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Quei fischi amari e inutili per il presidente FIR

da Il Gazzettino

Il “Battaglini” manda a quel paese Giancarlo Dondi. Il presidente della Fir non è fortunato con le finali scudetto. Si è era già beccato una sonora bordata di fischi in passato al Plebiscito di Padova (2005). Ieri sono state addirittura tre a Rovigo. Da tutto il pubblico, anche quello di fede rodigina. La prima quando lo speaker Saverio Girotto ha annunciato la sua presenza allo stadio. Le altre quando ha compiuto le premiazioni sul campo.
Chi ha assistito vicino a lui in tribuna alla partita l’ha visto particolarmente amareggiato per l’accaduto

Fotogallery: Tommaso Del Panta e quegli scatti da una finale d’Eccellenza

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Rovigo-Petrarca e un minuto di tensione

“Rubo” all’amico e collega Duccio Fumero di Rugby 1823 il racconto del suo collaboratore Emanuele Zago di un episodio avvenuto subito dopo il fischio finale della Finale del Campionato d’Eccellenza.

Una partita dura ma corretta, la finale del campionato Eccellenza tra Femi-Cz Rugby Rovigo e Petrarca Padova, lo dimostra l’assenza di cartellini negli ottanta minuti di gara. Ma a fine partita l’amarezza prende il sopravvento. Mentre i giocatori padovani fanno il giro d’onore del campo sventolando la bandiera bianconera portata da Ludovic Mercier, valicano il confine del campo che porta sotto la tribuna est, la torcida rossoblu.
Qualche fischio e parecchi buuu, ci stanno in un clima di rivalità storica, fatto di 146 incontri. Ma c’è chi i colori rossoblu ce li ha cuciti addosso, rodigino nel sangue e sul campo. E’ Edoardo Lubian, che prova a strappare di mano la bandiera a Mercier e rispedirlo a spintoni dai tifosi padovani. Ne nasce una colluttazione che coinvolge anche i compagni di squadra. Tutto si risolve nel giro di un minuto, mentre a centrocampo si allestisce la scenografia per le premiazioni. Alla fine Lubian viene scortato negli spogliatoi da Golfetti, che lo rimprovera come un fratello maggiore. E la festa continua.
“Per me sotto la tribuna non è successo niente – dichiara poi a freddo lo stesso Mercier – Stavo facendo il giro di campo dopo la vittoria, di tutto il campo. Non era certo mia intenzione provocare nessuno. Mi spiace se qualcuno se l’è presa, ma ho il massimo rispetto di Rovigo e del suo pubblico. Anzi ringrazio tutti i tifosi rodigini per la splendida scenografia che ci hanno regalato”.
Il Bersagliere German Bustos non difende le azioni del compagno di squadra ma a Mercier risponde: “Da professionista poteva evitare di andare sotto la tribuna est. E’ stato un gesto di cattivo gusto”.

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Petrarca campione: la parola agli allenatori

 Pasquale Presutti, alla vigilia della finale-scudetto vinta dal suo Petrarca in casa del Rovigo, aveva anticipato che quella del “Battaglini”, indipendentemente dal risultato, sarebbe stata la sua ultima uscita sulla panchina padovana. Ora, poco dopo aver cucito il dodicesimo scudetto sulle maglie dei suoi giocatori, non sembra aver cambiato idea: “Abbiamo fatto un campionato altalenante, ma le partite secche, le finali, fanno sempre storia a sé. Oggi l’unica cosa che dovevamo fare era dire la nostra, ci siamo riusciti. Sul 14-3 per Rovigo la squadra ha avuto il grande merito di continuare a credere nel risultato, loro forse hanno pensato di aver la partita in mano e noi siamo riusciti a rimontare. Abbiamo impostato la partita secondo le nostre capacità, puntato sui nostri punti di forza, e siamo riusciti a conquistare questa grande soddisfazione. Sono felice per me, per la società, ma soprattutto per i giocatori. Il mio futuro? Il Petrarca è una delle migliori società d’Italia e mi piacerebbe rimanere, magari con un altro ruolo: vorrei far crescere i giovani, io ho sessantuno anni e alleno da ventinove, nei prossimi giorni parleremo e decideremo. Voglio dire anche che Polla Roux oggi ha perso, è vero, ma siamo stati insieme quattro anni nel Petrarca, forse a volte non ci siamo capiti, ma lui è una splendida persona, un tecnico capace che ha voglia di migliorarsi ed avrà una grande carriera. Gli auguro grandi soddisfazioni”.

Roux, giovane tecnico del Rovigo, alla prima stagione sulla panchina dei Bersaglieri, è avvilito ma non sconfitto: “Guardo al futuro, avremo un’altra occasione. Sul 14-3 è venuto meno lo spirito giusto per affrontare la finale, forse abbiamo creduto di avere la partita in pugno, che tutto fosse facile e Padova è riuscito a rimontare. Nel secondo tempo, anche dopo la meta del vantaggio del Petrarca, non ho smesso di crederci perché ho fiducia nel gruppo ma abbiamo sofferto molto in mischia, avuto pochi palloni di qualità ed in due episodi il TMO non ha ravvisato l’evidenza del toccato dopo che avevamo probabilmente varcato la linea di meta. Le finali sono così, impariamo da questo per ripartire”.