Il Tinello di Vittorio Munari: dove va il rugby? Il conducente se lo sta chiedendo?

Anni fa (troppi ormai) il mio amatissimo Nick Cave pubblicò assieme ai fidi Bad Seeds un disco che si intitolava The boatman’s call. Dentro c’era un pezzo che si chiamava Where do we go now but nowhere, non credo serva una traduzione.
Vittorio Munari torna sul dove ci eravamo lasciati nell’ultimo Tinello, ovvero alla domanda “dove sta andando il nostro rugby”? No, ancora meglio: “qualcuno si sta chiedendo dove sta andando il nostro rugby”?
Si parla di professionismo, nuovi mercati, Augustin Pichot, business e salute dei giocatori rimbalzando continuamente tra Nuova Zelanda, Francia, Inghilterra e Italia, tra federazioni e club… Palla a Vittorio!

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17 risposte a "Il Tinello di Vittorio Munari: dove va il rugby? Il conducente se lo sta chiedendo?"

  1. Gysie

    Mirabile Tinello. Si può andare in palestra finché si vuole, ma se non si ha cervello… Unica consolazione (?) è che in questo Paese programmare o pensare di avere un’idea di dove si stia andando pare un’utopia in questioni ben più rilevanti del rugby.

  2. Mamo

    Come sempre interessante.

    O.T.
    La fotografia mi riempie d’immenso: i sani di mente vedranno un uomo accovacciato forse per tristezza o per disperazione, o forse è solo pensieroso (ma perché accovacciarsi se si è solo pensierosi ?), io no.

    Per me è l’icona della libertà.
    Estate, c’è il sole, fermo il camper in mezzo a una distesa d’erba, mi sposto quel tanto che basta, grilli e cicale; solo.

    Il rotolo non si vede perché l’ho appoggiato sull’erba, alla mia sinistra.

    Indimenticabile.

      1. sentenza

        Comunque è assolutamente l’icona della libertà. E’ quella la cosa più bella nella vita, molto di più che tromxare.

      2. sentenza

        La mia cultura tv sicuramente.Anzi mi piacerebbe avere qualche riferimento, perchè è probabile che abbia anticipato di molto certe situazioni. Questa della foto sicuramente più volte: la prima nel 92 in camper fino a Vejer de la Frontera. E mi ricordo pure un luogo esatto (nottetempo)
        https://goo.gl/maps/T6PKLS1Jt1H2

      1. Mamo

        Cavolo ! Nero Wolf e il Commissario Maigret, non avrei mai voluto offendere Buazzelli e Cervi.
        Tié !

  3. Poros

    Sbaglio, ma questo tinello è stato un monologo concitato? Molte cose dette, un po’ frettolosamente, anche con parecchie implicazioni non proprio chiare, almeno per me.
    I numerosi riferimenti alla situazione italiana richiederebbero qualche commento, qualche esplicitazione. Help me, please.

  4. Osso

    Non ti sbagli. Munari non fa valutazioni lucide e interessanti ma solo un patetico rimuginamento di ciò che non è riuscito a fare nella sua vita sportiva. Frustrazione e tanta confusione è quello che emerge da questo ormai noiosissimo tinello.

  5. Osso

    No caro conduttore ma nemmeno tu e tantomeno il tuo video show che ti aiuta a crederti figo. Lascia stare e fattene una ragione. Fate tenerezza e tanta tristezza. Saluti

    1. E’ vero sono fighissimo. Fighissimo in modo assurdo. Oppure no. Però qualunque cosa io dica o faccia – bella, figa, brutta oppure orribile che sia – non mi nascondo dietro a un nick. Sei proprio un coraggiosone. Ciao neh.

  6. Osso

    In realtà fai ridere ma va bene così. Non mi nascondo per nulla ma faccio quello che tu permetti di fare , diversamente chi vuoi che ti legga. Sei un bravo ragazzo… ma sta fuori da cose che per quel che sei non ti riguardano. Va al cinema . Ascolta musica di tendenza, cura la barba che serve ma non fare il Raimondi 2 che è sufficiente il caro Antonio. Certo che Munari deve avere dei seri problemi di autostima . Ora va in via Sarpi a berti una birreria ma una sola mi raccomando che per gli intellettuali del rugby come te è fin troppo.

    1. Non mi nascondo per nulla, disse. Devo seguire che ti chiami Osso Osso (un briciolo di fantasia pareva brutto?). Occhei. Coraggiosone.
      Pare che una volta Oscar Wilde disse “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza”. È la tua fotografia. addio.

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