Giorno: 2 febbraio 2017

In avanti popolo! – Verso il Galles: quelli che… non sono mai contenti delle formazioni

Gruppo Italia TM 2016.png

ph. Fotosportit/FIR

Ma Campagnaro???  Perché Favaro non c’è? Bisegni all’ala? Ghiraldini in panchina? Benvenuti… boh! Non capisco perché Gori: non si poteva insistere con Bronzini?

Quelli sopra elencati sono un po’ di commenti sparsi raccolti in Rete dopo l’annuncio della formazione con cui l’Italia affronterà all’Olimpico di Roma il Galles nella prima giornata del Sei Nazioni 2017.
Il mio è un piccolo sfogo, perché chiunque segua il rugby anche in maniera un po’ distratta ha capito da tempo che non è che dalle nostre parti abbondino fenomeni e campionissimi (purtroppo, s’intende). Schierare Gori o Bronzini – due nomi a caso – non cambia poi la questione più di tanto. Uno può essere fisicamente più pronto dell’altro, oppure psicologicamente più concentrato e reattivo. Tutte cose che sono sotto il controllo attento di Conor O’Shea e del suo staff, che sarà forse banale ricordarlo ma è di gran livello e un po’ di cose ovali le ha vissute sulla propria pelle. Non sono gli ultimi arrivati. Non vuol dire che ci pigliano/piglieranno sempre, ma qualche carta in regola più di noi direi che a naso ce l’hanno. Di me di sicuro.

La coppia di centri non sembra essere irresistibile per quanto riguarda i placcaggi? Sì, è vero. Sembra. Magari sarà anche così, ma io ancora di pensare a O’Shea come a un autolesionista ancora non ci riesco. Avrà visto quali sono gli uomini più in forma, deciso alcune esclusioni per condizioni fisiche non ottimali (Van Schalkwyk e Favaro: quest’ultima oggettivamente molto pesante), avrà optato per quelli più funzionali al game plan e all’avversario. Sta seminando i semi della concorrenza in un gruppo che quella parola non è che l’abbia mai conosciuta più di tanto. Soprattutto avrà tenuto presente che questo gruppo di giocatori 6 giorni dopo la sfida con il Galles se la deve vedere con l’Irlanda: personalmente “leggo” in quest’ottica la scelta di far partire dalla panchina Campagnaro e Ghiraldini, ad esempio. Ma magari mi sbaglio.

Il ct ha fatto le sue scelte, opinabili per carità, ma è il suo lavoro farle ed è pagato, quello per cui è pagato. Senza dimenticare che è nelle condizioni migliori per poter valutare ogni singolo giocatore. Un po’ più di noi, direi.
E soprattutto: non ha mandato in panchina o in tribuna un Beauden Barrett, un Aaron Smith o un Mario Itoje. Nessun fenomeno si guarderà la partita in tv. Quelli oggi sono i nostri giocatori, la “materia” su cui O’ Shea e i suoi collaboratori devono lavorare. A meno che non si pensi che  tra Canna o Allan passi il giorno e la notte.
“A volte le scelte facili non sono quelle giuste” ha detto O’Shea ieri pomeriggio. Il campo darà la sua sentenza, l’unica che alla fine conta.

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