Tigri, Arlecchini e una ragazza di Treviso

Giulia Candiago è una ragazza di Treviso. Ed è pure la fidanzata di Martin Castrogiovanni. Giulia era a Londra questo fine settimana e per la pagina web che si occupa di rugby del sito di Radio R101 racconta la “sua” Harlequins-Leicester, vinta dai Tigers del suo fidanzato per 17 a 13.

Londra 2 aprile 2011.
Harlequins vs Leicester Tigers. Ovvero gli arlecchini contro le tigri, bè diciamo che già dal nome non ci deve essere storia per quanto riguarda la performance: gli arlecchini non possono vincere contro le tigri, altrimenti che figura farebbero quei grossi felini a farsi battere da delle maschere di carnevale!
Scherzi a parte è stato un match veramente intenso e giocato fino all’ultimo secondo come succede la maggior parte delle volte in queste competizioni d’Oltremanica, nervosa e stressante anche per gli appassionati che la vivevano dagli spalti, con tanto di provocazioni poco carine a fine partita, cosa che succede di rado nelle partite di rugby.
Ovviamente niente di grave, ma comunque insolito per questo sport da gentiluomini. Come insolito vedere le cheerleader che ballano durante gli intervalli. Insomma una partita movimentata soprattutto per quanto riguarda ciò che succedeva al di fuori del campo.
Finiti gli 80 minuti i giocatori escono in mezzo ai tifosi che si sono intrattenuti a brindare o fare giocare i bambini nel campo di gioco esattamanente dove fino a pochi minuti prima stavano spingendo e combattendo le tigri e gli arlecchini. È una delle cose…

PER CONTINUARE A LEGGERE IL PEZZO CLICCA QUI

Bologna e Rosslyn Park, quando in campo vanno 215 anni di rugby

Dal sito del Bologna Rugby 1928

Insieme i due Club hanno 215 anni. Ben 132 gli inglesi del Rosslyn Park – una delle società più antiche dell’Inghilterra – e 83 (tra pochi giorni) i rossoblù del Bologna Rugby. La sfida tra i due storici club è in programma sabato 2 aprile 2011, presso lo stadio Terrapieno del Cus Bologna, con inizio alle 14,30.
Ad entrare in campo saranno la squadra “Nomads” del Rosslyn Park e la “Old” del Bologna Rugby 1928. In entrambi i casi si tratta di formazioni di veterani arricchite da atleti più giovani che, senza apparenti ambizioni agonistiche, giocano a rugby per puro divertimento: i Nomads – in particolare – si definiscono cultori del “Social Rugby”.

Con la maglia del Bologna scenderanno in campo nomi storici della società, dagli attuali allenatori della prima squadra Nicola Aldrovandi e Roberto Sgarzi – entrambi capitani di lungo corso – a colonne del passato e ora della Old, come Franco Rizzoli, Claudio Soavi, Francesco Dell’Aera, Marco Zanini, i fratelli Bini, Graziano Taddia e Fabio Fava. Non mancheranno nemmeno atleti dal recentissimo passato (o ancora in attività seppur saltuaria), come Giulio Livotto, Davide Sasdelli, Mauro Baldassin, Giovanni Gianesini, Stefano Brolis e Massimo Zanini.

Indiscrezioni danno per certa la partecipazione del mediano di mischia – nonché presidente del Rugby Bologna 1928 – Francesco Paolini (Marco Minardi è infortunato…). Per la fascia di capitano sarà una bella gara, ma dovrebbe spuntarla Roberto Sgarzi, che conta più presenze di tutti e non dovrebbe avere rivali.
Se infine gli inglesi si dimostreranno ancora più forti di quello che sembrano essere, dato che nessuno ci starà a perdere, il Bologna Rugby avrà a bordo campo il jolly, e cioè tutti gli atleti della prima squadra che non saranno convocati per l’incontro di domenica con il Guastalla. Ovviamenti pronti a dare man forte ai più attempati “Old”.

Al termine dell’incontro, che avrà regole e durata compatibili alle forze degli atleti, seguirà un terzo tempo particolarmente ricco. Negli allenamenti preparatori, oltre che degli schemi di gioco, si è discusso a lungo se sia meglio la carne alla brace o la porchetta, e se accompagnare questi sia più adatta la birra o il vino rosso.
Partecipate e lo saprete.

 

Dondi e Fir vs Cucchiaio di Legno

Massimo Calandri per Repubblica.it

Sarà anche di legno, ma l’ennesimo cucchiaio dell’Italrugby ci costa quasi mezzo milione. Quattrocentoquarantamila euro, per la precisione: la differenza nel premio – versato dagli organizzatori della manifestazione – che quest’anno separa gli azzurri dalla Scozia, quinta classificata.
I conti li fa Giancarlo Dondi, presidente della Federazione.
“Agli ultimi arrivati spetta l’1% del bilancio del Sei Nazioni, quest’anno circa 8 milioni di euro. A chi li precede va l’1,5. Nelle nostre casse entrano così 880.000 euro, più o meno”.
Potevano essere di più, con un pizzico di fortuna e magari una maggiore precisione di Mirco Bergamasco nei calci di punizione.
“Potevano anche essere di meno, senza la vittoria dell’Irlanda sull’Inghilterra nell’ultimo turno: se gli inglesi si fossero aggiudicati il Grande Slam, vincendo tutti e cinque gli incontri, la torta da spartire tra le altre squadre sarebbe stata ancora più piccola”.
Quanto pesa, maledetto ‘wooden spoon’.
“Insomma basta, con questa storia del cucchiaio di legno. Ma siete proprio sicuri che ci tocchi? Secondo me basta un pareggio, per evitarlo. Noi abbiamo addirittura battuto la Francia…”.
Desolato. I britannici, che hanno scritto la storia e le regole di questo sport, dicono che il cucchiaio va comunque all’ultima classificata. Li ha letti i loro giornali?
“Mi sono stufato di leggerli. Ho dato incarico ai miei uomini della Federazione di fare una bella ricerca documentata. Se serve, andando anche a spulciare negli archivi inglesi. Perché secondo me, magari nel passato le cose andavano in un certo modo: ma da quando c’è il Sei Nazioni, la storia del ‘cucchiaiò è cambiata”.
Gli inglesi sanno essere spietati. Brucia sulla pelle, vero?
“Così passiamo per brocchi anche se non lo siamo. Ce lo vogliono assegnare sempre, anche se vinciamo. Perché non è mai toccato a loro, prenderlo. Non ancora”.

NDR Ricordo che non esiste alcuna regola scritta e codificata per l’assegnazione del cucchiaio di legno. Da qui la confusione, i fraintendimenti e le varie ipotesi che da sempre circolano sull’assegnazione del premio

Pensieri e parole da allenatori…. da leggere!

Eric Janssen, del Telegraph Sport, ha scritto un breve articolo molto divertente. Qui di seguito trovate la traduzione pubblicata dal sito dell’Under14 dell’Asti Rugby (curato da Monica Besussi). E ne approfitto per ringraziare Antonio Falda della segnalazione. Ecco il pezzo…

La maggior parte degli allenatori di rugby di oggi sono esperti massmediologi e dalle loro labbra escono tante dichiarazioni pro forma su che cosa è andato bene e cosa no dopo ogni singolo match.
Allo stesso modo, provate a chieder loro che cosa c’è bisogno di fare prima della Coppa del Mondo e non andrà meglio: “Dobbiamo essere più freddi, dobbiamo imparare a fare possesso, dobbiamo imparare a segnare più punti dell’avversario…”.
In privato però, ciò che segue è quello che forse stanno davvero pensando, a soli sei mesi dal calcio d’inizio della RWC.

Martin Johnson: Come impedisco ai miei giocatori di sembrare degli opossum immobili alla luce dei fari dell’automobile non appena vengono veramente messi sotto pressione? A parte l’Australia, l’abbiamo fatto contro Nuova Zelanda, Sud Africa e ora Irlanda. Come impedisco a Chris Ashton di sprecare passaggi cruciali e come insegno a Ben Youngs ad agire quando la mischia sta indietreggiando? Molto, molto lavoro da fare… non siamo nemmeno vicini ad essere bravi quanto alcuni giocatori e alcuni tifosi pensavano che fossimo.

Declan Kidney: Come faccio a manipolare l’elenco delle partite dei gironi e delle finali in modo da giocare sempre e solo con l’Inghilterra? E’ l’unica squadra con cui i miei ragazzi riescono a farcela.

Marc Lievremont: Devo chiamare più spesso i miei giocatori ‘codardi’, sembra che funzioni perfettamente. Allenarsi è un optional.

Warren Gatland: io mi sono divertito, ma in questo modo di certo usciremo presto dalla Coppa del mondo e ad ottobre mi ritroverò a spedire in giro il mio curriculum. Devo anche ricordarmi di tenere giocatori e staff tutto il tempo lontani dai bar.

Andy Robinson: Continuerò a parlare in modo positivo e forse questo indurrà la gente a credere che siamo ancora in ascesa. A proposito di questo, siamo imbattuti dall’ultima sconfitta. E abbiamo battuto l’Italia, che ha quasi battuto l’Irlanda, che ha battuto l’Inghilterra… per cui questo fa quasi di noi i campioni del Sei Nazioni. Sicuramente segno di gloria nella Rugby World Cup.

Nick Mallett: Facciamoci due conti… siamo grandi al Flaminio ma miseri in qualsiasi altro posto. Chiediamo all’International Rugby Board di spostare i Mondiali a Roma. Come persona esperta e navigata, Silvio Berlusconi è l’uomo perfetto alla guida del progetto.

Sonny Bill si rimette i guantoni. A soli tre mesi dal Mondiale

Come far arrabbiare la federazione neozelandese e il ct all-blacks Graham Henry? Non è semplicissimo, anche perché non sono molti i comportamenti “a rischio” che vengono concessi. A meno che non ci si chiami Sonny Bill Williams. Allora diventa facilissimo…
Tipo salire su un ring a Auckland (di nuovo, per la quarta volta) a giugno, tre mesi prima del mondiale. Certo, il centro dei Crusaders lo farà per racogliere fondi per le vittime del terremoto di Christchurch. Ma la cosa non renderà più tranquillo Henry, di questo ne siamo sicuri.