Il Sei Nazioni, il Pro14 e la CVC: una montagna di soldi e una domanda che bisogna farsi

Vantaggi, opportunità, nuovi scenari: l’ingresso del gruppo di private equity nel gotha della palla ovale europea mette il rugby in una condizione tutta nuova, e sposta il confine. Ed  espone anche a rischi culturali mai affrontati prima. 

Se ne parla da tempo, si attendono solo comunicati ufficiali con le cifre definitive. Arriveranno. Parlo di CVC Capital Partners e del suo “ingresso” nel board del Sei Nazioni e del Pro 14. Ieri Duccio Fumero su R1823 ha prefigurato una (verosimile) ripartizione economica di quei soldi. E sono numeri pesanti, visto che per la FIR si parla di circa 45 milioni euro netti.
Una vicenda destinata a cambiare non poco il rugby europeo. Le opinioni sono in larga parte favorevoli, vista l’abbondante immissione di liquidità fresca nelle casse di tutte le federazioni coinvolte. Al momento però nessuno sembra porre l’accento su un aspetto che sul medio-lungo periodo avrà un peso non indifferente, nessuno sembra porsi la domanda più importante: quali sono gli obiettivi di CVC?

La risposta è semplice e complicata allo stesso tempo. E’ facile perché un gruppo di private equity cerca una sola cosa: il profitto. CVC ha capacità di investimento per oltre un centinaio di miliardi di euro e interessi nei settori più svariati. CVC vuole fare i soldi, sono bravi a farli e se guadagnerà anche nel rugby significa che anche i suoi partner lo faranno, FIR compresa. La domanda è però: a che prezzo? Perché una volta che tu vendi una cosa poi non ce l’hai più. Le quote vendute dalla federazioni sono ora fuori dal loro controllo.
Può sembrare un gioco di parole, ma non lo è. E’ il vero nocciolo della questione. CVC non è una entità rugbistica, non è un qualcosa che nasce all’interno del mondo ovale o che ne condivide lo spirito, qualsiasi cosa possa significare. E’ una macchina da soldi, e resterà in quel mondo fino a quando sarà economicamente fruttuoso. Cercherà profitti in ogni modo. CVC si siede al tavolo con una serie di entità che pur con le loro innegabili differenze provengono tutte dallo stesso humus, che condividono una visione, un sentire. CVC invece è un alieno.

E’ una compagnia che spingerà l’acceleratore verso confini e limiti che le federazioni non avrebbero mai immaginato. O che comunque non lo hanno fatto finora. E’ una opportunità, indubbiamente, è una sfida. E’ un rischio, non so quanto calcolato da parte delle varie federazione. Una spinta iper-capitalistica, se volete passarmi il termine, potrebbe lasciare strascichi non indifferenti anche sulla federazione inglese e a cascata sul suo movimento, ma Londra è tra tutte quella che potrebbe incassare meglio gli eventuali (inevitabili?) contraccolpi. Le altre?
Intendiamoci, ci sono innegabili vantaggi e possibilità che si aprono. Il rugby è però una disciplina fortemente identitaria e ora in uno dei suoi sancta sanctorum, forse quello più importante, entra un qualcosa di totalmente avulso da quella che è la sua cultura e che potrebbe sia esaltarlo che annichilirlo. Toh, annichilirlo magari no, ma cambiarne radicalmente l’anima sì. Qualche domanda bisogna farsela e la più importante è: quanto ed eventualmente cosa siamo disposti a perdere per diventare più ricchi?

47 risposte a "Il Sei Nazioni, il Pro14 e la CVC: una montagna di soldi e una domanda che bisogna farsi"

  1. Massimiliano

    Sinceramente non vedo come CVC possa arricchire il rugby. Adesso sicuramente verrò apostrofato dai soliti che si sentono portatori della verità e della modernità, ma, egregio PW, credo tu abbia perfettamente ragione. Ti di del tu anche se non ci conosciamo spero non te ne avrai a male. Forse, nel rugby come nella vita in generale si è scambiata per evoluzione e progresso la mercificazione, che come tutti i commerci alla fine fa gli interessi di pochi sul bene di molti

    1. sentenza

      Il professionismo equivale a mercificazione, si scopre adesso? Come ha detto Munari questi anticipano soldi, se non gli rientreranno quanto ci metteranno a mollare tutto? (Sicuramente per comprare il milan dal fondo elliot). Poi il rugby cosa fa, trova un altro cvc o torna a più miti consigli sull’ampiezza del professionismo?

  2. Ermete Sartor

    Lo scopo è fare soldi, lapalissianamente; tanti se possibile. A che “prezzo” sportivo non saprei. Forse si andrà verso un 6N non in chiaro per tutti, in modo progressivo, magari iniziando con 1-2 partite a torneo. Dopodiché chi lo sa.

  3. Mr Ian

    E’ inutile negarlo, anche il rugby sta intraprendendo la strada del professionismo spinto alla stregua degli altri sport di squadra, principalmente calcio e basket. Da questo punto di vista però il rugby politicamente deve ancora crescere tanto e soprattutto cercare di essere il più aggregante possibile. Troppo poche le nazionali di prima fascia coinvolte per pensare di poter generare un business tale da impensierire il calcio. Ci riesce in particolari realtà, penso alla Francia e la vendita record dei diritti del top14, o a quelle nazioni dove il rugby è lo sport nazionale, ma per il resto c’è poco in giro…
    Io sinceramente non vedo CVC come un tiranno, ovviamente è una società d affari ed ha un obiettivo preciso da perseguire, anche se a dirla tutta non è che le federazioni siano delle onlus che fanno beneficenza, ormai oggi per il livello che si cerca di raggiungere, i soldi sono alla base di tutto e lo vediamo quotidianamente.
    L entrata in scena di prepotenza di CVC ha diverse letture in base da che punto di vista si guardi, federazioni virtuose che negli ultimi anni hanno visto incrementare notevolmente gli utili, tipo la WRU, magari dall anno prossimo avranno un socio in più con cui fare i conti. Invece l Italia, che in generale non genera utili ma sopravvive grazie ai fondi del 6N, con CVC magari avrà le spalle più coperte per sedersi ai tavoli e contrattare, certo gli toccherà dividere i guadagni, ma pensiamo bene che negli ultimi anni i diritti televisivi li abbiamo quasi regalati, per cui non ci sarà tanto di che spartire.
    Chi mi sembra si stia preparando già agli scenari futuribili è l Inghilterra che sicuramente non si fermerà solamente alla vendita dei titoli ma vorrà sfruttare questa occasione per cercare di creare un nuovo prodotto ancora più appetibile sul mercato, mi riferisco ad una lega britannica, magari organizzata in conference ma che coinvolga tutti i paesi sotto la Union Jack e l Irlanda.
    CVC con l ingresso nel Pro14 da un lato salva un torneo che ancora oggi stenta a decollare, sia da un punto di vista dello spettacolo che di pubblico sugli spalti, per non parlare dell aspetto tecnico dove ormai il Leinster ne è assoluto dominatore senza colpo ferire e mandando in campo i ragazzini. Per loro potrebbe essere un passo molto ambizioso cercare di replicare questi successi dinanzi palcoscenici più importanti.
    Quanto a scozzesi e gallesi, è arcinoto che farebbe di tutto pur di fare uno sgarbo ad una squadra inglese, anche se per esempio penso al Galles, un passaggio ad una lega britannica significherebbe rimodulare notevolmente l assett rugby regionale. Non più 4 franchigie ma meno, 2, forse 3; però penso agli Scarlets ed al giro d affari che creerebbe giocare contro squadre come Bristol, Bath, Gloucester, tutte ad un paio d ore di macchina per le tifoserie. Sicuramente molto più vantaggioso di ricevere in casa le Zebre o andare fino in Sud Africa per giocare contro i Kings.
    In tutto questo discorso ritagliare un posto per l Italia al momento non è facile, magari una franchigia, ma da oggi in poi nel bel paese rugbistico c’è altro a cui pensare, ovvvero come investire al meglio tutti questi soldi che stanno arrivando. Continuiamo con questa gestione allegra? Usciamo da tutto e diamo una spinta al movimento nazionale? investiamo in ottica futura e riempiamo il paese di campi? La campagna elettorale vera e propria inizia oggi, c’è qualcuno che ha un progetto solido per le mani?
    La notizia dell essere soci paritari dovrebbe farci fare i salti di gioia, invece ci rattrista perchè sappiamo chi ci ha gestito fino ad oggi..

    1. Andreas

      Beh, se metti le britanniche e le irlandesi in un solo campionato, della Champions Cup che rimane? I francesi…tanto vale allora mettere su una conference in più per loro ed avremo anche noi un “Super Rugby” nell’emisfero nord…

  4. Gianni Berton

    Bisogna però capire cosa si va a perdere.
    Per te cosa, visto che non lo hai espresso.
    Personalmente, considerata l’attuale situazione in cui si trova il nostro rugby, qualsiasi “deflorata” varrà la candela, a fronte di 45 (!!) milioni di euro…

  5. LiukMarc

    Son d’accordo con la prima riga di Berton e mi chiedo la Fir cosa perderebbe. Forse CVC in mancanza di competitività dentro e fuori dal campo potrebbe spingere più duramente per un’Italia fuori dal 6N (ma è anche una partita in meno, quindi un incasso in meno per tutti), ma nel frattempo la Fir si becca molti soldi praticamente senza far nulla, e la situazione nostrana è talmente allo sbando che son sicuramente meglio di niente (sperando siano usati come si deve, ma altro discorso).
    Ancora di più in Pro14, un campionato che “tira” poco e dal cui rilancio magari ne beneficeranno anche i club e tifosi nostrani (anche se puzza che possano fare un campionato British Isles e tanti saluti all’Italia).

  6. mamo

    A mio parere quei “sani principi del rugby” si sono persi da lustri anche qui da noi.

    Non parlo delle due franchigie che sono ufficialmente professionistiche, mi riferisco al Top12 ma anche ad alcune (tante) realtà della serie A che rappresentano una sorta di professionismo dei poveri, ma sempre professionismo a prescindere dall’inquadramento che si da agli atleti.
    Mi riferisco anche al distacco dai Club di appartenenza dei giovani promettenti che approdano alle accademie con l’obbiettivo del professionismo.
    La realtà è che anche in Top12 e in A gli atleti parlano di soldi, hanno in testa i soldi, giocano anche per i soldi.
    Non dico che sia sbagliato ma così è.

    Non sarà CVC e i suoi soldi a deflorarci, come dice Berton, perché non siamo più vergini da anni annorum, quindi ben vengano i milioni almeno “lo daremo via” per un cospicuo perché.

    1. speartakle

      “La realtà è che anche in Top12 e in A gli atleti parlano di soldi, hanno in testa i soldi, giocano anche per i soldi.
      Non dico che sia sbagliato ma così è”
      Come giustamente dici sono lustri che le cose sono cambiate, c’erano molto più “mercenari” in serie B 10 anni fa che non adesso e la cosa era (é) perfino tragicomica, con “vecchi” da fuori di dubbio valore pagati e i giovani invece dovevano giocare per la gloria (tanto fino ai 27 anni il cartellino è della società e quindi ti attacchi al tram).
      Ma già negli anni 2000 la serie A era strapiena di gente che giocava per i soldi…
      Non so se interpreto male il tuo messaggio ma non sono certamente state le accademie a creare questo distacco, questa attenzione ai soldi.
      Alla fine quello che fanno le accademie lo facevano in modo spannometrico i club di Top10 che raccattavano i giovani migliori dalle società del territorio e lo facevano andando a casa dei giovani offrendo soldi. Ora la differenza sta che le società di top12 non sono loro quelle che prendono direttamente i migliori giovani, ma in parte li prendono le accademie e il giocatore è poi “libero” (ovviamente ci sono sempre i diritti di formazione) di andare anche altrove.
      é invidia per il perduto controllo o un problema vero?

      1. Mamo

        Non confondo accademie e professionismo dei poveri ( a proposito i mercanti foresti c’erano anche nella serie B degli anni 70/80 ma il corrispettivo era trovargli un lavoro – banca, assicurazioni ..).
        Due cose ben distinte ma unite dallo stesso obbiettivo: 1000/2000 euro per i mercanti, il sogno di uno stipendio da professionisti per i giovani che intraprendono il loro “chiaro percorso”.

  7. Hrothepert

    Domanda, esiste ancora la legge britannica che obbliga a trasmettere in chiaro i matches in cui sono impegnate le squadre nazionali (Inghilterra, Scozia, Galles, erano considerate squadre nazionali, al pari di una rappresentativa GB.)?
    Se si, la vedo dura trasmettere, oltre Manica, a pagamento i matches delle britanniche!!!

    1. try

      Magari la fanno vedere in chiaro, ma non in diretta, come già accaduto da noi.
      Intanto confermata italia inghilterra. Alla faccia della coerenza…

  8. Giovanni

    Già qualcuno si è posto alcune delle domande di Paolo ed ha provato anche a spiegare come funzioni CVC:
    https://www.rugbypass.com/news/rugby-union-just-a-tiny-part-of-15-billion-play
    Io temo che nello scenario peggiore – e qui provo a dare una risposta alla domanda di Gianni – l’influenza di un simile partner, ricco ma ingombrante, possa in un’arco di tempo di 10-15 anni portare lo Union a somigliare sempre più al football americano o, al limite, ad un misto tra football e Rugby League: non è forse vero che già da qualche anno si sussurra che le mischie “son tempo perso, che viene sottratto allo spettacolo”…? Dove arrivano i soldi, arrivano interessi commerciali ed aumenta il potere d’influenza delle televisioni. Un esempio? Qualcuno si ricorda di quando il volley si giocava con la regola del cambio-palla ed i set aggiudicati a 15 punti? Furono le tv a “spingere” per cambiare le regole: l’obiettivo era renderlo più “telegenico”. In generale viviamo in un’epoca in cui diffusione fa rima con semplificazione, quindi, giusto per fare un altro esempio, i ragazzini credono che quella schifezza trasmessa nelle ultime stagioni sia la stessa NBA di 30-40 anni fa…Per l’intanto in UK si dà ormai per scontato che dal 2022 il Sei Nazioni passerà sulle PayTV, altro scenario su cui riflettere: il calo degli ascolti iniziò quando le partite dell’Italia passarono su Sky. Certo, 45 milioni in più in cassa fanno molto comodo ed io mi auguro davvero che, chiunque sarà il presidente tra sei mesi, vengano impiegati in modo avveduto, perche potrebbero rappresentare davvero l’ultima occasione per quel salto di qualità rispetto al quale siamo in ritardo di almeno quindici anni.

  9. Sinistrapiave

    E se iniettassimo questi soldi (che non ci meritiamo) nel top 12 cercando di farne un prodotto ? Squadre finalmente professionistiche, pubblicità, etc etc. Ho notato dagli ultimi post che anche altri utenti si stanno interrogando sul pro 14, su cosa ci ha dato.
    Credo che 11 anni di celtic league siano sufficienti per trarre delle conclusioni. Siamo calati di anno in anno, da quando partecipiamo; lungi da me pensare la colpa è del pro 14, sia chiaro, ma appare evidente che non è servito a un c***o.
    Lo dico da ex appassionato, ne ho viste moltissime al Monigo.

    1. LiukMarc

      Be la Fir da un lato non può diventare “proprietaria” dei club del Top12, di fatto finanziandoli (in toto o quasi).
      Dall’altro, secondo me (sottolineo) non è che i club di Top12 siano esenti da colpe per la situazione disastrata del nostro campionato, ricevere soldi a pioggia è forse l’ultima cosa che servirebbe e avrebbe effetti positivi.
      Piuttosto darei soldi ai club che puntano su vivai, spenderli in allenatori stranieri che diano lezioni ai nostri (a livello di club e accademie), investire nelle infrastrutture, e si, magari una qualche azione di marketing a promozione del campionato e del movimento come si deve.
      Ma soldi ai club di Top12 per farli diventare professionisti (senza una struttura che sia tale poi), per me anche no.

      1. try

        Sono d’accordo con te. I soldi, se mai dovessero essere spesi in modo intelligente, dovrebbero si aiutare le società ma non dando soldi ad minchiam. Ma non perchè se li intascherebbero, proprio perchè molti non hanno le competenze per spenderli.
        Piuttosto perchè non mettere prima di tutto dei fondi per gli infortunati o per le assicurazioni sugli infortuni. Magari i ragazzi si sentiranno più tutelati e non smettono a 18 anni.
        Tanto per dirne una.

      2. Tomas de Torquemada

        ritengo quanto ha scritto LiukMarc abbia un senso. Un pensiero di semplice logica che pare non faccia parte delle elucubrazioni (individuali e collettive) di buona parte dei dirigenti italiani. Nel resto non c’è niente di pratico rispetto l’equazione: sacchi di soldi in arrivo e crescita vera del nostro rugby

  10. Francesco Ricci

    Per me è semplice, forse troppo, ma ormai sono un vecchio rincoglionito … 🙂
    Investono su di te, se rendi bene, altrimenti fuori dai…. 45 milioni sono una bella botta, ma una tantum, e visto come facciamo fruttare noi le risorse non la vedo bene per il medio-lungo periodo.

  11. Stefo

    Paolo fa domande interessanti, su cui bisogna riflettere guardando oltre ai 45 milioni, con magari un minimo di visione oltre il portafoglio.

    Posto qua (sperando Paolo sia d’accordo) un articolo del The Guardian di 2 anni fa CVC e Formula 1…pagata ancor piu’ profumatamente ma che nel periodo di gestione CVC ha perso visibilita’ televisiva (andata in pay TV), interesse del pubblico e molto altro, la chiusura dell’articolo e’ chiara:

    “There was pursuit of profit at every possible level but with apparently little interest in making the experience better or more popular. It was a distasteful, cynical process that left F1 tarnished.”

    https://www.theguardian.com/sport/blog/2018/sep/10/cvc-ownership-f1-warning-premiership-rugby-union

    Tra le altre cose apre che CVC abbia gia’ iniziato anche a guardare a Sud:

    https://www.stuff.co.nz/sport/rugby/all-blacks/119844542/new-zealand-rugby-in-talks-with-private-equity-giants-cvc-report

  12. Toto

    Condivido il pensiero di LiukMarc. Però, forse, con paletti ben precisi e controlli, si potrebbe fare quel che auspica Sinistrapiave. Non prendetemi per schierato a priori. Io sarei per la prosecuzioni nel Pro14, regolando i permit e i giocatori che non scendono in campo nel turno di campionato, ma dopo 20 anni di 6N e 11 di Celtic League, con questi risultati, credo che quello che ci serva sia un progetto ben strutturato e ben eseguito, in qualunque direzione ci si muova,.purchè dopo un’analisi precisa e approfondita. Afggiungo una cosa che mi si è accesa in un angolo remoto del cervello e m’inquieta: tanti soldi = tante opportunità anche per lo spreco. Pertanto un bilancio più dettagliato si rende davvero sempre più necessario.

  13. Toto

    Leggo ora il tuo post, Stefo (non era ancora pubblicato, mentre scrivevo il mio): è inquietante. Però, se non capisco male l’articolo linkato, correggimi se sbaglio, CVC aveva la maggioranza dell’azionariato F1. Del 6N acquisterebbe il 15% e del Pro14 saremmo al 27. Stando così le cose, le Union non avrebbero più forza per stoppare o correggere la rotta voluta da CVC?

    1. Stefo

      Le quote son quelle ma gan gia’ iniziato con Sky ed a guardare a oassare il 6N in pay tv anche in UK ed Irlanda per esempio…vendita amichevoli e torneo insieme e per tutte le union…questi non son qua per il rugby ma gyardano solo all’investimento e come spremerne il piu’ possibile.

  14. Consulente

    Ahem … e’ un investimento. I 45 milioni li dovremo ridare in tot anni…
    Inglesi e Francesi magari se lo possono permettere, noi no. Il debito da ripagare sara’ tale da bloccare tutti gli investimenti per il futuro dopo il secondo o terzo anno.
    Grazie, facciamo a meno.

  15. Muens

    Cosa siamo disposti a perdere in cambio di questi soldi? o in cambio di ciò che potremmo fare con questi soldi? Secondo me è questa la vera domanda. Li prendiamo per il pro14 o il 6n ma li possiamo utilizzare come intero movimento. Li spendiamo in allenatori per la nazionale? In stranieri di livello per le top squadre? A pioggia? In progetti X? Sarebbe bello che qualcuno della fir (o candidato) portasse dei seri piani ma temo che verranno in gran parte sperperati.
    Le idee buone percorribili sono tante, basta decidere di attuarle al meglio e non alla carlona come si è soliti fare. Basti pensare al marketing inesistente in tutta l’Italia ovale fatta incaricando un paio di atleti dicendo loro “massì, fai due post e un video divertente”, quando in realtà hai bisogno di pubblico (=soldi in biglietti e pubblicità se trasmetti) e nuovi iscritti/affezionati (=sia soldi che base più ampia=talenti,concorrenza,ecc).
    Riguardo al paragone con la F1, anche lì dipende dalle strategie: se si decide che il rugby è solo nazionale/pro14 e si abbandona il resto, a meno di non stravincere e dar sempre più spettacolo, è certo che si perderà pubblico passando in paytv (nella f1 non c’è appunto un resto); se invece si investe (e bene) anche sul resto si riempiono gli stadi o i campi dai tornei giovanili alle c,b,a,top12 e una parte di loro avrà voglia di pagarsi anche un abbonamento tv.
    Poi, questa spinta ipercapitalistica accelererebbe la ovvia snaturazione dell’identità che il professionismo comporta. Anche qui bisogna vedere se si farà qualcosa per preservare da qualche parte la vecchia identità rugbistica (es.amatoriali/dilettanti) o se si decide di abbandonarla e perderla definitivamente.
    Direi quindi che la palla (e i soldi) passa alla fir, vediamo se concretizza o se resta a zero punti.

  16. Toto

    Sentenza, l’articolo del Guardian linkato da Stefo, se non ricordo male, dice che CVC ha pagato circa 1,4 miliardi di sterline per la sua quota di maggioranza. Dopo una decina d’anni, quando hanno rivenduto, la F1 era valutata in £ 8 miliardi, ma con un impoverimento sportivo pazzesco, senza fare investimenti, pubblicità, marketing. Si limitarono a spremere il limone il più possibile, il che spinse persino i piloti, che in genere si fanno gli affari loro, a criticare apertamente la gestione.
    Le tariffe di hosting per i promotori di gare aumentarono in modo esponenziale in quanto gli enti sostenuti dallo stato erano disposti a pagare una fortuna ma, l’articolo rivela che società non sostenute da stati, come l’organizzazione di Silverstone e Monza, rischiarono il fallimento.
    Allo stesso tempo, hanno “trasbordato” i diritti dalla TV in chiaro alla pay-to-view. Dal 2019 la F1 sarà in esclusiva nel Regno Unito per Sky.
    Beh, io nel post precedente ho definito l’articolo inquietante, in realtà è terrificante.

    1. sentenza

      “Valutata” 8 è un conto, bisogna vedere se è stata effettivamente pagata 8. Intanto bisogna verificare se effettivamente cvc da soldi in più o copre solo altre entrate che sono venute a mancare, e magari pure parzialmente. Io resto convinto che il rugby (tutto) resti molto sopravvalutato economicamente. Me lo dice la fuga dei grandi sponsor tipo Adidas. E che quelli che subentrano, tipo Guinness nel 6n, mettono molti meno soldi dei precedenti.
      E’ un po come la notizia di un anno o due fa che mi pare BT aveva coperto di soldi il campionato inglese. Talmente tanti che adesso hanno dimezzato i fondi alla seconda divisione.
      Poi se pensano di rientrare vendendo i diritti maggiorati a sky è ancor più facile che facciano un buco nell’acqua, vedi la fine che ha fatto il rugby su sky in italia: scomparso. O il buco lo farà cvc o lo farà sky, ma dopo di sicuro lo farà il rugby
      Se una cosa è sopravvalutata la bolla a un certo punto scoppia. A meno che ci siano di mezzo dei mecenati più,o meno palesi tipo benetton che mettono soldi a fondo perduto (ma non certo “persi”, finanziano i “circenses” per tenersi buono il popolo bue).

  17. Tre Quarti

    Il piagnisteo vedo è generale. Lo stesso estensore del post non indica affatto come dovrebbe essere reinvestita questa montagna di milioni. Una posizione seria arebbe quella in primo luogo di ringraziare chi ha portato la FIR in questi ultimi 20 anni a sedere a questo tavolo e secondariamente ringraziare CVC per questa occasione di crescita. Non credo che CVC abbia alcun interesse a “strozzare” il Rugby, Il rugby professionale e/o semiprofessionale è già “professionistico” rispetto ai principi fondanti di questo sport, dal TOP12 in su per quanto riguarda l’Italia. E’ già a due marce dal punto di vista dei “valori”. Basterebbe seguire e frequentare i terzi tempi per rendersene conto anche se per farlo bisognerebbe andare a vedere le partite. Essere agganciati a questo treno significa, probabilmente, per le due franchige italiane avere una visibilita superiore e poter avere una superiore capacità di entrare in progetti internazionali di sponsorizzazione.
    Quanto all’utilizzo di questi fondi la FIR ha solo una strada da perseguire per crescere, l’adeguamento delle strutture esistenti e l’incremento di luoghi ( leggi campi e club house) dove si possa giocare a rugby, specie al Sud. L’etichetta di sport di nicchia non lo si può modificare ma renderlo più performante sì.
    Di certo c’è da augurarsi che nelle società rugbistiche italiane esista una positività ed un entusiasmo superiore rispetto a quanto si legge nei commenti a questo post.

    1. Piagnisteo? Mi pare di avere scritto che ben chiaramente che è una opportunità.
      Non ho scritto da nessuna parte che non voglio quei soldi ma che quei soldi possono cambiare parecchio le cose perché la “natura” di CVC non è quella di un semplice sponsor: è entrata nella stanza dei bottoni.
      Non mi interessa dare risposte, solo porre domande che secondo me vanno prese in considerazione e che mi pare che in pochi si stiano facendo. Solo questo.

      1. Tre Quarti

        Il piagnisteo non era riferito al post, ma ai commenti, tutti più realisti del re. Fare troppo dietrologia spesso significa non vedere la realtà. Nel merito credo proprio che l’Italia, ultima in tutti i sensi abbia solo da guadagnare. Come spendere i soldi? Basta il buon senso con un unico obbiettivo: restare a galla.

    2. Stefo

      Avessi speso 5 minuti a leggere un articolo del Guardian postato invece che pretendere di insegnare a vivere forse eviteresti certe domande e magari vivresti meno di certezze assolute da insegnare

      1. Tre Quarti

        Il post si pone altre domande che non hanno nulla a che vedere con l’articolo del Guardian. L’estensore del post parte, giustamente, dal presupposto che l’accordo con CVC sia fatto e che pertanto i soldi in Italia arriveranno e ancor più giustamente si chiede come potrebbero essere spesi. Questo è il tema del post non le opinioni sul fatto che l’operazione possa essere o meno giusta o corretta. Per rispondere alla domanda dall’estensore del post significherebbe essere dentro i problemi del Rugby Italiano ed avere idee sul suo possibile sviluppo attraverso questi finanziamenti. Cosa che né tu né altri avete fatto. L’estensore del post, che di professione fa il giornalista, ha giustamente individuato essere un’ opportunità i soldi che arriveranno, ma altrettanto nota una povertà impressionante di proposte sul loro utilizzo. Soprattutto in un anno elettorale. In questa ottica, caro amico aver postato l’articolo del Guardian ha lo stesso valore del due di bastoni quando la briscola è spade.

      2. No, mi spiace. Il mio post è – se vogliamo – molto più vicino all’articolo del Guardian che non a quello che dici tu.
        Il tema del come quei soldi verranno spesi dall’Italia proprio non lo affronto. Quello che mi chiedo è, se mi concedi il termine, più filosofico. Ovvero: va bene, ci sono una montagna di soldi che fanno chiaramente gola a tutti ma che vengono messi a disposizione da una realtà che non solo per sua natura pensa esclusivamente al profitto ma che non ha una minima cultura ovale.
        Le federazioni mettono assieme quei due aspetti (lo so, è un po’ una forzatura, ma cerca di capirmi… la federazioni guardano sì alla cassa ma anche al gioco, per un gruppo di private equity il secondo aspetto è esclusivamente funzionale al primo) CVC no.
        CVC non è uno sponsor, CVC entra nella stanza dei bottoni, influirà direttamente su tutte le decisioni. Tutte, nessuna esclusa.
        Non dico che sia il male, non lo penso, dico che è una opportunità e un rischio. L’articolo parla di quello.

      3. Stefo

        Tre Quarti forse dovresti fare un corso di lettura e comprensione di un testo perche’ come anche conferma Paolo ci hai capito poco.
        O forse e’ solo la tua voglia di insegnare che ti fa andare fuori tema…comunque sua sei off topic

  18. arali

    Il vecchio adagio che “se vendi non è più tuo” vale sempre, con tutte le conseguenze. Qualcuno sa di quali quote stiamo parlando nel pro14 e nel 6N? in particolare il fondo acquista la maggioranza o “solo” una quota di partecipazione?

  19. Gysie

    Ho letto con interesse quanto da voi postato e devo dire che, almeno su questo blog, ma potrei dire in generale, chi segue il rugby è una spanna sopra gli utenti medi di internet; qui prima di scrivere si pensa. Come dice PW, è un’opportunità – con tutte le difficoltà e conseguenze. Ancora una volta, poco utile guardare al passato e rimpiangere i tempi andati (vero sport nazionale, in ogni campo, soprattutto quello politico e sociale): il rugby italiano non ha una vera scelta, se non quella di mollare tutto (e ricongiungersi a Georgia, Spagna, Romania, Belgio e Portogallo), oppure fare il punching ball, nella speranza che… (e come si dice, chi vive sperando, muore…). Dalla nostra parte abbiamo il fatto di essere 60 milioni di potenziali consumatori, con delle località dove la vita costa ancora poco per farci bei weekend; non è cambiato molto rispetto al 2000, anzi. E poi, aggiungere un Paese fuori dalle isole e dalla Francia legittima una qualunque idea di prodotto “europeo” (i britannici sono sempre stati meno tronfi degli americani, che chiamano i loro trofei nazionali “campionati mondiali”).
    Un paio di sassolini nella scarpa. Per la disperazione, all’Olimpico contro la Scozia ho guardato gli sponsor che passavano sui cartelloni dell’Olimpico: a parte i main sponsors, nomi sconosciuti di livello locale. Il prodotto rugby interessa soprattutto investitori stranieri; figuratevi se torniamo all’autarchia, chi va a versare soldi nella palla ovale. Poiché ho una certa eta, ricordo bene i tempi in cui le squadre italiane aggiravano il dilettantismo; in quel modo ho visto David Campese, Michael Lynagh, John Kirwan, Craig Green, Alan Whetton, Mike Ella, Danie Gerber, Gert Smal, Gysie Pienaar, Theuns Stofberg, Zinzan e Robin Brooke, Greg Cooper, Mike Gardner, Jorge Allen, Serafìn Dengra… Naas Botha. “Say amen somebody!” A quel tempo ovviamente ci andava bene. Ora sono gli altri ad avere (più) soldi; e a noi resta inseguire. Così è la vita.

    1. Teo 33

      …………….Eden,Oliver, Bebrow,Greenwood,Ashton,Naude,Rich ( uno dei più forti),Pardies, Milano ,Richett……ecc ecc …..quelli erano anni !@!!!

  20. Toto

    Per mentalità, sono portato a cogliere i cambiamenti, con favore, soprattutto quando sono inevitabili. Come diceva Rudolf Abel: “preoccuparsi servirebbe a qualcosa?”
    Vero in molti casi, ma in questo, direi che è, comunque, equilibrato vedere, assieme all’opportunità che offre questo ingresso, anche i potenziali aspetti negativi che esso comporta. A maggior ragione sembra sensato farlo guardando le esperienze “vissute” in altri sport e visto anche le strane “coincidenze” che si stanno verificando. Guarda caso, appena CVC è entrata nel 6N, questo annuncia di non escludere di vendere i futuri diritti televisivi per l’UK a delle pay-TV. Di certo non sarebbe la morte del rugby in Italia, se questo avvenisse da noi, figuriamoci, è sopravvissuto fino a oggi passando dalle telecronache RAI che alternavano le partite del 6N al ciclismo e al tamburello! Indiscutibilmente, però, non andrebbe nella direzione che tutti noi auspichiamo, quella di attirare un sempre maggior numero di spettatori, praticanti e tesserati. Senza contare che per molti di noi, io sicuramente, loro malgrado, rinuncerebbero a vedere il torneo.

    1. Stefo

      Altre annotazioni giustissime con dubbi correttissimi anche su PlanetRugby ed in linea con le domande di Paolo.
      Uno puo’ chiudere gli occhi e dire “ma oggi mi prendo 45 milioni” senza porsi alcuna domanda su cio’ che avere un partner come CVC implica, ma e’ una visione abbastanza miope a mio avviso.

      Non ci vuole di certo chissa’ cosa per capire che CVC vorra’ massimizzare l’investimento finanziariamente, per loro se Sky UK offrira’ un pagamento oggi maggiore rispetto alle Free TV si accaparreranno il torneo, e non solo, anche I TM di novembre visto che si venderanno in pacchetto unico e che nel caso questo portera’ ad un’esposizione televisiva dello sport molto inferiore a quella attuale…e che verra’ pagata nel lungo termine dale unions in termini di interesse generale e possibilmente base, e questo quando probabilmente quando CVC avra’ raggiunto I suoi scopi finanziari e sara’ uscita…come successo nella F1 ed ampliamente e dettgliatamente spiegato nell’articolo del Guardian…e con I dubbi al riguardo ben espresso da PlanetRugby!

      Non ci vuole molto a vedere come gia’ il taglio dei fondi che la Premier League (in cui CVC e’ gia’ dentro col 27%) passa al Rugby Championhsips, aggiunto al taglio dei fondi che anche la RFU passa al Championships, di fatto taglia le gambe alla seconda divisione inglese e la trasformera’ probabilmente in un campionato semi-pro.
      CVC non ha alcun interesse a guardare oltre il singolo prodotto che compra e gestisce, non ha interesse a vedere come v ail rugby alla base o al di fuori del circolo dell’elite in cui veine coinvolta…non ha alcun interesse di veder gli introiti distribuiti al di fuori di cio’ di cui detiene le quote come il caso della Premier dimostra.que.

      Il mondo UK&I del rugby si pone da settimane queste domande ed ha dubbi su CVC…per me e’ guardare oltre a cio’ che si porta a casa oggi, una tantum

  21. Toto

    Totalmente incompetente, cade proprio a fagiolo e fa il paio con l’articolo del Guardian. Tutti siamo ingolositi dai 45 mil. che arriverebbero, quello che ci inquieta è un’audience di 8.4 milioni che “ten years later” si riduce a 467,000.

  22. romano

    I soldi vanno spesi, come ho scritto ma non ho visto pubblicato alcuni giorni addietro, per diffondere il gioco del rugby nella scuola con l’obiettivo di poter elevare in futuro, il livello qualitativo della nostra nazionale e che ci permetta di evitare di essere la cenerentola del 6Nazioni come avviene ora.

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