Le elezioni FIR, 40 milioni di euro e una domanda

Lo dice il presidente federale Dondi, lo conferma il suo “delfino” (oggi, che fino a qualche mese fa… ma questa è un’altra storia) Gavazzi, lo scrivono tanti giornali: il bilancio della FIR è uno dei più ricchi d’Italia e nel giro di un quindicennio è passato da meno di 10 milioni di euro a 40. Che la federazione ovale sia tra le più ricche – calcio a parte – mi pare evidente. La disciplina ha conosciuto una esplosione mediatica enorme e questi sono i riflessi.
Però c’è un problema: nessuno può certificare quella cifra. Non dico che non sia vera, ma che non esiste una controprova scritta nera su bianco che sia pubblica e consultabile.
L’ho scritto qualche mese fa: dal 2004 nessuno o quasi ha potuto consultare un bilancio FIR. Tutto in regola, intendiamoci, a oggi non c’è nessuna norma che obblighi la federazione a renderlo pubblico, però… E poi c’è la questione CONI: dal 2007 la massima istituzione sportiva italiana ha chiesto a tutte le federazioni associate di approvare un nuovo Statuto conforme ai “Principi Fondamentali ed ai Principi di Giustizia”, dove la consegna dei Bilanci Consuntivi annuali della FIR alle società è obbligatoria. Da allora però la Federugby non ha ancora fatto suo il nuovo Statuto.
Siamo quindi nelle condizioni in cui il presidente federale uscente e il “suo” candidato alla successione dicono una cifra, che i media tutti (il sottoscritto compreso) ripetono un po’ a pappagallo perché non esiste possibilità di verificarla. Mi ripeto: non ho motivo di pensare o ritenere che la cifra non sia quella, ma che devo fare, fidarmi sulla parola e stop?

E poi un bilancio non è fatto solo della sua cifra complessiva, ma di tante voci che dicono molto più dell’ammontare totale. Voglio dire, io posso avere mille euro in tasca e spenderle malissimo. Oppure averne cento e farle fruttare al meglio, utilizzarle nella maniera più adatta per gli obiettivi che mi prefiggo. Non sono i 40 milioni di euro a dare qualità, ma il loro utilizzo: come vengono usate le entrate? Quali sono le entrate e a quanto ammontano? Quanto si spende per la Nazionale? Quanto costa il normale funzionamento della macchina federale? C’è un tesoretto, un avanzo? E per le Accademie? Prendiamo queste ultime: quanto sono costate finora? Quanti giocatori hanno “prodotto” e quanto sono finiti in pianta stabile in nazionale? Il rapporto costi-benefici (i giocatori, appunto) è soddisfacente? Si può migliorare? Bisogna aumentare la spesa? Diminuirla?
Domande che hanno grande valenza normalmente, figuriamoci in un periodo elettorale. E la mia domanda è proprio questa: visto che nei prossimi due mesi abbondanti (se si voterà, come pare, a fine settembre) si decideranno le sorti del movimento italiano non sarebbe meglio se la FIR rendesse finalmente pubblici i bilanci? Una mossa che potrebbe servire magari a convincere qualche delegato contrario all’attuale gestione, togliendo motivi agli attacchi degli avversari. Una mossa che darebbe profondità ai programmi di tutti i candidati, che potrebbero formulare proposte e pianificare la loro attività dei prossimi quattro anni con un appiglio di concretezza. Vale per Gianni Amore, vale per il candidato della cordata di cui fa parte Treviso (quando verrà annunciato) e vale anche per Gavazzi (che spero sia nelle stesse “condizioni di ignoranza” dei bilanci degli altri). Vale per chiunque si candidi.
I numeri sono freddi e “interpretabili”, ma dicono cosa si è fatto prima e cosa si può/deve fare dopo. E’ una questione di trasparenza necessaria ma non solo, è il punto da cui ripartire.

Ripropongo in chiusura lo stesso post-scrptum di qualche mese fa
PS IMPORTANTISSIMO: chiudo questo lungo articolo con una preghiera e un avvertimento. Non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di pensare che la mancanza di trasparenza di cui parlo sia legata a un qualunque tipo di malversazione da parte federale. Che nessuno provi a “usarmi” in questa maniera. Se ne siete così sicuri e ne avete una qualche prova fate un esposto, ma non utilizzate questo blog per lanciare accuse infamanti verso chicchessia. Grazie.

Accademie, il dito in una ferita da curare

da Il Gazzettino la rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero

Dal Sudafrica non arrivano segnali incoraggianti sul futuro del rugby italiano. Il Mondiale Under 20, che ha incoronato per la prima volta i baby Springboks (22-16 in finale sulla Nuova Zelanda) ci ha relegato all’ultimo posto dopo la sconfitta con le Figi 19-17: zero vittorie, 210 punti incassati e 54 segnati. Lo scorso anno in Veneto, gli azzurrini si erano salvati contro i tongani all’ultima giornata. Cambiata la guida tecnica, i risultati non sono migliorati. Anzi, c’è l’aggravante di una retrocessione nella seconda categoria del rugby giovanile dopo una stagione in cui i ragazzi dell’Accademia federale (la quasi totalità della
nazionale) hanno potuto giocare nel campionato di Al. Non so a chi verranno addossate questa volta le responsabilità. Il punto è un altro, più profondo: serve una messa in
discussione del sistema di formazione e selezione. Non necessariamente per liquidarlo. Ma anche solo per rafforzarlo ed eventualmente correggerlo.
Una base più larga è la priorità. I fatti dimostrano che i praticanti effettivi, specie a livello juniores, scarseggiano visto che sono state accorpate due categorie in una sola, dando vita a una Under 20 pazzesca che ingloba 4 classi d’età. Un modo sicuro per perdere la generazione dei diciassettenni.
Sull’aspetto tattico certe idee i sono, come quella di formare giocatori intelligenti sul
terreno in grado di leggere le situazioni di gioco e diprendere le giuste decisioni. Un
indirizzo ambizioso. Ma quanti lo seguono veramente nei centri federali e nei club? A
quale età bisogna cominciare e con quali priorità didattiche? La stessa federazione non ha brillato per continuità e coerenza di metodo. E comunque è macroscopica la carenza nella tecnica individuale, a cui bisogna trovare subito un rimedio.
Passi avanti significativi vanno fatti a livello di formazione muscolare. A 20 anni le qualità di base ci devono essere già. Sappiano ad esempio che le doti di resistenza si sviluppano fin da giovanissimi. Ma vedo ragazzini che in una domenica mattina non corrono più di 5 minuti. Quanti centri e club utilizzano specialisti per migliorare gli appoggi al suolo? Quanti sono incoraggiati a frequentare le scuole di atletica o a praticare attività di resistenza a piedi,
in bici o in canoa? So che qualche società lo fa, e anche molto bene. Ma è sufficiente a
livello di movimento?
C’è poi il capitolo della solidità mentale. Una forza decisiva. Ci sono talenti sul piano fisico e tecnico che non emergono a causa di limiti mentali e comportamentali. Ma i prerequisiti psicologici possono essere allenati. Il contatto fisico va insegnato in tutta sicurezza. La combattività si sviluppa. L’autocontrollo, la tenacia, la gestione dello stress si possono imparare. Questi aspetti devono essere fonte di attenzione costante per gli educatori e gli allenatori incaricati della formazione.
C’è parecchio da fare, dunque. A cominciare da un confronto tra i candidati alla presidenza della Fir. E da un uso del voto consapevole da parte dei club, orientato alla qualità del loro futuro più che da logiche clientelari. Un’occasione da non perdere.

Morisi, Campagnaro ed Esposito a Treviso: manca il via libera. La FIR blocca tutto?

Da la Tribuna di Treviso, Andrea Passerini

Non è ancora arrivato l’ok dalla a Federazione per il passaggio di Morisi, Campagnaro ed Esposito al Benetton. E l’approdo dei tre gioielli in Ghirada sembra complicarsi. A due settimane dal raduno dei leoni, fissato il 9 luglio (curiosità: le Zebre, almeno chi non è volato oltreoceano con la nazionale, cominciano prima, il 2), è uno scoglio imprevisto, nei piani di coach Smith e del direttore sportivo Munari.
Solo un ritardo? O c’è qualcosa dietro lo stallo? Non è un mistero che i tre ragazzi vogliano giocare a Treviso (Morisi peraltro l’ha già fatto lo scorso autunno, in qualità di permit player, e con le sue prestazioni in Celtic ha guadagnato la nazionale dove ha debuttato dal primo minuto proprio in questo tour). Ma ci sarebbero forti pressioni per provare a convincerli ad optare per le Zebre, per potenziare i trequarti della nuova franchigia federale parmigiana. Treviso confidava di avere il placet già nelle scorse settimane, il ritardo preoccupa. Si rischia l’empasse prolungato, a franchigie pronte a partire. E questo, in un quadro alterato dall’inedito scenario decretato dalla nascita della franchigia federale Zebre (costo dell’operazione, per la Fir, vicino ai 5,5 milioni), sarebbe da evitare, proprio per non alimentare alcun sospetto su possibili conflitti di interesse di una Fir che possiede una franchigia e vuol controllarne un’altra. La sfida elettorale di Treviso, adesso, non aiuta. E’ bene, per tutti, che il rugby italiano trovi un’intesa. Altrimenti sarà una stagione «rovente».

Un altro trevigiano giocherà nelle Zebre in Celtic: il seconda linea montebellunese Filippo
Cazzola. Il mediano di mischia Pietro Travagli resta al Petrarca, così come il tallonatore Gega L’ala Zorzi resta a Rovigo. (…)
Masi; un giallo. Dove finirà Masi? A Lione sono sorti problemi, potrebbe anche restare in Italia.
Elezioni. Lo schieramento dondiano, che oggi lavora per l’elezione del delfino Gavazzi
è convinto di avere i numeri, i bene informati dicono che Dondi, nei suoi conti fatti poche settimane fa, contasse su un consenso che sfiorava l’80%. E Gavazzi, adesso ? I tessitori dei voti parlano di un blocco non inferiore al 65%. Scenari che renderebbero ardua la sfida del Benetton: in realtà, sembra che non solo la Lombardia non sia compattissima per Gavazzi, ma che il forfait di Dondi abbia modificato qualche assetto, non solo in Veneto. «Schegge» – giurano i dondiani. Ma è immaginabile che Treviso sia uscita allo scoperto senza contare su
appoggi nel resto d’Italia? I Cus erano pronti a scendere in campo per Dondi, eccezione fatta per il Cus Padova (e questo ha fatto emergere il nome di Roberto Zanovello come potenziale candidato presidente del fronte di Treviso). Ma un po’ ovunque la mossa del Benetton ha destato interesse, almeno fra i club che attendevano una svolta a Palazzo. (…)

Baby Blacks, un venerdì sera da dimenticare: 4 giocatori coinvolti in uno stupro?

Brutta coda al Mondiale sudafricano U20. Quattro giocatori neozelandesi della nazionale sconfitta in finale dai padroni di casa sono accusati di aver partecipato allo stupro di una donna in un albergo di Cape Town.
A rivelarlo sono i media sudafricani ma sull’indagine si mantiene il più stertto riserbo. La violenza sarebbe avvenuta venerdì notte ma già sabato l’intera squadra neozelandese ha fatto ritorno in patria. Nessun giocatore è quindi stato trattenuto.
Queste al momento le scarne notizie sulla brutta vicenda.

Sonny Bill Williams ha deciso (forse): un anno tra Giappone, League e boxe

Pare che il dado sia ormai tratto: Sonny Bill Williams lascia il rugby a XV e torna al League, ma solo per un anno. La notizia è stata data in Australia, dove è stato annunciato che il centro all-blacks sta per firmare un contratto per una stagione con i Sydney Roosters, club di rugby a 13.
Non solo: SBW starebbe per firmare un contratto per giocare in Giappone solo nella prima parte della stagione del massimo torneo nipponico, diciamo in autunno-inverno.
E il neozelandese non mette da parte nemmeno la sua carriera pugilistica. Insomma, un anno pienissimo, dove però – se tutto verrà confermato – non lo vedremo in azione in Europa e il 17 novembre all’Olimpico di Roma per il tour autunnale della Nuova Zelanda.
La NZRU fa buon viso a cattivo gioco e se non è certo contenta di perdere il giocatore è comunque rincuorata dalla brevità del contratto con Sydney. Poi tra un anno ne riparliamo.