Rudolf “Rudi” Mernone e le Fiamme Oro: questa la situazione

Rudolf è entrato nel cast del Grande Fratello 12 e da lunedì sera è nella casa. Della vicenda ne ho scritto diffusamente in questo articolo.
Nel pezzo sottolineavo il fatto che non si conoscessero i termini della situazione attuale tra il giocatore e il suo club, le Fiamme Oro. Ora c’è la dichiarazione ufficiale:

“Le Fiamme Oro informano che Rudolf Mernone non è più un poliziotto da circa 15 giorni, dopo che ha presentato formale richiesta di proscioglimento”.

Rudi non è più un giocatore delle Fiamme Oro quindi e avrebbe portato avanti il suo “progetto” tenendo completamente all’oscuro il club.

Il rugby a 13 vuole crescere anche in Italia

Un annuncio/appello che arriva dal web e che riporto…

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Ovalia e il dilemma del Grande Fratello

Rudolf “Rudi” Mernone, terza linea delle Fiamme Oro, nazionale azzurro “a 7” è uno dei concorrenti della 12a edizione del Grande Fratello. La notizia che un rugbista sarebbe entrato in quella casa circolava da una decina di giorni, ieri sera l’ufficializzazione.
Non voglio entrare nel merito della decisione di Rudi. La trasmissione ha su di me un’attrattiva paragonabile a un calcio negli stinchi e no, non sono uno snob. L’argomentazione che “non saranno mica stupidi i 6-7 milioni di telespettatori che lo guardano” la trovo risibile, al pari di quelli che dicono che è come “un esperimento di sociologia”. Anzi, la seconda è peggio della prima. Troverei più onesto dire che guardare dal buco della serratura è bello. Ma lasciamo perdere…
Dicevo di Rudi. Non lo conosco, non so quali siano le sue aspirazioni e i suoi obiettivi, la condizione familiare e/o sociale in cui è cresciuto, eccetera. Non so nemmeno come siano andate le cose: se si è licenziato dalle Fiamme Oro, se ha chiesto un’aspettativa o una sospensione del contratto. Se il club in qualche modo lo ha osteggiato o favorito. Le Fiamme Oro sulla questione non rilasciano dichiarazioni. Quindi le mie sarebbero solo ipotesi e congetture. Quindi lascio da parte Rudi.

Mi interessa di più la reazione del mondo ovale alla notizia. Che è stata per lo più negativa, anzi, lo è stata nella stragrande maggioranza dei casi. Diciamo che i pochi casi di applausi, nel mare magnum della rete, li ho trovati solo tra chi conosce Rudi.
Il mondo del rugby è strano, legatissimo alle sue tradizioni, ad alcuni pilastri che sono – grazie a dio – dei veri e propri dogmi che non si mettono in discussione. Dall’altra parte è molto più aperto alle novità di altri sport: basti pensare al dibattito sulla moviola in campo che da qualche decennio sta attraversando il calcio senza giungere a nulla e alla rapida introduzione del TMO nel rugby. O alle continue modifiche di regolamento. Tradizione e modernità dunque. C’è però una variabile nuova, ed è il successo e l’allargamento che la disciplina sta conoscendo. Il “rischio” è quello di tirare dentro gente che non è disposta a riconoscere quelle regole e quei valori di cui sopra. La paura, inutile giraci attorno, è quella di diventare la succursale sfigata del calcio. Non credo succederà, credo che il rugby abbia gli anticorpi necessari, ma il rischio comunque c’è.
Cosa c’entra tutto questo con il “Grande Fratello”? C’entra, perché Rudi può diventare – piaccia o meno – un gigantesco spot per la palla ovale. Allo stesso tempo il rischio è che “siamo” completamente in mano sua. Come andrà questa vicenda, compresi gli eventuali effetti sul movimento e nella percezione dello stesso da parte di chi rugbista non è, alla fine dipenderà solo da lui. Dai suoi comportamenti e da quello che farà o meno, da quello che dirà. E devo ammettere che ho il terrore di quello che avverrà dopo la sua uscita dalla casa, presto o tardi che sia: cosa farà quando entrerà nel tunnel delle comparsate nelle trasmissioni pomeridiane o della domenica? Per tutti sarà “il rugbista”? Diventerà in qualche modo un paradigma del movimento, magari sbagliato ma quello riconosciuto dalla “ggente”?
Ti prego Rudi, non mi/ci deludere. Non farci diventare delle macchiette. E già che ci sei – senza farti vedere – fai uno speare tackle a Signorini. Lo considererei un favore personale. Grazie.

Video: gli All Blacks (e l’Adidas) si autocelebrano

“Un altro Mondiale in Nuova Zelanda”, Lapasset dixit. Ma anche no… (riparliamone tra 30 anni)

A buttare il sasso nello stagno è stato Bernard Lapasset, il presidente dell’International Board. “Il torneo è stato eccezionale, uno dei migliori di sempre. La RWC tornerà sicuramente in Nuova Zelanda”.
Non metto in dubbio qualità dell’organizzazione e risultati, la bellezza dei luoghi o il fatto che quel luogo sia devoto alla religione ovale, però la posizione geografica della terra dei Maori dovrebbe spingere a una qualche cautela in più. Perché è inutile negarlo, è scomoda. Per chi sta nell’Emisfero Nord ma pure in quello Australe. E’ comodo giusto per chi vive a Auckland e dintorni.
Il Mondiale tornerà sicuramente in Nuova Zelanda, così come il calcio non può non andare in Brasile. Però rilassiamoci. Va bene  che Lapasset è impegnato nella campagna elettorale per la sua rielezione, ma far felici 4 milioni di neozelandesi (e una federazione politicamente pesante nel mondo ovale) per scontentare decine di milioni di tifosi di altre latitudini non è il massimo. Riparliamone tra 25-30 anni, please.
Oppure vuoi vedere che l’ha detto perché gli All Blacks vincono solo laggiù…. (battuta!)