Una possibilità reale. Bernard Lapasset, il presidente dell’International Board l’ha definita così. Soggetto della frase è la candidatura del Sudafrica all’organizzazione dei Mondiali 2023. A fare da traino a Johannesburg è il torneo iridati di calcio di poco più di sei mesi fa. Il Paese si è dotato di strutture nuove e funzionali, tali da rendere più che ipotizzabile un’assegnazione di quelli rugbistici tra 12 anni. Almeno questo è quello che Lapasset ha detto alla Reuters dopo un incontro con il nuovo ministro dello sport sudafricano Fikile Mbalula. Ministro che ha garantito un appoggio del governo locale alla candidatura.
L’assegnazione verrà fatta nel 2013. Ricordiamo che dopo i Mondiali neozelandesi di settembre-ottobre, il successivo torneo iridato si terrà in Inghilterra nel 2015 e in Giappone nel 2019. Il Sudafrica ha finora ospitato una edizione dei Mondiali, nel 1995, vincendoli.
Categoria: Estero
Il Super Rugby apre le porte all’Argentina
Greg Peters è il direttore esecutivo della Sanzar, la federazione creata ad hoc per gestire il Super Rugby, il torneo che raccoglie il meglio di Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda, la cui edizione 2011 inizierà questo fine settimana.
Il Super Rugby – o Super 15 – è diventato tale solo quest’anno (l’anno scorso era Super 14), ma già dalla prossima stagione cambierà nuovamente faccia. Pare infatti ormai più che probabile che dal 2012 entrerà a far parte del gruppo una sedicesima franchigia, proveniente però dall’Argentina. A farlo sapere è stato proprio Peters, che ha sottolineato i progressi e l’egregio lavoro che la UAR (la federazione del paese sudamericano) sta facendo per ottenere il via libera già nella stagione post-Mondiale. Un ingresso “argentino” era stato preventivato entro il 2015 anche dall’International Board, ma in pochi si aspettavano di vederlo diventare concreto così presto. Le dichiarazioni del dirigente Sanzar sono riportate dalla stampa argentina e da ESPNscrum.com.
Sempre dal 2012 l’Argentina dovrebbe entrare stabilmente a far parte del Tri-Nations, che cambierà così denominazione in Four Nations.
Quanto cresce il rugby negli USA!
Noi gli yankee li incontreremo in Nuova zelanda, ai Mondiali. L’appuntamento è fissato per il 27 settembre al trafalgar Park di Nelson. Una partita, quella con gli Stati Uniti, che sulla carta non dovrebbe comportare problemi per gli azzurri. Anzi, una di quelle gare da chiudere con il punto di bonus.
Questo oggi, perché domani lo scenario potrebbe cambiare. Uno studio condotto dalla Sporting Goods Manufacturers Association (SGMA) fa infatti sapere che il rugby negli Stati uniti è la terza disciplina per crescita in termini di tesserati e partecipanti. La crescita è stata infatti dell’8,7%, inferiore solo al softball (13,8%) e hockey su ghiaccio (12,2%).
E oltreoceano guardano avanti: Nigel Melville, USA Rugby CEO & President Rugby Operations, ha fatto sapere che i prossimi passi saranno quelli di inserire il rugby in pianta stabile nelle high school e nei college, al pari dei più “tradizionali” basket e football.
Insomma, tra un po’ dovremo vedercela anche con il gigante a stelle e strisce.
Rugby dall’altro mondo: parte il Super Rugby!
Articolo che ho scritto per il bel blog Sport minori a chi?
Diciamocelo chiaro. Se a qualsiasi appassionato di rugby viene chiesto a bruciapelo “quali sono le tre nazioni più importanti della palla ovale?”, la risposta immediata (quasi un riflesso pavloviano) è solo una: Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica. Con buona pace di noi europei e soprattutto degli inglesi, che comunque avranno l’eterno merito di aver inventato e diffuso questo sport. God bless the queen. E mentre nel Vecchio Continente si sono iniziati a incrociare i tacchetti per il Sei Nazioni 2011, nell’emisfero australe sta per iniziare il Super 15, o come ormai viene comunemente definito, il Super Rugby. Trattasi di un vero e proprio campionato che raccoglie 15 squadre dai tre suddetti Paesi, equamente distribuiti. Un torneo che in questa forma e numero è una novità, ma che in realtà ha una storia di tre lustri alle spalle: il Super 12 infatti è esistito dal 1996 al 2005, per poi trasformarsi l’anno successivo in Super 14, formula che è rimasta invariata poi fino alla scorsa stagione. A essere sinceri la storia si può allungare fino al 1986, quando venne creato il South Pacific Championship al quale partecipavano neozelandesi, australiani e figiani. Che qualche anno dopo divenne Super 10, con l’ingresso di samoani e tongani.
L’equità di numero di partecipanti per ogni Paese – 5 per l’Australia, 5 per la Nuova Zelanda e altrettante per il Sudafrica – è però una novità di quest’anno. Il Super 12 vedeva infatti una preponderanza neozelandese (5 squadre) a fronte di una minoranza degli altri due Paesi (4 per il Sudafrica e 3 per l’Australia). Il Super 14 consentì ai sudafricani di raggiungere i maori e agli australiani di diminuire ulteriormente il gap. A portare l’assoluta parità infine saranno quest’anno i Melbourne Rebels. Questi ultimi hanno una particolarità tutta loro: a differenza delle altre 14 rappresentative – tutte in qualche modo riferibili alle tre federazioni nazionali – i Rebels sono “esterni”, di totale proprietà di un gruppo privato. A gestire il tutto è la Sanzar, una sorta di super-federazione creata ad hoc.
Il continuo crescere di numero di formazioni ha imposto anche modifiche alla formula del torneo: fino allo scorso anno si giocavano partite secche senza gare di ritorno, come nel Sei Nazioni. Le prime quattro andavano alle semifinali e quindi le vincitrici si giocavano il titolo. Anche semifinali e finale si giocavano con una partita secca. Da quest’anno invece sono state create tre Conference, una per Paese, e si giocano partite di andata e ritorno. Previste però anche gare “esterne” alla propria Conference, per un totale di 16 partite garantite a tutti i partecipanti. Quindi i playoff – la cui formula è diventata piuttosto complessa – con semifinali e finale secca. A portarsi a casa più titoli finora sono stati i Crusaders di Canterbury (NZ) con 7 vittorie. Ben distanti i Blues di Auckland (3 trofei conquistati) e i Bulls di Pretoria (Sudafrica, sempre 3). I Brumbies di Canberra sono invece la squadra australiana più titolata – l’unica a dire il vero – con due vittorie.
Il migliore torneo del mondo? Forse. Probabile. Nel nostro emisfero solo quello francese al momento può stargli dietro. Il vantaggio che ha il Super Rugby sta nelle politiche decise da tempo dalle tre federazioni coinvolte: se vuoi essere convocato in nazionale devi giocare in una nostra franchigia. Queste tiene nelle terre natìe i sudafricani, gli australiani e i neozelandesi più forti. Non solo: fa da polo di attrazione per quelli che invece giocano all’estero. L’ultimo clamoroso caso è quello di Sonny Bill Williams, giovane e fortissimo centro, che pur di vestire la maglia degli All Blacks ai prossimi mondiali ha abbandonato un anno fa un ricchissimo contratto che lo legava al club di rugby a 13 di Tolone. Ora veste la divisa del Canterbury. Con grande gioia del ct neozelandese Graham Henry. Due cose prima di finire: si parte il prossimo 18 di febbraio. E secondo, il Super 15 così come lo conosciamo durerà poco: forse già l’anno prossimo arriverà anche una franchigia argentina.
Argentina shock: si dimette Loffreda
Marcelo Loffreda lascia l’incarico di responsabile dell’Alto Livello della federazione argentina di rugby. Le dimissioni sono irrevocabili. A quelle latitudini una notizia di grande rilevanza, tanto più che la decisione arriva alle porte di un mondiale. Loffreda era (è?) tra i papabili alla successione di Mallett sulla panchina azzurra.
L’articolo è tratto da Clarin.com, è in spagnolo, ma assolutamente comprensibile.
A pocos meses de la gran cita en el Mundial de Nueva Zelanda, el rugby argentino se ve sacudido por una noticia de alto impacto: Marcelo Hernán Loffreda renunció como Director Nacional de rugby de Alto Rendimiento, cargo al que había asumido en junio de 2010. Si bien aun no hay una confirmación oficial por parte de la Unión Argentina de Rugby, el ex entrenador de Los Pumas lo anticipó en la noche del miércoles tras mantener una reunión con los miembros de la Sucomisión de Alto Rendimiento.
La decisión, aunque dolorosa, la estuvo meditando desde finales del año pasado y a poco de expirar su convenio de seis meses. Al parecer, a Loffreda no le cayó bien la salida del Director Nacional de Rugby, Les Cusworth, a quien en noviembre la UAR no le renovó el contrato. Cabe recordar que el inglés Cusworth integró el staff técnico de Loffreda, cuando fue el entrenador del seleccionado nacional que obtuvo la histórica medalla de bronce en el Mundial de Francia en 2007.
Según lo destaca la página web tackledeprimera.com, anoche Loffreda le expuso sus razones de su dimisión a los integrantes de la Subcomisión de Alto Rendimiento (su titular es el tucumano Manuel Galindo, hombre de confianza del presidente de la UAR, Luis Francisco Castillo) y luego en el anexo de SIC, donde se entrena el plantel de los jugadores del PIAR que integran el equipo de Pampas XV y el Seven, le anticipó su despedida a Francisco Rubio, el Manager del CEDAR Buenos Aires. Además, mantuvo una charla con Sergio Carosio, el fisioterapeuta de Los Pumas, a quien le confió que su decisión es irrevocable.
Loffreda tenía como funciones la de coordinar y supervisar las distintas áreas del Alto Rendimiento, los Seleccionados Nacionales y los Centros de Alto Rendimiento. Junto a los responsables de cada área, era quien debía diseñar los estandares técnicos, tácticos y físicos para los jugadores y dotarlos de las mejores herramientas posibles para alcanzar su mejor rendimiento, enfocándose en el Mundial de Nueva Zelanda y en la futura inclusión de Los Pumas en el Torneo Cuatro Naciones a partir de 2012.
“Mi lugar como Director Nacional estará muy cerca del juego, de los entrenadores, de los coaches, de los managers y de los jugadores, que es lo que más me interesa, lo que conozco y lo que me apasiona”, comentó al momento de asumir.
El Tano Loffreda, ingeniero civil de 51 años, fue jugador de Los Pumas entre 1978 (tuvo un paso previo por Los Pumitas en 1976) y 1994 en los que disputó 78 partidos y en 20 fue su capitán. Se retiró como jugador en SIC en 1996, y luego fue el entrenador del seleccionado nacional entre 2000 y 2007, el año en que obtuvo su mayor logro deportivo, el tercer puesto en el Mundial de Francia. Posteriormente, se desempeñó como entrenador de Leicester Tigers en la Liga Premiership inglesa hasta mediados de 2008. La UAR lo contrató en junio de 2010 para comandar un análisis y reestructuración del rugby de alto rendimiento.


