La panchina della Francia per la finalissima: c’è anche Traille

Lievremont aveva annunciato il suo XV di partenza per la sfida iridata con gli All Blacks qualche giorno fa, lasciando però vuoti gli spazi dei panchinari. I nomi li ha resi noti oggi:

France: 15 Maxime Médard, 14 Vincent Clerc, 13 Aurélien Rougerie, 12 Maxime Mermoz, 11 Alexis Palisson, 10 Morgan Parra, 9 Dimitri Yachvili, 8 Imanol Harinordoquy, 7 Julien Bonnaire, 6 Thierry Dusautoir (c), 5 Lionel Nallet, 4 Pascal Papé, 3 Nicolas Mas, 2 William Servat, 1 Jean-Baptiste Poux.
Replacements: 16 Dimitri Szarzewski, 17 Fabien Barcella, 18 Julien Pierre, 19 Fulgence Ouedraogo, 20 Jean-Marc Doussain, 21 François Trinh-Duc, 22 Damien Traille.

Video: il Galles si prepara alla sfida per il terzo posto a ritmo di “Boom boom boom”

Mondiali, la carica degli 80mila stranieri

Tanti sono infatti ufficialmente gli stranieri che di sono recati in Nuova Zelanda per assistere ai Mondiali di rugby, 74mila in settembre e 6mila in luglio-agosto. I dati, resi noti dall’ufficio immigrazione del Ministro dell’Interno di Auckland, non tengono conto del mese di ottobre, mese tra l’altro importante visto il richiamo di quarti, semifinali e finali.
Questi i numeri – e le provenienze – ufficiali
Australia (28,700)
United Kingdom (12,800)
France (8,300)
the United States (3,700)
South Africa (3,600)
Ireland (3,400)
Un altro paio di curiosità: per il 69% si è trattato di uomini e le due fasce d’età più presenti sono state quelle tra i 25 e i 29 anni (11.900 presenze) e 30–34 anni (10.200).
Numeri certo non paragonabili a quelli di Francia 2007, ma prendete una cartina geografica, guardate dove si trova Parigi e dove è la Nuova Zelanda e avrete la risposta.

Il rugby fa il pieno di Heineken

E’ una delle aziende che più ha investito nella palla ovale negli ultimi anni e ha deciso di alzare la posta. La Heineken ha infatti annunciato di aver prolungato il suo contratto di sponsorizzazione con l’International Board fino al Mondiale 2015, quando giungerà così al “suo” sesto torneo iridato, visto che il primo è stato Sudafrica 1995. In 20 anni ha investito quasi 140 milioni di dollari. Prosit!

 

Lo strano destino di Graham Henry tra trionfo o fallimento in 80′. Ma con numeri da record alle spalle

102 partite, 87 vinte e 15 sconfitte. Questo è il ruolino di marcia dell’avventura di Graham Henry alla guida degli All Blacks. Numeri che significano l’85% di partite vinte, una percentuale che garantisce tra l’altro alla federazione neozelandese un favoloso contratto con l’Adidas. La multinazionale paga infatti una cifra composta da nove (9!) numeri a condizione che i tuttineri vincano almeno il 75% delle gare giocate.
Ma quella percentuale basterà a Henry?  Ok, altri hanno fatto meglio di lui: c’è il 100% di Fred Allen tra il 1966 e il 1968 con 14 vittorie in 14 match. E c’è l’86,2% di Alex Wyllie in 29 partite tra il 1988 e il 1991. Ma – diciamolo – era un altro rugby, con il professionismo ancora da venire.
Henry ha cifre spaventose, eppure – in caso di ko con la Francia – verrebbe ricordato da tutti come l’uomo che ha perso due Mondiali. Al buon Graham rimane solo una partita per scolpire il suo nome nella Storia, poi passerà la mano, comunque vada. Andrebbe solo applaudito, ma siamo sicuri che succederà?