L’italica capacità di fare spallucce e il Paradigma Uganda (e Germania)

Ce la si potrebbe cavare dicendo che tutto sommato l’Uganda al Mondiale 2018 era presente e l’Italia no, però fare spallucce serve a poco. Al massimo a mettere la polvere sotto i tappeto, cosa che dicono non serva un granché a risolvere i problemi. Dicono.
Io di rugby a 7 capisco poco o nulla, ma non bisogna essere esattamente dei geni per rendersi conto che è un codice capace di diventare un veicolo importante per qualsiasi movimento e che la preparazione tecnico/tattica/atletica del Seven può riversarsi in maniera positiva nel rugby a 15. E poi è uno sport olimpico, dovrebbe bastare questo a smuovere le acque. Invece.

Invece l’Italia va in Cile, a Vina del Mar, e nella prima giornata delle World Rugby Challenger Series – un torneo nuovo di zecca che assieme alla tappa di settimana prossima a Montevideo (Uruguay) “regala” otto pass per le World Series di Hong Kong – rimedia una sola vittoria e due sconfitte. Il Paraguay lo abbiamo battuto, Uganda e Germania ci superano. Uganda e Germania.Ripetiamolo: Uganda e Germania. Nella seconda giornata rimaniamo a zero contro l’Uruguay, ma va detto che la partita è viziata da due cartellini, di cui uno rosso inesistente.
Come dicevo, io di rugby a 7 capisco poco o nulla, ma due cose so metterle in fila. Tipo che è vero che in quel particolare codice alcune nazionali hanno trovato spazi di crescita e successi a loro preclusi nel rugby a 15, come le Fiji o gli Stati Uniti o il più sorprendente Kenya (che poi: farlo pure noi pare brutto?), ma Uganda e Germania rimangono movimenti ampiamente minori e minoritari. Non voglio mancare loro di rispetto, ci mancherebbe, ma per pareggiare i soldi che noi riceviamo ogni 12 mesi in virtù del nostro status privilegiato quei due dovrebbero mettere assieme le loro risorse di diversi anni. Parecchi anni. Eppure.

Mi si dirà che i soldi non sono tutto, ed è vero. Infatti servono anche idee, progetti, programmazione. Pure un po’ di culo – passatemi il francesismo – ma solo con quello non si va da nessuna parte.
Noi i soldi in linea teorica li abbiamo. Il CONI ogni anno versa alla FIR un tot di milioni perché il rugby è uno sport olimpico ma effettivamente quanta parte di quelle risorse vengono investite nel Seven? Chissà se il CONI chiederà mai conto di quei finanziamenti…
Il resto invece latita, parlo ovviamente delle idee, dei progetti e della programmazione. Al piccolo gruppo che segue il rugby a 7 non si può imputare nulla: Orazio Arancio, Andy Vilk e compagni di (dis)avventura ci mettono tutto l’impegno e l’entusiasmo del mondo. Ma dire che predicano nel deserto è limitativo.

La litania la conosciamo tutti a memoria: non abbiamo un campionato dedicato, i club non fanno i salti di gioia (eufemismo) quando un loro giocatore viene convocato per il Seven, non abbiamo di conseguenza atleti “dedicati” e quando la cosa sembrava in dirittura d’arrivo – ricordate la famosa accademia che sarebbe dovuta sorgere presso le Fiamme Oro? – è stata fatta sparire dal tavolo senza che nessuno cercasse di spiegare un perché che avesse un minimo di senso.
Però a quanto pare va bene così. Forse la gestione di questi anni del rugby a 7 è stata quella giusta, e sono gli altri che non hanno capito nulla. Tutti gli altri. Perché se prendiamo la classifica finale del Mondiale 2018 giocato a San Francisco ci accorgiamo che i nostri principali partner/avversari c’erano tutti e il più attardato era il Galles con un 11° posto che noi avremmo fatto passare per un mezzo trionfo per diversi anni a venire.
Ma sì, sarà così, che cosa devono capirne Germania e Uganda?

34 risposte a "L’italica capacità di fare spallucce e il Paradigma Uganda (e Germania)"

  1. Mi sembra di avere sentito Casellato dichiarare di essere contento se i giocatori del Rovigo vengono chiamati al Seven ma a parte lui del rugby a 7 interessa veramente a pochi … Fa tutto parte del sistema di gestione del nostro “alto livello”, delle scelte strategiche di una Federazione … Che dobbiamo dire, se tutto cambia affinchè nulla cambi” non ci si può lamentare … Fa un pò rabbia ma è così, c’è chi si considera inamovibile e comunque tiene botta sulle proprie convinzioni … E’ molto da pilone questo atteggiamento va riconosciuto, d’altra parte non puoi essere pilone se non tieni botta … Fermezza e fede incrollabile nelle proprie convinzioni … Vabbeh l’importante è farsene una ragione ed abbassare il livello delle proprie aspettative … 🙂

  2. kinky

    Calma prima di difendere per forza di cose Vilk e Arancione. A questo punto metto tutti dentro: Federazionie, dirigenti, staff e giocatori. Fare un risultato del genere ho come l’impressione che sia stata una vacanza premio! Mi piacerebbe proprio sapere con quale spirito hanno affrontato la trasferta….e la serietà viene trasmessa dallo staff e dirigenti! Se ho mancato di rispetto per qualcuno non mi sento neppure in colpa perché questa è la sensazione che danno!

    1. Totalmente incompetente

      Meglio osservare il tporneo, le altre squadre, gli standards del Seven Internazionale, prima di ciriticare staff e giocatori: senza specialisti preparati atleticamente e tatticamente ttto l’anno per questo gioco, non si va da nessuna parte

  3. arali

    La nostra “coperta corta” ha dirottato sul seven giocatori e risorse che evidentemente non sono adeguate, e chi se ne importa se è uno sport olimpico. Altri invece, con coperte anche molto più corte della nostra, evidentemente ci si dedicano seriamente, forse anche in virtù del fatto che nel 15 non hanno nè chances nè stimoli.

  4. Jiambo

    Non sono spesso d’accordo con lei, ma stavolta devo concordare. Il Seven è gestito non male, di più in Italia, e non si capisce a che pro ricevere milioni dal CONI per una disciplina che, nei fatti, non viene minimamente gestita o programmata dalla Federazione.
    Io però vorrei anche sapere nel concreto cosa si può fare per questo sport, perché ai voglia a parlare di campionati, accademie e quant’altro, se i giocatori sono sempre presi dal Top12, i risultati saranno sempre questi. Ad oggi, se devo essere sincero, non ho ancora sentito una parola di numero da parte dei candidati alla Presidenza sul Seven, neanche una. Allora perché, dico io, criticare la non gestione da parte della Fir, se il movimento stesso per primo non reputa questa disciplina importante?
    Forse dovremmo cominciare a capire che Gavazzi e soci sono lì perché qualcuno li ha votati, non si sono autonominati gestori del rugby italiano, e che quindi sono l’espressione della maggioranza del movimento ovale nella penisola. Magari bisognerebbe fare anche 2 domandine ai club, sul perché si vendano per 2 palloni ed un paio di scarpe a certi personaggi, invece di prendersela “sempre” con chi ci mette la faccia.
    E dico questo non per difendere Gavazzi e la sua gestione (oggettivamente indifendibile), ma perché pare che si voglia sempre assolvere il rugby di base, come se i risultati di oggi non fossero figli degli errori di chi crea, costruisce e cresce gli atleti del futuro, quando invece i primi imputati sono loro e dei personaggi che loro, e solo loro, hanno portato a gestire questo sport in Italia.

  5. Michele

    Condivido parola per parola l’articolo,anche se (come spesso accade) mi dà la sensazione di un pugno nello stomaco.Mi chiedo:che cosa si potrebbe fare di veramente scioccante per rimuovere questo comportamento Oblomoviano che caratterizza la federazione da troppi anni?

  6. Francesco Ricci

    La nostra coperta per il seven è corta volutamente, con tutto quello che entra nel comparto numismatica in federazione ne potrebbero fare tre di nazionali, e senza “rubare” i giocatori del 15.
    Forse la faccio troppo semplice, ma le decine di milioni di euro su cui conta la Fir tanti, troppi manco possono sognarle.

  7. fracassosandonà

    in Italia abbiamo più gente ed entusiasmo intorno al beach rugby, versione cazzarissima e sinanco goliardica del nostro sport (mi scuso con il simpatico clan che ha ideato il circuito ma il mio vuole essere un complimento per il loro spirito d’iniziativa) che per il seven… qui in veneto conosco un sacco di gente che d’estate gioca a beach rugby, se volessi giocare a seven non saprei proprio dove andare…
    la nazionale rappresenta il vertice di un movimento che concretamente non esiste…
    giusto che la rappresentativa seven prenda sberle (l’ottimo Vian gioca a seven da una vita ma è impegnato tutto l’anno in terza linea in eccellenza e gioca a seven solo con la nazionale…)
    la FIR “ruba” soldi al CONI facendosi finanziare un’attività olimpica che non svolge e dirottando quei fondi altrove? chi è che dovrebbe chiedere il rendiconto delle spese? ci sarà un revisore dei conti che dice se va bene così, o no?
    la FIR dovrebbe promuovere il seven e per farlo ha solo un modo: organizzare un campionato continuativo e mettere in palio qualche soldino…
    Vilk me lo ricordo come rapida ala in quel di treviso: caratteristica che aveva anche Dingo Williams, che però non sta allenando la nostra nazionale seven…

  8. Hrothepert

    E’ inutile girarci attorno e trattare l’ argomento in maniera ipocrita; il Seven è sport olimpico perchè il CIO voleva il Rugby alle Olimpiadi, ma, non potendo avere quello “vero” (per la nota ragioni che di Galles, Scozia e Inghilterra devi fare una squadra sola e devi smembrare l’ Irlanda, perchè i giocatori dell’ Irlanda del Nord farebbero della compagine della Gran Bretagna), si sono accontentati di quello “ridotto”, dal momento che è uno sport simile, ma profondamente differente da quello da cui proviene (un po’ come il Calcio a 5 e il calciopalla “originale”) ha bisogno di giocatori specializzati e questi se li possono permettere i movimenti molto grandi, che hanno abbastanza praticanti di qualità da avere teams performanti in entrambe le discipline, o quelli piccoli, che non hanno grandi possibilità nel XV e che quindi puntano di più sul Seven (le fFiji sono un caso a parte!!), il movimento italiano non se lo può permettere di investire troppo (sia come atleti, che come risorse) sul Seven, perchè, a malapena riesce a rimanere attaccato al treno che conta nel XV; allora qualcuno si chiede perchè continuiamo a cimentarci e perchè il CONI non dica niente di come viene gestito, semplicemente perchè il Seven è lo strumento che consente alla FIR di poter ottenere dei fondi dal CONI e al CONI di poterglieli destinare!!!

    1. Giovanni

      “il Seven è lo strumento che consente alla FIR di poter ottenere dei fondi dal CONI e al CONI di poterglieli destinare!!!”.
      Insomma, è il caso di dire: meno male che Seven c’èèèèè… 😀

    2. Stefo

      Per la precisione gli atleti dell’Irlanda del Nord possono scegliere se rappresentare Irlanda o Inghilterra…Conlan e BArnes pugili in passato hanno rappresentato l’IRlanda pur venendo da Belfast, e McIlroy nel Golf ha gia detto che nel 2020 rappresentera’ l’Irlanda…la scelta di rappresentare uno o l’altra e’ demandata alle scelte individuali degli atleti.
      Mel rugby comunque credo che la IRFU possa anche negare il rilascio di atleeti visto che la IRFU e’ la Federazione di tutta l’Isola e non solo la repubblica, ma puo’ essere che non blocchi nessuno per eviitare polemiche.

      1. Hrothepert

        Hai ragione @Stefo, pensando che il principio della Carta Olimpica; che definisce che l’area di giurisdizione di ogni comitato olimpico nazionale deve coincidere coi confini politici della nazione all’interno dei cui confini si trova la sua sede; fosse applicato anche nella situazione irlandese e non controllando, ho peccato di superficialità e per ciò chiedo venia.
        Comunque il succo generale del discorso non cambia di molto, un torneo di Olimpico Rugby senza le selezioni distinte di Inghilterra, Galles e Scozia non verrà mai preso in considerazione.

    3. try

      ti dai la risposta da solo.
      Il rugby è uno sport talmente differente dal rugby a 15 che lo potrebbe giocare anche un centometrista che magari non sa nemmeno che come porta il rugby ha una H.
      Basterebbe far una seria organizzazione e assoldare qualsiasi sportivo che abbia gambe, perchè queste servono. Il passaggio e tutto il resto glielo spiegi come glielo spieghi a chi gioca a rugby a 15.
      Con i soldi che prende la fir DEVE potersi permetere di gestire in maniera professionale il rugby a 7.
      E se io sono il Coni voglio che mi sia redicontato ogni singolo centesimo destinato al rugby a 7 e non a quello a 15!

      1. Hrothepert

        @try, i casi sono due: o qualcosa di ciò che ti ho scritto di là non ti è chiaro e, allora, devo avere grossi problemi esplicativi, oppure, se pensi che essendo su un blog differente (dove non hanno ancora minacciato di bannarti!!), il mio pacatissimo e civilissimo invito a evitare di commentarci a vicenda non valga, ti sbagli di grosso!!!!
        Perdonami Paolo per la puntualizzazione poco pertinente, ma, considerati i precedenti, accaduti su altro blog, poco edificanti, che sono intercorsi tra l’ altro utente e me, e ritenendo che non sia il caso di creare le condizioni che gli stessi possano ripetersi qui sul tuo blog, ritengo di fare un favore anche a te.

      2. Totalmente incompetente

        che il Seven sia uno sport del tutto differente dal 15 è certamente vero….
        Che basti un centometrista a cui insegnare dopo il passaggio, il placcaggio, ecc…Direi di no, come è dimostrato dal fatto che nonostante la presenza di Isle e P. Baker, gli Stati Uniti abbiano stagnato fino a poco fa, quando finalmente con l’allenatore inglese che hanno ora hanno effettivamente cominciato a giocare in modo appropriato..o il Kenia, che certo non manca di velocità
        Questa teoria suona parecchio come il disgraziato progetto “statura” anoi tristemente noto per il 15.
        La velocità nel Seven è certamente indispenabile ed è anche vero che servono meno specializzazioni che nel 15, ma è un gioco con altissimo livello di skills e che richiede un’enorme comprensione tattica…esattamente le caratteristiche che a noi mancano…anche nel 15.

    4. Andrea B

      Chiedo venia per l’ignoranza, ma di calcio so poco, figuriamoci di quello olimpico: come mai allora, anche se non esiste la Gran Bretagna nel calcio, ma solo le nazionali inglesi, gallesi, scozzesi , quello sport è tranquillamente alle Olimpiadi e il rugby no?

      1. Hrothepert

        @Andrea B, nel calciopalla Nazionali come Galles, Scozia e le “Irlande” sono di poco peso tecnico, rispetto alle altre e quindi il fare un team della GB non è un problema; comunque anche il football non è rappresentato ai massimi livelli, ma soltanto dalle compagini U21, con alcuni fuori quota.

  9. Mr Ian

    La cosa mi sorprende ma fino ad un certo punto, fino all altro ieri stavamo a parlare del perchè l Italia non vince da 23 partite al 6N e oggi ci meravigliamo che il seven ha risultati a dir poco mediocri?
    In primis abbiamo una base di praticanti veramente bassa, se già andiamo in crisi quando un apertura ha l influenza, figuriamoci di trovare specialisti per una disciplina che in comune ha solamente il pallone ovale. Ovviamente quando adatti giocatori dall union, ci sta che le mancanze emergono tutte, soprattutto nel nostro caso che non siamo nè atleti dai fisici esagerati, cosa che magari invece è più facile trovare in Uganda; nè abbiamo giocatori dalle skills neozelandesi, altrimenti li avremo già visti passare per le franchigie.
    Siamo un movimento che al momento può fare poche cose e quelle stesse molte volte le fa male. Lasciamo il seven ad altri, con buona pace degli amanti e/o esperti del codice. In fondo se per anni un paese come l Irlanda ha messo da parte questa disciplina, o non ha investito come altre, un motivo ci sarà…

    1. Totalmente incompetente

      Si, il motivo che è che non aveva interesse. Da quando è sport olimpico, sia nel femminike che nel maschile, ha pianificato, organizzato e nel giro di POCHISSIMI anni ha squadre che giocano nelle World Series e addirittura hanno vinto il bronzo all’ultimo mondiale di San Francisco..

  10. Fritz

    Sono due sport differenti, vanno allenati in modo diverso, servono atleti dedicati, che però possono venire anche da altri sport. Prendere quelli che corrono forte nel 15 non serve a niente, linee di corsa, giocate, filosofia, sono completamente diverse.
    Arancio e Vilk forse sono anche bravi, ma sono lì da una vita e i risultati sono sempre peggiori, quindi cercherei di battere qualche altra strada.
    Idée? Gruppi sportivi studenteschi ed universitari, tornei a livello regionale e selezione di squadre da agganciare ai vari circuiti.
    Però non ho fatto i conti con l’osteria…. chi li forma e istruisce questi ragazzi?
    Serve qualcuno che si dedichi alla formazione dei formatori…. e qui servirebbe una struttura competente e dinamica. Quindi posso dire tranquillamente « finché la testa del
    Movimento è quella che è tanto vale lasciar perdere « 

    1. Totalmente incompetente

      Giusto….ma di fatto, non avendo un circuito stabile in Italia, oltre a non avere giocatori ovviamente non abbiamo allenatori e formatori preparati. Come potremmo?…
      Non ho idea del valore di Arancio e Vilk (che a Seven ha giocato ad un certo livello credo), ma ce l’ho certamente di quello che hanno a disposizione pr lavorare…ossia praticamente nulla.

  11. romano

    A me pare molto semplice:il Seven è propedeutico per l’inizio della pratica del Rugby nelle scuole, a partire dalle elementari (esperienza personale con il touch), proprio come avviene per basket e pallavolo, dove si giocano tornei addirittura fra le classi.

  12. Camoto

    Scusate lo dico con rispetto, ma siamo sicuri che questa faccenda contributi CONI – Sport olimpici sia strettamente correlata?
    Lo chiedo perché mi risulta che la FIR prendeva questi soldi da prima che ci fosse il Seven alle olimpiadi. Ed anche perché sport come Motociclismo, Caccia e Pesca Sportiva, percettori anche loro, sono tutt’ altro che sport olimpici.
    Non per dire, ma c’è anche l’ACI tra i beneficiari.
    Penso che riguardi un po’ tutte le discipline sportive oramai, seppur iscritte in deroga al riconoscimento del CIO.

  13. Gysie

    Un po’ sono contento che, finalmente!, un po’ tutti si siano accorti che esiste il rugby a 7 e delle implicazioni che comporta parteciparvi o, soprattutto, non parteciparvi. Sono d’accordo al 95% con quanto scrive PW (non approvo il sarcasmo sulla Germania, che non solo ha vinto battendo Giappone e HK, ma due anni fa fu battuta in finale, in OT, dalla Spagna per l’accesso al circuito principale – e la Spagna è ancora là). Note a margine, per completare il quadro. 1. Fino a tre anni fa l’Irlanda non partecipava al Seven. Si sono organizzati e ora sono già nel circuito maggiore, dove fanno anche piuttosto bene. 2. Il Galles partecipa da sempre al circuito principale, ma negli ultimi anni è sempre più vicino alla zona retrocessione. 3. Le formazioni maggiori hanno contratti dedicati per gli specialisti del Sevens. 4. Tirando le fila, direi che due sono gli ingredienti per avere successo: soldi e materiale umano (che novità!).

  14. Stefo

    Giusto per chiarire sull’Irlanda che vedo tirata in mezzo come esempio…esempio piu’ sbalgiato non si puo’ trovare se si aprla di atleti specifici o dedicati al seven!
    Nessunod ei giocatori della Nazionale sevens Irlandese e’ uno specialista del Sevens, sono tutti giocatori che giocano a XV nei club di AIL e da li’ tramite screening a processi di selezione sono arrivati al sevens, solo questa stagione alcuni di loro con la HSBC si son concentrati solo nel Sevens.
    In quanto a soldi, son pagati noccioline, hanno un contratto development con la IRFU che son pochissimi soldi per uno che deve dedicare quel tempo…e questo non e;’ cambiato neanche con la aprtecipazione alla HSBC, development erano e development sono rimasti con non poche polemiche al riguardo.

    1. Gysie

      @Stefo, chiamala come vuoi, ma quella è organizzazione. Non avranno speso tanti soldi (cosa che non ho scritto), però si sono organizzati. Noi?

      1. Stefo

        Gysie han fatto qualcosa ma non e’ che abbiam messo su chissa’ cosa.

        Son passati dall’ignorare completamente il Sevens a puntare a giocatori di AIL o provare qualche talent transfer da altri sport.
        L’unico vero investimento di spessore e’ stato un allenatore specifico del Sevens dall’australia, Anthony Eddy.

        Gli atleti son tutti dal quindici, diversi son ragazzi che erano nelle Academy ( per esempio Dardis, LEavy Jr. ,Kelly che a dir eil vero e’ ancora tecnicamente un academy) e che eventualmente non hanno sfondato rimanendo giocatori da AIL ma he hanno delle caratteristiche tecnico atletiche per il sevens.

        PEr psiegarci: non c’e’ un campionato specifico di Sevens per i club, non c’e’ un’ Accademia nazionale di Sevens che sforna atleti specifici per il sevens, i club non hanno obblighi ad avere squadre dedicate al sevens.

        La sostanziale differenza? Oltre ad Anthony Eddy ed il lavoro che fa sui selezionati (nessun attacco a Vilk o Arancio, ma Eddy e’ uno che ha esperienza di organizzare sevens in Australia dove conta qualcosa in piu’), e una quantita’ di qualita’ medio buona di giocatori in piu’ che di fatto crea un surplus di “materiale umano” (chiedo scusa per usare questa terminologia) con giocatori come quelli nominati sopra per esempio non riescono a sfondare nel XV ma restano coinvolti in AIL e trovano spazio se selezionati nel Sevens.

        Certo qualcosa in piu’ ma bisogna anche domandarsi se c’e’ quel surplus di giocatori a cui attingere a mio avviso, e se non c’e’ allora se realisticamente quanto si puo’ fare.

  15. massimiliano

    Pensare che si possa lasciare il Seven abbandonato a se stesso è inconcepibile. I plus di questo sport li abbiamo ripetuti tutti mille volte, eppure si continua a pensare di poterlo ignorare. Gravissimo che, come detto da qualcuno, in vista delle elezioni nessuno ne parli seriamente. Chiaro che a livello politico è solo un peso, ma a livello sportivo, beh, no!

  16. Toto

    Oltre a tutto ciò già detto sopra, da tutti: skills travasabili verso il 15 ma non viceversa, visibilità aggiunta, in quanto sport olimpico, ecc., aggiungerei che potrebbe anche contribuire ad allargare il bacino di praticanti. Io lo trovo divertente, più veloce, più comprensibile per chi guarda e non conosce ancora il rugby, più facile da praticare anche in modo amatoriale (già il fatto che occorra la metà dei giocatori aiuta). Inoltre varierebbe, diciamo così, l’offerta: qualcuno che non praticherebbe il 15, magari opterebbe per il seven. Avviene già nel calcio, non so se avviene in tutte le realtà, ma so per conoscenza diretta che almeno in alcune, i bambini vengono fatti giocare a 7.

  17. Tre Quarti

    L’interesse di uno sport si misura sui praticanti, non su qualche intervento di persone più o meno illuminate sui Blog. La realtà è che nelle società italiane di rugby a non si pratica il Seven. l’Unico torneo esistente sul territorio italiano è quello del CUS di cui nessuno, nemmeno l’estensore del post, ha mai visto una partita immagino. Oltre alla Coppa Italia Femminile che però si gioca sul lato corto del campo, quindi è ancora un altro sport. Volendo invece fare una squadra di tipo “sovietico” ( in questo caso le Fiamme oro andrebbero benissimo) servono in primo luogo i giocatori, che devono fare solo il Seven. Fino a che non ci sarà questo presupposto e perché ci sia la FIR deve mettere sotto contratto i giocatori necessari togliendoli alle società, è del tutto inutile pleonastico e inutile parlare di Seven. Il giorno che questo dovesse succedere e cioè che la FIR sottraesse Cioffi al Rovigo, D’onofrio alle Fiamme, Martani al Calvisano ecc, ecc credo i post e i commenti si sprecheranno. Il Seven non è abbandonato a se stesso, semplicemente non esiste e non esiste perchè nelle società non si pratica.

  18. speartakle

    Aggiungo un paio di informazioni:
    Nel CRV Veneto, da qualche anno si organizzano a fine campionato dalla U14 alla u18, almeno tre giornate di incontri Seven. Certamente sono facoltative e per le società che vi aderiscono, però è qualcosa di interessante. tra l’altro è a disposizione anche il tecnico regionale per aiutare gli allenatori.

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