Omosessualità, calcio e rugby

Alessandro Fiesoli per Quotidiano.net

Se c’è un’immagine sportiva forte e molto maschile, virile, è quella di un rugbista. Se c’è un rugbista che più di altri può essere preso come modello agonistico nel suo sport, questo è il capitano di una nazione del Sei Nazioni, e del Galles in particolare, dove il rugby è tradizione, storia, religione. Bene. Gareth Thomas, cento chili di muscoli allenati in infinite sedute in palestra e in migliaia di mischie come seconda linea, della nazionale gallese è stato capitano in quattordici delle cento partite giocate con la maglia del suo paese. Eppure, nel 2009, Gareth Thomas segnò la sua meta più clamorosa con un’intervista al Daily Mail: «Sono gay». Un outing difficile, rinviato nel tempo.

«Temevo, se mi fossi confidato con qualcuno, che il mondo del rugby mi ripudiasse», il suo timore, più che comprensibile. E com’è andata? «Il primo ad aiutarmi è stato Scott Johnson, il coach della nazionale. Mi ha spinto a tirar fuori il rospo, ed è stato più facile di quanto pensassi. Prima di parlare con lui, ero disperato, avevo pensato anche a buttarmi giù dalla scogliera». E con i compagni? «Avevo soprattutto paura del giudizio di Stephen Jones e Martyn Williams, altri due nazionali. Mi sbagliavo. ’Ma perché non ce l’hai detto prima?’, mi hanno chiesto, senza scaricarmi, accettandomi». Perché, a distanza di quattro anni, ricordiamo la storia di Gareth Thomas?

La risposta è legata alla cronaca delle ultime ore, alla prefazione di Prandelli al libro di Alessandro Cecchi Paone e di Flavio Pagano, «Il campione innamorato, Giochi proibiti dello sport». Detto che la seconda riga del titolo non ci piace, rievoca proprio i tabù che il libro vorrebbe combattere, riprendiamo due righe del contributo del tecnico azzurro: «Dai primi calci in parrocchia ad oggi, non riesco a quantificare le persone che ho incontrato, e mai mi sono posto il problema di come vivessero la loro sessualità. Sono sicuro che in molti la pensano come me; ciò nonostante, nel mondo dello sport, resiste ancora il tabù nei confronti dell’omosessualità». I veri scandali, nel calcio, sono altri: scommesse, trucchi, doping, gestione economica folle delle società, a cominciare dal livello degli ingaggi. Provare a combattere tabù e preconcetti ci è una questione di civiltà. Prandelli ha fatto bene ad ispirarsi a Scott Johnson, quel coach gallese. I pregiudizi sono duri da abbattere. Ma è successo nel rugby. E non è detto che non ci riesca anche il calcio.

Fotogallery: Alessandro Canal al Monigo tra Benetton e Warriors

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Afoa e Donald, altri due inviti per i Barbarians di Kirwan

Iniziano a prendere un po’ più forma i Barbarians che tra fine maggio ed inizio giugno in pochi giorni giocheranno contro Inghilterra, Irlanda e Galles.
John Kirwan, l’uomo che li guiderà in questi appuntamenti, ha chiamato i suoi connazionali John Afoa e Stephen Donald.
I due neozelandesi si aggiungono a Shane Williams, Lewis Moody, Joe Rokocoko, Cedric Heymans, Mike Tindall, Akapusi Qera, Iain Balshaw, Lionel Nallet, Jerome Thion e Maxime Mermoz.

Sunday May 27 v England at Twickenham
Tuesday May 29 v Ireland at Gloucester
Saturday June 2 v Wales at Millennium Stadium

Come a Marassi? Mah… Quando il presidente del Benetton tolse le maglie ai suoi giocatori

Qualche giorno fa a Genova un gruppo di ultras del calcio ha costretto i giocatori del Genoa a levarsi le maglie. Nei ruggenti – è il caso di dirlo, visto chi sono i protagonisti – anni ’80 nel rugby successe qualcosa di accostabile, anche se al contempo qualcosa di totalmente diverso.
Lo racconta il bravissimo Giacomo Bagnasco dalle pagine de Il Sole 24 Ore

(…)Parliamo di rugby e di Benetton Treviso con il presidente di allora, il notaio Arrigo Manavello. Che ricorda: «Notai una mancanza di impegno da parte dei giocatori e decisi di fare una cosa evidentemente nuova: dissi ai giocatori che non meritavano di portare i nostri colori, per cui nelle domeniche successive avrebbero avuto una maglia completamente bianca. E in tribuna la indossai anch’io, sentendomi a mia volta responsabile della situazione».
La reazione dei giocatori? Buona a livello agonistico, se è vero che il provvedimento venne revocato nel giro di poche partite. Ironica e brillante fuori dal campo, perché, a quel punto, gli atleti scelsero di rinunciare del tutto alle insegne della società e si presentarono con sacchi neri dei rifiuti al posto delle consuete borse sportive. «Volevamo dare un richiamo forte – dice Manavello – e direi che ci siamo riusciti: la cosa ebbe anche una grande eco sui mezzi di informazione. Detto questo, il sentimento reciproco di simpatia e amicizia con i giocatori non venne mai meno, e ancora adesso capita di incontrarsi e parlare di quella vicenda con il sorriso sulle labbra». (…)

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Premiership, i tre nomi per la miglior panchina dell’anno

Non solo giocatori. L’Aviva Premiership l’8 maggio premierà il miglior atleta della stagione 2011/2012 ma nella stessa serata verrà anche onorato il miglior allenatore del campionato inglese. Tre i nomi in corsa: Rob Baxter che siede sulla panchina di Exeter, il coach dei Tigers Richard Cockerill e Conor O’Shea (Harlequins).
I rumors che corrono al di là della Manica danno Baxter come favorito. Vedremo se alla fine la spunterà proprio lui.