La nazionale femminile di Seven ha un nuovo ct, ma nessuno lo sa

A volte il rugby “pane e salame” fa capolino in quella che è l’avanguardia del nostro movimento ovale. E così si scopre che alla guida di una nostra nazionale c’è un nuovo allenatore. Cosa che nessuno si è premurato di annunciare..

L.A. Confidential è uno straordinario romanzo di James Ellroy del 1990. Molti ricordano una sua (bella) trasposizione cinematografica di sette anni più tardi, con un Russell Crowe ancora non in formato maxi, Kevin Spacey, Kim Basinger e Guy Pearce. Tra i protagonisti c’era pure Danny De Vito, nel ruolo di direttore della rivista scandalistica Hush Hush (che nella versione italiana diventa “Zitti Zitti”), che come claim aveva una frase che suonava così: “Ricordate, cari lettori, è una notizia di prima mano, molto ufficiosa, resti fra noi e quindi: zitti-zitti”.
Perché vi parlo di un romanzo di quasi 30 anni fa? Perché pare che nel rugby italico le cose funzionino in maniera non molto diversa. Recentemente ho scritto un articolo (l’ennesimo, a dirla tutta) in cui sottolineavo che sui permit player ormai Benetton Treviso e Zebre si comportano in una maniera che per quanto sia sensata non è normata – a oggi – da nessuna regola ufficiale, trasparente e condivisa.

Tranquilli, non voglio tornare sulla questione permit a così poco tempo di distanza, ma il fatto è che è successo di nuovo. 
Alle 9 e 38 di giovedì 13 giugno sul sito della federazione è comparso un comunicato sulla nazionale di rugby a 7 femminile. Qui potete leggerlo per intero, ma questo è l’incipit:
La Nazionale Seven Femminile, sotto la direzione tecnica di Diego Saccà, da questa stagione head coach dell’Italseven femminile, prenderà parte il 29 e 30 giugno alla prima tappa del Women 7s Grand Prix Series, in programma a Marcoussis (Francia)“.
Cosa c’è di sbagliato, qualcuno potrebbe chiedersi. Nulla, a parte il fatto che nessuno sapeva che la nazionale in questione avesse un nuovo ct. Non è mai stato annunciato.
Negli ultimi comunicati si fa il nome di Alfredo De Angelis, in quello del 30 aprile (a essere precisi) il selezionatore non è nemmeno nominato. De Angelis che è – correttamente – nominato nel Comunicato Federale del 31 agosto 2018 quale ct di quella nazionale. Poi più nulla: nessun comunicato, nota, delibera o circolare avvisa il mondo che qualcosa è cambiato. Zero. Almeno fino alle 12 e 45 di oggi, giovedì 13 giugno (orario di pubblicazione di questo articolo).
Ora la novità ci viene data come già assodata, mangiata e digerita. Chissà da chi. Di sicuro non al di fuori degli uffici federali.

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12 risposte a "La nazionale femminile di Seven ha un nuovo ct, ma nessuno lo sa"

  1. Gysie

    Nella migliore tradizione delle redazioni sportive, non solo federali (a proposito, parecchi giornalisti, sportivi e non, hanno fatto praticantato presso l’ufficio stampa FIR), nelle quali viene data la notizia della prima giornata di un torneo… e poi non se ne sa più nulla. @Hrothepert capisco l’ironia; però… pensa che guardando le partite del mondiale U20, mi verrebbe da dire che il vero errore del nostro rugby è quello di non valorizzare il Seven. Mi spiego. Prima Italia-Irlanda, poi Argentina-Francia. La nostra squadra aveva un solo schema: raggruppamento dopo raggruppamento, tipo le “spallate” di Cadorna (con lo stesso risultato); gli argentini… beh, non solo mischia chiusa, ma tecnica individuale e gambe veloci su maglie di qualunque numero. La meta del pilone Gallo è ormai un must. Ma, al di là dell’estemporaneità, c’è la realtà di giocatori dinamici, capaci di “vedere” l’azione e giocare 1-contro-1, 2-contro-2 e così via. Un nostro pilone che cosa avrebbe fatto, probabilmente? Avrebbe raccolto la palla e cercato un avversario contro cui sbattere. Il Seven sarebbe un passaggio essenziale per sviluppare capacità tecniche e tattiche (la ricerca dell’intervallo, quando il nostro rugby di riferimento era quello francese).

    1. Superignazzio

      pienamente d’accordo sul fatto che il seven è propedeutico e funzionale ad un game plan che sappia sfruttare le situazioni di gioco rotto e turn over

    2. Totalmente incompetente

      Proprio quello che pensavo anch’io, guardando l’Argentina.
      Ai nostri giocatori, tutti, manca completamente il senso del gioco negli spazi e ovviamente l’abilità di battere l’uomo nell’uno contro uno negli spazi allargati.
      L’unico che forse ha mostrato questa attitudine è stato il giovane 15 di cui ora mi sfugge il nome, ma che, non a caso caso, è di formazione francese.

  2. R2D2

    Non solo il seven. Anche il tanto da me amato (e tanto dai “rugbisti” schifato) touch serve a queste cose. Non mi riferisco al touch dei tornei estivi tutti “birra e travestimenti”, ma mi riferisco al touch (non touch rugby, ma solo touch) con le regole ufficiali FIT. In tutti i paesi evoluti rugbisticamente é considerato propedeutico al rugby e sviluppato in sinergia dalle federazioni. In Italia c’è una specie di “accordo” tra fir e litr su un touch che non ha regole fisse e che si traduce in tornei “birra e travestimenti”. Per amor del cielo, vanno bene pure quelli eh! Però non servono a sviluppare gli skills.
    Andate a vedere i video su Australia touch e poi ditemi….

    1. Totalmente incompetente

      Infatti, se si guardano su Youtube le partite delle Schools australiane e neozelandesi (16, 18 anni), è subito chiaro che i ragazzi, qualunque sia il loro ruolo nel XV (piloni, seconde lineee o ali non importa), hanno un evidente background di football touch, che giocano sin da piccolissimi in modo abituale…movenze e posizionamenti sono chiaramente derivati dalla loro familiarità con quel gioco e molto spesso restano molto visibili anche dopo nella loro carriera: basta vedere Quade Cooper, Milsner Skudder, Hooper, quasi tutti i giocatori del Seven, ecc…
      E’ solo che poi, a questa capacità già sviluppatissima di capire e gestire lo spazio e battere l’uomo nell’uno congtro uno, aggiungono la fisicità e le linee di corsa del XV.

  3. carpediem

    ma è lo stesso Sacca consigliere FIR od un omonimo? , poi a prescindere da eventuale omonimia qualcuno conosce il background del signore in oggetto

    1. memoriadiunatestatagliata

      Beh può darsi che ci sia una qualche parentela, tipo che sia il figlio del vice presidente, che comunque non ha neanche l’1,33% della nazionale seven
      In ogni caso magari era il migliore

  4. fracassosandonà

    non oso immaginare le notti insonni trascorse a vagliare tutti quei curriculum per alla fine poter scegliere serenamente il candidato migliore…

    bravo paolo… bell’articolo che capiranno solamente pochi intimi…

  5. Gino

    👍P.W sempre puntuale. La Fir si vergogna un pochino di aver scelto senza tante storie il figlio del vicepresidente Nino Sacca. E allora comunichiamo con cautela…. Gavazzi si deve tenere stretto i fidatissimi in vista delle prossime elezioni. Presidenti di società avete sulla coscienza col vostro voto il declino inarrestabile del rugby italiano, ma potrete rimediare presto salutando il Calvino alle prossime elezioni. Meditate

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