Tolone perde, il suo presidente sbotta. E ora aspettiamo le sanzioni….
Giorno: 9 gennaio 2012
Calendario del Sei Nazioni, i club in fermento
La questione è sempre stata dibattuta, ma da quando anche il rugby è diventato uno sport professionistico si è innalzata di livello. Stiamo parlando del Sei Nazioni, torneo che in molti vorrebbero riposizionare nel calendario in modo da arrecare il minor danno possibile ai club. Perché i vari campionati non si fermano durante quel mese e mezzo che vede impegnate la maggiori nazionali europee.
Ovviamente tra quei “molti” non ci sono i tifosi, affezionati all’appuntamento di febbraio-marzo. Ci sono però la maggior parte dei presidenti dei club, che non saranno tanti ma che hanno un peso specifico non indifferente.
L’ultimo in ordine di tempo a protestare è il presidente dei Saracens Nigel Wray, che non usa giri di parole: “Penso che nell’emisfero sud si facciano un mucchio di risate. Dalle loro parti nemmeno si sognerebbero di giocare il Tri-Nations durante il Super Rugby, così come non si sognerebbero di giocarsi i test-match a giugno se questo impattasse con i loro tornei. Noi, ovviamente, facciamo l’opposto”.
Su rugbisti e pallatonda: la lezione di Nigel Owens
“I don’t think we’ve met before, but I’m the referee”. Traduzione: non credo ci siamo mai incontrati prima, ma io sono l’arbitro. (l’articolo prosegue dopo il video)
Sarcasmo e ironia, ma pure la capacità di far pesare la propria autorità senza essere stupidamente autoritari. E scusate il calembour.
Quelle poche parole pronunciate sabato sera dall’arbitro Nigel Owens durante Munster-Benetton Treviso di Pro12 sono già diventate una specie di mantra per il popolo del rugby, specialmente nella comunità del web. Anche perché sono state seguite da una frustata: “This is not soccer”. E qui non credo ci sia bisogno di alcuna traduzione.
Per chi non avesse visto la partita: il mediano di mischia del Benetton Tobie Botes che protesta per una decisione arbitrale e viene redarguito nel modo di cui sopra. Per i non conoscitori del rugby: il direttore di gara ha a disposizione diverse “contromisure” contro le proteste, che vanno dall’ammonizione al giocatore (10 minuti fuori dal campo), a un avvicinamento della palla verso la linea di meta di 10 metri, fino all’inversione della punizione (nel caso di un giocatore che ha ottenuto il fallo ma chiede anche un cartellino giallo per l’avversario, ad esempio). Ma di base c’è comunque il riconoscimento dell’autorità dell’arbitro, una cosa che viene insegnata fin dai ragazzini in su. Insomma, la cultura è questa: non si protesta e non si fa il furbo.Non voglio fare la solita tiritera sulla presunta “superiorità” del rugby sul pallone. Idioti e presunti furbi ce ne sono pure a Ovalia, come ovunque. Non credo che i rugbisti siano antropologicamente migliori di chicchessia, ma hanno due vantaggi rispetto ai pallatonda: hanno una “cultura” di base che quantomeno condanna certi comportamenti e soprattutto una diffusa riprovazione sociale verso quegli stessi atteggiamenti. Io penso che al calcio manchi soprattutto la seconda. D’altronde quando ci si allena per imparare a buttarsi meglio non è che si può andare molto lontano, e se lo fanno nelle squadre più importanti figurarsi a Canicattì (non ci credete? Guardate qua).
Il fatto è che il mondo del calcio non sembra abbia una gran voglia di cambiare, ed è per questo che a noialtri fa un po’ paura e “temiamo” di diventare quella roba lì. Intendiamoci, a me il calcio piace, però mi sono venuti terribilmente a noia sceneggiate, proteste, gli alibi continui e paccottaglia varia.
Perché nel siparietto Owens-Botes tutti hanno sottolineato l’atteggiamento dell’arbitro, ma pure quello del giocatore non è da meno: una volta redarguito (“tu pensa a fare il tuo lavoro, che io faccio il mio”) non ha più detto nulla. Mi immagino quella scena trasportata su un qualsiasi campo di Serie A e provo a contare quantità e qualità di insulti che l’arbitro avrebbe ricevuto dai giocatori (taccio del pubblico).
E pensate se quei due attori – pubblico e giocatori – avessero saputo che Nigel Owens è dichiaratamente gay…
Fotogallery: Daniela Pasquetti tra Cavalieri e Calvisano
Sei Nazioni femminile: Italia-Inghilterra spostata a Parabiago
Italia-Inghilterra era in programma il 12 febbraio a Udine, ma le azzurre e le inglesi si sfideranno invece a Parabiago, in provincia di Milano. Un trasloco chiesto e ottenuto dalla federazione inglese che si è appigliata a una regola che prevede che la distanza massima tra il campo di gioco e l’aeroporto internazionale non deve superare le 50 miglia (circa 80 km). Lo scalo internazionale più vicino a Udine è quello di Venezia, che dista però 125 chilometri. La FIR ha provato a convincere Londra, ma non c’è stato nulla da fare.

