliorata per non danneggiare troppo le società. La Federazione chiede collaborazione, e noi la diamo ad entrambe le franchigie”.

Sul piano tecnico, un vantaggio per le squadre. “Sono contento per i ragazzi. Sutto è stato una grande sorpresa nel suo ruolo, Chillon è un ragazzo del nostro vivaio sul quale abbiamo scommesso forte, Neethling è arrivato da noi dopo un lungo infortunio per tornare pienamente in forma, cosa che sta facendo”.