Il Tinello di Vittorio Munari: Leoni, Zebre e il Pro14 “da mantenimento”. E World Rugby…

Un Benetton da corsa, una franchigia federale che invece non ha fatto i conti con la sua identità e con quello che vuole (dovrebbe?) essere. E poi quella “Nations Lague” che rischia di stravolgere il rugby così come lo conosciamo e che sta creando davvero tante polemiche…
Palla a Vittorio!

ps: il Tinello è stato registrato domenica mattina, PRIMA di queste dichiarazioni di Bill Beaumont, presidente di World Rugby

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12 risposte a "Il Tinello di Vittorio Munari: Leoni, Zebre e il Pro14 “da mantenimento”. E World Rugby…"

  1. Le Zebre hanno bisogno di 10-12 giocatori di alto livello in più. Problemi:
    1) non ci sono 10 giocatori italiani di alto livello nascosti da qualche parte;
    2) 12 giocatori costano… almeno un milione e mezzo se non sono proprio degli sbarbatelli scarsi.
    Se ne deduce che le Zebre hanno bisogno di 2 milioni in più all’anno.
    Detto questo, secondo me in Top12, tra giovani promettenti e stranieri già in Italia da 2 o 3 anni, un 10 – 12 giocatori non forti ma capaci di dare un minimo di ricambio semigdegno ai titolarissimi ci sono, e si sa mai che non se ne trovino 2 o 3 inaspettatamente interessanti.

    1. acdxer

      Le Zebre questa stagione hanno avuto tanti infortuni che hanno colpito giocatori molto importanti. Quando i migliori sono disponibili la squadra gioca ad un buon livello, purtroppo da mesi le assenze pesano molto.
      Per l’immediato futuro servono innesti mirati, tenuto conto che qualche giocatore non sarà confermato.
      1 pilone sx
      1 tallonatore immediatamente pronto per non usurare Fabiani
      1 seconda linea
      2 terze linee
      1 mediano di mischia
      2 aperture ( straniero esperto + giovane Italiano )
      2 trequarti
      Ci vuole un roster di almeno 40 giocatori + permit players, in pratica quello che Bradley in questi due anni non ha avuto

  2. Mamo

    Munari apprezza la dirigenza delle Zebre, certamente ne sa più di me che posso giudicare solo da esterno fruitore/appassionato di rugby.
    Lo dico perché io mi sto ancora chiedendo cosa abbia portato Dalledonne, a parte “buona stampa”, visto che le Zebre sembra sopravvivano solo grazie all’apporto di f.i.r. e conseguentemente (sembra) non possano godere di entrate dagli sponsor.
    Avere la benevolenza della Stampa non credo sia sufficiente ad attirare investitori perché in un mondo “messo in rete” le bugie hanno le gambe non corte ma cortissime.
    Poi ci sono le fake news ma grazie a dio non siamo arrivati a quel punto. Almeno credo.

    1. zonkerh

      Certo, ma siamo sicuri che pure per la Benetton si possa parlare di vero sponsor? Sarebbe utile capire che ritorno commerciale ha dal rugby la Benetton intesa come azienda.

      1. Mamo

        In realtà stiamo parlando di due cose ben diverse.
        Benetton è socio unico dell’omonima Società/Club esattamente come lo è la FIR per le Zebre.
        I danari che mi aspetto porti nelle casse Dalledonne sono quelli che a Treviso, per fare un solo esempio, ha portato Cofiloc (tanti) che, lui sì, si può definire sponsor.

  3. sentenza

    Il pro14 non è sempre stato “un campionato di mantenimento”, lo è diventato progressivamente per forza di cose perché non produce abbastanza interesse per riuscire a mantenersi professionistico. E se anche i campionati inglese e francese sono in passivo significa semplicemente che il professionismo in tutto il rugby è troppo ampio. E questa World League sembra appunto il modo per ridurlo a numeri sostenibili di squadre. 12 nazionali, visto sembrano solo le nazionali in grado di riempire stadi da più di 50 mila. E il rugby è obbligato a fare numeri simili, visto che non è il basket o il volley che hanno un terzo dei giocatori da pagare e il doppio o triplo di partite da cui incassare.

  4. mauro

    Se ne parlava con gli amici sabato sera di ritorno dalla cavalcata della Benetton: a mio parere le Zebre non possono soppravvivere all’interno della cultura sportiva italiana fatta di campanili.
    Mi spiego e lo spiega in parte anche Munari: vengono messi in discussione gli Ospreys franchigia che raggruppa Neath, il club gallese più antico che vanta anche una sfida con gli AB, e Swansea uno dei club fondatori dell’Heineken Cup. Perchè? Perchè a differenza di Cardiff e Llanelli hanno rinunciato alla propria identità.
    Le Zebre una propria identità non l’hanno mai avuta, recuperano il titolo sportivo, se così si può dire, dagli Aironi e ne ripercorrono le tristi vicissitudini. Dalle mie parti si dice che “il cane di due padroni muore di fame”, pensa le Zebre che un padrone ce l’hanno ma fa finta di non esserlo, ignorando che qualsiasi società per crescere ha bisogno di un piano di sivluppo e di un piano economico che lo sostenga. Qual è il bacino di sostenitori ai quali attinge la franchigia? Forse dalle tante anime di Parma e della sua provincia che fecero fallire il progetto Zebre-1? Un non meglio specificato nord-ovest? Mah…
    La Benetton almeno può contare su uno zoccolo duro di sostenitori e tifosi che si identificano nel club da sempre, che si vinca o si perda ci sono sempre, a Parma a parte qualche sporadico momento di esaltazione lo stadio è desolatamente vuoto. La squadra non vince e non attira pubblico e i pseudo tifosi dibattono del perchè tizio-Canna o caio-Castello non vngono valorizzati dalla nazionale come invece meriterebbero. Mancando il campanile ci si aggrappa al giocatore immagine di turno.
    Non so quanti club avrebbero resistito alle piaghe d’Egitto inferte dal Mago G: oggi facciamo la tombola dei numeri per la crescita dei mediani di apertura autoctoni, domani il diktat su Munari e domani l’altro l’altalena del rinnovo o meno della convenzione con il Pro12. Eppure la Benetton c’è riuscita perchè è un club con la propria identità ed un finanziatore ben presente, anche domenica in tribuna a godere con noi, un Luciano Benetton che merita un monumento in vita.
    Abbiamo passato anni di magra vera, oggi abbiamo rialzato un po’ la testa, magari domani andra peggio, ma siamo e saremo sempre un club.
    Auguro alle Zebre altrettanto, ma certamente sono lontani dal solo imboccare la strada

    1. speartkle

      la Benetton è la Benetton perchè è Benetton. Nel contesto italiano qualsiasi club sarebbe morto se non avesse avuto alle spalle una proprietà simile.

      Poi il discorso debiti non vuol dire molto se non si fa riferimento a qual’è il peso del debito sul valore del complessivo della società che lo detiene.

      1. fracassosandonà

        nessuno discute del know how di Benetton e dei soldi messi dal sior luciano…
        meno che meno del grande lavoro portato avanti da un lato da Toni Pavaneo e dall’altro dallo staff tecnico…

        dovete riconoscere tuttavia che “lo zoccolo duro” in realtà sia una pattina: i tifosi trevisani saltano facilmente sul carro del vincitore, gli anni scorsi c’ero anch’io in tribuna a vedere partite di champions con 2000 persone desolate sugli spalti, che le telecamere non avevano il coraggio di inquadrare…
        oltre tutto l’anagrafe degli appassionati sugli spalti non depone a favore dell’ottica di lungo periodo…

        molto pubblico di quello visto sabato scorso veniva da fuori città, a quel pubblico costa fatica tifare Treviso e risaluterà la compagnia non appena torneranno i tempi bui… Treviso deve avere il coraggio, finché incassa 4 cubi all’anno da FIR, di fare un’operazione “simpatia” verso le altre realtà del territorio, una maglia meno biancoverde e più “leonosa” come quella di quest’anno è già un passo avanti, ma vorrei vedere una divisa arlecchino con tutti i colori dei club veneti… siamo disposti a venire a Treviso a vedere la partita, a tifare Le-O-Ni, ma non per Treviso, non con i nostri soldi…

        qui si discute dei 3-4 cubi l’anno che la FIR versa nelle casse di un club…
        se il 10% del bilancio federale fosse utilizzato per finanziare le avventure celtiche della Lazio Rugby o dell’Amatori Parma, diononvoglia del Calvisano, relegando Treviso a giocare il campionato parrocchiale attualmente denominato pro12, brucerebbe il culo anche a Voi…
        Petrarca è altra società seria che avrebbe tutto il know how per gestire la franchigia celtica, certo non ha la famiglia Benetton alle spalle, ma sul piano della formazione dei giocatori in ottica nazionale ha fatto molto di più di quanto abbia mai fatto Treviso…

        io preferirei che la FIR fosse in grado di gestire le sue franchige come sa fare Benetton Rugby e che Treviso giocasse nel campionato italiano…
        dato che la storia ha dimostrato che la FIR non è in grado di gestire la propria squadra celtica (chissà quanti soldi si stanno mangiando per fare le figure che stanno facendo quest’anno), per ora l’unica soluzione per rimanere in celtic dignitosamente è quella di lasciare carta bianca e congruo fondo spese a Treviso ma, come si dice dalle mie parti, no sarìe so mare…

        se poi stiamo in celtic per il gusto di starci e non in ottica nazionale sarebbe tutto da vedere…

        se dovessi fare il 10 year context, dovrei dedurre che alla nazionale la nostra avventura celtica non abbia giovato particolarmente…
        senza la celtic i nostri giocatori migliori troverebbero ingaggio all’estero (come succede oggi ai Georgiani ed un tempo ai nostri) e gli altri arricchirebbero un vero campionato, sostenibile per le nostre scarse risorse…

        in ottica miope a me piace troppo l’idea di potermi vedere dal vivo il rugby di alto livello giocato ad un’ora da casa, guardando le cose più da lontano dubito che la celtic sia l’investimento che serviva al nostro investimento…

        in ogni caso vedremo che succede con i gallesi, che stanno impazzendo un’altra volta, celtic in difficoltà, ma nemmeno top14 e premiership se la passano bene…

      2. LiukMarc

        Leggendo attentamente quello che dici mi trovi abbastanza d’accordo.
        Sulla celtic, forse (anzi molto probabilmente) per come è stata pensata ed è nata l’avventura italiana, era il modo sbagliato (d’altronde basta vedere quanto successo con gli Aironi, proprio non si è in grado di remare tutti dalla stessa parte).
        Che la Fir non sia in grado di gestire una franchigia (ma manco il movimento) mi pare ovvio. Siamo un paese geograficamente grande (rispetto agli altri, fatto salvo Francia, Saf e Australia, un’altra che ha grossi problemi di “copertura”), e “strano”, dove spostarsi non è comodissimo e si tende facilmente a concentrarsi solo su un’area geografica. Ma pensiamo di poter copiare da Irlandesi e Scozzesi (che oltre ad altra geografia hanno anche altra, profondamente diversa, cultura rugbistica).
        Però secondo me la Celtic serviva e serve. Ma fatta diversamente. Il vecchio Super10 non dava le necessarie garanzie fisiche, e il mercato estero è troppo volubile per garantire che i nostri più forti ci rimangano sufficientemente a lungo (ok, successo con Masi, Parisse e i Bergamasco, però a noi ne servono 20 fuori). Certo, come dici tu dopo 10 anni i risultati della nazionale non sono migliorati, anzi, ma in (buona) parte secondo me è perchè gli altri sono migliorati esponenzialmente rispetto a noi.
        Secondo me la scelta sarebbe stata buona se si fosse iniziato con una franchigia, modellata com’è modellato ora Treviso (staff + rosa ampia + solido contributo federale) e il resto dei schei dati ad un’Eccellenza che sono 10 anni che ha un profondo bisogno di rinnovarsi e tornare a legarsi al territorio. Perchè tu fai giustamente l’esempio delle tribune di Monigo, ma dal Quaggia alle Gelsomini, passando per Viadana e la tua San Donà, le tribune sono ancora più desolatamente vuote da anni…
        Poi ovvio che col senno di poi e a ragion veduta è facile (per me) fare certi ragionamenti.
        Vedremo come andrà. Probabilmente il rugby professionistico è ancora troppo giovane per essere sostenibile da un gruppo elevato di paesi. I soldi quelli sono, e se Giapponesi e Francesi ne tirano fuori (molto) più di altri, il sistema continuerà ad essere distorto e traballante in alcune sue parti (vedi Galles, ma anche Australia).

  5. superignazzio

    Parlando di World League, cado dal pero a sentire che la retrocessione sarebbe bloccata per “10 anni”

  6. Pingback: Nations Championship e retrocessioni: lo status quo e lo stato delle cose che preoccupa l’Italia | Il Grillotalpa

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