Italia-Tonga, Reggio Calabria ci prova. Sabato la decisione

Franco Pellicanò per La Gazzetta del Sud

(…) Dopo le prime riunioni svoltesi tra quanti sono stati chiamati, dallo stesso presidente, a far parte del Comitato Organizzatore Locale e la richiesta ufficiale consegnata alla federazione centrale, dalla capitale è pervenuta una prima, positiva indicazione ufficiale. Il Consiglio federale ha deliberato di far disputare, il prossimo 10 novembre, in riva allo
Stretto, il test-match in calendario tra Italia e Tonga e la notizia è stata accolta con notevole entusiasmo, non solo dai promotori dell’iniziativa, ma anche da quanti nell’intera Calabria, hanno a cuore le sorti di questa disciplina, visto che esiste il pieno coinvolgimento del consigliere federale Enzo Paolini, che è di Cosenza, oltre che dei rappresentanti federali
delle restanti città. (…)

PS: dopo una veloce verifica in FIR non risulta che al momento il Consiglio abbia eliberato alcunché. Probabilmente in Federazione hanno preso atto dell’interesse di Reggio Calabria. Una decisione verrà presa nel Consiglio Federale che verrà tenuto sabato e che sarà annunciato ufficialmente in giornata (e dove si prenderanno le decisioni circa il nuovo staff tecnico azzurro e la vicenda Aironi)

Super Rugby, turno 12: tutti gli highlights

Speranze azzurre: se Gori si dimentica di essere Gori potrà diventare… Gori!

La rubrica di Antonio Liviero, “Mischia aperta” per Il Gazzettino

L a primavera in casa Gori è carica di energie e di promesse. Di corse libere e spensierate. Il mediano di mischia del Benetton ha offerto un finale di stagione strabiliante: 80′ pieni nella notte trionfale di Newport, uomo del match a Monigo col Glasgow, partita intera da trequarti sotto il segno della polivalenza a Edimburgo, coronata da una meta.
Edoardo Gori detto Ugo, 22 anni, toscano, è il più dotato dei numeri nove di nuova generazione. E’ stato imposto precocemente, e ancora acerbo, al comando della mischia azzurra. Una fretta dettata dalla necessità di trovare l’erede di Troncon, di dimostrare la bontà del lavoro dell’accademia federale e allo stesso tempo di forzare le scelte in casa Benetton dove il giovane, in attesa di completare la formazione per l’alto livello, era ancora la terza scelta alle spalle di Botes e Semenzato.
È così che, complici gli infortuni, si è trovato a detenere un record paradossale: unico
giocatore al mondo con più test-match che partite di club. Le sue prove in azzurro
finora sono state oneste: determinato e distributore preciso di palloni. Ma per leadership
tattica, intraprendenza e personalità ancora lontano dagli standard internazionali.
Ho avuto l’impressione che non si sentisse ancora sicuro. Che la pressione e la paura di sbagliare lo frenassero. Ritornato a Treviso è apparso trasformato, sbloccato, liberato
di un peso, complice forse anche l’assenza per infortunio di Botes. Ed è venuta fuori la sua personalità: l’estro e la sensibilità che sono manna per un mediano di mischia. Una lieta sorpresa: perché lo abbiamo visto accelerare e rallentare l’azione, riorganizzare il gioco portando il pallone attorno alle mischie aperte e persino usare meno timidamente il piede.
Tanto da scavalcare Semenzato nella gerarchia interna al Benetton.
Al momento Botes gli resta superiore. Ma non è un problema per Gori. Al contrario,
essere il numero due di uno effettivamente più forte, ed avere un margine di progresso,
specie se legato all’età, migliore, ha i suoi vantaggi: meno responsabilità, meno pressione, il diritto di sbagliare senza che gli errori pesino troppo inibendolo nelle scelte. E poi credo che abbia ancora cose da imparare dal sudafricano.
La morale è semplice: lasciamolo crescere in pace, diamogli il tempo di cui ha bisogno
senza gravarlo troppo. Il resto verrà da sé. All’inizio come quasi tutti i giovani numeri nove prevarranno forse le gambe e l’istinto. Quando comincerà a usare bene anche la testa e i piedi, allora potrà non avere rivali in Italia. Ma a una condizione: dimentichi il talento, di cui è certamente dotato. Lo consideri un ostacolo e stia alla larga da chi glielo ricorda di
continuo, magari con qualche secondo fine. Come dice uno scrittore, il talento è una
botola sotto i piedi. Può essere una scorciatoia pericolosa che tiene lontano dalla costanza,
dalla disciplina, dalla dedizione e dal duro lavoro: le vere qualità che fanno emergere i campioni.

Il futuro di Casellato? Oggi le nubi dovrebbero diradarsi

Mattia Tofoletto per La Tribuna di Treviso

La splendida stagione del Mogliano, suggellata dalla conquista della semifinale playoff, è
sotto gli occhi di tutti. E il suo coach Umberto Casellato è l’allenatore del momento. Resterà
a Mogliano? Inevitabile che gli siano arrivate altre offerte: oggi incontrerà presidente e direttore sportivo del Marchici, definendo così il suo destino. «Non nascondo di aver ricevuto e valutato proposte», ammette Casellato, «Sono un professionista ed esiste un mercato. E, per mia fortuna, le proposte sono varie (forse Padova, ma anche dalla Fir, ndr). Tuttavia, a Mogliano sto bene e la priorità sarebbe cercare di rimanere. Però, ci sono 2-3 punti da chiarire. Il mio contratto è di un anno con l’opzione per il prossimo. Dovevamo riparlarne in gennaio, poi abbiamo rimandato a fine torneo. Dobbiamo sederci a tavolino e discutere». Il tecnico pone le sue condizioni: «La prossima annata avremo anche l’Europa, con sei dure partite da giocare. Ciò potrebbe minare la nostra stagione, qualora non potessimo disporre di una rosa da 41-42 elementi. Cioè rispetto alla squadra attuale, ne servirebbero 10 in più. Ma bisognerebbe inserire anche qualche altra figura a livello organizzativo, tipo un team manager, che segua da vicino il gruppo». Il capitano Silvio Orlando ha palesato l’eventualità di smettere: «È un problema più umano, visto che
da questa stagione ha iniziato a conciliare lavoro e studio. Lo capisco, ma io spero non si ritiri: comunque sarebbero scelte personali e andrebbero rispettate». (…)

Treviso e la conferma di Smith, una tempesta in un bicchier d’acqua

Silvano Focarelli per la Tribuna di Treviso

Ma perché tarda arrivare la conferma di Franco Smith sulla panchina del Benetton?
Nell’attuale turbinio di voci di mercato e dopo che il campionato è terminato da oltre una
settimana, del coach non si sa nulla. Tutti i tifosi vorrebbero rivederlo, ma annunci ufficiali
al momento non se ne vedono. Né il diretto interessato si adopera molto per fare chiarezza:
«È un argomento sul quale preferirei fossero altri a parlare, credo che questa settimana si
dovrebbe sapere qualcosa di ufficiale. Il mio contratto scade il 30 giugno e fino ad allora il
mio lavoro sarà quello di curare al meglio, assieme allo staff, la forma della squadra. Chiaro
che il mio cuore è a Treviso, sono molto orgoglioso di lavorare qui». Smith, arrivato a Treviso nel 2002 come giocatore e dal 2007 come allenatore, ha il contratto biennale firmato nel 2010 che sta per esaurirsi, anche se lui ha già iniziato a buttar giù un programma di massima per la stagione ventura: se è così, cosa si aspetta per dire
che sarà lui a condurre i Leoni nella ex Celtic anche per il prossimo biennio? Il Benetton
si ritrova mercoledì 23 maggio per riprendere gli allenamenti, soprattutto in chiave fisica: sedute, naturalmente senza i 15-20 azzurri nelle varie nazionali, sino al 18 giugno. Dopodiché il raduno ufficiale è fissato per il 9 luglio. Tutto questo naturalmente
mentre sono trapelate già diverse notizie di mercato: Christian Loamanu (ala
tongana equiparata giapponese), James Ambrosini (apertura italo-australiana), Marco Fuser (seconda linea, permit dal Mogliano) sono già realtà, ma sembra quasi fatta anche per il pilone Alberto De Marchi e l’ala Giulio Toniolatti, poi anche Angelo Esposito, uno dei
giovani più interessanti usciti quest’anno dall’Accademia, senza contare la conferma di
Luca Morisi, nella stagione tra i permit player. E l’interessamento per il trequarti Doppies
La Grange, dai Lions e Dean Budd, seconda-terza linea dal Giappone, è provato. Ma la prima cosa è sapere se Franco Smith sarà confermato o meno.