L’Italia e i test-match di novembre, quei numeri che svelano ogni alibi o illusione

ph. Fotosportit/FIR

Con il 66 a 3 dell’Olimpico per gli All Blacks si è chiuso un mese davvero molto poco positivo per i colori azzurri. Una vittoria – necessaria – e tre ko. Sconfitte che sono negative nel risultato (in due casi sono vere e proprie ripassate) ma soprattutto nei modi in cui sono arrivate. Che dite, non sarebbe ora di smettere di raccontarsela?

Quattro partite giocate: una vittoria (Georgia) e tre sconfitte (Irlanda – quella “B” – Australia e Nuova Zelanda). Abbiamo fatto in tutto 45 punti e ne abbiamo incassati 163, la media-gara è un risultato di 40,75 a 11,25. E quelli con i 40 punti nel carniere non siamo noi. Abbiamo subìto 24 mete (6 a partita di media), ne abbiamo fatte 6.
La partita con gli All Blacks ha chiuso il nostro 2018, con il magro score di 2 vittorie in 11 partite. Abbiamo battuto una volta il Giappone (25 a 22) e una la Georgia (28 a 17). Probabilmente a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno aiuta a vivere un po’ meglio (forse eh), però faccio fatica a essere ottimista e – soprattutto – gli anni passano e noi siamo sempre fermi qui. A questi numeri, più o meno.
E’ vero, abbiamo giocato contro avversari più forti: però quella che è davvero mancata è la qualità e la continuità delle e nelle prestazioni. Senza dimenticare che, come scrivevo prima, quella di Chicago era un’Irlanda lontanissima dalla sua formazione titolare, che l’Australia vista a Padova è una delle peggiori degli ultimi 10/15 anni e che gli All Blacks all’Olimpico ci hanno rifilato 10 mete giocando al piccolo trotto, senza mai mettere il piede sul gas, tanto che in molti lo hanno definito solo un allenamento per i campioni del mondo in carica. Il succo è: poteva andare anche molto peggio, difficilmente meglio.

O forse no. Forse quei nomi così altisonanti (All Blacks, Australia, Irlanda) ci basteranno a trovare per l’ennesima volta i soliti alibi e i tanti “ma”.
Non solo alibi, ma anche frasi fatte e/o ritornelli che vengono ripetuti tante di quelle volte che poi alla fine vengono presi per veri, ma a cui manca un dettaglio chiamato concretezza. Come quello della profondità, parola che per alcuni ruoli viene usata decisamente a sproposito. Contro la Nuova Zelanda, ed è solo un esempio, unica apertura di ruolo era Allan, sceso in campo con una vistosissima fasciatura, mentre Canna era stato rimandato alle Zebre (era proprio necessario?).

E poi non si spiega un’altra cosa: se abbiamo così tanta profondità perché alla fine i titolari sono sempre gli stessi? Ma sempre sempre sempre.
In questi quattro match di novembre gli atleti partiti dal primo minuto in tutto sono 26. Uno potrebbe dire o pensare che alla fine proprio pochissimi non sono, ma il dato è “drogato” dalla gara di Chicago contro l’Irlanda, fuori dalla finestra internazionale e organizzato per meri motivi economici: nelle tre gare “ufficiali” (chiamiamole così) contro Georgia, Australia e All Blacks i titolari sono stati sempre gli stessi. Sempre. Dall’uno al 15: Lovotti, Ghiraldini, Ferrari, Zanni, Budd, Negri, Polledri, Steyn, Tebaldi, Allan, Bellini, Castello, Campagnaro, Benvenuti e Hayward. L’unico cambio in un XV d’inizio è stato Sperandio che ha giocato con la Georgia al posto di Hayward infortunato mentre in un altro caso lo stesso Sperandio è stato fatto partire all’ala in sostituzione di Bellini fermo in infermeria. Malanni fisici, non scelte o variazioni tecniche, che queste sono sempre le stesse.

Poi c’è il match di Chicago, con 9 nomi diversi rispetto al filotto sopra riportato, ma si tratta di una partita anomala, appunto fuori dalla finestra dei test-match internazionali e solo 7 giorni prima della gara che assolutamente non potevamo perdere, quella con la Georgia. Profondità? Sarà, ma non la si vede.
Altri parlano di una squadra giovane, che deve crescere. Sulla seconda asserzione non ci sono dubbi, sulla prima si può discutere: l’età media del XV azzurro titolare di questo novembre è di quasi 28 anni. Sicuri che la definizione “giovani” sia la più corretta?

I giocatori danno tutto, non si risparmiano, non si può davvero dire nulla in questo senso. Conor O’Shea e il suo staff fanno quello che possono, si può magari discutere di qualche scelta ma sono dubbi marginali e che fanno parte del gioco. Nulla che possa davvero cambiare le carte in tavola.
Quello che ci servirebbe è un bagno di oggettività e di sincerità: smettere di raccontarsela. Oggi siamo questa roba qui, se in tre edizioni del Sei Nazioni non vinci nemmeno una partita un motivo ci sarà: in un paio di occasioni puoi tirare in ballo la sfortuna, forse, ma non di più, ed eventualmente quelle due gare vinte non cambiano il quadro complessivo.
Le nostre celtiche stanno migliorando? Sì, parebbe di sì, ma gli altri evidentemente lo fanno molto più di noi. Il gap dal 2010 in poi si è allargato. Lo dicono i numeri, lo dice il campo, non è una idea balzana di chi tiene questo blog. Lo sbandierare risultati che non ci sono è una coperta davvero corta, e il pubblico inizia a rendersene conto: contro gli All Blacks c’erano 53mila persone sugli spalti, molto lontani dal sold-out annunciato e ben 10mila in meno rispetto alla gara contro i neozelandesi di due anni fa. La partita con la Georgia non ha portato allo stadio nemmeno 20mila tifosi, quella con l’Australia (nella ovalissima Padova…) 18mila: 5mila in meno rispetto al 2017 quando sfidammo il Sudafrica e lo stesso numero che richiamò il match con Tonga l’anno prima.
Sul mio profilo facebook dopo la partita di sabato ho scritto: C’è una parola per definire il mese azzurro di test-match: “poco”, di tutto. Un post pubblicato a caldo, di pancia. Ma anche ragionandoci a freddo non credo di essermi poi sbagliato di molto. Purtroppo.

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26 risposte a "L’Italia e i test-match di novembre, quei numeri che svelano ogni alibi o illusione"

  1. Mr Ian

    Aldilà di tutto quello che ormai si è detto, giusto e condivisibile. La cosa che più mi ha colpito di questi TM è come tutte le altre nazionali, escluse Italia e Francia, abbiano provato e lanciato un sacco di giocatori, proprio per creare profondità ed avere alternative valide e pronte per i mondiali in caso di infortuni.

  2. secondapescatrice

    Una parola:desolante!
    Per un decennio si utilizzarono le singole vittorie al sei nazioni (contro Scozia o Francia) come paravento per tenere lontane le polemiche contro la mala-gestione del movimento…
    Ora non rimangono neanche quelle…deprimente!
    Pero’ sono convinto che chi denigra il lavoro dello staff della nazionale (cosi’ come con Mallet o Brunnel) e’ complice di questo scempio di cui oggi stiamo vivendo,il problema non e’ lo staff ma l’intero sistema rugby italiano che cosi come e’ strutturato oggigiorno non funziona!
    Purtroppo non vedo un futuro roseo…non c’e’ nulla che possa renderlo roseo un domani a queste condizioni…

  3. Tonius71

    Faccio mie alcune tue considerazioni,una in particolare: perché c..zo si ostina a far giocare sempre la stessa squadra? Ma porca miseria!
    Anche al 6N ,sempre la stessa storia.
    Per il resto se non vinci è difficile portare gente allo stadio..è non vale solo per il rugby
    Noi siamo questi qua,stiamo andando avanti,piano,molto piano.
    Alla fine è uno sport relegato solo in alcune aree del Paese,se non lo si fa diventare Nazionale o a limite riuscire a ricoprire più regioni ,la vedo molto dura sul tirar fuori dei nuovi giocatori ed anche talentuosi

    1. Geo

      Personalmente credo che continui a puntare sulla stessa squadra al fine di trovare una base solida che gli dia garanzie di prestazioni (purtroppo al momento un po’ bassino), per poi provare a inserire in una struttura funzionante nuovi giocatori. Mia opinione personale.
      La struttura di gioco forse l’ha trovata se analizziamo le partite dalla Scozia in poi. Certo il livello è di una squadra del valore dal 10° al 14° posto e questo non bisogna scordarlo.
      Anche io avrei delle domande su alcune convocazioni (e non) avvenute in questi anni, ma a questo servirebbero i giornalisti (non mi riferisco al tuo Blog Paolo..). Magari non nella conferenza post partita ma nell’arco di un mese una bella intervista all’allenatore della nazionale si poteva pure organizzare. O è forse tabu? se fosse così sarebbe molto grave.

    2. fracassosandonà

      Osho è un uomo d’ordine e preferisce che si perda con una squadra bella affiatata e in buone condizioni di fitness…

      Rifletti, chi ha lasciato fuori di determinante?
      Il problema è che ci racconta di avere grandissima profondità e che per far esordire Sperandio o qualcun altro durante i TM un anno prima dei mondiali deve aspettare gli infortuni… se penso che ha fatto giocare Allan zoppo per mandare canna a guardarsi la partita con il munster…

      1. Geo

        Vero quello che dici. Ma credo anche che i non risultati inizino a pesare molto quindi magari cerca di sperimentare poco. Ormai cercherà la formazione che gli da maggiori garanzie fino al mondiale. Poi si vedrà….mia libera interpretazione

  4. sentenza

    Quindi chissà quali altri magheggi si dovranno inventare nel prossimo bilancio.
    Avevo detto che fra 15-20 anni saremo allo stesso punto in cui siamo ora, da inguaribile ottimista quale sono. Troppo ottimista.

  5. Rabbidaniel

    Oscio miracoli non ne può fare: siamo questa roba qua. Mi scade, piuttosto, quando si lancia in dichiarazioni roboanti sulla profondità.
    Però… Però siamo una delle nazioni che giocano in uno dei due tornei principali; siamo nelle coppe europee dall’inizio, con una continuità nella coppa maggiore interrotta solo quest’anno; abbiamo due squadre pro (poche o tante, intanto ce le abbiamo).
    Se consideriamo quello che fanno alcune Tier 2, magari le Fiji con un milione scarso di abitanti e giocatori sparsi ovunque; o la Georgia, con meno di 4 milioni di abitanti e senza sbocchi pro veri. Se consideriamo le altre Tier 2, non c’è da dire che siamo per forza migliori di noi, ma che noi, con le nostre possibilità economiche e strutturali, abbiamo fatto davvero poco, al di là di episodi belli, ma che restano episodi.
    Un paio di anni fa qualcuno scriveva che il rugby irlandese non era poi di livello tanto più alto rispetto al nostro. Ecco, se continueremo ad avere una percezione tanto fallace delle nostre reali dimensioni, non credo che faremo un grosso servizio ai ragazzi che si dedicano a una disciplina dura e che da noi, 6N o meno, non è che abbia attecchito alla grande.

  6. Mamo

    Osservazioni corrette quelle di Wilhelm che da sabato pomeriggio non fa più parte di quello che veniva considerato un duo comico (lui e Fumero) tipo Stanlio e Ollio.
    Mi sembra i poter dire che le critiche, d’emblée, siano diventate trasversali se non universali e il perché lo immagino.

  7. Francesco Ricci

    Mai avrei pensato di dover seguire una partita della Nazionale con l’unico scopo di vedere le giocate avversarie…sono gli Alla Blacks, c’è un abisso, ma se hai niente niente di tuo da proporre allo spettatore è solo tristezza. Il CT è lui, ma perseverare con qualcosa che dà questi risultati servirà solo a battere la Georgia la prossima volta. Se poi è questo il massimo ottenibile con gli introiti del 6 nazioni vuol dire che passerò alle freccette… 😦

  8. Giovanni

    Se così stanno le cose, perchè allora tutti voi giornalisti e testate – Grillotalpa, OnRugby, Rugbymeet, R1823, ecc. – continuate a benedire la riconferma di COS e del suo staff…? E perchè avete continuato a difendere/giustificare/procrastinare certi discorsi e certe analisi sul gioco e sulle aspettative? Intendiamoci, per me ci sono motivi molto più lontani nel tempo che hanno portato alla situazione attuale, COS ed il suo staff son costretti a “fare i cuochi” con gli “ingredienti” che il sistema ha messo loro a disposizione. Però poi, come si dice, aiutati che il ciel t’aiuta: se Allan va in campo vistosamente fasciato e non ci si porta in panca il suo sostituto naturale la cosa va sottolineata (e magari una domandina a lui in conferenza stampa sarebbe d’uopo), se si continua ad insistere con due seconde fuori ruolo ed anche avanti negli anni non si può far finta per un intera stagione che vada bene così, se lui continua ad insistere che la coperta è ora più lunga perchè nessuno di voi giornalisti (e sottolineo N-E-S-S-U-N-O) gli chieda come mai allora punti sempre sui soliti noti? Mesi fa un noto sito di settore pubblicò un’intervista ad Ascione, la lessi e chiesi poi all’autore perchè non gli avesse chiesto nulla delle Accademie chiuse lo scorso anno: mi rispose che non ci aveva pensato (!) e che glielo avrebbe chiesto in una successiva intervista (campa cavallo…).

  9. gian

    non voglio far discorsi tecnici, perchè ci sono sempre giustificazioni pronte, però voglio una spiegazione logica per certe scelte:
    -avere una rosa tirata per i test matches tenendosi in pancia un estremo malmesso e una terza centro rotto?
    -perchè si manda a casa un apertura/estremo e si mette un giovane fuori ruolo?
    -perchè escludere anche dalla panca i giocatori che non servono la settimana dopo?
    -perchè sapendo che un’apertura ha problemi fisici, perchè mandare a casa il cambio e giocare senza un 10 vero ?
    queste non sono questioni che derivano dalla bassa cilindrata dei giocatori, ma da scelte discutibili dello staff (che non è solo COS), detto ciò, prima di pensare che non siamo bravi a giocare a rugby, magari fare una seria analisi di come viene gestito il tutto a livello pratico, ancor prima che gestionale, pare brutto?!

    1. Rabbidaniel

      Evidentemente la partita (persa) dalle Zebre contro Munster era ritenuta più importante di quella contro gli AB. Non ci sono altre spiegazioni.

      1. gian

        intanto lo dicano chiaro e tondo, e comunque, allora, lo rilasci lunedì, non sabato pomeriggio, e comunque giustifica solo l’ultima domanda, sperandio, invece, che è rimbalzato da estremo, tribuna e ala (lasciamo stare la performance, in questo discorso è secondaria), quindi qual è il suo “valore” per COS? il tappabuchi? perchè poteva giocare o andare in panca alla seconda, invece cicca. parisse rotto portato via di ufficio, McK mandato a casa subito, ed altre diverse domande

  10. galli bruno

    1. perchè non c’è alternativa
    2. perchè non c’è alternativa
    3. perchè non c’è alternativa
    4. perchè non c’è alternativa
    caro gian… se non hai grano non puoi fare farina…

    1. gian

      a 8 abbiamo 2/3 giocatori che possono andare in campo, infatti abbiamo giocato tranquillamente con steyn e lasciato giammarioli a fare la muffa, però avevamo solo 4 giocatori convocati come triangolo allargato, probabilmente perchè parisse occupava un posto letto in più
      2-di 10 ne abbiamo 3 allan, canna, McK, con l’ultimo che sa giocare anche 15, visto che hai hayward rotto, tenerti McK invece di schierare sperandio fuori ruolo?
      3 hai nel triangolo allargato, convocato 2 ali un centro e un estremo malmesso, in una partita metti estremo l’ala meno esperta, e passi visto che è l’unico che sa giocare un po’ estremo, quella dopo ti tieni il centro e l’estremo malmesso e la seconda ala te la lasci non in panca, ma in tribuna, così alla fine della partita giochi con due centri all’ala, l’ultima partita lo tiri fuori per un altro estremo che sa giocare 10 e ala, appena rientrato da un infortunio…
      4 hai 2 10, uno malmesso, e l’altro lo mandi a casa…
      le alternative se le è bruciate lui, non è vero che non ci sono, e i soldi se ci sono per 32 di cui 3/4 inutili, tanto vale usare quei posti per gente più utile

  11. fracassosandonà

    davanti a noi ci sono ora superpotenze ovali come Giappone Usa Georgia e Tonga…
    ringraziamo i seppuku di romania e samoa sennò staremmo messi peggio ancora…

    gian, sottoscrivo…

    tuttavia vedo qualcosa che assomiglia ad un’impostazione di gioco: vorrei provare l’ebbrezza di far fare un secondo ciclo allo stesso allenatore solo per non ripartire da zero anche stavolta… in ogni caso preferirei Osho a fare il lavoro di Asho (più o meno niente, ma con l’espresso ruolo di direttore) e qualcun altro che si occupasse di mandare in campo la nazionale…
    Osho è un prodigioso ragazzo immagine da mandare in giro a tutti gli avvenimenti internazionali al posto del President…
    se non abbiamo soldi per dare l’incarico di CT a Cheika o Smith mi va bene anche uno a caso tra Bradley, Crowley e Presutti… gente di campo e non di sala stampa…

    Certo che far giocare 3 TM a 16 giocatori di numero, di cui alcuni infortunati, è poco coerente con la tanto declamata profondità…

    1. Teo 33

      Ma se si osserva la gestione dei giocatori anche l’anno scorso e due anni fa, non ci si deve sorprendere ….
      Infine è da notare che sabato treviso ha giocato contro la franchigia sudafricana e contemporaneamente ha giocato ( quasi quasi ) anche contro i neo neozelandesi ( nazionale).
      Qualcuno segnalava giornata storica, a suo modo, ma a nessuno doveva sfuggire il compito impossibile e già scritto , al di là della speranza che rispunta sempre oltre qualsiasi logica.

  12. Sergio Biagiotti

    E’ inutile che continuiate a parlare di chi e come viene fatta la formazione e chi viene messo in campo invece di chi!!!!.
    Se non cambia il manico, e non parlo degli allenatori ma dei piani alti della FIR, purtroppo non cambierà mai niente.
    Il pesce puzza dalla testa cari miei.
    Franchigie che costano milioni di euro, che fanno pascolare giocatori stranieri semisconosciuti e di poco valore, invece di usarle far crescere i nostri giovani talenti come doveva essere.
    Accademie mal gestite dai soliti personaggi da anni, e chi più ne ha più ne metta.

  13. Paolo (da Brandizzo)

    Buonasera a tutti.
    Vorrei sfruttare questo spazio per riportare anche un’altra riflessione.
    Il Benetton Treviso ha all’attivo sul suo sito 45 giocatori. Quanti di questi stranieri non ho voglia di verificare.
    Le Zebre ad oggi risultano 45 giocatori. Anche qui non ho voglia di perdere tempo a contare gli stranieri.
    Ma non si sarebbe dovuto dare spazio ai giovani talenti asteriscati o no??? Pazienza Treviso che il 50% dei soldi almeno li mette Benetton, ma le Zebre che sono federali…..
    Poi parliamo di profondità??? Ma de che!!!
    Budd, Negri, Polledri, Steyn, Hayward, in nazionale 5/10 sono di formazione straniera e/o equiparati. Cioè 1/3.
    E nelle franchige a sostituire i Nazionali chiamiamo stranieri?
    Non riesco a comprendere queste logiche in funzione di questa tanto agognata profondità.

  14. serf

    Un bravo allenatore riesce ad utilizzare al meglio i giocatori che ha a disposizione ,
    giocando in modo da esaltare le caratteristiche individuali , ed indirizzandole in funzione dello scopo finale , cioè vincere le partite .
    Con le carte buone è facile vincere ,ma è quando si vince con le scartine che si è un buon giocatore di carte ….

    1. sentenza

      A patto che ci siano scartine anche dall’altra parte oppure un pessimo giocatore che riesce a perdere anche con le carte buone.

  15. Michele

    A mio parere l’ unico alibi credibile a queste sconfitte che lasciano tristezza è buttare in campo tutti i giovani prospetti e creare una nazionale realmente giovane e farli crescere come fece kirwan con la generazione dei parisse etc. etc.

    Se nel prossimo 6n si faranno queste scelte seguirò ancora le partite in diretta soffrendo e perdonando alla dirigenza ed allo staff altre imbarcate, in caso contrario mi limiterò a leggere i commenti avvelenati del day after.

    Nemmeno il pro 14 forma i nostri azzurri per competere al livello test match internazionale quindi o si buttano dentro subito i 20/25enni a fare esperienza oppure il salto di qualità sara oltremodo difficile

  16. antonio b.

    vorrei portare una piccola nota positiva nel mare di sconforto in cui navighiamo in questi giorni: la under20 da due anni conferma un 8° posto, forse anche un po’ stretto, nel mondiale di categoria e quest’anno anche un 4° posto nel 6N. ebbene si provi a partire da qui, perché è qui che gli omologhi irlandesi (battuti al mondiale), gallesi e scozzesi (battute al 6N) prendono un altro treno.
    Nelle franchigie alcuni dei nostri giovani stanno già facendo bene, coltiviamoli e facciamoli giocare! il mondiale è dietro l’angolo ma se almeno 3/4 di questi ragazzi non andranno in Giappone, allora la storia della profondità è una presa per i fondelli.

    Concordo con chi dice che è tempo di incalzare COS e federazione con domande un po’ più ostiche. E poi, diamine, COS risponda in inglese! lo dico senza cattiveria ma il suo italiano che all’inizio denotava un atteggiamento simpatico e volenteroso è rimasto a due anni fa e non solo si capisce poco, ma evidentemente non gli consente di esprimersi al meglio. Alla domanda sul perché non convochi Barbini si deve esigere risposta netta e inequivocabile. Alla domanda su che cosa intenda con “profondità” deve seguire elenco numerico e nominale di tutti i giocatori che ha fatto scendere in campo per più di mezza partita e poi segue dibattito su significato parola “profondità”.
    e così via…

  17. Pingback: “Io sono il numero zero”: quando l’azzurro non nasce e/o non si forma in Italia | Il Grillotalpa

  18. Atley73

    La partita contro la NZ mi ha francamente depresso come mai prima d’ora. No, non mi aspettavo una vittoria memorabile, ma avrei voluto vedere grinta, determinazione, voglia di combattere, pugna e non ho visto nulla di tutto ciò. Per una volta, una volta soltanto, mi unisco al coro delle critiche rivolte a COS che non sfruttando l’effettiva maggior profondità del movimento (ingiusto chi dice il contrario), nel IV test match ha messo in campo giocatori evidentemente stanchi (erano stanchi anche gli AB) sia fisicamente che mentalmente…
    Quanto alla partita contro la Georgia, per un verso mi ha stupito la netta inferiorità della Georgia, per altro, ancora, la modesta tenacia dei nostri, che pur potendo surclassare l’avversario hanno sofferto incredibilmente. La partita con l’Australia, invece, aveva riacceso le mie mai sopite speranze di rilancio, perchè, finalmente giocata in modo (quasi) convincente e (ancora una volta a dire il vero) eccessivamente penalizzata da un arbitraggio indecoroso.
    Ciò che complessivamente mi ha colpito in negativo, non è la sterilità in attacco (penso alle partite di qualche anno fa, quelle in cui giocava uno come Masi, quando l’Italia era nona o decima nel ranking… e trovo ci sia un deciso passo avanti dell’attacco della nazionale), ma la incapacità di essere determinanti nei placcaggi. E’ lì che manca la grinta, il coraggio e l’acume dei giocatori che nell’uno contro uno, frequentemente si fanno dominare. Lascio ai numi del rugby che commentano in modo beffardo ogni mossa della FIR analisi tecniche più approfondite, ma l’impressione, da uds (uomo della strada) è che più che il fitness o le skills, spesso manchino le balls.
    Mi auguro che per il sei nazioni, COS faccia mente locale dando spazio anche giocatori come Sisi, Barbini, Zanon ma anche come Licata, Mbandà, Krumov, e ancora Canna e quanti altri sino ad ora hanno mostrato di meritare un’occasione, perchè in questo, concordo con molti, ci vedo una ostinata ed ingiustificabile miopia.
    Detto questo, temo che il prossimo sei nazioni sarà (m)agro per la nazionale e i tifosi italiani.

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