La rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero, su Il Gazzettino
Non c’è ancora la data delle elezioni federali ma le grandi manovre sono iniziate. Non senza colpi di scena. Il primo: lo “strappo” del Benetton, dopo due anni di tensioni, a sostegno di un’alternativa all’attuale dirigenza Fir. Il secondo: l’abdicazione dell’uomo forte del rugby italiano, il presidente Giancarlo Dondi. Tutti pensavano che avrebbe corso per il quinto mandato, galvanizzato, nonostante l’età, dagli stadi pieni per le partite della nazionale. Invece ha annunciato il passo indietro all’autorevole microfono Rai di Paolo Pacitti anziché, come sarebbe stato logico, al consiglio federale, lasciando aperta così la porta ad un ripensamento. Ma il dirigente simbolo di Calvisano, Alfredo Gavazzi, accreditato di un largo consenso in Lombardia, si è affrettato a ufficializzare la propria candidatura, chiudendo ogni spazio al presidente Fir, che qualche giorno dopo ha dichiarato pubblicamente pieno appoggio a Gavazzi. Evidentemente il quadro frammentato (in campo c’è anche il siciliano Amore) ha fatto venire meno molte certezze e Gavazzi, col suo pacchetto di deleghe, ha avuto buon gioco nel chiudere l’accordo a suo favore.
Sono lontani i tempi in cui l’ex presidente del Petrarca Fulvio Lorigiola e Gavazzi si davano settimanale convegno a Soave davanti a un piatto di baccalà per concertare le strategie federali. Fu in un ristorante appena dentro le mura della città veronese che nel
2004 nacque quello che qualcuno in veneto ha definito il “patto del baccalà”. Avrebbe
dovuto scalzare Dondi dalla presidenza ma ancora oggi Lorigiola racconta della sorpresa, il giorno del voto, nel trovare il suo alleato nella lista dondiana. Un anno nerissimo per l’avvocato padovano, che incappò poi in una squalifica superiore a un anno e in una conseguente inibizione dalle cariche federali.
Proprio in questi giorni ha chiesto al presidente la riabilitazione, possibilità prevista dopo tre anni di buona condotta. Ne sono trascorsi otto, ma per ora nessuna risposta. Mentre Gavazzi è ad un passo dal traguardo. Molto dipenderà dalla proposta e dall’ampiezza della coalizione alternativa, che sta lavorando ai programmi di radicale rinnovamento e alle convergenze prima di indicare il candidato.
Da quanto trapela i grandi club veneti potrebbero per la prima volta presentarsi uniti. E se anche il presidente dovesse uscire dal Veneto, sarebbe un fatto storico. Una prospettiva che sta risvegliando qualche sopito timore egemonico. Ma francamente l’anomalia è
l’evidente assenza storica di leadership da parte della regione con più club, tesserati e
meriti sportivi, ma sempre divisa. Si vocifera, tra gli altri, di una possibile candidatura di Amerino Zatta. Vedremo. Ma non può sorprendere l’impegno diretto del Benetton che vede nella creazione della franchigia federale una minaccia per il proprio futuro. Fondato o
meno che sia questo scenario, non c’è dubbio che, con il venir meno del ruolo superpartes della Fir, si sia prodotto un ingombrante conflitto di interessi che sarà uno dei primi e più delicati nodi da sciogliere. Da come si porranno i candidati rispetto a questo punto si potrà capire subito la serietà delle proposte in campo.
