Giorno: 2 marzo 2017

Il futuro delle Zebre? Non è più così importante, purtroppo. Il “dopo” lo è di più

zebre-logo

Nel fine settimana un CdA probabilmente decisivo ma ormai il sentiero sembra già segnato. E per le prossime settimane/mesi a dominare è l’incertezza. In Galles i Dragons hanno problemi simili, ma soluzioni più definite

Che poi tutti si chiedono che cosa succederà alle Zebre. Ora, io non vorrei passare per l’uccello del malaugurio, però il destino della franchigia bianconera mi pare ormai segnato: la riunione del CdA dei prossimi giorni ci dirà se ci sono abbastanza soldi in cassa e forza nei muscoli (della società) per arrivare a fine stagione oppure no. Se la seconda ipotesi dovesse prevalere la FIR farà da garante per il disbrigo del minimo sindacale – leggasi allenamenti, partite e trasferte – così come prevede il contratto stipulato con il board celtico. E si tratta di 8 partite in tutto equamente divisi a metà tra gare casalinghe e lontane da Parma, comprese i due recuperi con Ulster (a Belfast) e Connacht (in casa).

Vorrei sbagliarmi, e mi piacerebbe essere smentito dai fatti delle prossime settimane, ma non scommetterei sul fatto che al via del prossimo torneo celtico ci saranno ancora le Zebre. Non queste Zebre almeno. La vera domanda non è perciò cosa succederà alle Zebre, ma cosa succederà dopo le Zebre. 
Il rischio di rivedere un film già trasmesso è elevato, d’altronde in una manciata d’anni abbiamo fatto da spettatori a due storie che pur con le loro differenze non sono poi così diversi. E soprattutto finiscono nel medesimo triste modo. Sì, l’altro film è ovviamente quello degli Aironi. Ah, anche buona parte degli attori è lo stesso. Strano. Un anno fa circa una cordata di nuovi imprenditori avrebbe voluto entrare e prendere in mano le Zebre per cercare di rilanciarle e soprattutto gestirle in proprio. Erano soldi veri, una privatizzazione vera: non sono stati praticamente ascoltati. Avrebbero avuto successo? Non lo sapremo mai, ma un tentativo andava fatto.

Vedremo un nuovo bando? Probabile. Ma chi può parteciparvi, o meglio: chi avrà voglia di partecipare? Il Pro12 non fa guadagnare valanghe di soldi, soprattutto se il campo non dà certi risultati, e l’attenzione mediatica non è certo di quelle spasmodiche. Purtroppo. Potremmo stare a qui a raccontarci tutta un’altra storia, ma la cruda realtà è questa. Quali sponsor, quali aziende possono aver voglia di intervenire? Quelle che fino ad oggi non si sono mai mostrate interessate alle cose ovali? Quando si sono portate le Zebre a Parma si parlava di Barilla e di altri grandi gruppi della zona. Mai pervenuti.
Gli investitori che hanno versato soldi veri nel nostro movimento in maniera continuativa negli anni sono due: Benetton e Cariparma, la seconda solo nel più ricco bacino della nazionale, ma non c’è certo da criticarla per questo.

Per alcuni la franchigia rimarrà comunque a Parma perché c’è già la Cittadella del rugby, per altri graviterà attorno a Calvisano-Brescia. Per altri ancora verrà spostata a Roma: città sicuramente più appetibile per i tifosi stranieri e sponsor, ma non è che anche qui l’interesse del pubblico sia travolgente nei confronti del rugby, Sei Nazioni a parte. Chiedere a Lazio e Fiamme Oro (anche se in questo secondo caso c’è la particolarità non secondaria di un campo da gioco in una caserma), o alla Capitolina. Certo il bacino su cui lavorare è enorme, 4 milioni di abitanti. Diciamo che in prospettiva le cose potrebbero funzionare, ma mettiamoci in testa che i primi anni saranno molto complicati anche nella capitale. Tralasciando poi il discorso infrastrutture, che i requisiti minimi richiesti agli stadi che ospitano le partite del torneo celtico al momento a Roma non ci sono.

Ma questo è già un momento secondario, successivo al vero nocciolo della questione: chi ci mette i soldi per (ri)dare vita alla franchigia? Gli sponsor? E quali? O toccherà di nuovo alla FIR? Questa sembrerebbe la soluzione più semplice e di più lunga prospettiva stante il mesto panorama attuale, ma le casse della federazione non navigano certo in buone acque, per usare un eufemismo: il bilancio 2015 è stato chiuso pesantemente in rosso, quello 2016 non è stato ancora approvato e del preventivo 2017 non si hanno notizie. E in teoria andava licenziato qualche mese fa.
Mi ripeto: cosa succederà dopo le Zebre? 

PS: i Galles i Dragons di Newport stanno passando guai in qualche modo avvicinabili a quelli delle Zebre, ma il detto “mal comune mezzo gaudio” non vale proprio. Per nulla. Anche perché lì le opzioni sul tavolo sono chiare. Magari discutibili, ma chiare. E non è poco.

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