Mauro e Mirco, quando il rugby si fa azienda

Francesco Volpe per Il Corriere dello Sport

Entri al supermercato sotto casa e te li trovi lì, tra le mozzarelle e il banco del pane. Mauro e Mirco Bergamasco, grembiule e cappello da chef. In carne e… pardon, in solido cartone. E’ l’ultima scommessa della premiata ditta M&M. Anzi, 2MB, come recita il loro marchio registrato, che ormai compare sulla linea d’abbigliamento stile rugby vintage dell’Adidas
come sul pàté d’olive delle Fattorie Umbre, che; tra rugby e cucina hanno lanciato 16 slogan (e i prodotti) “Il gusto del terzo tempo”. E’ l’ultimo passo nell’evoluzione del rugbista. Da energumeno (considerato) con poco cervello a uomo-immagine e ora imprenditore di se stesso. Sebastien Chabal, l’Orco francese esploso alla Coppa del Mondo del 2007, ha sponsor per non meno di un milione di euro l’anno, ma l’inglese Jonny Wilkinson, dopo il drop vincente alla Coppa del 2003, ne valeva addirittura cinque. Lontana anni-luce
l’epoca (fino al 1995) dei contratti in nero, quando anche poche migliaia di lire potevano costare la squalifica per professionismo.
Mauro e Mirco però sono andati oltre. Da uomini-sandwich a imprenditori. A 360 gradi: dalle produzioni video alla linea di abbigliamento, dagli alimentari ai camp rugbistici
estivi per ragazzi (lanciati proprio in questi giorni). Loro non reclamizzano solo: producono
idee. Cui fa da volano la popolarità conquistata sul campo, con la maglia della Nazionale e nel Top l4 francese.
BERNOCCOLO – «E’ cominciato tutti nel 2004 – racconta Mauro, 32 anni, il fratello maggiore -Abbiamo aperto per scherzo un sito internet e ci siamo ritrovati a contatto con il mondo delle aziende. Dai primi sponsor alle sfilate di moda e ai calendari: una cosa
tira l’altra ed eccoci qui». Un marchio (2MB), una società a loro nome (M2M), un’altra (Licensing Vision) che ne cura il marchio di cui sopra (lo fa anche per la Ducati): i Bergamasco sul campo giocano, nella vita fanno terribilmente sul serio. Manca solo
un manager, «ma trovarne uno bravo non è facile. I più puntano solo a far soldi».
«Il bernoccolo degli affari l’abbiamo preso da zio Giampaolo, il fratello di papà Arturo – continua Bergamauro – Fa il parrucchiere e il restauratore di mobili, ma soprattutto si diverte a inventare business.Mirco ed io? Lavoriamo a braccetto». Il fratellino, 28 anni, non è dello stesso avviso: «Lui si crede Bill Gates. Vorrebbe investire su ogni idea, parte a testa bassa. Io sono più ragioniere, faccio due conti e lo freno. Spesso mi fa una testa così, mi
convìnce e ci si butta» dichiarò qualche tempo fa al “Mattino di Padova”. “Ma no, se mi muovo di più io è perché mi infortuno più spesso di lui e ho più tempo libero…» replica Mauro.
FUTURO – Oggi i Bergamasco, tra contratti, sponsor e attività imprenditoriale valgono dai 500.000 euro in su. Qualcosa di impensabile, fino a qualche tempo fa, per un rugbista italiano. «Quando mi vedrete in giacca e cravatta? Quando decido io, almeno spero. Volevo smettere dopo i Mondiali, ma ho perso quasi l’intera stagione per l’infortunio alla spalla e
m’è tornata tanta voglia di rugby. Il mio sogno è fare il produttore cinematografico. Per ora stiamo lavorando ad un documentario sul rugby e abbiamo pronti vari format Tv».

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