Mese: marzo 2017

Dal Sei Nazioni al caso Zebre, le ragazze e Treviso: il cocktail dei Friends of Rugby

Il Grillotalpa, Duccio Fumero (Rugby 1823) e Marco Turchetto (RugbytoItaly e Rugby Banzai) si ritrovano ancora al The Friends Pub di Milano per disquisire di cose ovali, nonostante qualche distrazione di troppo… Dietro la macchina da presa – sì, insomma, un telefonino – la Ragazza Regista (che può fare meglio). Buon divertimento!

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Treviso ha firmato per il Pro12 fino al 2020. Ecco le novità su Accademie e permit players

 

Maglia benetton

Il presidente Zatta rende pubblici i dettagli del nuovo accordo con la FIR, fa un endorsement per il ct Conor O’Shea e annuncia tre arrivi tra gli avanti dall’emisfero sud

Le premesse perché le novità richieste ci sono, il Benetton Treviso ha quindi firmato l’accordo con la FIR che prevede la partecipazione della squadra veneta alla Guinness Pro12 per altre du stagioni, fino a giugno 2020. lo fa sapere il presidente Amerino Zatta in una intervista al Gazzettino.
“Verificheremo l’attuazione degli impegni da qui al 2020 e poi trarremo le conclusioni. Perché resta il fatto che non intendiamo più ripetere l’esperienza delle ultime due stagioni” avverte il presidente biancoverde, che poi va nel dettaglio delle novità, a iniziare dai permit players: “Abbiamo in sostanza ottenuto il via libera a replicare con tutti i club quanto fatto la scorsa stagione col Mogliano e in parte col Petrarca. Sette-otto giocatori si alleneranno con noi fino al mercoledì e se non utilizzati rientreranno nella loro società di Eccellenza per la seconda parte della settimana. Così saranno più pronti per l’alto livello”.

Capitolo Accademie: “Secondo le indicazioni l’accademia under 18 di Mogliano da settembre si dovrebbe trasferire a Treviso. La sede sarà in Ghirada e i tecnici federali lavoreranno fianco a fianco con i nostri. Questo gruppo di giocatori diventerà il nucleo dell’accademia under 21 che poi dovrebbe disputare il campionato di Serie A come l’accademia di Parma”. I ragazzi non vivranno in Accademia, a meno che non vengano da troppo lontano, in quel caso saranno “residenziali”. L’intenzione è quella di non sradicarli da famiglia e ambiente.
Altra novità: “Il nuovo responsabile della preparazione atletica della Fir seguirà principalmente la nostra franchigia e sarà affiancato da un consulente fisioterapista di fiducia. Dovrebbe prendere casa a Treviso. Quella di investire sulla preparazione atletica era una delle condizioni poste alla Fir per continuare. Ne avevamo parlato col ct O’Shea e abbiamo sposato in pieno il suo progetto“.
Aspetto finanziario: la FIR continuerà a versare 4 milioni a stagione visto che Treviso aveva chiesto “parità di trattamento con le Zebre, a cominciare dai contributi federali”.
Zatta fa poi sapere che la nuova rosa è pronta ormai al 90% e che dall’emisfero sud, oltre a Marty Banks, arriveranno tre avanti “di scuola neozelandese”, giocatori conosciuti bene da Kieran Crowley.

Il fitness che non c’è: il tarlo e la colpa dei primi 10 mesi di Conor O’Shea

O'Shea

ph. Fotosportit/FIR

L’aspetto fisico è stato fin da subito uno dei target del nuovo ct della nazionale, e lui non lo ha mai nascosto. Il Sei Nazioni appena concluso ci dice però che le cose sono andate molto diversamente. Purtroppo.

Facciamo un salto indietro di quasi un anno, al 24 maggio 2016. A Milano viene presentato alla stampa il nuovo ct della nazionale italiana, l’irlandese Conor O’Shea. Lui parla di varie cose, i progetti e i sogni, gli obiettivi. Però fa particolare riferimento all’aspetto fisico. Alcune testimonianze:

Gazzetta.it: “I giocatori che abbiamo a disposizione sono tecnicamente preparati. Ma in ogni partita serve una squadra nella quale tutti siano al massimo della condizione, all’altezza fisicamente. Per quello che ho visto, alcuni non lo sono, a mezz’ora dalla fine muoiono in campo. E poi la differenza la farà la mentalità vincente”.

Repubblica: “Perché le qualità tecniche ci sono, come il talento e l’entusiasmo. Ma dopo 20 minuti iniziali perfetti, i movimenti degli italiani – in attacco, in difesa – diventano più lenti. Dopo un’ora, gli avversari passano: succede sempre così. Chi non è al top della condizione, non gioca: anche se qualitativamente è il migliore. Li voglio tutti al massimo delle potenzialità: che sia la Nazionale, Treviso o le Zebre, le squadre giovanili o di Eccellenza”.

Il Messaggero: “Non ci sono alternative: giocherà in nazionale solo chi sarà al massimo della forma fisica perché in questo gioco il talento e le capacità tecniche non bastano mai: è sufficiente che due o tre elementi sui 15 in campo non siano adeguati fisicamente per mandare al diavolo una partita. Fitness, e lo dico in inglese perché è una parola divenuta universale, sarà l’imperativo per tutto il mio mandato”.

Mi fermo, perché anche gli altri media – ovali e non – dicono tutti le stesse cose. Fitness dunque. Da quel giorno di fine maggio sono passati ormai 10 mesi e va detto che il risultato prefissato non è stato ottenuto. Non nel Sei Nazioni almeno. In quasi nessuna delle partite giocate tra febbraio e marzo l’Italia è stata alla pari con gli avversari sotto l’aspetto fisico, conditio sine qua non imprescindibile per poter aspirare ad ottenere un risultato. Anzi, per quanto riguarda il fitness nella maggior parte degli incontri la formazione azzurra ha dato segnali di aver fatto passi indietro rispetto alle ultime stagioni.

Quali sono i motivi? Non lo possiamo dire, non dall’esterno. Una preparazione tarata male nella tempistica? Può essere: a novembre alla fine non avevamo sofferto così tanto, ma se il motivo fosse una tabella di marcia mal calibrata gli azzurri avrebbero probabilmente finito in crescendo, invece siamo partiti male e abbiamo terminato peggio.
Un lavoro non adeguato fatto nelle franchigie? Non si può escludere, ma anche in questo caso bisogna sottolineare che tutto lo staff tecnico azzurro lavora a stretto contatto con Zebre e Benetton sin dalla scorsa estate (sul serio, non come nelle passate stagioni). E allora qualche segnale d’allarme non è stato ben interpretato, o non si sono trovate le contromisure adatte.

Intendiamoci, non voglio puntare il dito contro O’Shea, tecnico e persona che mi piace moltissimo e che ha davanti a sé un lavoro di quelli davvero complicati. Però l’aspetto fisico era quello più semplice da affrontare e 10 mesi non sono esattamente pochini. Qualcosa non ha funzionato a dovere, questo è evidente, e non è un caso che l’ingaggio di un preparatore ad hoc per nazionale e franchigie è un tema sul tavolo tra ct e presidente FIR.
Però non dobbiamo nemmeno far finta di nulla che la responsabilità delle prestazioni fisiche deficitarie del Sei Nazioni sono da ascrivere a O’Shea e al suo gruppo, ché sotto questo punto di vista la struttura della nostra filiera o questa/quella decisione FIR c’entra davvero poco. E se pensiamo che in Francia La Rochelle sta dominando il Top 14 grazie (anche) ai suoi due italianissimi preparatori atletici Michele Colosio e Tommaso Boldrini…

Rock Ruck Rugby: un podcast che sa di Leoni di Treviso e profuma di Champions Cup

Il Grillotalpa e Antonio Raimondi di nuovo con le cuffie e di nuovo davanti a un microfono per il podcast ovale più bello d’Italia (o almeno ci si prova…)!
Un appuntamento che parte dalla fine del Sei Nazioni per gettarsi tra le braccia biancoverdi del Benetton Treviso uscito vittorioso dalla partita con gli Ospreys: ne parliamo con Marius Goosen. Graditissimo ospite – come sempre – anche Vittorio Munari, con cui affrontiamo il tema Champions Cup, anche in chiave italiana…
Qui sotto potete ascoltare o scaricare la puntata. Per il supporto tecnico si ringrazia come sempre PES!

L’altra Eccellenza, quella dal basso, e il futuribile (e probabile) campionato U20: intervista a Roberto Manghi

Del nostro massimo campionato non si parla molto spesso e quando lo si fa il tema sul tavolo è quello dell’alta classifica: le posizioni di testa e i play-off. La stagione in corso ci sta regalando però anche una lotta per non retrocedere avvincente. Tre squadre coinvolte raccolte in un fazzoletto di punti: Rugby Reggio 23 punti, Lazio 21, Lyons Piacenza 17.
Ne ho parlato con il direttore generale ed head coach della Rugby Reggio Roberto Manghi, che ho intercettato all’uscita dalla riunione dei club con la FIR circa la possibile creazione di un campionato U20, ipotesi che non trova il plauso di tutte le società ma che probabilmente si farà, almeno secondo il tecnico dei diavoli emiliani. Sentitelo!