Il Sei Nazioni e una influenza che val bene un Tinello tinto d’azzurro speranza

Un Vittorio Munari febbricitante ci porta per mano nel torneo più atteso e amato. Una edizione caratterizzata dal Mondiale nipponico che scatta a settembre e che vede l’Italia cercare una vittoria dopo tre edizioni di sole sconfitte. Ma sarà complicato.
E poi ci sono quelle parole di Conor O’Shea…
Palla a Vittorio!

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4 risposte a "Il Sei Nazioni e una influenza che val bene un Tinello tinto d’azzurro speranza"

  1. Poros

    Scherzando: nessuno è profeta a casa sua! Munari lamentava il bisogno di un sistema di selezione e formazione degli atleti di alto livello all’inizio del 6N. Sappiamo com’è andata e, purtroppo, come siamo messi. Tuttavia, meglio tardi che mai. OS sta facendo un lavoro che potrebbe portare alla nascita di un “sistema”, magari anche di un sistema funzionante, produttivo. Restano, purtroppo, alcune criticità non dipendenti, ma sovraordinate. Le franchigie “devono” navigare entro le prime 20 del ranking: la Scozia le ha entrambe tra le prime 10! Dove sono gli atleti italiani per alimentare questi risultati? Il sistema cosiddetto ha il suo punto di maggiore criticità nella prosecuzione della formazione degli atleti al termine del percorso di categoria.

  2. Mamo

    Mi spiace che sia influenzato ma soprattutto mi stizzisce che non sia riuscito a essere un influencer (si dice così, vero ?); avremmo risparmiato lustri e lustri di vana gloria.

  3. Massimiliano

    Non sono sempre d’accordo con Munari -non che questo sia importante- e ad esempio non condivido il suo giudizio di COS. Ma per il resto come dargli torto? Poi, sara’ l’effetto febbre ma oggi sembrava particolarmente accorato. Forse dovremmo tutti fare un esame di coscienza per capire qual’e’ veramente il bene del nostro rugby. A tutti i livelli.
    Questa guida tecnica della nazionale non mi piace proprio, ma ai ragazzi auguro di vivere il meglio da questa esperienza. Uno su tutti, in bocca al lupo Morisi, è ora che la fortuna ti restituisca qualcosa

    1. superignazzio

      “dovremmo tutti fare un esame di coscienza per capire qual’e’ veramente il bene del nostro rugby”

      parole tanto taglienti quanto vere che di fatto inchiodano le persone alle proprie responsabilità

      valido tanto per l’italia quanto per World Rugby, che vedo brancolare un pò alla cieca per ciò che riguarda la risoluzione dell’alto numero di concussion e la gestione dell’area del breakdown

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