Cobra e Bufali, storie da un altro rugby

Manuel Bonomo per Il Giornale di Brescia

Oggi i Kobs (Cobra) sfidano i Buffaloes sul loro campo, nel Kyadondo Rugby Club di
Kampala. Un bel campo, ma un luogo tristemente celebre per «l’11 settembre
ugandese»: nella notte tra 111 e il 12 luglio 2010, due kamikaze si fecero saltare
a Kampala, in un ristorante etiopico e appunto nella club house del Kyadondo Rugby
Club, uccidendo in tutto 78 persone che stavano guardando in Tv la finale dei Mondiali
di calcio in Sudafrica. Gli attentati furono rivendicati da un gruppo terroristico somalo
legato ad Al Qaeda.
Oggi il campo del Kyadondo pare in ottime condizioni, destano qualche perplessità i cavi dell’alta tensione che in parte lo attraversano, ma «accade solo raramente di colpirli» ci dicono. A bordo campo si vendono arachidi, banane e spiedini. I tifosi sono pochi, ma molto rumorosi e agguerriti. Sono i Kobs i superfavoriti, ma a pochi minuti dal calcio d’inizio i Bufali si portano avanti 3-0 su punizione. L’agonismo è altissimo e il gioco si dimostra
subito più fisico che tecnico: alle azioni veloci dei trequarti si preferiscono azioni di sfondamento con la mischia: i Bufali, schiacciati nella loro area dei ventidue, hanno
un bel daffare per difendere quei 3 punti di vantaggio.
In campo vaga anche un enorme uccello marabù, una specie di grande cicogna scura
con un becco spropositato che evidentemente ha qualcosa a che vedere con i «Cranes», le gru, come viene chiamata la nazionale ugandese di rugby. Placido e per nulla spaventato
il marabù passeggia nella metà campo dei Kobs: può stare tranquillo, la mandria dei Bufali è tenuta a debita distanza dalla pressione della squadra di casa.
Un giocatore delle giovanili degli Heathens, la cui allenatrice è una donna «molto grassa e fortissima» mi spiega che la nazionale ugandese è forte nel Continente Nero, ma quando gli chiedo del Sudafrica lo vedo sgranare gli occhi come se parlassi di alieni: «No, no, il Sudafrica non può giocare con noi!».
Siamo sul finire del primo tempo e i Kobra paiono ancora assopiti. Un altro spettatore mi parla di squadre ricche e squadre povere e mi spiega che il tifo è influenzato anche da questo: lui, per esempio, non sopporta i Kobs perché troppo snob e tifa Buffalo. D’altronde
chi durante il giorno si spezza la schiena portando pesi disumani o guidando un moto taxi
per 12 ore tra la polvere e il caldo tropicale, non ha di certo né il tempo né le energie per allenarsi come si deve.
Nel secondo tempo i Kobra si presentano in campo decisamente più… velenosi, con un’energia che li porta a vincere il match 32 a 3. Stretta di mano finale e via a casa:
nuvole nere promettono pioggia. Pioggia tropicale.

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