O’Shea, la FIR e i permit players: un altro giro di parole e basta?

C’è un nuovo capitolo nella questione permit players. No, non fatevi film strani, nulla di definitivo o che dia finalmente una normativa chiara e condivisa all’ascensore tra franchigie e club di Top 12, ma una dichiarazione di Conor O’Shea che sembra farlo presagire. Ripetiamolo ad alta voce: SEMBRA. Il ct della nazionale azzurra l’ha rilasciata nel corso di una intervista davvero chilometrica a OnRugby e ve la propongo qui:

Facciamo un veloce recap? Il 18 marzo 2017, subito dopo il 29 a 0 subito dalla Scozia nell’ultima giornata di quel Sei Nazioni, Conor O’Shea dice che “sono un positivo, vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Ma non sono uno stupido, non sto qui a prendere tempo. Ho fiducia in questo gruppo, resto convito che possiamo diventare un’ottima squadra. Ma gli investimenti devono essere fatti nell’interesse esclusivo della Nazionale. E’ l’Italia l’unica cosa che conta. Le decisioni che dovremo prendere faranno male a qualcuno, ma Irlanda, Galles, Scozia hanno fatto scelte difficili per il rugby di club, investito sulle franchigie. E’ facile fare questi cambiamenti, a patto di volerlo. Sarà difficile? Sì, ma è fattibile e deve essere fatto. Qualcuno dovrà mettere il proprio ego da parte nell’interesse della maglia azzurra”.
Il 14 novembre dello stesso anno questo blog pubblica un articolo dove il ct chiede apertamente un ascensore tra le due squadre celtiche e le formazioni del massimo campionato nazionale, un sistema che vada in entrambi i sensi e non solo dal basso verso l’alto in maniera saltuaria. Ovviamente non succede nulla.

A fine gennaio del 2018 il colpo (involontariamente) comico: chi si lamenta del fatto che i giocatori di Treviso e Zebre che giocano poco in Pro14 non possano mettere un po’ di minuti nelle gambe in quella che allora si chiamava Eccellenza? Ma il presidente della FIR Alfredo Galeazzi, ovvero l’uomo che può decidere e rendere operativa una cosa simile. Parla come se fosse capitato lì per caso. Fantastico.
Maggio 2018, la proposta di O’Shea riceve il sostegno pubblico di Stephen Aboud, ovvero il responsabile della formazioni di tecnici e giocatori per l’Alto Livello della FIR. E indovinate un po’? Continua a non succedere nulla.
Beh, quasi nulla. Perché il Benetton Treviso proprio tra la fine della stagione del 2018 e l’inizio di quella in corso decide che è ora di basta e si muove in autonomia: fa contratti con alcune società venete secondo i quali alcuni giocatori si allenano con i biancoverdi al Monigo e in caso di mancato utilizzo possono rientrare nelle loro società per giocare in Top 12. Una situazione che conoscono tutti, compresi i muri di ogni club house italiana ma in FIR si fa finta di nulla. Per carità, meglio così che mettere paletti stupidi, ma che modo è di gestire uno dei passaggi più delicati e importanti della nostra già non estremamente produttiva filiera?

Una situazione talmente “normale” che due mesi fa è stato il Benetton Treviso ad annunciare l’infortunio che chiudeva anzitempo la stagione di Michele Lamaro, un giocatore che sulla era “solo” un permit player proveniente dal Petrarca. Ma di fatto già allora Lamaro era un atleta Benetton.
Ora le nuove parole di Conor O’Shea, che al momento sono solo quello: parole. Purtroppo per lui, s’intende. Perché il Consiglio Federale FIR non ha ancora deliberato nulla anche se i contratti si fanno in queste settimane e non a fine luglio. Ammesso e non concesso che poi a fine luglio qualcosa si muoverà davvero. Perché nel rugby italiano anche San Tommaso avrebbe perso la sua proverbiale pazienza.

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9 risposte a "O’Shea, la FIR e i permit players: un altro giro di parole e basta?"

  1. Mr Ian

    L intervista di O Shea mi è piaciuta tanto, soprattutto nel modo come si pone con il movimento. La critica che spesso si è mossa contro l irlandese è stata la poca reattività con cui si è passato dalle parole ai fatti. Nel prossimo mandato però a mio avviso, vedremo molto di più il pragmatismo di O Shea, non tanto perchè aumenterà il suo decisionismo, quanto perchè avrà una congiuntura politica a lui favorevole. L attuale status quo gli ha legato le mani, il Gavazzi in primis non poteva troppo sbilanciarsi a favore di O Shea perchè comunque era, e rimane, sotto il “ricatto” dei vari club.
    Dalle prossime elezioni federali ci sarà a mio avviso un repulisti dirigenziale, molto probabilmente Gavazzi non ci sarà più, non mi meraviglierei che sia lui stesso il primo a non volersi ricandidare. Chi verrà dopo non farà mai la follia di screditare O Shea, l unico che a livello europeo gode di tantissimo credito. La stampa estera ha fatto endorsment con l attuale ct appena sono uscite voci di un suo mancato rinnovo, per cui l unica certezza per il nuovo presidente sarà la presenza dell attuale staff tecnico.
    O Shea a questo punto darà la giusta spallata alla resistenza di certi club nel costruire la struttura piramidale che il nostro movimento richiede. Per cui o i club si adatteranno o faranno altro. C’è poco da fare da questo punto di vista, se ci pensiamo bene il nostro domestic è l unico del panorama 6N, esclusi francesi ed inglesi, che vorrebbe avere velleità di visibilità o successo, senza però mai realmente dimostrare qualcosa di particolare. Con questo non ho nulla contro i club domestici, anzi sono la spina dorsale del nostro rugby, però devono capire che è necessario adattarsi alla struttura pro più confacente alla nostra realtà. Devono preferire spendere soldi per ingaggiare un formatore in più, piuttosto che un mestierante straniero che poco porta in termini di crescita.

    1. Sandokan

      Adesso speriamo che anche i risultati facciano l’endorsment di COS, perche’ non si vede ancora la fine di una serie storica di sconfitte nel Sei Nazioni… nessuno ha mai perso cosi’ tante partite consecutive nella storia secolare del torneo…. 😦

  2. LiukMarc

    Qui al di là della Fir – che comunque si, ha fatto poco o niente per nemmeno “imporsi” ma quantomeno disegnare un certo processo – vorrei sentire la voce dei club. Che più ci penso più possono essere loro quei soggetti cui le decisioni “forti” (che si dovevano prendere ormai mesi fa) andavano in qualche modo a dare fastidio.

  3. gian

    diciamo che la fed si è resa conto che il sistema messo in piedi dal benetton in maniera autonoma e senza sgambetti o simili, con alcune squadre, probabilmente un po’ più lungimiranti e con una mentalità di crescita di tutto il sistema, oltre ai loro immediati e sacrosanti obbiettivi, può funzionare senza traumi particolare e che gente che collabora ce ne è, anzi, ed allora, improvvisamente, diventa un sistema sostenibile e si lascia al buon COS carta bianca e gli si toglie la museruola per parlare e programmare liberamente.
    chiaro che qualcuno storcerà il naso di più e qualcun altro di meno o per niente, l’importante, come fa notare anche il messia, è che i vantaggi siano, dopo le scocciature, anche per il domestico, e non solo a senso unico

  4. memoriadiunatestatagliata

    Una domanda da ignorante: Lamaro e Cannone da chi sono stati pagati quest’anno?
    100% Benetton? 50/50 con Padova? Altro?
    L’hanno prossimo le Zebre si pagheranno i permit o come si accorderanno con le società di Top12?

    Nel caso le Zebre e Benetton siano i principali sponsors dei permit questi giocatori dove giocheranno? A Calvisano e Padova? Ma così facendo non si condiziona il campionato favorendo certi club piuttosto che altri, ed è giusto visto che sia Benetton che le Zebre prendono una marea di soldi dalla FIR?

    Per me questi sono i principali problemi legati alla gestione dell’ascensore dei permit, e finchè non si trova una quadra la vedo difficile farla digerire ai club di top12

    1. RFC

      É proprio questo (a mio parere assurdo) preconcetto che si falserebbe il campionato che ha sempre bloccato un sistema razionale dei permit. Ma veramente siete convinti che un giocatore, che si allena uno/due volte a settimana con il club possa “falsare un campionato”? Primo stiamo parlando di giovani che non sono ancora totalmente pronti per il pro14 e non di fenomeni affermati (casomai ci fossero fenomeni in Italia) e poi, anche se fossero giocatori così forti, non sarebbe, invece, un bene per la qualità del nostro domestico?
      Questo sistema, anzi, per me dovrebbe essere un incentivo per i club a creare giocatori di qualità. Avrebbero la possibilità di averli in campo per qualche anno, a metà prezzo e formati in una struttura più professionale della propria. Meglio di così?
      Ah la lungimiranza dei nostri dirigenti é fantastica!!!!!

  5. Giovanni

    In compenso Ascione è appena diventato un dipendente FIR a tempo pieno. Chissà se con contratto a tempo indeterminato, a progetto, partita IVA, co.co.co, co.co.pro o cocodè (del consiglio federale).

  6. luis

    Contratto o meno, è il primo della lista dei mandarini fir che farà le valige verso altri lidi, questo è sicuro.

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