“Annata positiva, ma c’è tantissimo da fare”. Amerino Zatta, il bilancio del presidente Benetton

Ennio Grosso per Il Gazzettino

Una stagione non facile. Ma lo si sapeva sin dall’avvio. Il secondo anno in Pro12 è stato un
cammino difficile per il Benetton che ha anche di che rammaricarsi per i tanti punti persi
per strada. La posizione finale della franchigia veneta, arrivata al nono posto alla pari dei
Newport Dragons, infatti sarebbe stata ben migliore se i biancoverdi non avessero sciupato
delle buone occasioni, ciò nonostante si può parlare di un’altra buona annata che va in archivio.
«Al di là della classifica -dice il presidente biancoverde Amerino Zatta – possiamo parlare di una stagione positiva, una seconda stagione in Pro12 nella quale è comunque evidente quanta strada dovremo ancora compiere. Da quanto si è visto, infatti, è lampante che la
preparazione tecnica e le strutture delle avversarie ci sono ben superiori».
All’inizio si parlava di un secondo anno ancor più duro del primo e i fatti hanno confermato questa possibilità.
«L’anno scorso il Benetton è stato la sorpresa del torneo e siamo riusciti ad ottenere dei
risultati che magari alla vigilia potevano essere inaspettati. In questa stagione non potevamo più essere una sorpresa, gli avversari ormai ci conoscono, sanno come giochiamo, quindi hanno preso le contromisure necessarie. E l’anno prossimo sarà ancor più duro anche perché a differenza delle squadre avversarie le nostre non hanno un gruppo di giocatori di pari livello e certe assenze a volte pesano».
Quanto rammarico per i punti persi per strada? «Il rammarico è per non essere riusciti a raggiungere l’ottavo posto. Sarebbe bastato poco, era lì ad un soffio. Peccato. Per quanto riguarda certe partite perse, non dobbiamo nasconderci: le partite si possono vincere ma si possono anche perdere e se abbiamo perso delle gare che sembrano già nostre, significa che qualcosa non è stato fatto».
Il futuro? «Come ho detto, la prossima stagione sarà ancor più difficile di quella appena conclusa. Ci vorrebbero in rosa 40 giocatori tutti di pari livello, purtroppo però in Italia non c’è la possibilità di alimentare adeguatamente le squadre che giocano in Pro12 non essendoci un serbatoio all’altezza. Sarebbe come possedere una Ferrari ma non avere la benzina per farla funzionare. Con questi presupposti, quindi, è naturale che la nostra strada sarà sempre in salita».

Aironi e Treviso, bilancio di un’annata celtica

La rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero per Il Gazzettino. E sui permit player la penso esattamente come lui

La stagione di Pro12 ci ha riconsegnato quasi le stesse posizioni di classifica della scorsa edizione: gli Aironi ultimi, il Benetton decimo. Ma a guardare dentro i numeri ci sono stati progressi: i lombardi, pur scossi dalla crisi finanziaria, hanno vinto 4 partite, 3 in più del primo anno. I Leoni nella graduatoria ufficiale occupano il decimo posto, ma solo per effetto della differenza punti. Nella sostanza sono saliti di una posizione, alla nona piazza, con gli stessi punti del Newport e a una sola lunghezza dal Connacht. Hanno vinto due partite in meno (7) della stagione celtica d’esordio, ma hanno più che triplicato i bonus, segnato più
mete (41 contro 29) e soprattutto si sono sbloccati in trasferta: 4 successi all’estero, due
pesanti con Glasgow e Ulster. Semmai a venire meno è stato il rendimento casalingo dimezzato da 7 a 3vittorie. Probabilmente perché gli avversari ora arrivano più concentrati e prudenti.
Consola però il fatto che il progetto Benetton va avanti. Dopo aver dedicato il primo anno a gettare le basi del gioco fasi di conquista, maul, intensità) in questa stagione si è visto lievitare l’attacco con una netta evoluzione in termini di velocità, ritmo e movimento. Anche la maturazione dei giocatori in prospettiva azzurra ha continuato a dare frutti. La crescita di Rizzo, Minto, Iannone, di Morisi in autunno e dello stesso Gori in primavera sono sotto gli occhi di tutti.
Restano da compiere passi importanti nell’organizzazione difensiva, nel gioco al piede e nella gestione tattica delle partite perché troppi successi sono sfumati all’ultimo minuto. Ma il salto di competitività più importante dovrà riguardare il rendimento durante la finestra internazionale di febbraio-marzo e nel finale di stagione quando si va in riserva di energie. Conti alla mano, solo due partite (una per franchigia) sono state vinte da febbraio in poi. È
evidente che nel momento in cui servirebbe qualità dei ricambi, specie in termini di
attitudine fisica, atletica e mentale, l’ovale italiano si affloscia. Non traggano in inganno i
risultati di settembre e ottobre a Mondiale in corso: si era all’inizio della stagione, le forze erano fresche, la preparazione simile a quella degli avversari, i permit players ben integrati nel sistema di gioco. Quando sono rientrati gli azzurri, chi gli ha lasciato il posto ha smarrito l’attitudine, il ritmo e, nel caso di chi è tornato in Eccellenza, anche i riferimenti tattici. Emblematico il caso Chillon: convincente in autunno, totalmente spaesato in inverno.
Le franchigie andrebbero messe almeno nella stessa condizione delle avversarie. Dovrebbero poter contare su una seconda squadra che parli lo stesso linguaggio tattico e con la quale gestire direttamente forma e recuperi dagli infortuni. In subordine, il sistema dei permit players andrebbe ribaltato: dalla Pro12 al campionato e ritorno, non il contrario.
Infine, la Nazionale: dovrebbe impegnarsi a mettere a disposizione sempre i giocatori non
utilizzati nei test-match in tempo utile per le sfide celtiche. Possibilmente allentando la
stretta sull’incompatibilità di ruolo per gli stranieri: un anacronismo nell’era della polivalenza tecnica.

Rovigo senza presidente: Zambelli ha ufficialmente lasciato

Alice Sponton per Il Gazzettino di Rovigo

«Lascerò l’incarico, la decisione è ufficiale». Francesco Zambelli non sarà più il presidente della Rugby Rovigo. Lo ha dichiarato terminata la gara Calvisano-Rovigo che ha permesso ai lombardi di conquistare la finale scudetto di Eccellenza di rugby e l’ha confermato ieri pomeriggio. «Il risultato di sabato è il punto d’arrivo di una situazione che mi ha portato a questa decisione. Non ci sono colpe specifiche. Il peso di questa avventura è grande e ad un certo punto ci sono state complicazioni. Penso che per me sia meglio così», le motivazioni? «Non voglio entrare in merito, ho una lettura delle cose mia personale che forse un giorno condividerò».
Alla domanda se la scelta di lasciare la società verrà comunicata ufficialmente convocando una conferenza stampa, Zambelli ha detto: «Per quello che è stato l’interesse della stampa sull’argomento, potrei dire che me ne frego. La stampa è stata molto competente su quelli che sono stati argomenti tecnici, ma per quanto riguarda i problemi della società l’interesse è stato zero. Tutte le volte che ho provato a rilanciare e a far capire che avevo qualche problema, la stampa se ne è fregata altamente».
(…) Nei prossimi giorni sarà anche da capire quale sarà l’impegno come sponsor del patron di Femi Cz, chi sarà il successore di Zambelli e cosa accadrà all’interno della società di via Alfieri. La squadra si ritroverà dopodomani al “Battaglini”. Polla Roux ha detto: «Adesso tutto è da decidere. Per me questo è stato un anno difficile, è bello avere tanti tifosi, ma qui a Rovigo c’è molta pressione. So che questo è il mio lavoro, ma mi dispiace non essere riconosciuto per l’impegno che ci metto. Se la società vuole tenermi ne parleremo, per ora sono libero di guardarmi attorno». Roux avrebbe avuto un altro anno di contratto se l’opzione del 2-1 fosse stato confermato a febbraio. Cosa non ancora avvenuta visto i risultati del periodo. Il club ha posticipato la decisione a fine stagione. Avverrà nei prossimi giorni. (…)

Giovani All Blacks crescono: la Kelston Boys High School è campione del mondo. Dove Graham Henry…

Poi uno si chiede come faccia un Paese poco abitato come la Nuova Zelanda a “produrre” una infinità di giocatori di elevato tasso tecnico. Tradizione? Certo. Programmazione? Di sicuro. E poi rugby ovunque, soprattutto nelle scuole: la Kelston Boys High School si è laureata “campione del mondo” nel torneo di categoria che si è svoltoa Fukuoka in Giappone battendo in finale gli inglesi del Truro College. le due ultimee edizioni erano state vinte da un’altra scuola neozelandese, la  Hamilton Boys High School, che tra i suoi ex studenti vanta anche un certo Warren Gatland. Comunque anche la Kelston ha ex-studenti molto noti, come Brian Evans, che oggi è contemporaneamente allenatore della nazionale femminile neozelandese e preside dell’istituto. E indovinate un po’ chi è stato preside qui? Graham Henry, ex ct all blacks campione del mondo 2011. Il suo nomignolo – headmaster, preside – lo deve proprio alla Kelston Boys High School.

Fotogallery: Daniela Pasquetti e una semifinale da Prato-Mogliano

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