Super Rugby: i Canes battono i Chiefs e sperano grazie a Coles

Una meta del tallonatore Dan Coles all’ultimo minuto tiene in vita le speranze di play-off per gli Hurricanes. Partita molto bella e tirata. E un ko che per i Chiefs potrebbe signifiare l’addio al primo posto della regular season.

The scorers:

For Hurricanes:
Tries: Savea 2, Coles
Cons: Barrett 2
Pens: Barrett 3

For Chiefs:
Tries: Kerr-Barlow, Tameifuna, Cruden
Cons: Cruden 2
Pens: Cruden

Yellow card: May (Hurricanes – 28th min – late tackle)

Hurricanes: 15 Andre Taylor, 14 Cory Jane, 13 Conrad Smith (c), 12 Tim Bateman, 11 Julian Savea, 10 Beauden Barrett, 9 Chris Eaton, 8 Victor Vito, 7 Jack Lam, 6 Faifili Levave, 5 Jason Eaton, 4 Jeremy Thrush, 3 Ben May, 2 Dane Coles, 1 Reg Goodes.
Replacements: 16 Motu Matu’u, 17 Jeffery Toomaga-Allen, 18 James Broadhurst, 19 Brad Shields, 20 Frae Wilson, 21 Tusi Pisi, 22 Jayden Hayward.

Chiefs: 15 Andrew Horrell, 14 Lelia Masaga, 13 Jackson Willison, 12 Sonny Bill Williams, 11 Robbie Robinson, 10 Aaron Cruden, 9 Tawera Kerr-Barlow, 8 Kane Thompson, 7 Tanerau Latimer, 6 Liam Messam, 5 Brodie Retallick, 4 Craig Clarke (c), 3 Ben Tameifuna, 2 Hika Elliot, 1 Toby Smith.
Replacements: 16 Mahonri Schwalger, 17 Sona Taumalolo, 18 Michael Fitzgerald, 19 Sam Cane, 20 Brendon Leonard, 21 Asaeli Tikoirotuma, 22 Tim Nanai-Williams.

Referee: Jonathan Kaplan (South Africa)

Fiji senza sponsor, ma test-match autunnali confermati

Nessuno l’ha detto chiaro e tondo, però il rischio c’è stato: le Fiji hanno annunciato che il loro tour di novembre per i test-match in Europa avrà luogo regolarmente.
Un tour che qualche rischio l’ha corso perché la federazione dell’arcipelago non ha trovato ancora uno sponsor, mail locale chief executive – Manasa Baravilala – ha voluto rassicurare tutti confermando le partite in programma con Inghilterra, Georgia, Irlanda A e Gloucester.
La federazione ha comunque chiesto aiuto e sostegno economico al governo.

In giro con Zatta, a 360° sul movimento ovale italiano

Alcuni stralci di una bella e lunghissima intervista di Antonio Zizola per La Meta

(…) Qual è la sua fotografia del movimento rugbistico in Italia ad oggi?
“Credo che il movimento stia soffrendo. Soffrendo in tutti i settori, soffre da un punto di vista economico, soffre sul versante del lavoro che manca, soffre per mancanza di un progetto, e infine soffre perché non ci sono delle direttive chiare e semplici da
perseguire collettivamente. Niente è facile, per carità, però penso che ci sia la necessità di capire, parlare e sentire tutte quelle che sono le problematiche del nostro mondo,
per arrivare ad un’analisi completa ed esaustiva della realtà.” (…)

Quali sono i cambiamenti che lei, anche alla luce delle sue variegate esperienze apporterebbe in seno alla Federazione. Abbiamo letto le sue proposte in tema di
trasparenza del bilancio e gestione dei fondi ma ci sono questioni minori ugualmente importanti, ci sono società che hanno problemi a trovare un campo decente dove
giocare, altre che hanno problemi a pagare le bollette per le forniture di energie, genitori che si autotassano per compare i palloni con i quali far giocare i propri figli? Insomma il rugby Italiano è, di fondo, un rugby che si nutre ancora della famosa salsiccia e del contributo spassionato di migliaia di persone, allora cosa proporre considerando anche queste problematiche?
“Dico per fortuna. Per fortuna che ci sono queste persone che si muovono munite di cuore e passione per il nostro sport. Sono le nostre fondamenta. Nello specifico
comunque, parto dal presupposto che non conosco il bilancio della federazione”.
In federazione dicono che basta chiederlo, insomma che è a completa disposizione
di chiunque sia interessato.
“Sì certo ma ci sono modi e modi di presentare un bilancio, ad ora si possono sapere voci di ricavo e voci di costo, ed è difficile addentrarsi e capire i dettagli che però sono indispensabili. Conosco quindi le entrate e le uscite ma ci sono tutta una serie di voci e sotto voci che sono difficili da capire. Vorrei un bilancio pubblico ma soprattutto leggibile da chiunque, le società hanno il diritto di sapere ogni cosa di come arrivano i
soldi e di come vengono spesi nel dettaglio. Certo che nessuno è infallibile, chi lavora e chi gestisce può sbagliare. L’importante è riuscire a correggersi in tempo, in un clima di trasparenza, dove l’operato del gestore possa essere noto a tutti. Per arrivare a gestire
quindi non serve solo un bilancio chiaro e intellegibile ma bisogna essere a conoscenza di ogni singola problematica, per poi arrivare alla costruzione di sinergie utili a tutti. (…)” (…)

Auspicherebbe un ritorno a una sorta di Lega dei club?
“Perché no. Sono soltanto le sinergie che ci portano a un miglioramento. Se uno lavora da solo, club o Federazione che sia, rimane isolato e non potrà mai apportare
miglioramenti. Dobbiamo trovare un minimo comune denominatore che ci unisca. E deve essere la Federazione che gestisce questa fase di aggregazione, altrimenti
ognuno va per conto suo e ci si ritrova sempre a riversare nell’altro ogni difficoltà facendo nascere incomprensioni, discrepanze e malumori ogni qual volta la
Nazionale under 20 o la maggiore vengono sconfitte. Oggi quello che manca è il dialogo tra le parti, sono infatti per una discussione che sia costruttiva, nel senso che se
mi formo un’opinione su un fatto non mi chiudo nelle mie posizioni ma cerco un confronto, se dal confronto emergono dei correttivi, o meglio se qualcuno a ragion
veduta mi convince che sbaglio sono pronto a cambiare strada ma devo farlo esponendo le sue ragioni che devono essere valide e fondate oggettivamente. Ho in mente una gestione di consultazione continua. Il Presidente deve avere le capacità di ascoltare tutte le voci”.

La struttura Federale cosa dovrà fare di nuovo? Nel suo programma è prevista la creazione di un centro studi…
“Che è fondamentale, perché ad esempio dovrà saper fornire il dato sui praticanti
effettivi ben distinti dai tesserati. Non mi sembra una cosa da poco.  Dopo l’ascolto dei club e delle loro esigenze, bisognerà fotografare lo stato dell’arte e in questo la
Federazione deve essere il primo attore. ” (…)

Passiamo alla faccenda della Rabodirect (Celtic League), si continuerà secondo lei? “Abbiamo degli impegni che vanno onorati ma sui quali se venissi eletto non potrei incidere. Ho sempre lavorato sui programmi pluriennali quindi casomai porremmo la
nostra attenzione sul prossimo quadriennio non su cose già programmate. Il futuro lo deciderà il nuovo Presidente. A mio dire tutto è possibile. La Celtic non è la soluzione di tutti i problemi. Ad esempio se ci fosse un campionato Italiano ben fatto con una buona
qualità potrebbe essere preferibile alla Celtic”

Quindi un ritorno sui propri passi.
“Potrebbe essere, ma ripeto, è un discorso sinergico, da discutere in modo integrale. La
Celtic non è la panacea. Se la fai, devi poter agire in modo fluido con le società, non a comparti stagni come ora.”

A proposito di Celtic, lei ha dichiarato di voler rimettere il mandato nelle mani del movimento qualora dovesse divenire Presidente: questo vuol dire che il gruppo Benetton uscirà dal rugby intemazionale? Perché va da sé che un ritorno in Eccellenza
comporterebbe un deciso taglio negli investimenti nel rugby.
“Benissimo. Siccome da più parti vengo accusato di voler entrare in Federazione per portare dei vantaggi, o benefici, a Treviso, è stato Benetton stesso che mi ha detto: guarda Amerino noi è dal 1978 che investiamo nel rugby e se dovevamo andare via dal rugby lo avremmo fatto prima, non aspettiamo sicuramente la scusa della Celtic per farlo. E’ giusto che tu abbia delle aspirazioni, e tutta una serie di motivazioni che ti
spingono a candidarti, ma proprio per evitare che qualsiasi situazione venga fraintesa è altrettanto giusto che il campo sia sgombrato da ogni possibile equivoco. Un modo
per farlo è ritornare il mandato di partecipazione alla Celtic al movimento stesso o rimetterlo idealmente sul tavolo della Federazione stessa che deciderà cosa farne. Tutto questo per dire che non voglio che nessuno pensi che la Benetton mandi me, o spinga me, in Federazione per aver dei ritorni d’altro genere. Ovvio che questo
campionato verrà fatto ma dopo sarà la Federazione, non Amerino Zatta, a decidere il da farsi.”(…)

Dica la verità lei vede laFederazione come un’azienda. “Si, la vedo come un’azienda. O meglio come un centro di servizi. Non devono essere i club a servire la Federazione
ma viceversa è il massimo organo rappresentativo che deve essere al servizio del movimento e quindi delle società. E le dirò di più: non dobbiamo confondere la Federazione con la Nazionale, perché sono due cose diverse. E’ il movimento, con una Federazione al suo servizio, che deve permettermi di costruire una Nazionale
vincente. Una Federazione che organizzi, che distribuisca in modo trasparente e che sia di continuo supporto al movimento. Lasciando alla base la costruzione dei giocatori. Ovviamente nessuno può permettersi di portare a casa benefici solo per il proprio orticello perché altrimenti si andrebbe contro al bene comune.”

Rovigo, porte aperte: arrivano Gobbo e Menon, Montauriol alle Zebre? E Quaglio è dagli Stormers…

Alice Sponton, Il Gazzettino di Rovigo

Mentre Bibi Quaglio in Sudafrica gioca con gli Stormes, sono stati ufficializzati ieri i due nuovi acquisti della Vea Femi Cz Rugby Rovigo. Si tratta dell’estremo Allison Gobbo, dal Benetton, e del centro Francesco Menon da Firenze. Gobbo, nato nel 1993 in Brasile si è formato nella squadra dei Grifoni Oderzo presieduta da Andrea Barattin ex rossoblu. «Ci è stato segnalato dal Benetton – spiega Fabio Coppo, ds rossoblu – Dopo l’Accademia federale ha giocato un anno nell’under 20 del Treviso, allenandosi per buona parte della scorsa stagione con la prima squadra di Pro 12, con cui ha ripreso ad allenarsi da lunedì. È un estremo veloce e rapido che anche grazie al supporto di Stefan Basson potrebbe crescere molto. Difficile poter giocare in Celtic per lui, in Eccellenza ha più opportunità anche se dovrà comunque lavorare molto. Potrà essere utilizzato anche per l’under 23».
Menon viene dal Firenze 1931 dove si è distinto nel ruolo di centro. Nato nel 1991 si è sempre mantenuto ai vertici di categoria, membro dell’Accademia di Tirrenia e nazionale Under 17, 18 e 20. «Menon va a completare la batteria dei centri a
disposizione insieme a Van Niekerk che è un centro puro, Pedrazzi che può giocare anche ala e allo straniero che verrà ingaggiato. È un buon difensore, portatore di palla e giocatore di impatto fisico. Quando oggi (ieri, ndr) ha firmato si guardava intorno esclamando “Mamma mia che stadio!”.
Ancora nessuna firma per Jeff Montauriol sul quale pare che anche le Zebre stiano facendo un pensierino. «Non ci ha parlato di questa eventuale opportunità».
Mentre la ricerca del pilone continua tra Sud Africa, Argentina e Nuova Zelanda, Nicola Quaglio ha ricevuto la chiamata degli Stormers under 20. «Nicola si sta allenando in Sud Africa per affinare la tecnia ed è stato contattato per giocare una partita con le giovanili degli Stormers – dice Coppo – Per noi è un vanto e per
l’atleta un’esperienza che aggiunge valore alle sue dualità». (…)

E’ ancora Nuova Zelanda vs Francia. Per colpa di un colletto bianco

La rivalità tra galletti e tuttineri è in assoluto tra le più forti e sentite degli ultimi anni. “Colpa” delle sconfitte che i francesi hanno saputo rifilare ai neozelandesi negli ultimi anni. Ovviamente la finale iridata dello scorso ottobre non ha fatto che acuire la cosa.
Ora a rinfocolare le polemiche a distanza tra tifosi ci si mette l’Adidas. Perché come tutti saprete anche la Francia dal primo luglio ha cambiato sponsor tecnico lasciando la Nike ed entrando nella stessa famiglia di cui ora fa parte anche l’Italrugby. Però a differenza di quando avviene dalle nostre parti, i cugini transalpini hanno già presentato le nuove divise (da noi la presentazione delle maglie avverrà a metà settembre). E qui casca l’asino.
In Nuova Zelanda infatti infuriano polemiche e critiche. Per due motivi:
– il colletto bianco
– il claim della campagna pubblicitaria, quello che dice “all bleus”
Andiamo al punto numero uno. Il colletto bianco, identico poi anche nelle forme a quello che gli All Blacks sfoggiano dallo scorso luglio, nella terra dei Maori è ritenuto una sorta di marchio aggiunto. Insomma, è roba loro e guai a chi la tocca. Se poi sono i francesi a farlo…
Punto numero due: in tanti neozelandesi su siti, blog, social network hanno accusato l’Adidas di essere stata poco fantasiosa per il claim, altri di aver spudoratamente copiato il nickname con cui la nazionale campione del mondo in carica è conosciuta ovunque. Però in questo caso si sbagliano gli uni e gli altri. Adidas infatti da qualche mese ha dato il via alla sua campagna “all in”: video, cartellonistica, spot tv e marketing virale che riguarda tutte le discipline. Quel claim, “all bleus”, rientra in quel calderone. A naso dovremo aspettarci qualcosa di simile anche da noi, magari “all azzurri”…

Un “logo” creato dai tifosi e circolato sul web già ai tempi della finale della RWC 2011