Fotogallery: Francesca Olivetti e il derby dell’Enza

Qui le altre di foto di Francesca di Rugby Reggio-Crociati Parma

Italia-Scozia, la slideshow di una bella giornata, by Sabrina Conforti

Il tallonatore (dell’Ulster), il taxi e una folle notte a Treviso

Federico de Wolanski per La Tribuna

Quando ha chiamato il taxi per tornarsene in albergo erano quasi le due di notte. E quando
il tassista è arrivato in fonderia per caricarlo, ha capito che la serata rischiava una svolta radicale. Andy Kyriacou, tallonatore dell’Ulster, 29 anni compiuti, dopo il match di rugby contro la Benetton di «terzi tempi» doveva averne fatti più d’uno. «Non era in grado di reggersi in piedi – racconta sconvolto il tassista che ha risposto alla chiamata – e che potevo fare?». Difficile lasciare a piedi uno della sua stazza, al che l’autista s’è fatto una bella raccomandazione ed è partito alla volta dell’albergo dove avrebbe scaricato il rugbista.
Il viaggio durava una manciata di chilometri, ma al trentenne sono bastati poche centinaia di metri. Quando il taxi ha imboccato viale della Repubblica, l’inglese (di Liverpool) «ha
iniziato a sputare all’interno dell’auto – racconta il responsabile della cooperativa taxi di
Treviso – una, due, tre volte, biascicando parole che non si capivano e ignorando la richiesta di darsi una regolata del collega». Poi: l’inimmaginabile. «Il rugbista s’è slacciato la patta
dei pantaloni ed ha iniziato a fare pipì nella macchina». Accortosi di quanto stava succedendo nell’auto, il tassista ha inchiodato ed accostato a lato strada, è sceso e urlando ha aperto la portiera ordinando al rugbista di smontare dall’auto.
Quando ha visto che l’inglese, completamente sbronzo, non rispondeva, ha chiamato la polizia. Solo allora, capita l’antifona, Kyriacou è uscito dalla macchina appoggiandosi pesantemente ad un palo, inveendo contro il tassista e spintonandolo. Lui, a quel punto, ha fatto l’unica cosa che gli è sembrato giusto fare: mollare il rugbista in mezzo alla strada. Ma il giovane Andy non era dello stesso avviso, e quando ha visto il tassista salire al posto di guida, accendere il motore e ingranare la marcia si è attaccato alla maniglia della portiera tirandola fino a strapparla e ha inveito a calci e pugni contro la carrozzeria». Una scena incredibile, che il tassista si è lasciato alle spalle sperando nell’intervento celere della volante della polizia. (…)

All Blacks a San Siro? Forse che sì, forse che no. Ma è una questione di giorni

Giuseppe Caruso per l’Unità

Gli All blacks? No, grazie. Firmato Inter e Milan. È diventato un caso la partita che il
prossimo 17 novembre dovrebbe vedere i campioni del mondo in carica della palla ovale impegnati a San Siro contro l’Italia. Un replay della sfida disputatasi nello stadio milanese il 16 novembre del 2009 e che era stato un enorme successo, con lo stadio completamente esaurito già diverse settimane prima del match ed una grande attenzione mediatica a livello mondiale. Per l’incontro del prossimo autunno ci si attende lo stesso risultato, o forse ancora di più, visto che ì biglietti andrebbero a ruba in poche settimane. Peccato però che i due club milanesi del calcio si siano messi di traverso. E non sembrano molto disposti a
spostarsi per far arrivare su Milano la leggendaria “noir vague”, l’onda nera, come i francesi definiscono i neozelandesi quando attaccano a pieno organico.
Gli appassionati italiani, che vorrebbero vedere la partita nella cornice unica del Meazza, sono in allarme da tempo, da quando il blog ovale più seguito, rugbyl823.blogosfere.it, ha
lanciato l’allarme. La situazione è piuttosto intricata e vede schierati da un lato la Federazione italiana rugby ed il comune di Milano e dall’altra i due club, che vantano una concessione fino al 2016, per la quale sborsano alla collettività 4 milioni di euro, oltre
ad altre spese di manutenzione. Ma lo stadio rimane comunale e dovrebbe essere aperto per tutte le manifestazioni che portano a Milano attenzione mediatica e soldi. Il problema
sembra rappresentato da un’ipotetica data di un’ipotetica partita di Champions league che uno dei due club potrebbe giocare in quel periodo. Anche se al momento per l’Inter la possibilità è perlomeno remota.
I club insomma vogliono il campo libero per un eventuale anticipo al sabato del campionato italiano, per arrivare ben riposati alle sfide di Champions. E tanti saluti agli Ottantamila che accorrerebbero al Meazza per vedere l’incontro. Lo scoglio Champions, qualora esistesse veramente (lo si saprà solo il 31 luglio) potrebbe comunque essere facilmente superabile con un po’ di buona volontà (anticipando al giovedì la partita di campionato), che però
al momento sembra proprio mancare ai due prestigiosi club milanesi.
La Federazione italiana rugby rimane in attesa e perciò ha posticipato a questa settimana la decisione finale sulla sede. L’alternativa è l’Olimpico, dove giocano sì Lazio e Roma, ma che è dì proprietà del Coni, ben felice di ospitare il grande evento.
Chiara Bisconti, assessore allo Sport e tempo libero del Comune, getta acqua sul fuoco: «L’Inter e il Milan stanno cercando una soluzione, abbiamo aperto un tavolo e stanno dimostrando grandissima disponibilità. Il comune vuole che la partita si disputi a Milano: stiamo puntando molto sul rugby come sport formativo ed educativo. In città abbiamo un problema relativo alla carenza di campi, visto il gran numero di giovanissimi che ha iniziato a praticare questo sport». Pare che si sia mosso anche il sindaco Giuliano Pisapia, ma ancora nessuno può dire come finirà. Di sicuro c’è che per Milano sarebbe una bella occasione persa. E senza giusta causa.•

Hansen difende i suoi All Blacks e aspetta l’autunno australe

“Appagati dal Mondiale vinto? Macché. Semplicemente non tutti i giocatori sono ancora entrati in forma e la stampa è sempre in cerca di qualcosa di cui parlare”. Il nuovo ct degli All Blacks Steve Hansen (che fino a ottobre era il principale assistente di Graham Henry) respinge così le critiche che qua e là compaiono sui media neozelandesi, che dopo cinque turni di Super Rugby lamentano troppe prestazioni non all’altezza.
Hansen però è tranquillo: “La verità è che le cose non sono poi così diverse dagli altri anni. Gli All Blacks non raggiungono mai il loro picco in marzo, aprile. Iniziano ad avvicinarsi a maggio e giugno e poi non ci si ferma fino a dicembre. Ragazzi, la stagione è lunghissima. E la vittoria del Mondiale non avrà effetti”.