Una nazionale di beach rugby senza… giocatori di beach rugby. Eppure va bene così

Giovanni ALBERGHINI (Banca Monte Parma Crociati)
Emanuel BILLOT (Firenze Rugby)
Alberto BONIFAZI (Rugby Banco di Brescia)
Matteo FALSAPERLA (FIR)
Paolo FURLAN (Gruppo Padana Paese)
Mauro MARIANI (Franklin&Marshall Cus Verona)
Alex PANETTI (L’Aquila Rugby)
Andrea SARTORETTO (Marchiol Mogliano)

Questo è l’elenco dei convocati da Luca Martin con la selezione italiana di beach rugby per la seconda edizione dell’Euro Beach Cup in programma ad Anglet dal 20 al 22 luglio. Tutto bene, però una cosa mi è saltata all’occhio: si tratta infatti di giocatori che giocano a 15 o a 7, ma insomma di giocatori “dedicati” al beach non ce n’è.
Un controsenso? Potrebbe sembrare, ma mica tanto. Il torneo di Anglet è organizzato da FIRA, che come controparte si rivolge ovviamente alla FIR. Oltretutto la Lega Italiana Beach Rugby non ha (e credo non possa avere) una nazionale.
La domanda potrebbe essere: perché la FIR non va a pescare i giocatori nel bacino del beach rugby, visto che di quello stiamo parlando? Ha forse da “sistemare” i suoi atleti? Domanda che ci può stare, ma solo per quelli che – come me – di palla ovale in spiaggia masticano abbastanza poco. La realtà infatti ci dice altro. Perché il torneo di Anglet ha delle particolarità: intanto si gioca al tocco e non al placcaggio come generalmente avviene dalle nostre parti, in più il campo è più grande del solito e molto più simile per dimensioni a quello del Seven. Per questo la FIR va a pescare nel bacino di giocatori che già gravitano nel rugby a 7. Inoltre la federazione potrebbe rispondere che con questo genere di giocatori lo scorso anno è arrivata terza in questo importante torneo.

FIR e LIBR vanno poi a braccetto: il beach rugby italiano è infatti all’avanguardia (lo so, fa stranissimo leggerlo) e la federazione quest’anno, al pari di quanto è avvenuto un anno fa, ha invitato a far parte della comitiva il presidente della LIBR e un suo collaboratore. Insomma, una volta tanto due istituzioni non si pestano i piedi e lavorano di concerto, con la FIR che riconosce una sorta di primogenitura alla LIBR che ha dato vita e alimenta ogni anno le spiagge ovali. Tra l’altro ad Anglet si discuterà del movimento europeo del beach rugby, con i francesi che vorrebbero una maggiore diffusione del gioco al tocco e gli inglesi di quello al placcaggio. La presenza degli uomini LIBR acquista così un peso notevolissimo.

Ps: non sono diventato improvvisamente un conoscitore del beach rugby e delle sue peculiarità/problematiche. Per le informazioni qui riportate devo ringraziare il gentilissimo Giancarlo Stocco, ufficio stampa della LIBR.

3 ottobre: apre i battenti l’English Rugby’s Hall of Fame

Chris Robshaw, Martin Johnson, Pat Lam e Warren Gatland entrano nella English Rugby’s Hall of Fame. I quattro fanno parte di un gruppo di 28 tra giocatori e dirigenti che faranno il loro ingresso nel gotha ovale d’Albione ufficialmente il prossimo 3 otobre, quando a Londra si svolgerà una serata di gala e di raccolta fondi per opere sociali.
Nella Hall of Fame entrarnno tutti i Director of the Year e i Rugby Player of the Year premiati sin dalla stagione 1997-98, quando cioè nacque l’attuale Premiership,

Andando in spiaggia a giocare a rugby con i Mastini

Elezioni FIR: il passo “tecnico” di Rovigo verso la candidatura Zatta

Da Il Gazzettino di Rovigo

È Lello Salvan il rappresentante dei tecnici rodigini alle prossime elezioni federali. A confermarlo è lo stesso segretario della Rugby Rovigo che ha battuto i candidati
Pier Paolo Tellarini (6 voti) e Antonio Romeo (2) nell’assembela svolta martedì sera.
«Ho deciso in seduta stante di candidarmi. Ho ricevuto 7 voti – dice Salvan – La mia linea sarà quella indicata dalla Rugby Rovigo, società madre, punto di riferimento
per tutte le altre società polesane». Non lo dice espressamente, ma la linea indicata dal club di via Alfieri, come espresso dallo stesso presidente Francesco Zambelli è quella di sostenere Amerino Zatta alle prossime elezioni del dopo Dondi.
(…) Oggi sarà scelto il candidato di Treviso, domani di Venezia e lunedì del Friuli Venezia Giulia. Si attende ora la votazione da parte dei giocatori che in consiglio avranno due loro rappresentanti.

Elezioni FIR: il programma di Gavazzi a fine agosto. E pensa a tre franchigie celtiche

L’Associazione Rugby Futuro ha intervistato Alfredo Gavazzi (non vorrei sbagliarmi, ma credo sia nata per sostenere la candidatura a presidente FIR dello stesso Gavazzi).
Una intervista lunghissima di cui vi propongo uno stralcio mentre quella integrale la potete trovare a questo link.
Una intervista importante perché per la prima volta il candidato in questione scende un po’ più nel dettaglio del programma, anche se l’annuncio dello stesso è rimandato a due/tre settimane prima del voto.

(…) D: iniziamo dall’analisi di quanto fatto negli ultimi anni. Lei, in quanto consigliere federale, hapartecipato agli ultimi quattro mandati sotto la Presidenza di Giancarlo Dondi.

Come lei sa ho ricoperto diverse cariche all’interno della Federazione negli ultimi sedici anni e ho avuto modo di vivere dall’interno i momenti salienti che hanno portato la Federazione a oggi. Quanto fatto dal 1996 al 2012 rappresenta il cambiamento più importante che il rugby italiano sia stato capace di compiere nella sua intera storia. Nel 1996 ho ricoperto la carica di tesoriere della Federazione e nessuno avrebbe mai immaginato che saremmo stati capaci di passare da un bilancio vicino agli 8 miliardi di lire – circa 4 milioni di Euro – provenienti principalmente dal contributo CONI, al bilancio Federale di oggi, intorno ai 40 milioni di Euro, basato principalmente su aspetti commerciali quali diritti televisivi e sponsorizzazioni. Questo fatto non è stato solo la conseguenza dell’entrata nel Sei Nazioni ma anche dell’attività assidua del nostro Presidente sotto il profilo commerciale. Questo dato, unito alla crescita del numero di tesserati, che sono saliti da circa 26 mila a oltre 96 mila, rappresentano alcuni importanti traguardi raggiunti durante la Presidenza di Giancarlo Dondi,
oltre all’entrata nel Sei Nazioni quali soci paritetici alle altre Union, ai 70.000 spettatori dell’Olimpico contro la Scozia. Non vorrei dimenticare, inoltre, che sono state eliminate sia le tasse gara che le tasse di iscrizione ai campionati, oltre ad incentivare il reclutamento con i finanziamenti del Progetto di Base.
Giancarlo Dondi, inoltre, è diventato componente del Comitato Esecutivo dell’IRB. (…)

D: sia lei che il Presidente Dondi avete più volte sottolineato l’intento di dare una continuità attraverso la sua candidatura. In che modo, però, intenderebbe innovare la Federazione, qualora venisse eletto?

Ringrazio il Presidente Dondi per il suo appoggio. Chi mi conosce sa che ho sempre espresso le mie idee, anche se, qualche volta fuori dal coro. Esistono differenze tra me e Giancarlo Dondi, com’è giusto che sia, abbiamo ognuno la propria cultura e mentalità ma, soprattutto, oggi i tempi e le esigenze sono diversi rispetto alle sfide degli ultimi sedici anni. La Federazione deve essere in grado di affrontare nuovi scenari, in quanto, non solo il ruolo del rugby italiano è cambiato ma è il rugby moderno ad essersi evoluto
radicalmente e richiede un equilibrato mix di continuità e innovazione. Il concetto che io e Giancarlo Dondi intendiamo trasmettere è proprio questo: “l’innovazione nella continuità”. Ecco perché il mio programma sarà in funzione delle nuove esigenze.

D: a questo proposito, lei non ha ancora presentato un programma elettorale, quando intende ufficializzarlo?

Congiuntamente con i miei collaboratori e con il comitato elettorale abbiamo tracciato il
programma ma abbiamo deciso di presentarlo al termine di una serie d’incontri che
svolgeremo sul territorio al fine di ascoltare e raccogliere tutti i possibili spunti che ci
aiutino a renderlo attinente alle aspettative delle Società. Presenteremo il programma definitivo verso la fine di agosto, anche se, leggendo quest’intervista si possono già intuire le linee guida del nostro programma. (…)
Sono convinto che occorra programmazione e che i programmi a breve termine rappresentano il supporto per quelli a medio termine, così come questi ultimi costituiscono la base per gli obiettivi di lungo periodo, che rappresentano il vero
traguardo.
Attraverso un costante monitoraggio devono essere analizzati i risultati di breve termine, così come devono essere evidenziate eventuali problematiche inaspettate.
Questo processo porta, anno con anno, ad apportare le necessarie modifiche per concretizzare gli obiettivi di medio e lungo periodo.

D: entriamo nello specifico di alcuni argomenti. Quali sono le sue idee per quanto riguarda il settore tecnico?

Come ho accennato in precedenza, i tecnici Federali e i tecnici dei club devono lavorare insieme attraverso un interscambio virtuoso. Le due esperienze sono diverse e complementari, è importante che un tecnico, dopo aver lavorato per un periodo in Federazione possa completare il proprio percorso lavorando nelle Società, così come un tecnico cresciuto all’interno di un club possa avere l’opportunità di un’esperienza in Federazione. Credo che sia giunto il momento di definire e valorizzare una Scuola italiana e una metodologia italiana nella formazione dei nostri tecnici.
Il Centro Studi della FIR necessita di un più cospicuo investimento, affinché, possa offrire alle Società una serie di servizi e strumenti. La Federazione potrà aiutare le Società a dotarsi degli strumenti e delle metodologie più moderne di lettura e analisi dei dati e potrà mettere a disposizione gli highlights delle partite del campionato di Eccellenza. Vede, oggi esistono innumerevoli strumenti tecnologici che possono permettere la creazione di un network attraverso il quale condividere informazioni.
Penso a uno strumento web a supporto della formazione che sia aperto al contributo degli allenatori italiani e stranieri, anche in questo caso creato dal lavoro comune di FIR e club.
E’ importante predisporre una conferenza annuale degli allenatori italiani della durata di tre giorni, gestita dalla FIR e aperta a tutti gli interventi degli allenatori. Inoltre, bisogna allestire una nuova struttura di formatori dedicati al tutoraggio. (…)

D: a questo proposito vedrebbe positiva una ristrutturazione dei campionati? Potrebbe essere funzionale al supporto dell’alto livello?

Non lo ritengo necessario allo stato attuale. Un campionato di Eccellenza a 10-12 squadre, una serie A divisa in due gironi da 12 squadre ciascuno e quattro gironi da 12 club per la Serie B, sono una formula adatta. Visto che non sono presenti nel rugby italiano le Leghe, proporrò di istituire commissioni miste FIR – Società – Arbitri per il coordinamento e lo sviluppo dei campionati, però sarebbe anche interessante per il rugby Italiano, la nascita di una Lega di Eccellenza.
Per quanto riguarda l’alto livello, è più equilibrato l’allestimento di tre franchigie le quali possano diventare il punto di riferimento per una struttura piramidale composta da quattro club di Eccellenza e quattro Accademie ciascuna. Inoltre, tornando sempre al fulcro del nostro progetto, la nostra proposta è quella di strutturare un vero campionato Under 14, mentre i campionati Under 16 e Under 20 verranno
suddivisi in tornei di Elite, a carattere nazionale, e campionati regionali o interregionali. (…)

D: come vede il rugby a 7?
Il circuito Seven diventerà sempre più importante, dato che sarà presente alle prossime Olimpiadi. La Federazione dovrà investire in questo settore strutturando un dipartimento a se stante che si occupi dello sviluppo del rugby a 7, sia a livello giovanile (maschile e femminile) che a livello seniores costruendo gruppi specifici per il gioco del Seven.

D: si è parlato parecchio del problema della trasparenza legato al bilancio della FIR. Qual è la sua posizione a questo proposito?

Come sappiamo tutti i tesserati possono accedere al bilancio della Federazione. Per dissipare ogni dubbio ritengo che il bilancio della FIR, non solo debba essere accessibile, ma che debba essere pubblicato e inviato alle Società. Il mero bilancio dovrebbe essere affiancato da altri indicatori, come avviene nel mondo anglosassone, penso che vadano rilevati e comunicati gli indici di performance. In questo modo sarà possibile evidenziare gli obiettivi prefissati e quelli effettivamente conseguiti, la cosiddetta “performance review”.

D: passiamo alla competizione elettorale, qualora fosse eletto, ritiene necessario rivedere l’assegnazione di una franchigia a Treviso, come ha fatto la FIR nel caso di Viadana?

Credo che non sia corretto pensare che la FIR abbia escluso Viadana e gli Aironi dalla possibilità di partecipare alla Celtic League. La Federazione è intervenuta, esclusivamente, in quanto non vi erano più le condizioni economiche a supporto di
un campionato di Celtic League. Mi dispiace molto per Silvano Melegari che ha investito energie, tempo e denaro in questo progetto. Chiunque dia tanto al rugby merita rispetto e stima da parte di tutti.
Per quanto riguarda la Benetton Treviso trovo che sia una risorsa importante per il rugby italiano e una Società che ha sempre lavorato bene per l’alto livello. Occorre trovare una nuova strada per confrontarci, non sarà difficile trovare le soluzioni che diano le giuste soddisfazioni alla Società e che siano a supporto della crescita della Nazionale e del rugby italiano. (…)