Nelle anonime acque italiane del Seven

Un codice rugbistico di cui si parla molto ma che dalle nostre parti non ha una programmazione vera. Non un campionato nazionale, non un progetto, non una idea forte e precisa. E i risultati inevitabilmente non arrivano. Non potrebbe essere altrimenti.
E’ giunto il momento di fare delle scelte. Oppure di lasciar perdere. Magari è un po’ drastico, ma sarebbe onesto.

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10 risposte a "Nelle anonime acque italiane del Seven"

  1. Hrothepert

    Ho l’ impressione che la FIR allestisca le selezioni Seven soltanto per accontentare il CONI e, se è per quello, lo posso anche capire, altrimenti, personalmente, sarei per lasciarlo stare e per concentrarsi esclusivamente sul XV, perchè il Seven sarà anche il Rugby del fururo, ma il XV rimarrà per sempre quello…VERO!!!!

  2. Gysie

    Dici bene, PW, vanno fatte delle scelte. Ma in realtà la scelta non può che essere una e cioè puntare sul Seven. Perché è disciplina olimpica e già questo comporta avere rapporti positivi col CONI al di là dell’attuale momento favorevole con Malagò. E perché il Seven richiede qualità tecniche individuali che farebbero benissimo anche nella versione a XV. E perché il Seven è il terreno su cui le nazionali, che hanno ambizione di emergere, puntano per cercare di accedere ad un livello superiore (Spagna, Germania); mentre quasi tutte le Unions maggiori, ad eccezione del Galles, vi dedicano uno spazio non di ripiego (perfino l’Irlanda si è decisa a non snobbare più l’evento). Rinunciare al Seven manderebbe un messaggio chiaro a Rugby World; e, per quanto poco gli interessi dell’Italia, non sarebbe per nulla positivo neppure il rugby a XV.
    Ciò detto, è chiaro che la FIR si deve dare una svegliata. E di brutto. L’ufficio stampa ha avuto modo di fare comunicati sul raduno di Pergine Valsugana e sul compleanno di Tiziano Pasquali, mentre i risultati dei due tornei li ha dati il giorno dopo. Davvero complimenti, roba da federazione di vecchia repubblica socialista.
    Da ultimo, niente da contestare a uomini e donne che hanno difeso la maglia azzurra. I due settimi posti finali erano il massimo che si poteva fare, considerati i valori in campo. Fadalti è un giocatore che potrebbe essere titolare in quasi tutte le semifinaliste di Colomiers; certo, il gap è enorme (basta vedere il 47-7 buscato dalla Spagna… mentre il 35-0 dall’Inghilterra vincitrice non è così male), però per assurdo meno difficile da colmare che nel XV. E’ un dato di fatto che, dal punto di vista fisico ed atletico, le nostre Under sono a livello dei partners europei; a preparare giocatori per il Seven ci si può provare, non troveremo Carlin Isles ma chissà. Per le donne credo che ci sia da lavorare di più (a lungo sembravano spaesate), ma è un settore con notevoli margini di crescita, con un entusiasmo da non sprecare.

  3. Mr Ian

    La FIR continua con il seven solo per far contento il Coni, che paga per l attività. Inoltre come nazionale tier 1 non può permettersi di non trattare la disciplina. Ma se domani venisse qualcuno e ci togliesse quest onere, in federazione sarebbero più che contenti. Già a fatica cercano di mandare avanti il movimento, facciamogli fare poche cose con la speranza che vengano fatte benino. Certo sarebbe il caso magari di smuovere le acque a livello di manager del settore, posso capire la difficoltà, ma nessuno deve render conto di nulla? Così come la scelta dell allenatore per la femminile..
    La fir può avere le sue colpe, ma nessuno é immune da responsabilità, in primi i club che snobbano la disciplina ma allo stesso tempo mette a nudo le carenze tecniche di base per praticare questo sport.
    Quanto a Brex, se ne sta parlando anche fin troppo, sarebbe lui un giocatore che sposta gli equilibri???

    1. massimiliano

      Brex non sposta gli equilibri, tappa una falla alla quale non si è lavorato.
      Sul seven, pensare veramente di abbandonare una disciplina olimpica, con grande tornaconto tecnico per il xv, un forte appeal anche televisivo derivante dal format stesso del gioco, e che in più ha in sé le caratteristiche perfette per la costruzione di un evento d’aggregazione, è semplicemente ridico. Come la direzione del rugby in Italia, insomma.

  4. Rabbidaniel

    Che la competizione nel VII sia alta, non solo da parte delle Home Unions, ma anche di paesi rugbisticamente meno “nobili” nel XV, si sa da tempo (pur essendo facilitati nella corsa olimpica perché l’UK si presenta in un’unica selezione). L’Irlanda ha abbandonato il VII per molti anni, poi ha messo su un progetto in vita delle olimpiadi e ha raccolto risultati di un certo livello. Quindi, tutto sta nella volontà e nella programmazione, cose che la FIR ha dimostrato di non avere per nulla. Le selezioni a VII continueranno a restare in questo limbo, perché da noi lo status quo è quello che detta legge.
    L’azzurrabilità di Brex con questo stratagemma perverso voluto da World Rugby, personalmente, al di là della qualità del giocatore, non mi fa gioire, è la nostra solita programmazione: cercare di equiparare giocatori altrui.

  5. Ginger

    Solo per il fatto che il Seven è sport olimpico dovrebbe avere un interesse e una considerazione ben diversa. Ci vogliono giocatori dediti solo a questo, fisicamente preparati con un fitness bestiale e staff di tecnici che lavorano solo su questo. Se poi si trova anche la maniera di far dialogare Seven e XV con il travaso di giocatori da uno all’altro ben venga ma quello sarà solo un aspetto.

  6. Muens

    -Da spettatore negli ultimi anni del Petrarca ho notato spesso belle situazioni (pericolose per l’avversario e divertenti per il pubblico) create da quei giocatori che facevano anche seven. Sono sicuro che non sia stato solo per quello, ma credo che li abbia aiutati trasportare caratteristiche di un gioco in alcune situazioni dell’altro (ci sono posti dove lo fanno non solo col VII e XV ma anche col XII)
    -Ho sfruttato DAZN per guardarmi anche il seven oltre alla Benetton. L’ho fatto guardare anche ai miei amici di altri sport (anch’io arrivo da un altro sport) che non sarebbero in grado di guardare un’intera partita di rugby senza annoiarsi perché non conoscono quasi nessuna regola. Si sono divertiti da matti, è più semplice e più spettacolare per un neofita. Sono sicuro che grazie a questo riuscirò a far vedere loro anche un po’ del mondiale a XV e sarà per loro più facile apprezzarlo e capirlo. Ora giocherebbero con una palla ovale in spiaggia o su un prato, prima no.
    -Nel femminile il seven amatoriale ha dato la possibilità a tante ragazze di potersi avvicinare. Ha permesso ad ex ballerine, ginnaste, pattinatrici,ecc di provare a giocare a rugby senza lo scoglio di dover subito iniziare a giocare ad un livello troppo avanzato. Voi andreste a giocare col Cortina a hockey quando avete imparato da una settimana ad andare sui pattini?
    Riassumendo: il VII farebbe molto bene oltre all’atleta di XV anche al pubblico,alla visibilità e alla crescita dell’interesse mediatico. Magari così più gente ne capirà di più di rugby (avere lo stesso numero di iscritti della Scozia non conta se da te la maggior parte lo conosce solo per il 3tempo mentre lì anche la nonnina ne sa qualcosa). Organizzare torneetti a sette nelle scuole sarebbe facile, ci giocherebbero anche i pallonari, i cestisti e i pallavolisti e poi molti di loro comincerebbero a seguirlo.
    Ma credo che purtroppo si continuerà con la linea seguita finora, nessuno organizzerà nulla di serio e si andrà avanti con i soli pochi atleti che ne hanno il tempo e la voglia. Peccato

    1. Gysie

      @Muens ho riletto il tuo posto tre volte e non ho trovato una singola parola che non condivida. Certo, il campione di neofiti che ha verificato non sarà troppo indicativo, però credo che, in un Paese come l’Italia, dove la spinta del 6N si è esaurita dal punto di vista mediatico, andrebbero provate strade nuove. E il Seven sembra fatto apposta per i motivi che hai detto tu.

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