Stranieri, una questione complicata e che scotta

Il nodo stranieri è una delle frizioni maggiori tra FIR e franchigie. RightRugby è andato ad analizzare come vanno le cose in Francia e Inghilterra. Il sottoscritto, per quanto possa contare, non è d’accordo con le conclusioni sul nostro Paese, ma l’approfondimento merita di essere letto. Ve ne presento uno stralcio.

Alla fine il club di rugby Exeter Chiefs, promosso in Premership questa stagione e molto ben comportatosi sinora, è stato riconosciuto colpevole ed è stato punito: cinquemila sterline di multa e due punti in meno in classifica.
La colpa di cui si son macchiati? Aver iscritto a referto tre “stranieri” invece dei due concessi dal regolamento del campionato. E uno dice, lo vedi che siamo noi italiani quelli di manica larga a consentirne cinque?
Ovviamente non è così: a parte l’assurda precisazione inventata per ingarbugliare i conti delle italo celtiche dell’uno per ruolo (addirittura ridicola quando crea la categoria omogenea aperture – estremi), si fa presto a dire “straniero”. Da noi è “italiano” qualsiasi nativo anche dell’Antartide e mai visto in Italia, purchè convocabile tra gli Azzurri (vedi Gower, o il tentativo fatto con Wisniewski). In Francia invece stanno implementando il concetto opposto, “positivo”: Vulcaniani e Klingon fin che si vuole e si può, ma ogni club deve avere una quota minima di “giocatori di formazione nazionale”, cioè di un certo numero di atleti che in età pre-professionistica e formativa fossero già nel Paese.
In Inghilterra e in tutto il Regno Unito invece è “straniero” chi non possieda passaporto europeo comunitario oppure africano, caraibico o delle isole del Pacifico. Ciò in ossequio alla legislazione Comunitaria sul lavoro, inclusiva di accordi di Cotonou e del Commonwealth britannico. Così vasto da render più difficile infrangerlo che rispettarlo questo regolamento,  che vale anche per le avversarie celtiche delle italiane. (…)
Quel che rende il caso italiano ancora più assurdo degli altri, è che introduce squilibri con le avversarie e quindi penalizza le italo-celtiche; tafazziano, forse dettato dalla provinciale idea che i successi gialloneri o biancoverdi non si propaghino alle prestazioni nazionali in un circolo virtuoso stile Munster-Irlanda ma che piuttosto “facciano ombra”. Ogni eventuale gloria rimanga quindi tutta e sola Azzurra, perchè c’è chi “gode di più” quando vince la nazionale (come dire, preferisco le mele quindi abbasso le pere). E’ l’impari trattamento,  il modo perfetto per alimentare rabbie, boicottaggi, isolazionismi.
Nel merito della norma introdotta dalla Fir, la pretesa che essa favorisca lo sviluppo di talenti locali, al limite potrebbe essere vera se imponesse di reclutare degli atleti di formazione nazionale, “alla francese” (poco attuabile  da noi, abbiamo un problema di “massa critica”). Invece han piantato paletti anacronistici e tafazziani alle due celtiche tra estremi e aperture, mentre a livello nazionale si lasciano liberi di  “adottare” fraternamente i vari Gower (con tutta la stima possibile per i giocatori coinvolti). Alla faccia dei giovani locali, buoni solo per riempirsi la bocca di buone, false intenzioni.

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Su Facebook una pagina per tutti i tornei d’Italia

Una pagina dove trovare i tornei di ogni sorta che vengono giocati lungo tutto lo stivale. Una pagina dove postare – e trovare – tutte le informazioni possibili e immaginabili. Luoghi, orari, partecipanti, regolamenti, eccetera eccetera.
A crearla è stato Cuore Ovale, tra le realtà rugbistiche più attive degli ultimi mesi.

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Fir-Franchigie, venti di guerra

Di un paio di giorni fa le dure parole di Dondi. Questa la “lettura” di Giorgio Sbrocco per La Padania

I prossimi giorni diranno se una tale (in apparenza insanabile) diversità di intendimenti produrrà svolte clamorose o accordi a geometria variabile. Certo è che l’attuale situazione di contrasto ha (ri)dato voce e fiato a quanti, in verità da tempo, predicano che la gestione delle due franchigie debba essere (quasi completamente) nelle mani della Fir. E (ri)prende corpo l’ipotesi delle due “sottoNazionali”. Una con sede a operativa al Nord (Milano, Torino) e una a Roma

Dondi avverte Treviso e Aironi. Si scaldano i motori per la franchigia federale?

“Abbiamo dato ad Aironi e Treviso le nostre indicazioni e ci aspettiamo che le usino per l’interesse generale del rugby italiano. Sono sicuro che inizieranno a collaborare, ma non dovessero farlo la Federazione Italiana Rugby deve pensare a soluzioni alternative per il 2012-2013”.
Le parole che il presidente FIR Giancarlo Dondi ha rilasciato a Enrico Borra per il sito Scrum.com sono destinate a suscitare un vespaio di polemiche. Il fuoco dato alle polveri dalle decisioni federali circa il numero di stranieri utilizzabili è stata solo la miccia, evidentemente. Oppure può diventare il grimaldello per far entrare in gioco prima del preventivato la franchigia federale, probabilmente romana, di cui ormai si parla sempre più apertamente da tempo.
Aspettiamo comunque le reazioni di Treviso e Aironi.

Fondi FIR, un milione di euro per il rugby di base

La FIR ha reso disponibile il documento con il “Progetto Sviluppo Rugby Base” per la stagione sportiva 2011-2012. Ben 980mila euro, la maggior parte dei quali – 580mila euro – destinati al Premio Maggiore Attività, riservato alle società che hanno svolto in maniera diretta attività superiori a quelle obbligatorie. Previsti anche 300mila euro di Premio Accademie, per le società che hanno reclutato e formato i giocatori poi finiti in una delle tre accademie zonali (Mogliano, Parma e Roma).

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