Tagliare le cose con l’accetta è facile e giornalisticamente efficace. Lo facciamo spesso noi scribacchini, sottoscritto compreso. Parlo ovviamente della campagna elettorale per la presidenza FIR. Esempio: dire che il Veneto è con Zatta e la Lombardia o la Toscana con Gavazzi. Rende l’idea, il messaggio arriva subito a chi legge ma si rischia di non cogliere bene il quadro d’insieme con tutte le sfumature, che magari fanno la differenza. Oppure c’è chi mette nel suo mirino solo quelle sfumature, rendendole più grandi o “pesanti” di quello che sono.
Prendiamo il Veneto: si dice il Veneto è con Amerino Zatta. Poi si legge che nella provincia X la società Y non voterà per lui e allora in tanti si affrettano a dire che il “Veneto è disunito”, ma sarebbe più corretto sostenere che anche gli altri candidati possono godere di qualche spazio al sole. Quanto ampio? Impossibile dirlo. Io non so cosa l’attuale presidente del Benetton Treviso si aspetti dalla sua regione, ma direi che se il Veneto votasse con percentuali altissime anche se non da plebiscito bulgaro per un solo candidato, beh, sarebbe un grande politicamente pesantissimo visto che da quelle parti per molti anni lo sport principale è stato quello di mettere in difficoltà il proprio vicino. Come dicono a Livorno? Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio…
Ecco, la Toscana. Si dice che la Toscana è compatta con Gavazzi. Probabilissimo. Poi bastano due telefonate per sapere che il fronte ha più di una crepa, che tutti non sono d’accordo e che anche gli altri candidati (Zatta e Gianni Amore) hanno ben più di uno spazio di manovra. Questo significa che la Toscana nella sua maggioranza si esprimerà per un candidato diverso da Alfredo Gavazzi? No – anche se lo potremo dire con certezza solo a metà settembre – ma le percentuali potrebbero essere diverse da quelle che si prefigurano oggi.
O la Lombardia. Il mantra è: la Lombardia è con Gavazzi, memori di quello che è successo quattro anni fa. Poi un osservatore più attento si potrebbe accorgere che le volte che Gianni Amore è venuto in questa regione (io scrivo da Milano) ha sempre trovato orecchie attente pronte ad ascoltarlo. Ieri sera Zatta a Bergamo ha raccolto tantissime società: gran parte del milanese, della Brianza e ovviamente della provincia orobica, dando corpo a tutte quelle voci che vogliono una Lombardia tutt’altro che monolitica e con le società di quelle aree geografiche molto ben disposte verso il candidato trevigiano. Come leggere tutto questo? Difficilissimo dirlo a luglio, ma si può pensare che forse Gavazzi in Lombardia avrà una maggioranza molto meno ampia di quanto non dice la “vulgata popolare”. Zatta può contare su diversi voti e anche Amore potrà dire la sua.
Insomma l’accetta è utilissima, ma poi sono coltelli e coltellini a dare un forma e un senso al quadro generale. E – a naso – quello che potrebbe uscirne non è poi così scontato.
Giorno: 20 luglio 2012
Giallo a Rovigo: a rischio l’elezione di Salvan?
Alice Sponton per Il Gazzettino di Rovigo
Secondo indiscrezioni i voti conquistati da Lello Salvan come rappresentate dei tecnici di Rovigo per le prossime elezioni Fir potrebbero essere invalidati. Il dubbio riguarda la norma relativa allo statuto, recentemente pubblicato, secondo cui possono votare «i tesserati in attività», mentre nel vecchio regolamento, in aggiunta si parlava di «attività svolta negli ultimi 12 mesi». Non è specificato cosa debba intendersi per attività. Salvan però non si dice preoccupato: «Sono sereno. Sono tesserato in regola sia con le indicazioni del nuovo che vecchio statuto».
L’italiano d’Australia: intervista a Fabio Nannini, a metà tra due emisferi
Intervista di Analia Pavan, argentina di stanza in Nuova Zelanda che ha incontrato l’atleta azzurro
Fabio Nannini sta per concludere la sua esperienza australiana con All Saints Liverpool, dove gioca anche con Matthew Sands, e tornerà in Italia per la partita contro la Russia, quando la Azzurra viaggerà a Mosca per la Shield Cup. Dopo l’8 settembre Nanno rimarrà a Firenze per seguire le sue attività con Unione Rugby Prato Sesto e continuerà a pensare alla RLWC dell’anno prossimo, obiettivo prefissato da tempo.
“Questa è la prima volta che esco dall’Italia per giocare”, racconta Nanno spiegando che “sono andato a fare qualche corso in Europa, ma mai per un’esperienza come questa. Ho trovato che qua tutto è lasciato all’allenamento individuale, gli allenamenti sul campo sono solo due a settimana in quasi tutte la categorie tranne la NRL, c’è tanto lavoro in palestra e sulla parte individuale, c’è tanta cultura di fare la parte fisica da soli per cui si lavora tanto sulla parte tecnica e quindi il livello si alza immediatamente”.
Con più di qualche kilo in meno e anche partite disputate per il Knox Rugby Hornsby Union, il pilone azzurro spera di riuscire a portare in Italia tutte le sue nuove conoscenze: “Ho fatto un corso d’allenatore di due giorni con la Federazione Australiana che la squadra mi ha gentilmente offerto. Purtroppo a Firenze manca una squadra F.I.R.L. per cui spero di poterla organizzare il prossimo anno io stesso, magari con qualche aiuto, e così dare una mano ai ragazzi lì. Spero avere ancora tanti anni da giocatore, ma allo stesso tempo spero poter trasmettere tutto questo”.
Ma non è questo l’obiettivo più vicino …
“No, penso che quello lo farò più avanti, adesso l’obbiettivo più vicino è essere nella rosa di quelli che andranno al mondiale. Spero di dimostrare che posso esserci nella RLWC con questa partita contro Russia per la Shield Cup, o se ci sarà modo anche durante la European Cup od altrimenti durante il campionato italiano. Penso che dopo questa esperienza qualcuno possa interessarsi a me come allenatore e quindi continuare questa esperienza che mi piace molto, altrimenti darò vita a una squadra e porterò la mia esperienza a queste persone”.
Quanto bello sarebbe poter raggruppare i giocatori più tempo prima delle partite, proprio adesso che si sta cercando la rossa ed il gioco giusto per la RLWC?
“Sarebbe la cosa più giusta da fare ma purtroppo ci sono degli ostacoli logistici importanti e non ultimo la distanza. Oggi il grosso dei giocatori che andranno al mondiale stanno giocando in Australia mentre tutti i giocatori che partecipano al campionato italiano di Rugby League giocano Rugby Union, molti dei quali lo fanno al primo livello, tutti in squadre che si allenano tre o quattro volte a settimana, quindi non si può chiedere a questi giocatori stipendiati di andare via due o tre settimane prima di una partita, di lasciare tutto per andare a giocare League perché alla fine è come andare a giocare un altro sport. Questo è completamente un’altra gestione, per cui è difficile di fare una cosa del genere, sarebbe giusto, sì, ma sarebbe una scelta di vita, la gente dovrebbe mollare, come ho fatto io quest’anno, il Rugby Union e dedicarsi ad altro. Per me era facile perche non ero stipendiato ed è stata una scelta ma non tutti possono farlo”.
Ormai è quasi finita la stagione, adesso tornerai in Italia per la prossima partita contro Russia, e dopo?
“Il campionato che sto giocando adesso con gli All Saints Liverpool finisce una settimana dopo la partita contro Russia ma l’8 di settembre sarò a Mosca per cui non farei in tempo ad essere a Sydney per tornare per l’ultima gara. Per il dopo ci sarebbe la possibilità di tornare, nel senso che loro sarebbero lieti di riavermi, ma io ho un lavoro in Italia e devo riprendere … si tratterebbe di lasciare il lavoro per un altro anno e dopo ritornare in Italia ma ormai senza quello. Per questo mi sembra che, purtroppo, la mia esperienza australiana finirà ad agosto, mi son divertito tanto ma in Italia sto proprio bene, ho troppi interessi là. In Australia comunque il fatto economico è un po’ bassino perche c’è tanto livello ma poco professionismo, quello è lasciato solo alle prime due categorie: la NRL e le sue riserve”.
Quanto ti è costato prendere questa decisione?
“Se fosse successo ai 18 anni non ci avrei pensato un attimo, adesso ne ho quasi 28, me la son goduta tanto ma adesso bisogna tornare a casa. Mi porto via solo cose positive, mi porto tutta questa esperienza al mondo del Rugby Union che è sempre stato il mio mondo (dove ricomincerò a settembre con Rugby Prato Sesto), ho conosciuto un sacco di amici nuovi in Australia ma più di così non posso fare. A casa alleno ragazzini, c’è il lavoro, ho la mia casa, la macchina, la moto … è vero, sono cose che potrei avere anche in Australia, ma adesso sono là, ho gli amici e torno a casa, dove sempre mi sono trovato bene. Avevo l’interesse di fare una nuova esperienza, l’ho fatta e porto a casa solo lati positivi”.
Dopo la vittoria dell’Italia contro Germania per la Shield Cup, come ti sembra che sarà la partita contro Russia?
“Purtroppo l’ultima volta che Italia ha giocato contro Russia io non ero in campo, ero fuori per motivi personali, non ero nella rossa dei convocati per la qualificazione al mondiale. Ovviamente essendo in Australia non ho potuto vedere tutta la partita contra Germania ma ho parlato con i ragazzi e so che è stata una bella partita e che hanno giocato bene anche se probabilmente l’avversario non era all’altezza della rosa che abbiamo presentato noi. Sono molto contento perché hanno segnato tante mete, anche i ragazzi alla prima o seconda esperienza con la Nazionale in Rugby League. Questo mi fa piacere, io non ho mai segnato ma so quanto una meta possa cambiare anche l’animo. Contro la Russia sarà diversa, adesso andiamo a casa loro, non sarà facile e c’è anche il viaggio da affrontare. Comunque se la rosa sarà competitiva non penso che ci saranno grossi problemi”.
Tra questi nuovi giocatori (o comunque quelli del campionato locale), c’è qualcuno che ti ha sorpreso e pensi possa essere parte della rosa per il mondiale?
“Non conosco tutti quindi mi posso solo fidare di quello che mi hanno raccontato. Conosco invece Drake Muyodi, un buon giocatore con buon fisico, ha giocato in Francia ed ha tanta esperienza da offrire. Poi ho visto che si è aggiunto anche Michele Sutto, gran esperienza nel Top Ten, e ho sentito di Niccolò Fadalti. I giocatori di prima categoria del Rugby Union non differiscono tanto fisicamente dei giocatori del NRL. C’è più di uno che è papabile: Andrea Sola, che si sta allenando proprio per cercare di entrare nella rosa del mondiale. Spero che ce la faccia, così come io sono venuto in Australia per quello e quindi spero di farcela. Ma se ragazzi pari ruolo del campionato australiano sono in lista è bene che giochino loro perché le partite sono fatte per essere vinte e non per dimostrare che siamo bravi. Per vincere bisogna giocare con i più forti”.
Adesso con l’inverno da queste parti ed il caldo a casa, non c’è niente che ti manca?
“Io soffro il caldo ma mi mancano gli Strani Tipi, mi mancano gli amici, il beach rugby, non il caldo ma l’ambiente. Quando sono partito per l’Australia avevo deciso di stare fino a settembre quindi sapevo che non sarei stato con loro quest’anno. Posso farlo l’anno prossimo e sono contentissimo della mia esperienza, era ovvio che era la scelta giusta da fare, ma là c’è il beach e qua c’è il vento che non ti lascia camminare … mi manca tanto, molto più della pastasciutta e della pizza”.
Ct azzurri ma non italiani: al cuore del problema
Gli allenatori d’elite italiani sono validi tanto quanto i colleghi stranieri? Potrebbe oggi un tecnico nostrano prendere il posto di Jacques Brunel sulla panchina della Nazionale? Una domanda da un milione di euro. Almeno in prima analisi. Partiamo dal presupposto che
non trovo il quesito “interessante”: in un mondo in cui ad allenare l’Australia e il Galles ci sono due allenatori neozelandesi e sulla panchina della Scozia siede un inglese, non trovo infatti per nulla scandaloso che la ben più modesta (per predisposizione storica e socio-culturale) nazionale italiana sia affidata a suafricani o francesi. Il focus è e deve rimanere concentrato sui risultati. Proprio in base a questo indiscutibile criterio, al momento, gli allenatori italiani non possono nemmeno pensare di potersi avvicinare alla poltrona di ct
Azzurro. Non possono infatti dimostrare un “vissuto” vincente (cosa che, al contrario quasi tutti i nostri passati ct possono fare). Ma c’è dell’altro. Pensate a Rowiand Phillips e, oltre al lavoro fatto con un gruppo costantemente ‘ in divenire ‘ (pensate a che squadra il tecnico gallese si era trovato tra le mani a metà della prima stagione e a quella che ha avuto a
disposizione nel suo ‘secondo mandato’) analizzate il modo pacato e sempre tra le righe con cui ha difeso un club con mille problemi, capace di vincere pochissimo e di collezionare anche un 82 a 0 con tanto di critiche pubbliche (e completamente fuori luogo) del neo ct
Azzurro Brunel. Ora pensate se al suo posto ci fosse stato, per esempio, Andrea Cavinato (solo per nominare il tecnico che quest’anno ha vinto tutto quello che c’era da vincere in Italia). Ricordate le sfuriate contro Gavazzi ai tempi del passaggio alla Rugby Parma? O, più recentemente, le esternazioni durante e dopo la Junior Rugby World Cup dello scorso anno? Ecco, vi siete fatti un’idea di quello che intendo. Per chi invoca un ct italiano alla
guida della nazionale dico questo: non siamo pronti.
(…) il compito di formare tecnici di élite internazionale torna esclusivamente tra le mani
della FIR. Preso atto di questo, si dovrebbero allora scegliere altri due tecnici da affiancare a Gianluca Guidi (che al momento rimane l’unico allenatore italiano di formazione federale) e sui quali investire pesantemente nei prossimi otto anni. Io due nome li avrei: Umberto Casellato e Filippo Frati. Giovani, con curricula di tutto rispetto, grande passione, voglia di
aggiornarsi e, soprattutto, una spiccata predisposizione per il rugby totale tanto caro ai rinnovati vertici dell’International Board.

