Super Rugby: i Reds passano a Melbourne (17-32), Waikato espugna casa Highlanders (21-27)

REBELS-REDS 17-32

The scorers:

For Rebels:
Tries: Beale, Mitchell
Cons: Huxley, Beale
Pen: O’Connor

For Reds:
Tries: Feauai-Sautia, Shipperley, Wallace-Harrison, Frisby
Cons: Harris 3
Pens: Harris 2

Melbourne Rebels: 15 Kurtley Beale, 14 Mark Gerrard, 13 Mitch Inman, 12 Stirling Mortlock (c), 11 Cooper Vuna, 10 James O’Connor, 9 Nick Phipps, 8 Gareth Delve, 7 Hugh Perrett, 6 Tom Chamberlain, 5 Hugh Pyle, 4 Cadeyrne Neville, 3 Jono Owen, 2 Adam Freier, 1 Nic Henderson.
Replacements: 16 Ged Robinson, 17 Rodney Blake, 18 Al Campbell, 19 Tim Davidson, 20 Nic Stirzaker, 21 Lachlan Mitchell, 22 Julian Huxley.

Reds: 15 Luke Morahan, 14 Dom Shipperley, 13 Anthony Faingaa, 12 Mike Harris, 11 Chris Feauai-Sautia, 10 Quade Cooper, 9 Will Genia (c), 8 Scott Higginbotham, 7 Liam Gill, 6 Jake Schatz, 5 Adam Wallace-Harrison, 4 Rob Simmons, 3 James Slipper, 2 Saia Faingaa, 1 Greg Holmes.
Replacements: 16 James Hanson, 17 Ben Daley, 18 Radike Samo, 19 Beau Robinson, 20 Ben Lucas, 21 Chris F’Sautia, 22 Nick Frisby.

Referee: Keith Brown (New Zealand)

HIGHLANDERS-CHIEFS 21-27

The scorers:

For Highlanders:
Tries: Hore, Gear
Cons: Delany
Pens: Noakes 3

For Chiefs:
Tries: Nanai-Williams, Robinson
Cons: Cruden
Pens: Cruden 5

Highlanders: 15 Ben Smith, 14 Kade Poki, 13 Tamati Ellison, 12 Phil Burleigh, 11 Hosea Gear, 10 Chris Noakes, 9 Aaron Smith, 8 Nasi Manu, 7 Tim Boys, 6 Adam Thomson, 5 Nick Crosswell, 4 Jarrad Hoeata, 3 Ma’afu Fia, 2 Jason Rutledge, 1 Jamie Mackintosh (c).
Replacements: 16 Andrew Hore, 17 Chris King, 18 Josh Bekhuis, 19 James Haskell, 20 Jimmy Cowan, 21 Mike Delany, 22 Buxton Popoali’i.

Chiefs: 15 Robbie Robinson, 14 Tim Nanai-Williams, 13 Jackson Willison, 12 Sonny Bill Williams, 11 Asaeli Tikoirotuma, 10 Aaron Cruden, 9 Tawera Kerr-Barlow, 8 Kane Thompson, 7 Tanerau Latimer, 6 Liam Messam, 5 Brodie Retallick, 4 Craig Clarke (c), 3 Ben Tameifuna, 2 Mahonri Schwalger, 1 Toby Smith.
Replacements: 16 Hika Elliot, 17 Sona Taumalolo, 18 Michael Fitzgerald, 19 Sam Cane, 20 Brendon Leonard, 21 Andrew Horrell, 22 Lelia Masaga.

Referee: Garratt Williamson (New Zealand)

Lenarduzzi, dalla League un utility-back per Rovigo

Andrea Nalio, Il Resto del Carlino di Rovigo

L’UTILITY BACK Rhys Lenarduzzi è un giocatore della Rugby Rovigo. Ad ufficializzarlo la stessa società rossoblu che, nel tardo pomeriggio di ieri, ha sottolineato come sia stato trovato l’accordo con il giovane giocatore italo-australiano. Lenarduzzi, nato nel 1990 (179 cm per 92 kg), ha giocato l’ultima stagione nel rugby a 13 nei Lezignan in Francia come mediano di mischia. Ha infatti maturato esperienze sia nel 13 che nel 15 (giocato in Australia), facendosi notare anche per una curiosa tecnica di calcio (è infatti un piazzatore).
Italiano, eleggibile, ma non di formazione, Lenarduzzi può ricoprire tutte le posizioni delle linea arretrata, anche se rimane un punto interrogativo sulla maglia numero dieci
che, dai prossimo campionato, dovrà essere indossata solamente da giocatori di formazione.  (…)

La foto del giorno: e per campo, ai Tigers di Leicester, una piscina all’aperto!

Se i blogger ovali sono solo “emanazioni altrui”…

“Troppo comodo, cari lettori. Troppo comodo”. Finisce così l’editoriale di Enrico Borra su La Meta di questa settimana. Prima, all’inizio se la prende con i blogger. Cito:

La voce che circola da qualche settimana riguardo la nuova candidatura di Giancarlo Dondi ha già creato qualche reazione scomposta e indignata, ovviamente strisciante e silenziosa, nel più classico stile del rugby italiano. A muoversi per primi sono stati i bloggers (che sono spesso e volentieri emanazioni di altri personaggi ben più “forti”), poi qualche ex federale e, infine, i tanti critici “a prescindere” dell’attuale presidente. Quello che stupisce sempre è che si punti il dito sull’attuale presidente e mai, e dico mai, sui tanti critici che, puntualmente, gonfiano il petto in tempi “comodi”, solo per svanire con l’avvicinarsi delle elezioni (ovvero quando la faccia bisogna mettercela davvero). Si sa, lo sport preferito del nostro Paese è lo “sputtanamento”, e l’invidia, altro tipico sentimento italico, non è che l’innesco di un criticismo bieco e interessato.

All’articolo ha già risposto anche Duccio Fumero di Rugby 1823. Potrei fermarmi a quello che scrive lui, che sottoscrivo al 100%. Perché alla fine i blog di rugby non sono tanti, quindi fare nomi e cognomi sarebbe stato corretto e pure molto semplice. Sparare nel mucchio (nel mucchietto, vista l’esiguità numerica) non è bello. Comunque.
Io quindi sarei una emanazione altrui. Farei quello che faccio – a gratis e “spendendo” un sacco del mio tempo – per fare un piacere a qualcun altro. L’idea che uno possa avere delle opinioni – condivisibili o meno, ma pur sempre opinioni – non è presa in considerazione. No, sono/sarei una emanazione altrui.
Però potrei pensare lo stesso di te, Enrico: alla fine hai una posizione e la difendi, legittimamente. Eppure non ho mai scritto che tu possa essere una emanazione altrui. Ritengo che se uno ha un’idea, una opinione e la sostenga lo faccia non per tornaconti personali. Soldi o che.
Se volessi un tornaconto potrei per esempio dar vita a una campagna con i miei colleghi blogger per poter usufruire anche noi dei contributi federali su cui può contare la carta stampata. Alla fine chi rende possibile la fruizione di un articolo del “Gazzettino”, de “La Tribuna” o anche di “La Meta” in ogni angolo d’Italia? Svolgiamo una sorta di servizio pubblico, anche se poi veniamo trattati spesso con sufficienza da parte della stampa “alta”, quella “importante”. E poi, chi segue giorno per giorno quanto avviene nel nostro movimento? Prova a pensare al rugby italiano senza i vari blogger, cosa rimane? Quotidiani nazionali che se ne occupano in maniera spot e molto limitata, quotidiani locali che per loro stessa natura non vanno oltre ristretti ambiti territoriali. Settimanali come il tuo che nonostante l’enorme impegno ha difficoltà di distribuzione (ovvio, non per colpa tua, e ci mancherebbe!): in una città grande come Milano La Meta arriva solo in qualche edicola. Noi blogger copriamo, cerchiamo di farlo, un buco enorme.

No, caro Enrico, non sono emanazione di nessuno. Il fatto di ospitare gli interventi di Vittorio Munari non fa di me un suo maggiordomo. Mi chiedo anzi, da collega a collega, quale testata che si occupa di rugby non vorrebbe averlo tra i suoi collaboratori o editorialisti. Io ho questa fortuna. Rivendico anche la mia amicizia con Vittorio, ma – ti parrà strano – questa cosa non intralcia il mio lavoro, che continua a seguire strade che solo io decido. E sempre senza averne un tornaconto. Però, ora che mi ci fai pensare, potrei chiedergli una maglia del Benetton Rugby, almeno quella. Oppure una canottiera.

Dondi si difende dalle voci

L’intervista al presidente Dondi su “La Meta”

(…) Chiudo il mio quarto mandato con risultati storici che il movimento italiano non vede o, forse, che è troppo abituato a godere, e mi ritrovo invischiato in polemiche che non mi piacciono. E’ sparito lo spirito costruttivo, la voglia di fare. Effettivamente in questi ultimi mesi se ne sono lette di tutti i colori… Ci sono un bel po’ di falsità che sono state diffuse sulla stampa e sul web e che mi hanno parecchio infastidito, non lo nego, ma alla mia età e soprattutto dopo quello che ho fatto per il movimento italiano, non è certo quello il motivo alla base della mia decisione. Con i risultati ottenuti in questi anni credo di non dover dimostrare più nulla a nessuno. Non so in quanti possano permetterselo.
Si riferisce alla campagna denigratoria messa in atto da una certa area veneta?
Mi riferisco ad alcune voci che mi hanno riportato e che mi hanno fatto capire che c’è un disegno molto più complesso dietro.
Tipo?
Tipo il fatto che secondo qualcuno io non avrei concesso un incontro a Luciano Benetton, per esempio. Si… va bene, ma i Benetton mica sono stupidi… l’avranno capito che il presidente di una Federazione sportiva ha tutto l’interesse di incontrare una delle
famiglie più iniuenti del nostro Paese… non trovi?
Si, immagino di si.
Però mi ha molto seccato e, in fin dei conti, io Luciano Benetton non l’ho incontrato, quindi chi ha messo in giro questi voci, probabilmente, ha ottenuto quello che voleva. Si capisce che c’è un certo entourage che ha obiettivi che vanno ben al di la dell’interesse del movimento nazionale. Sono poi gli stessi che hanno messo in giro la voce che l’Italia non conta nulla in ambito internazionale…
Quella dell’incontro che lei avrebbe rifiutato a Luciano Benetton è arrivata anche a Brescia, quest’ultima, onestamente, è la prima volta che la sento… ma non credo che anche questa possa essere un problema… gli italiani non sono sprovveduti e i progressi “politici” compiuti del nostro movimento negli ultimi anni sono sotto gli occhi di tutti… 
Dici? Credo che oggi la cosa importante sia aprire la bocca in maniera aggressiva. I risultati si difendono da soli ma con il giusto atteggiamento tutto diventa criticabile. Se penso alle condizioni in cui versava il rugby italiano quando ho iniziato a lavorare con l’allora presidente Mondelli e a dove siamo oggi, quasi non ci credo. Mi sembra un sogno.
(…)
Ma quali sono i problemi, allora?
Il problema è che il rugby di vertice, che ha fatto e continua a fare da locomotiva per tutto il movimento, si è staccato dai vagoni e questo ha creato una serie di scompensi. E’ un passaggio naturale quando si prende una scelta importante come quella del professionismo. La crisi economica ha acuito i problemi (…)
E a chi chiede più soldi per la base, cosa risponde? Credo che dal punto di vista economico si possa fare qualche miglioramento ma non si deve cadere nell’assistenzialismo, perché l’assistenzialismo porta alla distruzione totale di ogni cosa.