Il Rugby Como incassa il colpo ma non si ferma

Da La provincia- Della questione avevo dato notizia qualche giorno fa

«Il campo cancellato? Una grande amarezza», dice Angelo Bresciani, presidente del Comitato regiona le lombardo della Federazione Rugby, più volte a Como, negli ultimi  anni, per dare una mano alla società, ancora senza un terreno di gioco, il cui progetto è stato definitivamente stralciato dal bilancio comunale benché compreso nel programma elettorale. «Sono sei anni che vengo a Como per cercare di risolvere la situazione – osserva Bresciani – Ed è ovvio che la decisione del Comune mi rattristi moltissimo, anche alla luce dello sforzo profuso dalla società Rugby Como nella promozione di questo sport, un impegno che meriterebbe altra attenzione. Tengo a precisare, comunque, che la Federazione non ha fatto offerte di denaro per la realizzazione del campo, così come invece sostiene l’amministrazione comunale, né quindi si può dire che offriamo tanto o poco. È vero invece che la nostra è una delle poche federazione che offre contributi a fondo perduto per la realizzazione di impianti sportivi, ma si tratta, a prescindere dal fatto che l’offerta sia o meno importante, di soldi che finiscono nelle casse dei Comune. Voglio dire: il campo resta di proprietà esclusiva delle amministrazioni». Di tono analogo le dichiarazioni di Davide Vigliotti, presidente del Rugby Como: «L’attività è in espansione – osserva – e il prossimo anno andremo avanti  ugualmente. È chiaro che andranno rivisti gli accordi per l’utilizzo del terreno del Belvedere. A noi la domenica non basterà più, servirà anche il sabato, siamo tanti, il movimento è in crescita. Fermarsi è  impensabile, impensabile disperdere un patrimonio come quello messo insieme in questi anni. Le prospettive di crescita sono importanti, a breve presenteremo nuovi progetti, il Comune e le istituzioni devono aiutarci». Alternative? «La sola teoricamente praticabile – prosegue Vigliotti – è quella di cui si era parlato già due, tre anni fa, e che prevedeva l’adeguamento del campo Coni con lo spostamento delle piattaforme per il salto in alto all’esterno della pista d’atletica. La spesa era minima, ma non se ne fece nulla per la contrarietà dell’atletica… Non credo che oggi sia percorribile. Aspettiamo, ma ripeto: il Rugby Como non si fermerà ».

Genova, il “Carlini” sarà la casa del rugby

L’assessore comunale di Genova allo Sport Stefano Anzalone ha annunciato che da settembre il ‘Carlini’ diventerà il nuovo stadio del rugby. Previsti lavori per 500mila euro, compreso il rifacimento completo del campo da gioco in manto sintetico. L’investimento complessivo sarà di circa 500mila euro, di cui 100-150 mila della Federazione Rugby, ed il resto del Comune.

 

Fiamme Oro, una due-giorni nella Storia

Dall’ufficio stampa Fiamme Oro

Cinque scudetti nel massimo campionato nazionale di rugby e sei campionati riserve. Con questi numeri le Fiamme Oro Rugby di Padova, dal 1955 al 1978, hanno letteralmente dominato il mondo della palla ovale italiana.

E quest’anno, per la prima volta in assoluto, i “mitici cremisi” di quegli anni si incontreranno di nuovo a Roma, dove oggi ha sede la società delle Fiamme Oro e che, di quella grande squadra, è intenzionata a rinverdirne i fasti.

Due giorni, sabato 16 e domenica 17 aprile, che segneranno un’occasione unica: da un lato l’incontro tra chi giocò in quella grande squadra, dall’altro la possibilità, per chi oggi ne fa parte, di conoscere un pezzo della storia del rugby nazionale.

Alla manifestazione, che avrà luogo nella sede del G.S. Fiamme Oro Rugby, presso la Caserma Gelsomini di Roma (via Portuense, 1680 – Ponte Galeria), oltre ai giocatori di ieri, di oggi, ma anche, grazie alle varie rappresentative giovanili cremisi, di domani, prenderanno parte alcune rappresentanze istituzionali della Polizia di Stato e della Federazione Italiana Rugby.

 

Il derby di Parma sul campo del rugby-politico

di Mafalda “la contestatrice”

Domenica a Parma sarà giornata di derby, a giocarsela “in casa” sarà la squadra di Filippo Frati, i Banca Monte Crociati Parma. Già il nome in sé portò, all’inizio stagione, dello scompiglio: il campanilismo nocetano lottò perché apparisse “NOCETO” nel logo e nella ragione sociale, ma Parma è sempre Parma, ma soprattutto sappiamo chi c’è a Parma. Oltre al nome i nocetani videro passare in secondo piano l’importanza del loro meraviglioso impianto sportivo e così molti tifosi, da allora, decisero di non assistere più alle partite “in casa” giocate “fuori casa” al  XXV Aprile di Parma, per l’esattezza lo stadio del rugby-politico. Ma torniamo ad oggi….

Fortunatamente, per i politrugbisti, questo incontro riempirà gli spalti dello stadio grazie all’altra sponda (Gran, Colorno, Viadana) e non sicuramente per l’affluenza da parte parmigiana. Dico parmigiana e non nocetana, loro ci saranno, certo, non tutti… quelli incazzati neri per il giochetto “giocato” al Noceto resteranno a casa. La politica che ha voluto questo non pensa al movimento, in uno sport di nicchia come il nostro non puoi lasciar perdere i tifosi, non puoi tagliarli fuori. Già abbiamo quattro gatti che vengono a vedere le partite. Non per nulla Sky ci ha abbandonato e Dahlia sappiamo tutti che fine ha fatto. La gente è il nostro punto di forza, IL POPOLO DEL RUGBY è IL NOSTRO PUNTO DI FORZA.  Solo nell’ultimo match disputato “in casa” contro il Petrarca, i Crociati hanno avuto un pubblico di circa un centinaio di persone. Una vergogna! Questo perché? Perché la Nomenklatura ha deciso che un club con un discreto Palmares non doveva  morire? Solo perché una carica era più importante che continuare un sogno che dei semplici ragazzi avevano intrapreso e nel quale avevano creduto fino in fondo? Ragazzi che hanno portato dalla serie C un gruppo compatto dentro e fuori i cancelli degli stadi, un gruppo che a fine partita alzava le braccia con un battito di mani e a pieni polmoni incitava un foltissimo pubblico a ritmare con loro “SU LE MANI SIAM NOCETANI”. Un gruppo di ragazzi che adesso a fine partita batte le mani sì ma non nel loro stadio e non più come nocetani. Tutto questo per salvare il soldato Ryan!

Quel ramo del lago di Como che volta le spalle al rugby

Situazione difficile a Como, alle prese con la purtroppo ormai “storica” mancanza di un vero campo da rugby. Così Michele Sada racconta la situazione su La Provincia

Sembrava già cosa fatta, le promesse si era sprecate, così come le rassicurazioni e le pacche sulla spalla. Invece il nuovo campo da rugby, invocato a più riprese dagli sportivi e da diversi consiglieri comunali, non si farà. L’assessore Stefano Molinari non ha usato giri di parole, durante la discussione sul bilancio nell’aula di Palazzo Cernezzi: «Il campo non è previsto – ha detto, rispondendo a una domanda di Mario Molteni – Ho chiesto al presidente della federazione nazionale un contributo significativo, non ci è stato garantito e noi non abbiamo la possibilità di finanziare con cifre consistenti l’intervento». Una bocciatura senza appello, che mortifica le attese di centinaia di ragazzi e delle loro famiglie, che hanno scelto lo sport più in ascesa, in questi anni. Eppure, ha confermato lo stesso Molinari, «un’area adatta ci sarebbe ed è quella del Belvedere (il centro sportivo di via Longoni, ndr)». In effetti la realizzazione nella zona oggi occupata dai due campi da tennis e dalla pista di pattinaggio, tutte strutture inutilizzate, era ormai data per certa. Invece niente. Il rugby a Como dovrà attendere.

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