Rugby Championship: i Pumas svelano anche la panchina per gli All Blacks

Il XV titolare il ct biancoceleste lo aveva annunciato due giorni fa. Ora c’è anche la composizione della panchina per la sfida di sabato a Wellington

1-Rodrigo Roncero
2-Eusebio Guiñazú
3-Juan Figallo
4-Manuel Carizza
5-Patricio Albacete
6-Julio Farías Cabello
7-Juan Manuel Leguizamón
8-Juan Martín Fernández Lobbe (capitán)
9-Nicolás Vergallo
10-Juan Martín Hernández
11-Horacio Agulla
12-Santiago Fernández
13-Marcelo Bosch
14-Gonzalo Camacho
15-Martín Rodríguez

Riserve:

16-Agustín Creevy
17-Marcos Ayerza
18-Juan Pablo Orlandi
19-Leonardo Senatore
20-Tomás Leonardi
21-Martín Landajo
22-Lucas González Amorosino

Pro12: questo il Connacht che andrà a caccia di Zebre

Il Connacht ha annunciato la squadra titolare che venerdì alle 19 scenderà in campo a Parma contro le Zebre. Eccola:

15 Gavin Duffy (C)
14 Tiernan O’Halloran
13 Eoin Griffin
12 Mata Fifita
11 Fetu’u Vainikolo
10 Miah Nikora
9 Kieran Marmion
1 Denis Buckley
2 Ethienne Reynecke
3 Ronan Loughney
4 Michael Swift
5 Mike McCarthy
6 John Muldoon
7 Johnny O’Connor
8 George Naoupu

16 Adrian Flavin
17 Rodney Ah You
18 Nathan White
19 Dave Gannon
20 Willie Faloon
21 Frank Murphy
22 Matthew Jarvis
23 Robbie Henshaw

Elezioni FIR – I giocatori domandano, Gianni Amore risponde

Questa mattina ho pubblicato una lettera aperta che la GIRA – il nuovo sindacato dei giocatori – ha diffuso per fare alcune domande ai candidati FIR per la carica di presidente.
Il primo a rispondere è Gianni Amore. Ecco quello che scrive:

RISPOSTA ALLA 1º DOMANDA
Alle prime due domande si può rispondere solo sì e in aggiunta riaffermare la perplessità di essere arrivati alle elezioni senza aver pensato prima a queste difformità elettorali che penalizzano chi meglio degli altri incarna la figura del giocatore di rugby.
RISPOSTA ALLA 2º DOMANDA
Il problema di ricorrere a garanzie finanziarie, sempre più difficili da ottenere, secondo il mio punto di vista è un modo fittizio di affrontare un problema molto più grave che riconfermerebbe un atteggiamento coercitivo della FIR verso le società che è il momento di trasformare in una sana e sincera collaborazione.
Questa dovrà partire per prima dalla FIR, che dando un esempio di correttezza e trasparenza gestionale renderà pubblici i propri bilanci sul database federale, sul quale le stesse società avranno l’obbligo di rendere consultabili dalla FIR i propri, perché siano valutati in relazione alla stessa trasparenza e correttezza gestionale.
In questo contesto, ogni giocatore saprà che andrà a giocare in una società capace di gestire e rispettare gli impegni finanziari e per una FIR che amministra in modo corretto i fondi pubblici.
Altre soluzioni possono replicare situazioni come quelle di Aironi, dove le fideiussioni si sprecavano a parole, ma non nei fatti.
ll problema va affrontato correttamente fissando prima questi concetti:
– il professionismo in Italia, per il momento non può essere chiamato tale, come lo è in Francia o in Inghilterra perché il movimento è povero di seguito popolare e mediatico e quindi di sponsor e di risorse economiche autonome (non federali).
– o si accetta questa inesorabile realtà o si genereranno sempre situazioni analoghe a quelle descritte nella vostra lettera, frutto di enormi ipocrisie elettorali e non
– si deve quindi procedere ad una riforma del professionismo che lo trasformi da una caricatura a qualcosa di più serio e durevole.
Nella situazione attuale non è corretto fare facili promesse elettorali quando tutto il contesto non può consentire di andare per strade che non sono percorribili. Dobbiamo cioè chiamare le cose col loro nome e creare le condizioni perché un giovane che intenda e che abbia le qualità di “vivere di rugby” possa farlo diventare il proprio mestiere, iniziando come giocatore e rimanendo nell’ambito del mondo rugbystico, con il sostegno e l’aiuto della FIR.
Nella mia riforma del professionismo sono già allo studio delle forme di appartenenza professionale al rugby italiano che non ho inteso rendere pubbliche per la forte creatività e innovazione in esse contenute che avrebbero generato errate interpretazioni. Ho cioè già individuato una soluzione idonea a mantenere all’interno del movimento quelle forze preziose che invece di abbandonarlo per ragioni economiche, possano contribuire a renderlo sempre più forte con l’apporto della loro esperienza e capacità. Io non credo cioè al giocatore che in accademia diventa bravo giocatore e contemporaneamente commercialista, non farà bene né l’uno né l’altro.
Credo in una figura molto professionale che si occupa di rugby giocato e non.
– a questo punto mi devo sbilanciare in merito alle scelte libere di un giocatore.
E cioè se voglio rafforzare i campionati italiani devo disincentivare l’esodo dei giocatori all’estero, ma al tempo stesso, devo essere consapevole che la peggiore delle cose è quella di negare libertà alle persone e di non consentire loro di ottenere il massimo dalle proprie capacità che alimentano motivazione e impegno.
– la mia convinzione su questo punto delicato è che, se come primo obiettivo la FIR si porrà l’aumento dei giocatori, aumenterà di conseguenza il livello qualitativo degli stessi. Quando uno di questi è un fuoriclasse, i club italiani avranno il diritto e i mezzi per impedirgli di andare dove vuole? Io ritengo di no! E quindi se uno ci scappa all’estero, ce ne saranno altri dieci pronti a sostituirlo e intanto che quello diventa ancora più forte, intanto che resta italiano, rafforza la nazionale e favorisce lo scambio di esperienza di cui ogni paese ha bisogno…e tutto ciò non può far altro che rafforzare il movimento e di conseguenza i campionati. Ci sono forse altre Union che impediscono questo e che per questa ragione hanno campionati di basso livello?
– per concludere diciamo comunque che se ci sarà un maggior numero di giocatori di qualità italiani, ci sarà anche meno spazio per giocatori stranieri in fine carriera.
– perché il concetto di “vivere di rugby” sia perfettamente chiaro, ripeto che se il rugby diventa mestiere e non professione non si possono concepire cifre da professionisti superpagati, soprattutto se il soggetto rientra negli organi federali. Ciò però non deve precludere il libero agire di un mercato aperto, che consenta ad ognuno di accettare altre proposte. Proposte che lo sottraggono però ad una scelta più tranquilla come quella di un’ adozione federale di stampo più previdenziale e assicurativo che professionistico.
In pratica se un giocatore decide di andare in Francia, il rapporto con la FiR potrà essere solo di tipo professionale.
– Il tutto nella attesa di arrivare a raggiungere il livello delle altre nazioni, con una saggia progressione verso un vero professionismo che faccia tesoro dei problemi che hanno cominciato a colpire quegli stessi paesi e che per avere un esempio ancor più calzante, stanno facendo fare grosse retromarce al nostro calcio nazionale.
RISPOSTA ALLA 3º DOMANDA
Per rispondere all’ultima domanda, io ritengo che nel periodo di attività agonistica, un giocatore sia meno interessato ad occuparsi di una coscienza sindacale di quanto non lo possa essere verso fine carriera. Perché ciò che voi chiedete sia realizzabile, si deve saper fare bene il sindacalista e sapersi movere nella politica sportiva, sicuramente diversa da un campo di gioco.
Nel concetto di mestiere di rugbista, già presente nel mio programma e per il quale ho trovato condivisione di intenti con Roberto Pedrazzi, candidato consigliere per la mia squadra già attivo e sensibile riguardo questi problemi, sarà prevista l’evoluzione da giocatore a tecnico, a preparatore, a dirigente ed anche a sindacalista, perché se stanno bene i giocatori, stanno bene le società e tutto il movimento.

Gianni Amore

Pro12, Treviso cambia faccia per il Munster: otto cambi nel XV titolare

dall’ufficio stampa Benetton Rugby

Saranno otto in tutto i cambi nella formazione titolare decisi da Franco Smith, rispetto al XV partito nella vittoria della settimana scorsa per 12-6 allo Stadio Monigo contro i Campioni in carica degli Ospreys. Il Benetton è chiamato ad affrontare la corazzata del Munster venerdi sera alle 20 locali (le 21 in Italia) al Thomond Park di Limerick nella seconda giornata del RaboDirect PRO12.

Piccola rivoluzione, con alcuni spostamenti tra i trequarti. Brendan Williams ritorna ad indossare la maglia numero 15 con Ludovico Nitoglia e Tommaso Iannone nel triangolo allargato. Con il cambio di quest’ultimo, schierato secondo centro contro il team di Swansea, entra in formazione Luca Morisi, chiamato all’esordio ufficiale come vero e proprio giocatore biancoverde dopo le apparizioni in qualità di permit player lo scorso anno. Le uniche conferme di formazione arrivano dalla mediana composta da Edoardo Gori ed Alberto Di Bernardo, che cose positive ha fatto vedere nell’esordio a Treviso.

Grosse modifiche, però, arrivano soprattutto nel pacchetto di mischia, dove il tecnico sudafricano decide di cambiare 6/8 tra gli avanti. Restano in formazione solamente il tallonatore Enrico Ceccato ed il flanker Simone Favaro, che sarà affiancato da Dean Budd (prima partenza da titolare per il neo-acquisto neozelandese) e da Paul Derbyshire.
In seconda, assieme a Valerio Bernabò, si rivede capitan Antonio Pavanello, mentre davanti riprendono il proprio posto Lorenzo Cittadini e Michele Rizzo.
Da segnalare in panchina il possibile esordio con il XV della Marca per il tallonatore Giovanni Maistri, giunto in estate da Calvisano.
L’incontro inizierà alle 20 locali, con diretta testuale sulla pagina Twitter ufficiale di Benetton Rugby e diretta televisiva su Sportitalia 2 (canale 61 del digitale terrestre, 226 di Sky).

Gara affidata al fischietto scozzese Andrew McMenemy, alla quattordicesima partita celtica, la terza con il Benetton Treviso.

La formazione titolare:

15 Brendan Williams
14 Ludovico Nitoglia
13 Alberto Sgarbi
12 Luca Morisi
11 Tommaso Iannone
10 Alberto Di Bernardo
9 Edoardo Gori
8 Paul Derbyshire
7 Dean Budd
6 Simone Favaro
5 Valerio Bernabò
4 Antonio Pavanello (capitano)
3 Lorenzo Cittadini
2 Enrico Ceccato
1 Michele Rizzo

A disposizione:

16 Giovanni Maistri
17 Alberto De Marchi
18 Ignacio Fernandez-Rouyet
19 Corniel Van Zyl
20 Robert Barbieri
21 Alessandro Zanni
22 Fabio Semenzato
23 Kristopher Burton

Head Coach: Franco Smith.

Jenkins e gli altri “anglo-francesi” con i Lions? Laporte mette subito i paletti

“La finestra internazionale si apre con il fine settimana del 9 giugno, tutto quello che succede prima è fuori da quella finestra”. Così Bernard Laporte, head coach del Tolone. E perché ha rilasciato una tale dichiarazione a L’Equipe? Per mettere subito dei paletti alle ovvie – e legittime – mire che Warren Gatland ha su diversi giocatori del club francese per portarli con sé nella tournée di giugno 2013 dei British & Irish Lions. L’allenatore designato della selezione infatti per prima cosa subito dopo l’ufficializzazione della sua nomina è andato in Francia. Lì infatti il Top 14 terminerà nei primissimi giorni di giugno, quando invece i Lions partiranno alla volta dell’emisfero sud il 27 maggio…
E a Tolone ci sono Andrew Sheridan, Simon Shaw, Jonny Wilkinson, Delon e Steffon Armitage… e soprattutto Gethin Jenkins.
Laporte però ferma subito Gatland: “Liberare prima Jenkins? Assolutamente no. Se giocheremo la finale partirà il 3 giugno, non prima. Non vedo perché dovrebbe andare a giocare con altri nel momento più importante della stagione. E nel suo contratto non c’è nessuna clausola liberatoria”.